Per molti minori non accompagnati diventare maggiorenni significa perdere, quasi da un giorno all’altro, il sistema di protezione costruito intorno a loro. Il report The Right to Adulthood racconta cosa accade in questo vuoto in Grecia: tra burocrazia, precarietà abitativa e il rischio di sfruttamento, ma anche il lavoro quotidiano per costruire percorsi reali di autonomia.

 

Cosa accade quando un ragazzo compie 18 anni? Cosa succede quando da un giorno all’altro, il sistema che fino a quel momento lo riconosceva come minore e lo proteggeva, si interrompe? Come può sostenersi un ragazzo quando, ormai considerato adulto, non ha più accesso alle strutture di accoglienza, alla tutela legale e all’accompagnamento sociale?Per molti minori stranieri non accompagnati, il passaggio alla maggiore età non rappresenta l’inizio di una nuova autonomia, ma l’apertura di un vuoto di protezione. È questa la realtà che INTERSOS HELLAS osserva ogni giorno in Grecia e da cui nasce il report The Right to Adulthood, realizzato nell’ambito del progetto “Protection for all Minors: Path to Safety and Stability”, tra marzo 2025 e febbraio 2026.

Il report analizza le difficoltà incontrate da minori non accompagnati e giovani adulti nel percorso verso l’autonomia. In Grecia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel sistema di protezione, molti ragazzi continuano a vivere in condizioni di estrema precarietà. Al 1 gennaio 2026, 1.716 minori non accompagnati risultavano presenti nelle strutture di accoglienza del paese. Ma questo dato non restituisce l’intera dimensione del fenomeno: il numero di chi vive fuori dal sistema formale di accoglienza, spesso in condizioni insicure o invisibili, resta incerto.

Il progetto ha raggiunto 143 persone, un numero apparentemente contenuto, ma che racconta in realtà un lavoro intensivo, costruito con impegno, persona per persona. Di questi presi a carico, il 90,9% sono ragazzi e 9,1% ragazze, principalmente giovani adulti tra i 18 e i 21 anni (arrivando in alcuni casi anche a 23 anni), e con attività rivolte anche a minori di 16 e 17 anni, prossimi alla maggiore età. La maggior parte proviene dall’Egitto e dalla Somalia, ma tra i beneficiari ci sono anche giovani originari di Afghanistan, Siria, Congo, Yemen, Pakistan, Palestina, Sudan, Etiopia, Myanmar e Turchia.

 

Perché i giovani adulti sono più vulnerabili?

In Grecia, per questi ragazzi, diventare maggiorenni significa spesso perdere l’accesso alle strutture per minori non accompagnati e al sistema di tutela. Chi ha 17 anni o è vicino ai 18 rischia inoltre di non essere più considerato una priorità dai meccanismi di accoglienza, mentre la nomina di un tutore legale può arrivare tardi o non arrivare affatto. Senza un tutore, anche attività essenziali come iscriversi a scuola, accedere a percorsi formativi o regolarizzare la propria posizione lavorativa diventano più complesse.

La casa è una delle prime emergenze. Nella regione Attica, molti giovani vivono in condizioni di insicurezza abitativa, condividono alloggi sovraffollati con connazionali o rischiano la strada. Il lavoro è un altro nodo centrale. Il report evidenzia che molti giovani sono già inseriti in forme di lavoro informale, irregolare e spesso pericoloso, soprattutto nel settore delle costruzioni. Non si tratta semplicemente di mancanza di occupazione, ma di una condizione in cui il lavoro esiste, ma è precario, non dichiarato e talvolta sfruttante. A tutto ciò si aggiunge infine la mancanza di documenti. Le difficoltà nell’ottenere un codice fiscale, un numero di sicurezza sociale, un conto bancario o un contratto regolare alimentano un circolo vizioso: per lavorare legalmente servono documenti, ma per ottenere alcuni documenti è spesso necessario dimostrare di avere già un lavoro.

In questo contesto aumentano i rischi di sfruttamento. Alcuni giovani vengono avvicinati da persone che promettono di “sistemare i documenti” in cambio di denaro o lavoro. Altri accettano condizioni dure, paghe basse o non corrisposte, perché non vedono alternative. A rendere tutto più difficile c’è poi la scarsa conoscenza della lingua greca e dei propri diritti.

 

La risposta di INTERSOS

Il lavoro di INTERSOS HELLAS parte dai bisogni più urgenti e concreti: capire la situazione di ogni ragazzo, ricostruire il suo percorso, individuare i rischi e accompagnarlo passo dopo passo nei servizi di cui ha bisogno. Questo significa aiutarlo a orientarsi tra uffici pubblici, documenti, visite mediche, ricerca di un alloggio e percorsi legali, ma anche prepararlo a entrare nel mercato del lavoro in modo più sicuro: dalla scrittura del CV alla conoscenza dei propri diritti, fino al contatto con opportunità formative e lavorative. Accanto a questo, i corsi di greco e i laboratori sulle competenze quotidiane diventano strumenti essenziali per uscire dall’isolamento e costruire autonomia.

Nel primo anno di attività sono state realizzate 547 sessioni individuali di supporto, 85 persone hanno partecipato ai corsi di lingua greca e 78 ai workshop. Tra questi, quindici beneficiari hanno trovato una soluzione abitativa e quattro sono riusciti ad accedere a un impiego regolare.

Sono numeri che raccontano un impatto concreto, ma anche un bisogno molto più ampio. Come sottolinea il report, interventi mirati, flessibili e su piccola scala possono produrre risultati significativi e misurabili nella vita dei giovani accompagnati. Ma il problema resta strutturale e, troppo spesso, invisibile. Riguarda chi è arrivato in Europa immaginando un futuro più sicuro, e si ritrova invece a fare i conti con lavori duri e instabili, procedure difficili da comprendere e responsabilità troppo pesanti per la propria età. Rendere visibile questo passaggio è il primo passo per costruire risposte più adeguate e continuative.