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	<description>INTERSOS</description>
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		<title>Sostenere la ricostruzione in Afghanistan: il ruolo di un sostegno allo sviluppo basato su principi umanitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 07:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/sostenere-la-ricostruzione-in-afghanistan-il-ruolo-di-un-sostegno-allo-sviluppo-basato-su-principi-umanitari/">Sostenere la ricostruzione in Afghanistan: il ruolo di un sostegno allo sviluppo basato su principi umanitari</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2>La mancanza di aiuti allo sviluppo in Afghanistan sta rendendo impossibile realizzare cambiamenti positivi a lungo termine nel Paese. Per mettere in luce questo grave problema, INTERSOS ha pubblicato un documento che sottolinea le conseguenze della mancanza di fondi per lo sviluppo (e della riduzione dei finanziamenti umanitari) e invita i donatori e i loro governi a riprendere un livello di impegno con le autorità del Paese e a impegnarsi nuovamente a fornire un sostegno mirato allo sviluppo, per garantire che le popolazioni più vulnerabili dell’Afghanistan non vengano lasciate indietro e che il cambiamento sia costruito nel lungo periodo.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Afghanistan sta affrontando una delle crisi più gravi e di lunga durata al mondo. Oggi, <strong>quasi la metà della popolazione, ovvero 21,9 milioni di persone, ha bisogno di aiuti umanitari</strong> per soddisfare i propri bisogni primari. Sebbene gli aiuti umanitari rimangano fondamentali per salvare vite umane, da soli non bastano ad affrontare le sfide strutturali che si sono accumulate dopo oltre quattro decenni di conflitto.</p>
<p>Dal 2021, la <strong>sospensione quasi totale degli aiuti allo sviluppo ha profondamente ridisegnato la risposta internazionale</strong>. Quello che un tempo era un impegno che univa aiuti umanitari e sviluppo è diventato oggi prevalentemente incentrato sulle emergenze. Questo squilibrio è ormai uno dei principali ostacoli alla ripresa a lungo termine.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-spec style-dark animate_when_almost_visible right-t-left"  data-speed="600"><div class="uncoltable"><div class="uncell single-block-padding   with-parallax magnetic" ><div class="column-background background-element">
											<div class="background-wrapper">
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											</div>
										</div><div class="uncont" ><div class="empty-space empty-double" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
<div class="vc_custom_heading_wrap "><div class="heading-text el-text" ><h2 class="h2" ><span>SOSTENERE LA RIPRESA IN AFGHANISTAN</span></h2><div><p>IL RUOLO DI UN SOSTEGNO ALLO SVILUPPO BASATO SUI PRINCIPI UMANITARI</p>
</div></div><div class="clear"></div></div><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/08/INTERSOS_DEV_PositionPaper2026-3.pdf" class="custom-link btn border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left">LEGGI IL DOCUMENTO</a></span></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Quando gli aiuti di emergenza diventano la norma</h3>
<p>L&#8217;assistenza umanitaria serve a rispondere alle crisi acute. Non è pensato per sostenere interi sistemi pubblici anno dopo anno. Eppure, in Afghanistan, <strong>i fondi destinati agli aiuti umanitari vengono sempre più spesso utilizzati per mantenere in piedi i servizi essenziali</strong>, tra cui l’assistenza sanitaria di base e il sostegno nutrizionale, senza però poter portare a cambiamenti a lungo termine.</p>
<p>Allo stesso tempo, <strong>i finanziamenti per gli aiuti umanitari stanno diminuendo</strong>. I tagli ai finanziamenti del 2025, iniziati con la chiusura dei programmi dell’USAID e seguiti da riduzioni da parte di altri donatori, hanno messo ulteriormente a dura prova un sistema di risposta già fragile. Di conseguenza, oggi ci si aspetta che le organizzazioni rispondano a bisogni cronici e prevedibili attraverso progetti umanitari a breve termine.</p>
<p>Questo modello non è né efficiente né sostenibile. Senza investimenti nello sviluppo, i progressi in campo umanitario rimangono fragili e reversibili, e richiedono interventi ripetuti per soddisfare ogni anno le stesse esigenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Impegno per lo sviluppo senza riconoscimento politico</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Ripristinare gli aiuti allo sviluppo non richiede il riconoscimento politico delle autorità de facto. </span><b>Un impegno mirato e attentamente calibrato può concentrarsi esclusivamente sugli aspetti tecnici della risposta</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In pratica, questo significa convogliare i finanziamenti attraverso partner umanitari e di sviluppo di fiducia, limitando al contempo il coinvolgimento con le strutture statali al </span><b>coordinamento tecnico</b><span style="font-weight: 400;"> necessario per garantire la continuità del servizio. Un approccio del genere tutela le esigenze dei donatori, evitando al contempo un ulteriore deterioramento dei sistemi critici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un contesto in cui gli aiuti allo sviluppo hanno in passato sostenuto gran parte delle infrastrutture sociali del Paese, è fondamentale un reinserimento ben pianificato per stabilizzare quei servizi che gli aiuti umanitari da soli non riescono a mantenere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una strada da seguire più coerente</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Afghanistan non può rimanere in uno stato di emergenza permanente. C&#8217;è un bisogno urgente di un approccio più equilibrato, che combini finanziamenti umanitari flessibili con un&#8217;assistenza allo sviluppo mirata e basata su principi chiari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra queste ci sono:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Investire in interventi di ripresa precoce e di resilienza in settori come la sanità, l&#8217;agricoltura, i sistemi alimentari, le infrastrutture idriche e il settore privato;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Ampliare i finanziamenti pluriennali e flessibili per consentire una pianificazione a più lungo termine;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Rafforzare il coordinamento tra donatori, operatori umanitari e autorità competenti;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Sostenere la ripresa del settore privato e dei mercati locali come motori della stabilità economica.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></li>
</ul>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>Le decisioni politiche richiedono soluzioni politiche</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">La situazione attuale dell’Afghanistan è il risultato di decisioni politiche prese sia a livello internazionale che all’interno del Paese. Per questo motivo, la strada da seguire è anche politica. È necessario un impegno costante e basato su principi chiari, fondato sulla responsabilità e incentrato sui bisogni della popolazione afghana, per evitare un ulteriore deterioramento della situazione e spezzare il circolo vizioso della dipendenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli aiuti umanitari salvano vite. L’aiuto allo sviluppo crea le condizioni affinché quelle vite possano essere vissute con dignità. L&#8217;Afghanistan ha bisogno di entrambe le cose.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #ff9900;"><em><strong>Scarica il documento per consultare l&#8217;elenco completo delle raccomandazioni.</strong></em></span></h4>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/08/INTERSOS_DEV_PositionPaper2026-3.pdf" class="custom-link btn border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left">SCARICA IL DOCUMENTO</a></span></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Repubblica Islamica dell&#8217;Iran: la vaccinazione non può aspettare, nemmeno durante i conflitti</title>
		<link>https://www.intersos.org/repubblica-islamica-delliran-la-vaccinazione-non-puo-aspettare-nemmeno-durante-i-conflitti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 16:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La Repubblica Islamica dell&#8217;Iran fornisce da decenni servizi di assistenza sanitaria di base e di immunizzazione ai rifugiati e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/repubblica-islamica-delliran-la-vaccinazione-non-puo-aspettare-nemmeno-durante-i-conflitti/">Repubblica Islamica dell&#8217;Iran: la vaccinazione non può aspettare, nemmeno durante i conflitti</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La Repubblica Islamica dell&#8217;Iran fornisce da decenni servizi di assistenza sanitaria di base e di immunizzazione ai rifugiati e alle comunità ospitanti.<br />
Nell&#8217;ambito degli sforzi costanti per sostenere questi importanti servizi, e in coordinamento con il Centro per gli Affari degli Stranieri e degli Immigrati Stranieri (CAFIA) e il Ministero della Salute e dell&#8217;Istruzione Medica (MoHME), INTERSOS, con il supporto della Netherlands Refugee Foundation (SV), ha consegnato 75 frigoriferi per la conservazione dei vaccini.<br />
Sostenendo l&#8217;infrastruttura della catena del freddo, questa iniziativa contribuisce alla conservazione sicura dei vaccini e alla continuità dei programmi di immunizzazione, in particolare per i bambini e i gruppi vulnerabili.<br />
Il continuo sostegno dei donatori può integrare gli sforzi nazionali per garantire un accesso equo ai servizi sanitari essenziali per i rifugiati e le comunità ospitanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/repubblica-islamica-delliran-la-vaccinazione-non-puo-aspettare-nemmeno-durante-i-conflitti/">Repubblica Islamica dell&#8217;Iran: la vaccinazione non può aspettare, nemmeno durante i conflitti</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Afghanistan cinque anni dopo: &#8220;La crisi umanitaria persiste ma gli afghani e le afghane non vogliono solo sopravvivere&#8221;</title>
		<link>https://www.intersos.org/afghanistan-cinque-anni-dopo-la-realta-per-milioni-di-afghani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 10:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/afghanistan-cinque-anni-dopo-la-realta-per-milioni-di-afghani/">Afghanistan cinque anni dopo: &#8220;La crisi umanitaria persiste ma gli afghani e le afghane non vogliono solo sopravvivere&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><strong>Sono trascorsi cinque anni da quando, nel 2021, le nuove autorità de facto hanno ridisegnato l&#8217;Afghanistan. Sebbene il conflitto aperto sia terminato, la crisi umanitaria persiste, con una stima di 21,9 milioni di persone che necessitano ancora di assistenza umanitaria. In questo articolo, Maher Alshoun, Capo Missione di INTERSOS in Afghanistan, riflette sulla situazione attuale e sulle sfide che milioni di afghani devono affrontare oggi.</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Afghanistan è un Paese di straordinaria bellezza e diversità: di culture, lingue, tradizioni, paesaggi e persone. Eppure, per milioni di afghani, gli ultimi cinque anni sono stati segnati dall&#8217;incertezza e dal susseguirsi di una crisi dopo l&#8217;altra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando viaggio per raggiungere le comunità che assistiamo, in particolare in alcune delle zone più remote del Paese, colgo spesso come la vita quotidiana possa sembrare ordinaria da lontano. Una madre porta il suo bambino al centro sanitario. I bambini aspettano di essere vaccinati. Le famiglie cercano lavoro. Gli agricoltori cercano di tirare avanti lavorando una terra sempre più fragile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ma dietro queste scene di vita quotidiana c&#8217;è un Paese che ha vissuto per anni in un contesto di crisi sovrapposte</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">I cambiamenti politici del 2021 non hanno posto fine alla crisi umanitaria dell&#8217;Afghanistan. Ne hanno cambiato la forma. Conflitti, povertà, restrizioni su donne e ragazze, insicurezza alimentare, malnutrizione, shock climatici e sfollamenti hanno continuato ad avere un impatto sulla vita delle persone, mentre i fondi umanitari sono diventati sempre più limitati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per una famiglia afghana, tuttavia, queste crisi non sono separate. Fanno parte della vita di tutti i giorni. </span><span style="font-weight: 400;">Una madre che vive in un villaggio remoto potrebbe dover viaggiare per ore per raggiungere una struttura sanitaria. Una famiglia potrebbe faticare a permettersi cibo sufficiente mentre il proprio figlio diventa malnutrito. Una siccità può distruggere i mezzi di sussistenza di una famiglia, mentre un&#8217;alluvione o un terremoto possono portar via il poco che le è rimasto. </span><span style="font-weight: 400;">Per una famiglia che già lotta per sopravvivere, un disastro naturale non si presenta come una crisi a sé stante.<strong> Arriva al di sopra di tutto il resto.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>Le conseguenze delle crisi nelle strutture sanitarie</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">È qui che la situazione umanitaria diventa visibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nelle <a href="https://reliefweb.int/report/afghanistan/intersos-afghanistan-2025-annual-report-responding-needs-sustaining-activities-supporting-communities-april-2026">province remote in cui opera INTERSOS</a>, l&#8217;accesso alle cure sanitarie può essere difficile. Le restrizioni che colpiscono l&#8217;istruzione e la partecipazione delle donne al mondo del lavoro, hanno creato sfide a lungo termine anche per le operazioni umanitarie, tra queste la difficoltà di trovare operatrici sanitarie qualificate in alcune aree remote.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è importante perché, per molte donne, poter essere assistite da operatrici sanitarie renderebbe più facile e agevole richiedere le cure di cui hanno bisogno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In una struttura sanitaria di INTERSOS, le conseguenze di queste crisi sovrapposte si possono vedere ogni giorno: una donna incinta che cerca assistenza materna, un bambino che necessita di cure per la malnutrizione, una famiglia che chiede assistenza di protezione, o un bambino che riceve un vaccino contro una malattia prevenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi vive lontano dalle città principali, un centro sanitario locale è più di un edificio. Può fare la differenza tra il ricevere un trattamento e il doversi rassegnare a farne a meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">INTERSOS è presente in Afghanistan dal 2001, sostenendo le comunità che spesso sono tra le più difficili da raggiungere. I nostri team forniscono assistenza sanitaria, cure materne e neonatali, trattamenti per la nutrizione, vaccinazioni, protezione e supporto per la salute mentale dove questi servizi sono spesso estremamente limitati o del tutto assenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>Un Paese che accoglie persone che non hanno un altro posto dove andare</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni è emersa un&#8217;altra grande sfida con il ritorno di oltre sei milioni di afghani dai Paesi vicini. </span><span style="font-weight: 400;">Per molte famiglie, tornare in Afghanistan non significa tornare alla stabilità. Arrivano con bambini e pochi beni, senza lavoro, alloggio o un accesso affidabile ai servizi di base, e senza alcun supporto per il <a href="https://reliefweb.int/report/afghanistan/returning-uncertainty-situation-afghan-returnees-intersos-advocacy-brief-april-2026">reinserimento</a>. </span><span style="font-weight: 400;">Ritornano in comunità che a loro volta stanno lottando.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le organizzazioni umanitarie, questo significa doversi adattare costantemente. Dobbiamo rispondere ai bisogni immediati dando al contempo priorità alle persone che affrontano le vulnerabilità più gravi, spesso in luoghi dove altri servizi sono limitati o assenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, l&#8217;assistenza umanitaria internazionale è diminuita. </span><span style="font-weight: 400;">Questo ha cambiato la natura del lavoro umanitario in Afghanistan. Non si tratta più semplicemente di raggiungere quante più persone possibile. Sempre più spesso le organizzazioni sono costrette a stabilire priorità tra bisogni che sono tutti urgenti. </span><span style="font-weight: 400;">Ci ritroviamo a chiederci non solo &#8220;chi ha bisogno di assistenza?&#8221;, ma anche &#8220;chi ne ha bisogno più urgentemente?&#8221;. </span><span style="font-weight: 400;">Questa è una delle realtà più dure da accettare per gli operatori umanitari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I deficit di finanziamento non sono semplici numeri. Possono significare la chiusura di strutture sanitarie, una minore disponibilità di operatori sanitari, un minor numero di comunità raggiunte e famiglie lasciate senza supporto quando non c&#8217;è nessun altro posto a cui rivolgersi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>Cinque anni dopo, gli afghani cercano ancora di vivere</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, ciò che mi colpisce di più quando incontro le persone nelle comunità in cui lavoriamo non è solo la loro vulnerabilità. È la loro determinazione. </span><span style="font-weight: 400;">I genitori continuano a prendersi cura dei propri figli. Le madri continuano a cercare assistenza sanitaria. Le famiglie continuano a ricostruire dopo i disastri. Le persone che tornano in Afghanistan continuano a cercare un posto dove vivere e un modo per guadagnarsi da vivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli afghani non stanno semplicemente aspettando l&#8217;aiuto umanitario.<strong> Stanno cercando di vivere, lavorare, crescere le proprie famiglie e costruire un futuro</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;assistenza umanitaria non può risolvere tutte le sfide dell&#8217;Afghanistan. Ma può tenere in vita un bambino. Può garantire che una donna incinta riceva cure. Può curare una bambina gravemente malnutrita. Può tenere aperto un centro sanitario essenziale in una comunità remota.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cinque anni di crisi non dovrebbero rendere l&#8217;Afghanistan meno visibile. I bisogni non sono scomparsi solo perché la crisi è durata più a lungo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Un finanziamento umanitario continuativo è essenziale per garantire che i servizi salvavita rimangano disponibili per le persone che ne hanno più bisogno</strong>. Allo stesso tempo, per ottenere una ripresa duratura sarà necessario ripristinare un certo grado di supporto allo <strong>sviluppo</strong> mirato e investimenti nei mezzi di sussistenza, nei servizi di base e nella resilienza delle comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per INTERSOS, questo significa continuare a stare al fianco delle comunità che hanno sopportato anni di difficoltà e garantire che, anche se le risorse diventano più limitate, i più vulnerabili non vengano lasciati indietro. </span><span style="font-weight: 400;">Gli afghani sono ancora qui, stanno ancora ricostruendo, si stanno ancora prendendo cura delle loro famiglie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E, nonostante tutto, sperano ancora in un futuro che vada oltre la semplice sopravvivenza.</span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/afghanistan-cinque-anni-dopo-la-realta-per-milioni-di-afghani/">Afghanistan cinque anni dopo: &#8220;La crisi umanitaria persiste ma gli afghani e le afghane non vogliono solo sopravvivere&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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		<title>Ucraina: nasce un nuovo consorzio umanitario finanziato dall’UE a sostegno delle persone colpite dalla guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 23.000 persone colpite dalla guerra su vasta scala in Ucraina riceveranno assistenza umanitaria attraverso un nuovo consorzio umanitario della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Oltre 23.000 persone colpite dalla guerra su vasta scala in Ucraina riceveranno assistenza umanitaria attraverso un nuovo consorzio umanitario della durata di 12 mesi, finanziato dall&#8217;Unione Europea e guidato dall&#8217;Estonian Refugee Council.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consorzio riunisce l&#8217;Estonian Refugee Council, INTERSOS e organizzazioni non governative locali come Light of Hope, Relief Coordination Centre e Posmishka UA. Insieme, i partner sosterranno le persone che vivono nelle comunità in prima linea, nelle aree tornate accessibili di recente e nelle zone più difficili da raggiungere nelle regioni di Kharkiv, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Kherson, Mykolaiv e Odesa, sulla base dei bisogni umanitari, delle condizioni di sicurezza e dell&#8217;accesso umanitario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consorzio darà priorità alle persone in condizioni di maggiore vulnerabilità, tra cui sfollati interni, famiglie colpite dalla guerra, persone anziane, persone con disabilità e chi ha bisogno di sostegno legale, psicosociale o sociale. Questo sostegno sarà fornito principalmente attraverso le evacuazioni e i centri di transito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I nuclei familiari più vulnerabili riceveranno assistenza in denaro per aiutarli a far fronte ai bisogni più urgenti secondo le proprie priorità. Un sostegno d&#8217;emergenza ai mezzi di sussistenza aiuterà le famiglie a rafforzare la propria sicurezza alimentare, a proteggere le fonti di reddito e a riprendersi più rapidamente dalle conseguenze della guerra. Il progetto sosterrà inoltre i nuclei familiari che allevano bestiame. Attraverso l&#8217;assistenza per la preparazione all&#8217;inverno per il bestiame, i piccoli allevatori potranno migliorare i rifugi per gli animali, acquistare mangime per l&#8217;inverno e accedere ai servizi veterinari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le persone avranno inoltre accesso a una serie di servizi di Protezione, tra cui la gestione dei casi, il supporto psicosociale, la mitigazione dei rischi e la risposta alla violenza di genere, l&#8217;assistenza individuale alla Protezione e l&#8217;assistenza legale, compreso il sostegno ai diritti in materia di alloggio, terra e proprietà. Il consorzio fornirà un sostegno più coordinato e integrato, migliorando al tempo stesso l&#8217;accesso a servizi complementari.</span></p>
<blockquote><p><i><span style="font-weight: 400;">&#8220;Nei momenti di crisi, quando il futuro appare incerto per molti ucraini e molte ucraine, cerchiamo di ricomporre i pezzi del puzzle e di costruire un solido sistema di sostegno umanitario insieme ai partner del consorzio e con il sostegno dell&#8217;Unione Europea. Insieme, vogliamo aiutare le persone più vulnerabili a passare dagli shock legati al conflitto — come le evacuazioni d&#8217;emergenza o i danni dei bombardamenti — allo sviluppo di mezzi di sussistenza sostenibili, a risultati concreti in termini di protezione e al raggiungimento di soluzioni durature. Grazie a questo sostegno, le persone possono ritrovare stabilità e ricostruire la propria vita.&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;"> — Yuliia Tur, Responsabile dell&#8217;Ufficio di Rappresentanza dell&#8217;Estonian Refugee Council in Ucraina.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">&#8220;Nessuna organizzazione può affrontare da sola una tale portata di bisogni umanitari in Ucraina. Riunendo partner umanitari esperti, questo consorzio finanziato dall&#8217;UE offrirà un sostegno coordinato che aiuta le persone a soddisfare i bisogni immediati, migliorando al tempo stesso l&#8217;accesso alla protezione e ai servizi essenziali. Insieme, garantiamo che l&#8217;assistenza raggiunga chi ne ha più bisogno.&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;"> — Marianna Franco, Responsabile dell’Ufficio Umanitario della Comunità Europea in Ucraina.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Le informazioni sull&#8217;assistenza disponibile, sui criteri di ammissibilità e sulle procedure di richiesta saranno condivise attraverso i canali di comunicazione dei partner del consorzio con l&#8217;avvio delle attività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo progetto è finanziato dall’Ufficio Umanitario della Comunità Europea.</span></p>
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		<title>Se vuoi la pace, prepara la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><b>“Se vuoi la pace, prepara la pace”. Un saggio breve pubblicato da VITA, a firma di Nino Sergi e Kostas Moschochoritis, rispettivamente Cofondatore e Direttore Generale di INTERSOS. «Viviamo in un tempo paradossale», scrivono i due autori, «mai prima d’ora erano esistite così tante risorse per prevenire le guerre eppure sembra diffondersi la convinzione che la sicurezza dipenda soprattutto dalla forza, dal riarmo».</b><b> </b></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viviamo in un tempo che sembra aver rimesso la guerra al centro della storia. L’invasione dell’Ucraina, la tragedia di Gaza, il conflitto israelo-palestinese, le guerre dimenticate in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e in molte altre regioni, insieme alla crescita delle spese militari, stanno modificando profondamente il clima internazionale. La guerra è tornata a essere considerata da molti come uno strumento ordinario della politica, se non come un esito inevitabile delle relazioni internazionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È da questa constatazione che nasce «Se vuoi la pace, prepara la pace», un saggio che propone una riflessione sul significato della pace nel XXI secolo e sulle condizioni necessarie per renderla una prospettiva concreta, non una semplice aspirazione morale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro prende le distanze da due equivoci opposti. Da una parte rifiuta l’idea che la pace possa essere affidata soltanto ai buoni sentimenti o a un generico pacifismo. Dall’altra contesta la convinzione, oggi sempre più diffusa, che la sicurezza dipenda essenzialmente dall’accumulazione di armamenti e dalla capacità di deterrenza. La tesi centrale è che la pace non coincide con l’assenza di guerra, ma è una costruzione politica, giuridica, economica, culturale e civile che richiede istituzioni, responsabilità e lungimiranza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’analisi parte dalla constatazione che il mondo è diventato profondamente interdipendente. Guerre, cambiamenti climatici, crisi energetiche e alimentari, migrazioni, trasformazioni tecnologiche e sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale attraversano ormai ogni confine. Nessuno Stato, per quanto potente, è in grado di affrontare da solo queste sfide. In questo contesto la sicurezza non può più essere interpretata soltanto come difesa militare, ma deve essere ripensata come sicurezza condivisa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei nuclei più importanti del libro riguarda il rapporto tra diritto internazionale e politica. Dopo le tragedie del Novecento, la Carta delle Nazioni Unite, il divieto dell’uso della forza, il sistema multilaterale e il diritto internazionale hanno rappresentato il tentativo più avanzato finora compiuto di fondare la convivenza tra i popoli sulla forza del diritto anziché sul diritto della forza. Un progetto incompiuto e spesso contraddetto dai fatti, ma che nessuna alternativa ha finora saputo sostituire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi questo patrimonio appare progressivamente indebolito. Il saggio definisce tale processo una de-costituzionalizzazione dell’ordine internazionale: principi che dovrebbero costituire il fondamento della convivenza tra gli Stati perdono efficacia, mentre cresce il ricorso alla forza, alla competizione geopolitica e alla logica delle azioni unilaterali. Questo processo di erosione non riguarda soltanto il divieto dell’uso della forza, ma investe anche regole e istituzioni che hanno contribuito a rendere più prevedibili le relazioni internazionali: dal diritto del mare e dalla libertà di navigazione alle regole del commercio mondiale e agli strumenti della giustizia penale internazionale. Le più recenti vicende del Medio Oriente, compreso l’attacco contro l’Iran, confermano quanto rapidamente possa affermarsi la logica dell’azione unilaterale a scapito del diritto internazionale. Quando il ricorso alla forza tende a sostituire il primato del diritto, si indebolisce ulteriormente l’ordine internazionale e cresce il rischio di escalation difficilmente controllabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro non propone tuttavia un ritorno ingenuo al passato. Al contrario, sostiene che proprio la crisi dell’ordine internazionale rende più urgente rafforzare il diritto, aggiornare le istituzioni multilaterali e sviluppare una nuova cultura della cooperazione. Il multilateralismo non viene presentato come un modello perfetto, ma come l’orizzonte politico e istituzionale più credibile entro cui affrontare problemi ormai globali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Particolare attenzione è dedicata ai conflitti che oggi segnano maggiormente la coscienza internazionale. La guerra in Ucraina viene letta come una violazione del principio fondamentale che vieta l’aggressione armata tra Stati sovrani. Difendere il diritto internazionale è quindi necessario. Ma il libro osserva anche che nessuna guerra può trovare una conclusione stabile senza una prospettiva politica capace di condurre dal cessate il fuoco a una pace giusta e duratura. Lo stesso approccio viene applicato al conflitto israelo-palestinese. Il saggio rifiuta ogni lettura unilaterale e riconosce insieme il diritto di Israele alla sicurezza e quello del popolo palestinese a vivere libero e con dignità in uno Stato indipendente. La pace non può nascere dalla negazione dell’altro, ma dal reciproco riconoscimento dei diritti e della comune dignità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra parte significativa del volume affronta il tema della deterrenza e del riarmo. Pur riconoscendo la legittimità della difesa degli Stati, il libro mette in guardia dall’illusione che l’accumulazione di armamenti possa costituire, da sola, una strategia di sicurezza. Le guerre contemporanee mostrano che la superiorità militare non elimina le cause dei conflitti e che il rischio di escalation, soprattutto nell’era nucleare e dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi d’arma, rende sempre più fragile l’equilibrio internazionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qui nasce la proposta di una nuova idea di sicurezza, fondata non soltanto sulla difesa, ma anche sulla diplomazia, sul controllo degli armamenti, sulla cooperazione internazionale, sulla riduzione delle disuguaglianze, sulla sicurezza energetica e alimentare, sulla tutela dell’ambiente e sul governo democratico delle grandi trasformazioni tecnologiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro dedica ampio spazio anche al ruolo dell’Europa. L’integrazione europea viene ricordata come uno dei più importanti progetti storici di superamento della guerra attraverso la cooperazione. Per questo l’Unione europea è chiamata ad assumere maggiori responsabilità nella propria difesa, ma anche a promuovere iniziative diplomatiche e politiche capaci di rafforzare il diritto internazionale e il multilateralismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La riflessione si allarga infine al ruolo della società civile. La pace non dipende soltanto dai governi o dalle organizzazioni internazionali. La costruzione di una cultura della pace passa anche attraverso l’educazione, il volontariato, l’impegno civile, la qualità dell’informazione, il dialogo tra culture e religioni, la capacità di contrastare la disumanizzazione dell’avversario, di coltivare il senso della reciprocità e del bene comune e di riconoscere la dignità di ogni persona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il messaggio conclusivo del libro può essere riassunto in un’affermazione semplice ma impegnativa: la pace non è un’utopia né una pausa tra due guerre. È il realismo più necessario del nostro tempo: il realismo della sopravvivenza. In un mondo sempre più interdipendente, preparare la pace significa rafforzare il diritto internazionale, investire nella cooperazione, governare le trasformazioni tecnologiche, prevenire i conflitti e promuovere una cultura della convivenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il titolo riprende e rovescia l’antico principio </span><i><span style="font-weight: 400;">Si vis pacem, para bellum</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il libro non nega che gli Stati debbano saper difendere i propri cittadini. Ma sostiene che le sfide del XXI secolo ci pongono una domanda diversa: se vogliamo davvero garantire sicurezza alle generazioni future, non basta prepararsi alla guerra. Occorre imparare, con la stessa determinazione, a preparare la pace.</span></p>
</div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-4 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-4 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light shift_x_double" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.vita.it/approfondimento/si-vis-pacem-para-pacem-la-razionalita-della-pace-contro-lordinarieta-della-guerra/?_gl=1*1b461gd*_up*MQ..*_ga*MTI2OTI3MDExLjE3ODYzNTE4Njk.*_ga_DP7K442VG2*czE3ODYzNTE4NjgkbzEkZzAkdDE3ODYzNTE4NjgkajYwJGwwJGgw" class="custom-link btn border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left">LEGGI IL SAGGIO</a></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-4 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Ciad: INTERSOS in prima linea contro la malnutrizione nella provincia del Lago</title>
		<link>https://www.intersos.org/ciad-malnutrizione-nella-provincia-del-lago/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ciad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/ciad-malnutrizione-nella-provincia-del-lago/">Ciad: INTERSOS in prima linea contro la malnutrizione nella provincia del Lago</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-6"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><b>Nella provincia del Lago, in Ciad, INTERSOS integra l’intervento con le cliniche mobili, la presa in carico della malnutrizione, l’accesso all&#8217;acqua potabile e la creazione di orti familiari per rispondere ai bisogni delle comunità sfollate e ospitanti nei dipartimenti di Mamdi, Kaya e Fouli.</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella provincia del Lago le emergenze si sovrappongono. Alle incursioni dei gruppi armati e ai conseguenti spostamenti di popolazione -oltre 220.000 sfollati interni secondo il Piano di risposta umanitaria 2025- si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico: solo nel 2024, le inondazioni hanno colpito più di 277.000 persone nella provincia, distruggendo abitazioni, scorte alimentari e infrastrutture idrico-sanitarie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le ripercussioni sulla salute nutrizionale sono gravi. <strong>La malnutrizione acuta raggiunge l&#8217;11,9% nella provincia</strong>, mentre quella acuta grave si attesta al 2,8%: tassi nettamente superiori alle medie nazionali. Nei siti informali di sfollati e nei villaggi insulari, <strong>le strutture sanitarie sono distanti, sottoequipaggiate e afflitte da continue carenze di farmaci e integratori nutrizionali</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È in questo contesto che INTERSOS porta avanti, da giugno 2025, un progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana per rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle comunità più vulnerabili del Ciad.</span></p>
<h4><span style="color: #3e91d2;"><b>Raggiungere le comunità più isolate: le cliniche mobili</b></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Per raggiungere la popolazione nelle aree di più difficile accesso, da marzo 2026 due équipe di cliniche mobili, ciascuna composta da un infermiere, un assistente nutrizionista e un&#8217;ostetrica, operano partendo da Baga Sola (nel dipartimento di Kaya) e da Liwa (nel dipartimento di Fouli), coprendo cinque siti di sfollati interni. Il loro lavoro si affianca a quello dei centri sanitari di Melea e Yakoua, anch&#8217;essi sostenuti dal progetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall&#8217;inizio delle attività <strong>sono state sottoposte a screening 27.845 persone</strong>, tra cui 22.663 bambini dai 6 ai 59 mesi e 5.182 donne in gravidanza e in allattamento. I casi identificati vengono presi in carico dal nostro staff: 427 bambini affetti da malnutrizione acuta grave hanno ricevuto un trattamento specifico  (321 dalle équipe mobili e 106 nel centro sanitario di Melea), mentre 506 casi di malnutrizione acuta moderata (259 bambini dai 6 ai 59 mesi e 247 donne in gravidanza e in allattamento) hanno ricevuto assistenza e cure complete.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;intervento si avvale anche dell&#8217;aiuto della comunità: <strong>50 agenti comunitari</strong>, formati nello screening e nella prevenzione della malnutrizione, <strong>svolgono attività di sensibilizzazione e orientano le famiglie</strong>, mentre 1.348 tra madri e tutori hanno ricevuto un nastro MUAC, ovvero un nastro metrico a colori che misura la circonferenza del braccio e permette di individuare subito i primi segnali di malnutrizione, consentendo alle famiglie di monitorare autonomamente i propri figli a casa.</span></p>
<h4><span style="color: #3e91d2;"><b>Prevenire prima di curare</b></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta non si limita al trattamento dei casi acuti. Per prevenire la malnutrizione, ad aprile 2026 abbiamo ordinato oltre <strong>11 tonnellate di farina arricchita prodotta localmente</strong> (22.000 buste). Ad oggi, con le prime 5 tonnellate consegnate, abbiamo già aiutato 1.545 bambini dai 6 ai 59 mesi, e le distribuzioni proseguiranno nei prossimi mesi. Allo stesso tempo, i centri sanitari di Melea e Yakoua promuovono le buone pratiche di alimentazione per i più piccoli. A questo si affianca una campagna radiofonica locale per sensibilizzare la popolazione sia sulla nutrizione sia sulla prevenzione delle inondazioni stagionali. </span></p>
<h4><span style="color: #3e91d2;"><b>Acqua e igiene: basi fondamentali per la nutrizione</b></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Poiché non c&#8217;è buona nutrizione senza acqua pulita, nel villaggio di Bouroum-Tchouloum<strong> abbiamo realizzato una rete idrica con due serbatoi da 5.000 litri e due fontanelle</strong>. La gestione è stata affidata a un comitato locale appositamente formato ed equipaggiato. Per smaltire in sicurezza i rifiuti medici sono stati inoltre costruiti otto inceneritori, mentre due centri sanitari, cinque siti di cliniche mobili e due scuole hanno ricevuto kit d&#8217;emergenza per l&#8217;acqua potabile. </span></p>
<h4><span style="color: #3e91d2;"><b>Orti familiari per rafforzare la resilienza</b></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, per agire sulle cause profonde della malnutrizione, 200 famiglie -rappresentate da 200 donne- sono state formate sulle tecniche orticole e sulla produzione di compost, ricevendo sementi e attrezzi da lavoro. Seguite ogni settimana da esperti agronomi, oggi queste <strong>donne gestiscono orti familiari che aiutano a diversificare la dieta di casa e a rafforzare l&#8217;autonomia della comunità</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il progetto ProSAN è realizzato da INTERSOS da giugno 2025 a settembre 2026 nei dipartimenti di Mamdi, Kaya e Fouli (provincia del Lago, Ciad), con il finanziamento della Cooperazione Italiana, il cofinanziamento dell&#8217;Aiuto Umanitario dell&#8217;Unione Europea (ECHO) e in stretto coordinamento con le autorità sanitarie provinciali, il PAM e l&#8217;UNICEF.</span></i></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding no-bottom-padding single-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-spec style-dark"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell double-block-padding style-color-214091-bg has-bg  unradius-xl" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row unequal row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-3 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-3 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="empty-space empty-half" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
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		<title>Cinque anni dopo, l&#8217;Afghanistan non può essere dimenticato: l&#8217;appello delle ONG europee del network ENNA</title>
		<link>https://www.intersos.org/cinque-anni-dopo-lafghanistan-non-puo-essere-dimenticato-lappello-delle-ong-europee-del-network-enna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/cinque-anni-dopo-lafghanistan-non-puo-essere-dimenticato-lappello-delle-ong-europee-del-network-enna/">Cinque anni dopo, l&#8217;Afghanistan non può essere dimenticato: l&#8217;appello delle ONG europee del network ENNA</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-8"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><b>A cinque anni dal ritorno al potere dei Talebani, l&#8217;Afghanistan resta segnato da una crisi profonda. Insieme alle altre organizzazioni di ENNA — European Network of NGOs on Afghanistan, di cui INTERSOS fa parte — chiediamo all&#8217;Unione Europea, ai suoi Stati membri e alla comunità internazionale di mantenere un impegno di lungo periodo verso il popolo afghano.</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 15 agosto 2026 ricorrono cinque anni dal ritorno al potere dei Talebani. Già reso vulnerabile da decenni di guerra, dalla dipendenza dagli aiuti e dagli shock climatici, l&#8217;Afghanistan è precipitato nel collasso economico a causa della sospensione degli aiuti e dal congelamento delle riserve estere. A questa crisi si sono aggiunte le tensioni regionali, che hanno interrotto rotte commerciali vitali. Eppure, in tutto il Paese, gli afghani continuano a dare prova di straordinaria resilienza, solidarietà e determinazione nel sostenere le proprie comunità e i propri mezzi di sussistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;assistenza umanitaria garantisce a migliaia di afghani in condizioni di vulnerabilità l&#8217;accesso ai servizi di base e alla Protezione, ma da sola non può rispondere alle sfide strutturali dell&#8217;Afghanistan. Sono necessari investimenti in uno sviluppo sostenibile per rafforzare l&#8217;istruzione, le economie locali, la resilienza climatica e i servizi pubblici. L&#8217;Afghanistan ha bisogno di un approccio che unisca azione umanitaria a investimenti di lungo periodo per lo sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In quanto uno dei principali donatori dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;Unione Europea ha un ruolo cruciale da svolgere nel sostegno al popolo afghano. La presenza dell&#8217;UE a Kabul resta essenziale per garantire che la drammatica situazione del Paese non cada nell&#8217;oblio e per mantenere il dialogo con le autorità di fatto, anche al fine di continuare a difendere i diritti delle donne e delle ragazze e di facilitare l&#8217;accesso operativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In quanto <a href="https://be.linkedin.com/company/european-network-of-ngos-in-afghanistan-enna-" target="_blank" rel="noopener">European Network of NGOs on Afghanistan</a>, chiediamo all&#8217;UE e ai suoi Stati membri, e alla comunità internazionale, di mantenere un impegno di lungo periodo e fondato sui principi nei confronti dell&#8217;Afghanistan, riconoscendo che il disimpegno colpirebbe in primo luogo la popolazione afghana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiediamo finanziamenti umanitari e allo sviluppo prevedibili e pluriennali, che rispondano ai bisogni urgenti rafforzando al contempo i servizi essenziali, la resilienza climatica e le economie locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiediamo un sostegno rafforzato alla società civile afghana, comprese le organizzazioni locali e quelle guidate da donne, attraverso una consultazione effettiva, partenariati diretti e un investimento costante in approcci inclusivi e a guida locale.</span></p>
</div><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/08/20260717-FINAL-ENNA-statement-fifth-anniversary.pdf" class="custom-link btn border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left">SCARICA IL COMUNICATO</a></span></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div>
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		<title>INTERSOS24: la co-costruzione della cura nel cuore di Roma Est</title>
		<link>https://www.intersos.org/intersos24-la-co-costruzione-della-cura-nel-cuore-di-roma-est/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERSOS 24]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un racconto dall’ambulatorio medico di INTERSOS24, dove la medicina di genere e l’approccio transculturale diventano strumenti di cittadinanza e advocacy. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/intersos24-la-co-costruzione-della-cura-nel-cuore-di-roma-est/">INTERSOS24: la co-costruzione della cura nel cuore di Roma Est</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Un racconto dall’ambulatorio medico di INTERSOS24, dove la medicina di genere e l’approccio transculturale diventano strumenti di cittadinanza e advocacy.</strong></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella periferia est di Roma ci sono donne che imparano a orientarsi nel sistema sanitario italiano passando da uno sportello all’altro, spesso senza capire davvero cosa venga chiesto loro. Alcune rinunciano. Altre continuano a provarci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mimoza arriva all’ambulatorio di INTERSOS24 dopo uno di questi tentativi falliti. Deve iscrivere i figli al Servizio Sanitario Nazionale, un diritto teoricamente garantito anche ai minori in situazioni documentali precarie. Nella pratica, però, le cose funzionano diversamente.</span></p>
<p><strong>L’ambulatorio è uno dei servizi di INTERSOS24, hub territoriale di prossimità attivo nel VII Municipio che affianca supporto sanitario, un safe space per donne e ragazze, orientamento ai servizi e percorsi di inclusione sociale e lavorativa per donne in condizioni di vulnerabilità. </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad accoglierla c’è la dottoressa Monique Sebastianelli, responsabile dell’ambulatorio, un presidio sanitario a bassa soglia specializzato in medicina di genere e della migrazione. In sala d’attesa si alternano lingue diverse, donne con bambini piccoli, prescrizioni da decifrare e fotografie di documenti inviate su WhatsApp. Qui non vengono richiesti documenti o permessi di soggiorno regolari.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“L’ambulatorio è aperto a chiunque”, spiega Sebastianelli. “L’obiettivo del nostro mandato non è sostituirci al servizio pubblico, bensì supportare le persone nel processo di accesso alle cure, alle prescrizioni e ai servizi. Grazie alla rete di medici specialisti volontari, cerchiamo di offrire prestazioni che nel sistema pubblico possono risultare difficili da raggiungere o distanti dalle necessità specifiche delle pazienti, anche sotto il profilo culturale e linguistico”.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ambulatorio unisce assistenza medica, orientamento sanitario e accompagnamento ai servizi, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra diritti formalmente garantiti e reale accesso alle cure.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-118284" src="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/08/134-Donne-scaled.png" alt="INTERSOS24" width="1920" height="960" /></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli elementi centrali del servizio è la mediazione linguistico-culturale durante i colloqui. Per molte utenti, la barriera linguistica limita la possibilità di spiegare sintomi o comprendere il funzionamento del sistema sanitario italiano.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“In questo contesto la mediazione è fondamentale per comprendere davvero la natura della richiesta”, racconta Sebastianelli. “Spesso, dietro un sintomo superficiale o un generico mal di pancia, si nascondono fattori più complessi che emergono solo attraverso un colloquio approfondito. Non lavoriamo con tempistiche rigide: deve esserci il tempo per un ascolto mediato e per costruire fiducia”.</span></p></blockquote>
<p><strong>La scelta di lavorare esclusivamente con mediatrici culturali donne risponde alla volontà di creare uno spazio percepito come sicuro, capace di favorire una relazione di fiducia tra medico e paziente.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il caso di Mimoza è emblematico delle frizioni tra diritti teorici e prassi amministrative. In Italia il diritto all’assistenza sanitaria per i minori è garantito indipendentemente dallo status documentale, eppure la realtà degli sportelli racconta spesso una storia diversa. INTERSOS24 lavora quotidianamente con le aziende sanitarie territoriali per cercare di rimuovere questi ostacoli burocratici e comunicativi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una volta ottenuta l’iscrizione sanitaria dei figli e il diritto al pediatra di libera scelta, Mimoza è tornata in ambulatorio occupandosi finalmente anche della propria salute. È emersa così un’altra criticità: l’accessibilità economica alle cure.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“Talvolta i medici di medicina generale non tengono conto dell’accessibilità economica dei prodotti, prescrivendo farmaci o integratori dai costi insostenibili per chi vive in condizioni di precarietà”, spiega Sebastianelli. “Le pomate, gli sciroppi per la tosse, gli antistaminici: sono prodotti spesso non mutuabili che pesano drammaticamente sul budget di queste donne”.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi Mimoza frequenta raramente l’ambulatorio. Ha un medico di base e ha acquisito gli strumenti per orientarsi autonomamente nel sistema sanitario. A sua volta, segnala il servizio ad altre donne che incontrano ostacoli simili.</span></p>
<p><strong>Il lavoro di INTERSOS24 a Roma Est si fonda su un principio semplice: fornire risposte cliniche immediate attraverso un approccio transculturale e, allo stesso tempo, contribuire a rendere il sistema sanitario più accessibile.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sfida è costruire una relazione in cui la paziente non sia soltanto destinataria della cura, ma parte attiva del percorso.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“La soddisfazione più grande”, conclude Sebastianelli, “è quando le pazienti chiedono di diventare il loro medico di base. Non è la prova di una bravura personale, ma il segnale che siamo riusciti a costruire una relazione di cura fondata sull’ascolto e sulla fiducia”.</span></p></blockquote>
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		<title>Ebola: INTERSOS in azione In Repubblica Democratica del Congo per la sicurezza di operatori sanitari e pazienti</title>
		<link>https://www.intersos.org/ebola-intersos-in-azione-in-repubblica-democratica-del-congo-per-la-sicurezza-di-operatori-sanitari-e-pazienti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ebola]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In risposta alla grave epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo — con l&#8217;Ituri come epicentro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/ebola-intersos-in-azione-in-repubblica-democratica-del-congo-per-la-sicurezza-di-operatori-sanitari-e-pazienti/">Ebola: INTERSOS in azione In Repubblica Democratica del Congo per la sicurezza di operatori sanitari e pazienti</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-path-to-node="1">In risposta alla grave epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo — con l&#8217;Ituri come epicentro — INTERSOS è in prima linea con un intervento integrato sanitario e idrico per proteggere le comunità e permettere agli operatori sanitari di lavorare in sicurezza.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-path-to-node="1">La Repubblica Democratica del Congo sta affrontando la sua diciassettesima epidemia di malattia da virus Ebola, causata dal ceppo Bundibugyo, che desta particolare preoccupazione per via del suo alto potenziale di diffusione. L’Ituri, attuale epicentro del focolaio, registra un elevato numero di allerte e rimane al centro degli interventi di INTERSOS, mentre le province del Nord-Kivu, della Tshopo e dell’Haut-Uélé restano esposte al rischio. Si contano <strong>2.267 casi confermati, con 893 decessi</strong> e un tasso di letalità complessivo del 39,4%. L’Ituri si conferma l&#8217;epicentro dell&#8217;emergenza, concentrando l’89,6% dei casi (2.124) e l’83,5% dei decessi (828). Questi dati evidenziano l’urgenza di rafforzare la sorveglianza e le misure di risposta e in questo ambito INTERSOS è direttamente impegnata attraverso la distribuzione di kit di prodotti per la prevenzione e controllo delle infezioni, la riabilitazione dei punti d’acqua e l’allestimento di aree di triage.</p>
<p data-path-to-node="2">Nelle zone sanitarie di Nyankunde e Rwampara, a partire dal 25 maggio 2026, INTERSOS sta attuando un progetto integrato legato all&#8217;accesso all&#8217;acqua pulita e all&#8217;igiene per tutelare le comunità locali e il personale medico. Nello specifico, nella zona sanitaria di Rwampara, situata a 7 chilometri dalla città di Bunia, cinque strutture sanitarie locali hanno ricevuto forniture di materiale sanitario essenziale, tra cui <strong>termometri a infrarossi per la misurazione della temperatura, dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, camici protettivi) e kit da parto sterili. Queste dotazioni consentono alle équipe mediche di operare in condizioni di maggiore sicurezza</strong>.</p>
<p data-path-to-node="3">&#8220;<em>Da quando è iniziata l’epidemia di Ebola</em> &#8211;<strong>racconta Jean Yombiabo, responsabile del triage nell’area sanitaria di Birinyama</strong>&#8211; <em>correvamo costantemente il rischio di essere contagiati; eravamo in difficoltà senza postazioni per il lavaggio delle mani e senza dispositivi di protezione dal virus. Oggi, finalmente, abbiamo ricevuto tutto il materiale necessario: ci sarà davvero di enorme aiuto</em>&#8220;.</p>
<p data-path-to-node="3">La risposta di INTERSOS all&#8217;epidemia di Ebola non si limita alla fornitura di equipaggiamenti. In queste due zone sanitarie sono stati condotti dei sopralluoghi per individuare i punti d’acqua da riabilitare, in particolare all’interno dei campi per sfollati, dove i rischi di diffusione del virus sono elevati.</p>
<p data-path-to-node="1">Sono state allestite inoltre nuove aree di triage, organizzate per separare rapidamente i casi sospetti dagli altri pazienti, e forniti inceneritori e contenitori dedicati a una corretta gestione dei rifiuti biomedicali.</p>
<p data-path-to-node="2">Questi progressi concreti rafforzano le capacità delle strutture sanitarie locali e proteggono le comunità, testimoniando l’impegno di INTERSOS nel coniugare prevenzione, infrastrutture essenziali e visibilità istituzionale nella lotta contro l’Ebola in Ituri.</p>
<p data-path-to-node="3">
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		<item>
		<title>Repubblica Centrafricana: un percorso per le adolescenti a rischio violenza di genere</title>
		<link>https://www.intersos.org/un-percorso-per-le-adolescenti-a-rischio-violenza-di-genere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:54:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Repubblica Centrafricana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sotto-prefettura di Bamingui-Bangoran, dove l&#8217;instabilità espone donne e ragazze a un rischio maggiore di violenza di genere, INTERSOS ha [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/un-percorso-per-le-adolescenti-a-rischio-violenza-di-genere/">Repubblica Centrafricana: un percorso per le adolescenti a rischio violenza di genere</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Nella sotto-prefettura di Bamingui-Bangoran, dove l&#8217;instabilità espone donne e ragazze a un rischio maggiore di violenza di genere, INTERSOS ha accompagnato 80 adolescenti in un percorso di tre mesi su diritti, autonomia e fiducia in sé stesse.</b><b> </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La sotto-prefettura di Bamingui-Bangoran, nel Nord-Est della Repubblica Centrafricana, è segnata da una forte instabilità: i gruppi armati attivi nella zona continuano a provocare scontri, rapine e spostamenti di popolazione.</span><b> In un contesto così fragile sul piano della sicurezza, le donne e le ragazze sono particolarmente esposte alla violenza di genere.  </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ridurre questi rischi, INTERSOS, con il supporto dell&#8217;Unione Europea, ha realizzato il programma Girl Shine con 80 adolescenti di Bamingui e del villaggio di Zoukoutouniala, a 25 km da Ndélé. Un programma rivolto alle ragazze tra i 10 e i 19 anni che vivono in contesti di crisi, conflitto o sfollamento, con moduli educativi che hanno coinvolto anche i genitori e i tutori, per rafforzare le competenze delle partecipanti, la loro sicurezza, la loro autonomia e la fiducia in sé stesse. </span></p>
<p><b>A Bamingui e a Zoukoutouniala il percorso è durato tre mesi e ha coinvolto 40 ragazze tra i 10 e i 14 anni e 40 tra i 15 e i 19. Insieme ai nostri team sul campo, hanno affrontato temi come il matrimonio forzato, l&#8217;istruzione, l&#8217;igiene mestruale e i rischi di violenza di genere ai quali possono essere esposte.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla cerimonia di consegna degli attestati, le adolescenti hanno messo in scena uno sketch che riassumeva quanto avevano imparato.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">«Sono molto contenta di aver preso parte a questa formazione», racconta Germaine Djaha, una delle partecipanti di Bamingui. « Ora conosco i miei diritti di ragazza e sono anche in grado di sensibilizzare le mie coetanee sul problema dei matrimoni precoci che persiste nella mia comunità.»</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel suo intervento, il segretario generale della sotto-prefettura di Bamingui, Michel Tomkounou, ha ricordato che le ragazze continuano a essere esposte alla violenza di genere e alle mutilazioni genitali femminili. L&#8217;abbandono scolastico resta un rischio concreto per molte di loro. Spesso la ricerca di un sostegno economico immediato finisce per compromettere l&#8217;istruzione delle giovani, portandole a matrimoni precoci o non scelti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il 2026 il piano di risposta umanitaria in Repubblica Centrafricana individua tra le priorità di protezione la sopravvivenza e il benessere delle popolazioni colpite dalle crisi, da garantire attraverso servizi integrati e inclusivi, attenti ai bisogni specifici di donne, uomini, bambini e giovani, comprese le persone con disabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È in questa direzione che continua il lavoro di INTERSOS nella sotto-prefettura di Bamingui-Bangoran: </span><b>ridurre i rischi di violenza di genere,</b> <b>migliorare l&#8217;accesso ai servizi di supporto e fare in modo che ogni ragazza sappia di avere dei diritti e possa esercitarli</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/un-percorso-per-le-adolescenti-a-rischio-violenza-di-genere/">Repubblica Centrafricana: un percorso per le adolescenti a rischio violenza di genere</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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