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	<title>Intersos</title>
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	<description>INTERSOS</description>
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		<title>Patto UE su migrazione e asilo: Tavolo Minori Migranti, i diritti dei minori non siano subordinati ad esigenze di gestione dei flussi migratori</title>
		<link>https://www.intersos.org/patto-ue-su-migrazione-e-asilo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 08:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/patto-ue-su-migrazione-e-asilo/">Patto UE su migrazione e asilo: Tavolo Minori Migranti, i diritti dei minori non siano subordinati ad esigenze di gestione dei flussi migratori</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Mentre inizia in Senato l’esame degli emendamenti al decreto-legge per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, il Tavolo &#8211; coordinato da Save the Children – rinnova il proprio appello affinché i diritti, la protezione e il benessere di bambini, bambine e adolescenti siano messi al centro delle scelte politiche e legislative.</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 16 luglio 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivano al voto delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato gli emendamenti al disegno di legge di conversione del decreto-legge 100/2026 sull’attuazione del Patto europeo per la migrazione e l’asilo, che ha un forte impatto sull’accoglienza di bambini, bambine e adolescenti.</p>
<p><em>“Si stima che nel 2025 siano arrivati in Italia via mare circa 2000 bambini e bambine con le loro famiglie<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup><strong>[1]</strong></sup></a>, mentre gli adolescenti soli in accoglienza sono poco più di 14.000<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup><strong>[2]</strong></sup></a>. Si tratta di numeri contenuti per un Paese come l&#8217;Italia, ma non possono essere considerati una voce marginale delle politiche migratorie. I minorenni devono restare al centro dell&#8217;attenzione, perché ogni giorno trascorso in una struttura non adeguata alla loro età, in una procedura incurante dei loro bisogni o in condizioni di privazione della libertà, può lasciare conseguenze profonde sul loro benessere e sul loro futuro. Chiediamo che, nell’esaminare gli emendamenti al decreto-legge di attuazione del Patto migrazione e asilo, le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato mettano al centro il superiore interesse dei minori, escludendoli da ogni forma di fermo e trattenimento e da procedure di frontiera o accelerate, e garantendo loro percorsi di protezione e inclusione in grado di accompagnarli nel lungo periodo”</em>. Lo dichiarano le 23 Organizzazioni del Tavolo Minori Migranti, coordinato da Save the Children: <strong>ActionAid Italia, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty International Italia, ASGI, Associazione Agevolando, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIR-Consiglio Italiano per i Rifugiati, CISMAI, CNCA, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, EMERGENCY, Fondazione Terre des Hommes Italia, Intersos, Oxfam Italia, Salesiani per il Sociale, Save the Children, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete. </strong></p>
<p>Le Organizzazioni chiedono al Parlamento di assicurare un saldo ancoraggio della legislazione nazionale alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e ai principi del diritto minorile, nel solco della migliore tradizione giuridica italiana, per la quale i bambini, le bambine e gli adolescenti che arrivano nel nostro Paese sono innanzitutto dei minorenni da proteggere.</p>
<p>Questo implica un’attenzione costante verso tutti i minori, sia quanti giungono in Italia con le proprie famiglie, sia i minori stranieri non accompagnati. A questi ultimi è dedicata la Legge 47/2017, un modello di riferimento a livello europeo, pienamente coerente con i principi di tutela richiamati dallo stesso Patto e rispetto alla quale le norme europee non impongono alcuna modifica.</p>
<p>La riforma epocale introdotta dal Patto definisce un perimetro di regole molto restrittive per i diritti di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, ma lascia agli Stati membri importanti margini di discrezionalità, che consentono di adottare le soluzioni più tutelanti possibili nei confronti delle persone vulnerabili, compresi i minori, di cui lo stesso Patto richiama più volte il superiore interesse.</p>
<p><em>“La vera prova dell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è la tutela dei minori e delle persone più vulnerabili. Se non accompagnate da solide salvaguardie, le nuove procedure rischiano di tradursi in trattenimenti alle frontiere, limitazioni della libertà personale e di circolazione, percorsi sommari inadatti ai bisogni di bambini e famiglie. Un approccio che può alimentare paura, incertezza e traumi, invece di garantire protezione e diritti” </em>dichiarano le Organizzazioni.</p>
<p>È necessario attuare il Patto alla luce della stella polare rappresentata dal diritto internazionale e interno di protezione dei minorenni, inclusa la L.47/2017. Questo significa potenziare le strutture dedicate ai minorenni e alle famiglie garantendo standard omogenei e rispondenti ai loro bisogni, rendere coerenti e tutelanti le procedure di accertamento dell’età anche grazie al potenziamento delle équipe multidisciplinari, sostenere i tutori volontari che ogni giorno affiancano le ragazze e i ragazzi soli a titolo completamente gratuito, e assicurare continuità ai percorsi avviati per i minori non accompagnati, con un accompagnamento fino al raggiungimento della piena autonomia che prosegua oltre il compimento della maggiore età.</p>
<p>È inoltre essenziale mantenere e promuovere la piena applicazione delle disposizioni previste dalla legge 47/2017 che consentono ai Tribunali per i minorenni di affidare ai servizi sociali, al compimento della maggiore età e fino ai 21 anni, i giovani giunti in Italia come minori non accompagnati che hanno intrapreso un percorso di inclusione positivo e necessitano di una prosecuzione del supporto in questa fase particolarmente delicata della loro vita, affinché non siano esposti a marginalità e rischi di sfruttamento.</p>
<p>Alla luce dei principi di protezione dei minorenni e a partire dalla conoscenza diretta dei loro percorsi, le Organizzazioni chiedono al Parlamento che il superiore interesse dei minori non sia sacrificato in nome del controllo dell’immigrazione. Soltanto rafforzando le tutele per i minori e per tutte le persone più vulnerabili sarà possibile preservare il patrimonio giuridico costruito negli anni a loro tutela, di cui l’Italia deve andare fiera e che il Parlamento non può ignorare.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/nascosti-piena-vista-minori-migranti-con-le-famiglie-italia">https://www.savethechildren.it/blog-notizie/nascosti-piena-vista-minori-migranti-con-le-famiglie-italia</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> Dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali aggiornati al 31 maggio 2026, consultati il 15 luglio 2026 <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y">Presenza dei Minori stranieri non accompagnati in Italia</a></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div>
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		<title>Afghanistan, ago e filo per combattere la malnutrizione</title>
		<link>https://www.intersos.org/afghanistan-ago-e-filo-per-combattere-la-malnutrizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Kabul, INTERSOS ha avviato corsi di cucito che rappresentano per madri di bambini malnutriti una possibilità di reddito e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>A Kabul, INTERSOS ha avviato corsi di cucito che rappresentano per madri di bambini malnutriti una possibilità di reddito e speranza. </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">In una piccola aula di sartoria a Kabul, Yasamin Nabil trascorre le sue giornate insegnando a cucire a madri i cui figli soffrono di malnutrizione. Quella che può sembrare una semplice lezione di sartoria è, per queste donne, una possibilità di reddito, dignità, speranza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Afghanistan sta affrontando una delle crisi nutrizionali più gravi al mondo, con milioni di bambini colpiti dalla malnutrizione. La povertà, la disoccupazione e le limitate possibilità per le donne di lavorare hanno lasciato molte famiglie senza i mezzi per procurare cibo a sufficienza ai propri figli. Per rispondere a queste sfide, <strong>INTERSOS, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), ha avviato un&#8217;iniziativa integrata di salute, nutrizione e sostegno al reddito in cinque villaggi nella periferia di Kabul, a supporto delle famiglie con bambini malnutriti.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per molte delle donne che frequentano il corso, le difficoltà economiche sono una realtà quotidiana. «Il primo problema delle mie allieve è la povertà», spiega Yasamin. «Tutte hanno un figlio malnutrito a casa e nessuno su cui contare per riuscire a garantire cure e un’alimentazione adeguata ai propri figli. Si sono iscritte a questo programma per imparare un mestiere e trovare un modo per mantenere le loro famiglie.»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-117929" src="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/07/INTERSOS-AICS_Tailoring-Class-@Hasib-Hazinyar-11-1-1-scaled.jpg" alt="Afghanistan cucito malnutrizione" width="1920" height="1081" /></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il corso di sartoria, della durata di tre mesi, offre <strong>una formazione professionale pratica a 60 madri</strong> in cinque diverse sedi a Kabul. Partendo dalle basi, le partecipanti imparano a tagliare la stoffa, a usare le macchine da cucire e a realizzare diversi tipi di capi di abbigliamento tradizionale. Il progetto fornisce tutti i materiali necessari all&#8217;apprendimento, comprese macchine da cucire, tessuti, ferri da stiro, filo e altri strumenti. Le allieve si esercitano anche cucendo abiti per sé e per i propri figli, così possono acquisire sicurezza mentre realizzano capi utili per la famiglia. Per aiutare le donne a proseguire l&#8217;attività dopo il diploma e costruirsi una fonte di reddito, ogni partecipante riceverà un kit da sartoria. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Yasamin ha assistito a progressi notevoli tra le sue allieve. «Quando sono arrivate, alcune non sapevano nemmeno come si tiene un ago», racconta. «Oggi sono in grado di cucire capi completi, dal taglio della stoffa fino all&#8217;ultimo punto.» Oltre alle competenze tecniche, la formazione sta aiutando queste donne a ritrovare fiducia nella propria capacità di sostenere economicamente le loro famiglie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I corsi di sartoria sono stati pensati come una risposta duratura alla malnutrizione e alla povertà. <strong>Se l&#8217;assistenza alimentare aiuta le famiglie a soddisfare i bisogni immediati, la formazione professionale crea opportunità di reddito nel lungo periodo</strong>, permettendo alle madri di sostenere i propri figli e di ridurre la loro dipendenza dagli aiuti umanitari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre il corso volge al termine, le donne si preparano a portare a casa nuove competenze, opportunità e autonomia. Per Yasamin, il loro successo non si misura soltanto negli abiti che producono, ma nel futuro che stanno costruendo. Ogni punto cucito rappresenta un passo verso bambini più sani, famiglie più forti e un domani su cui poter sperare. </span></p>
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		<item>
		<title>Libia: come il supporto psicosociale protegge e trasforma la vita dei bambini rifugiati</title>
		<link>https://www.intersos.org/progetto-lisan-intersos-bambini-rifugiati-libia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/progetto-lisan-intersos-bambini-rifugiati-libia/">Libia: come il supporto psicosociale protegge e trasforma la vita dei bambini rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ><p><span style="font-weight: 400;">Dallo scoppio del conflitto in Sudan nel 2023, <strong>la Libia ha assistito a un flusso continuo di persone in cerca di sicurezza e oggi ospita oltre </strong></span><b>559.000 rifugiati sudanesi.</b><span style="font-weight: 400;"> Le persone e le famiglie in fuga dalla violenza affrontano viaggi lunghi e difficili, segnati da spostamenti spesso ripetuti, insicurezza diffusa e da un accesso limitato ai servizi e alle risorse di base. Molte di queste famiglie transitano, altre si stabiliscono in località come <strong>Sabha, Ajdabiya e Tripoli</strong>. <strong>Per i bambini l&#8217;impatto emotivo legato all&#8217;abbandono delle proprie case e alla situazione di instabilità è profondo e li rende fortemente vulnerabili e in urgente bisogno di protezione.</strong></span></p>
<h2>Il progetto LISAN e i Centri Baity</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per rispondere a questi bisogni cruciali, da gennaio 2025 INTERSOS porta avanti il progetto </span><b><i>Libia Safety Net and Resilience Programme for vulnerable communities</i></b><b> (LISAN)</b><span style="font-weight: 400;">, collaborando in un consorzio insieme al </span><b>Danish Refugee Council (DRC)</b><span style="font-weight: 400;"> e al </span><b>Norwegian Refugee Council (NRC)</b><span style="font-weight: 400;">. Resa possibile grazie al sostegno finanziario dell&#8217;Unione Europea, questa iniziativa mira a migliorare l&#8217;accesso ai servizi essenziali, promuovere comunità più sicure e rafforzare le capacità locali nel rispondere ai rischi di protezione affrontati dalle popolazioni vulnerabili, tra cui migranti, rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni e comunità ospitanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al centro della risposta di INTERSOS ci sono i </span><b>Centri Comunitari</b><span style="font-weight: 400;"> – chiamati anche &#8220;</span><b>Centri Baity</b><span style="font-weight: 400;">&#8221; –, che fungono da </span><b>spazi sicuri e protettivi per persone vulnerabili e a rischio a Tripoli</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Ajdabiya e Sabha</b><span style="font-weight: 400;">, con una particolare attenzione ai bambini. Riconoscendo che i più piccoli hanno bisogno di qualcosa di più della semplice incolumità fisica, INTERSOS si concentra sulla gestione dei casi individuali e sul supporto psicosociale come attività centrali di protezione. Gli assistenti sociali di INTERSOS offrono un pacchetto integrato di assistenza diretta e completa che include il </span><b>primo soccorso psicologico, la consulenza psicosociale e legale specializzata, e percorsi di orientamento mirati all&#8217;interno e all&#8217;esterno dell&#8217;organizzazione</b><span style="font-weight: 400;">. In parallelo, i giochi cooperativi e l&#8217;apprendimento emotivo, le attività di supporto psicosociale aiutano i bambini a elaborare i traumi, a sviluppare meccanismi positivi di adattamento e a restituire un senso di normalità alle loro vite.</span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img decoding="async" class="wp-image-117893" src="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/07/5-INTERSOS-e1784107077302.jpeg" width="1080" height="570" alt=""></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2>Le storie di <b>Khalil, Omar e Aisha</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;impatto di queste attività finanziate dall&#8217;UE è visibile soprattutto nei bambini che hanno trovato uno spazio sicuro all&#8217;interno dei Centri Baity. Nel 2024, i </span><b>gemelli di 11 anni Khalil e Omar</b><span style="font-weight: 400;"> sono stati costretti a fuggire dal Sudan con la loro famiglia. Il loro viaggio verso la Libia è stato straziante; hanno subito furti e vissuto nell’ insicurezza prima di stabilirsi in un campo per rifugiati sudanesi ad Ajdabiya. Il prolungato sfollamento ha avuto un forte impatto sul benessere emotivo dei ragazzi, ostacolando la loro capacità di interazione con gli altri. Dopo l&#8217;iscrizione al Centro Baity di INTERSOS, i gemelli hanno iniziato a frequentare sessioni strutturate di supporto psicosociale. Nel corso del tempo, queste attività hanno aiutato i fratelli a ritrovare fiducia e stabilità emotiva. Khalil e Omar hanno ricostruito relazioni positive con i loro coetanei e hanno scoperto modi sani per esprimersi, con Omar che ha trovato una gioia particolare nel disegno. Oggi non vedono l&#8217;ora di frequentare il centro ogni giorno, e la loro mamma si dice molto orgogliosa dei loro progressi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima della guerra, </span><b>Aisha, 9 anni</b><span style="font-weight: 400;">, si godeva un&#8217;infanzia pacifica in Sudan. Quando è arrivata a Sabha, la paura e l&#8217;incertezza dello sfollamento l&#8217;avevano resa profondamente chiusa in se stessa. Durante i suoi primi giorni al centro, Aisha si sentiva facilmente sopraffatta, evitava il contatto visivo e parlava a voce così bassa che si faceva fatica a sentirla. Per sostenerla, il team di INTERSOS ha introdotto attività strutturate di supporto psicosociale, specificamente progettate per aiutare i bambini a elaborare le proprie emozioni in modo sicuro. Attraverso il disegno, le carte delle emozioni ed esercizi interattivi, Aisha ha gradualmente imparato a riconoscere e comunicare i propri sentimenti, anziché piangere quando si sentiva in difficoltà. Grazie ai giochi di gruppo e ai giochi di ruolo, ha iniziato a stringere amicizie e a dare fiducia agli altri. Quella bambina un tempo così isolata si è trasformata in una ragazza emotivamente forte e sicura di sé, che ora partecipa attivamente alle decisioni di gruppo e condivide volentieri le cose con i suoi coetanei.</span></p>
<h3><strong>Per Khalil, Omar e Aisha, </strong><b>i Centri Baity di INTERSOS sono diventati molto più di un semplice posto dove andare durante il giorno. Sono ambienti di protezione vitali dove i bambini possono guarire dalle ferite invisibili del conflitto</b><span style="font-weight: 400;">. </span></h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/progetto-lisan-intersos-bambini-rifugiati-libia/">Libia: come il supporto psicosociale protegge e trasforma la vita dei bambini rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>CENTRI IN ALBANIA: IL TAVOLO IMMIGRAZIONE E ASILO LANCIA LA CAMPAGNA &#8220;RENDITI CONTO&#8221;</title>
		<link>https://www.intersos.org/centri-in-albania-il-tavolo-immigrazione-e-asilo-lancia-la-campagna-renditi-conto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 12:43:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tavolo Asilo e Immigrazione, di cui INTERSOS fa parte insieme ad altre organizzazioni, lancia una campagna per evidenziare quali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/centri-in-albania-il-tavolo-immigrazione-e-asilo-lancia-la-campagna-renditi-conto/">CENTRI IN ALBANIA: IL TAVOLO IMMIGRAZIONE E ASILO LANCIA LA CAMPAGNA &#8220;RENDITI CONTO&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il Tavolo Asilo e Immigrazione, di cui INTERSOS fa parte insieme ad altre organizzazioni, lancia una campagna per evidenziare quali siano i costi, non solo in termini economici, ma soprattutto umani e democratici, dei centri per i migranti che il Governo italiano ha costruito in Albania.</h2>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) </b><span style="font-weight: 400;">lancia la campagna </span><b><i>“RENDITI CONTO &#8211; Centri in Albania. Il costo non è solo economico”</i></b><span style="font-weight: 400;">, focalizzata sui costi umani e democratici dei centri per persone migranti costruiti dal governo Meloni in Albania.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La campagna prende forma sui canali digitali simulando </span><b>l’alert di un inatteso addebito di ben 74 milioni di euro*</b><span style="font-weight: 400;"> per la costruzione dei centri in Albania</span> <span style="font-weight: 400;">&#8211; la sola spesa pienamente documentabile del Protocollo Italia-Albania- e mette in luce alcuni aspetti del cosiddetto “modello Albania” rimasti sempre in ombra. Al di là del costo economico esorbitante di questo progetto che ha sottratto fondi alla collettività, </span><i><span style="font-weight: 400;">“RENDITI CONTO”</span></i><span style="font-weight: 400;"> punta un faro su ciò che troppo spesso resta invisibile: </span><b>i costi umani, sociali e democratici</b><span style="font-weight: 400;"> del modello Albania.</span></p>
<p><b>Il costo più alto</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>di questi centri lo pagano proprio</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>le persone trattenute</b><span style="font-weight: 400;">: isolate, private della libertà personale, spostate senza informazioni su destinazione e ragioni del trasferimento; persone che vedono i propri diritti alla salute e alla cura ostacolati, con accesso limitato alla tutela legale e per le quali anche la comunicazione con i familiari risulta estremamente difficile. Molte delle persone trattenute sperimentano una situazione di grave sofferenza psicologica, che porta a un’ampia somministrazione di psicofarmaci così come a ripetuti atti di autolesionismo, tentativi di </span><span style="font-weight: 400;">suicidio compresi. </span><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Sono sempre solo, ho paura</span></i><span style="font-weight: 400;">” oppure “A</span><i><span style="font-weight: 400;">ppena qualcuno mi dice qualcosa, io piango</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span><span style="font-weight: 400;"> o ancora </span><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Volevo il contratto, ma nessuno me lo ha fatto</span></i><span style="font-weight: 400;">”: sono alcune delle </span><span style="font-weight: 400;">eloquenti testimonianze delle persone trattenute raccolte durante le visite ai centri effettuate dal TAI.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Accanto al costo umano c’è un </span><b>costo democratico</b><span style="font-weight: 400;">: l’accesso alle informazioni è limitato anche per i parlamentari, una </span><b>mancanza di trasparenza</b><span style="font-weight: 400;"> che diventa opacità diffusa per i cittadini e sottrazione al controllo dell’opinione pubblica. Organizzazioni della società civile, operatori e operatrici dell’informazione e persino delegazioni parlamentari in visita ai centri hanno incontrato diverse difficoltà nell’ottenere dati essenziali sul numero delle persone trattenute, sulle procedure applicate e sulle condizioni di permanenza nei centri. Come se i centri italiani in Albania fossero luoghi in cui non vige lo stato di diritto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Infine, esiste un </span><b>costo economico</b><span style="font-weight: 400;"> che ricade sull’intera collettività: </span><b>oltre 670 milioni di euro</b><span style="font-weight: 400;"> fino al 2028 stando a quanto preventivato dal governo. Risorse sottratte a servizi davvero essenziali  che andrebbero a beneficio di tutta la società: asili nido, scuole, ospedali, posti in terapia intensiva, borse di specializzazione per il personale sanitario, potenziamento dei servizi socio-sanitari, assistenziali e di welfare.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nati per trattenere persone migranti soccorse in mare e gestirne le procedure accelerate di asilo lontano dal nostro territorio e poi trasformati in luoghi di detenzione amministrativa per persone già trattenute nei CPR italiani, </span><span style="font-weight: 400;">i centri italiani di Shëngjin e Gjadër </span><span style="font-weight: 400;">sono apparsi da subito problematici </span><span style="font-weight: 400;">e resta </span><span style="font-weight: 400;">irrisolta la questione della compatibilità di questo modello con il diritto europeo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie alla collaborazione con alcuni parlamentari italiani ed europei il TAI ha avuto accesso ai centri e condotto un monitoraggio indipendente, con cui ha denunciato </span><b>gravi criticità sul piano dei diritti, della trasparenza e delle garanzie</b><span style="font-weight: 400;"> sia nella fase iniziale del progetto, sia nella sua successiva estensione al trattenimento delle persone provenienti dai CPR italiani</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Quanto accade in Albania non riguarda soltanto le persone trattenute, ma l’intera società italiana: a Shëngjin e Gjadër vengono attuate pratiche che ledono la tutela dei diritti e la qualità della democrazia, in Italia e in Europa. Per questo il </span><b>TAI da tempo chiede la chiusura dei centri in Albania, in quanto luoghi di sofferenza non riformabili</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Lungi dall’essere una risposta efficace a esigenze reali, </span><b>con i centri oltre Adriatico il governo italiano sta sperimentando una forma inedita di delocalizzazione</b><span style="font-weight: 400;">, che sposta la frontiera oltre i confini nazionali e normalizza l’idea che sia possibile comprimere diritti e garanzie in spazi sempre più distanti dagli occhi dei cittadini e dal controllo pubblico. Un preoccupate salto di qualità nelle politiche di esternalizzazione, in atto da diversi anni anche a livello europeo, che non può essere corretto, ma che deve solo essere eliminato. Per tutti questi motivi </span><b>il TAI torna a chiedere con forza la chiusura dei centri e l’abbandono definitivo del modello Albania</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<pre>(foto di archivio)</pre>
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		<title>Bilancio Sociale 2025: un anno di reazione, riflessione e trasformazione in prima linea nelle emergenze umanitarie</title>
		<link>https://www.intersos.org/bilancio-sociale-intersos-2025-emergenze-umanitarie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bilancio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/bilancio-sociale-intersos-2025-emergenze-umanitarie/">Bilancio Sociale 2025: un anno di reazione, riflessione e trasformazione in prima linea nelle emergenze umanitarie</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><b>È online il Bilancio Sociale 2025 di INTERSOS, un documento che testimonia il nostro impegno nel rispondere alle peggiori crisi umanitarie e nel sostenere le popolazioni vulnerabili in un contesto internazionale eccezionalmente complesso. Il documento di quest&#8217;anno offre una panoramica sulle sfide affrontate, e sui traguardi raggiunti grazie alla dedizione dei nostri team sul campo.</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 2025 è stato segnato da un drammatico deterioramento del panorama globale e da un drastico crollo dei finanziamenti umanitari internazionali, guidato principalmente dal taglio dei fondi da parte degli Stati Uniti (passati da 11 a 2,5 miliardi di dollari). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie al contributo di </span><b>2.587 operatrici e operatori</b><span style="font-weight: 400;">, abbiamo implementato </span><b>229 progetti</b><span style="font-weight: 400;"> attivi in </span><b>22 Paesi</b><span style="font-weight: 400;">, riuscendo a raggiungere più di </span><b>3,7 milioni di persone</b><span style="font-weight: 400;">. Ma per noi questi non sono solo dati. Sappiamo che dietro ogni singolo numero ci sono donne, uomini, bambine e bambini colpiti da guerre, violenze e povertà estrema, costretti a vivere in condizioni di profonda fragilità. Ed è proprio per loro che le nostre operatrici e i nostri operatori lavorano ogni giorno: il </span><b>98,75% dei fondi</b><span style="font-weight: 400;"> complessivi è stato infatti destinato direttamente alle attività e ai progetti sul campo nelle missioni.</span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row limit-width boxed-row row-container" id="row-unique-4"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding triple-h-padding row-parent"><div class="row-background background-element">
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										</div><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="empty-space empty-double" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
<div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span style="color: #ffffff;">BILANCIO SOCIALE 2025</span></h2>
<p>
</div><div class="uncode_text_column" ></p>
<h4><span style="color: #ffffff;">I dati, le sfide e i traguardi dei nostri progetti in prima linea nelle emergenze umanitarie nel mondo.</span></h4>
<p>
</div><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/06/Bilancio-sociale-2026_25-giugno.pdf" class="custom-link btn btn-lg border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left" target="_blank">LEGGI IL DOCUMENTO</a></span></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><b>Il nostro intervento nel 2025: le persone al centro della risposta</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso dell’anno, INTERSOS ha mantenuto la propria presenza operativa in alcune delle crisi umanitarie più gravi e drammatiche al mondo, rafforzando la propria capacità di adattamento per raggiungere i luoghi in cui l’accesso resta più difficile:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Sudan:</b><span style="font-weight: 400;"> In quella che oggi è la più grave crisi umanitaria e il più grande focolaio di sfollamento al mondo, con milioni di persone colpite da conflitto, fame ed epidemie, abbiamo risposto garantendo assistenza medica, nutrizionale e psicologica salvavita nel Darfur e negli stati di Kassala, River Nile e Port Sudan.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Afghanistan:</b><span style="font-weight: 400;"> Nonostante la durissima &#8220;crisi nella crisi&#8221; provocata dal taglio dei fondi internazionali e dalle severe restrizioni per donne e ragazze, abbiamo gestito 50 centri sanitari di base per non lasciare indietro le comunità delle zone più remote e i milioni di cittadini rientrati forzatamente dai paesi confinanti.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Ucraina:</b><span style="font-weight: 400;"> Davanti ad attacchi sistematici che colpiscono senza sosta le infrastrutture civili ed energetiche, esponendo la popolazione a rigide temperature invernali, non abbiamo atteso i pazienti in strutture fisse: i nostri team multidisciplinari e mobili hanno raggiunto i villaggi isolati per portare cure, supporto psicologico e legale direttamente a chi non poteva spostarsi, come anziani e persone con disabilità.</span><b style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;"> </b></li>
</ul>
<h2><b>Un approccio integrato multisettoriale</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per rispondere a scenari così complessi, INTERSOS ha messo in atto / utilizzato /applicato un approccio multisettoriale, mirato ad alleviare le sofferenze e a restituire autonomia decisionale alle persone. Nel 2025, il cuore pulsante dei nostri interventi si è concentrato nei settori della </span><b>Protezione (45%)</b><span style="font-weight: 400;">, — in particolare minori e donne sopravvissute a violenza di genere —, e della </span><b>Salute e Nutrizione (32%)</b><span style="font-weight: 400;">, per assicurare l&#8217;accesso a cure mediche vitali e contrastare la malnutrizione infantile. A questi si affiancano i programmi di Sicurezza Alimentare (8%), Distribuzioni e Ripari d&#8217;Emergenza (7%), l’Istruzione in Emergenza (4%) e i servizi idrico-sanitari legati ad Acqua e Igiene (4%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Bilancio Sociale 2025 non è solo uno strumento di rendicontazione, ma è il racconto collettivo di un&#8217;organizzazione che — mentre avvia ufficialmente il proprio </span><i><span style="font-weight: 400;">Piano Strategico 2026-2029</span></i><span style="font-weight: 400;"> e l&#8217;</span><i><span style="font-weight: 400;">Humanitarian Enterprise Framework</span></i><span style="font-weight: 400;"> — riafferma con forza la propria identità originaria: <strong>mettere al centro l&#8217;essere umano, valorizzare la leadership locale e proteggere la vita ovunque sia minacciata.</strong></span></p>
</div><span class="btn-container" ><a role="button"  href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/06/Bilancio-sociale-2026_25-giugno.pdf" class="custom-link btn border-width-0 btn-color-214091 btn-flat btn-icon-left" target="_blank">scarica il documento</a></span></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Decreto-legge Patto europeo migrazione e asilo: chiediamo al Parlamento centralità dei diritti dei minorenni</title>
		<link>https://www.intersos.org/decreto-legge-patto-europeo-migrazione-e-asilo-chiediamo-al-parlamento-centralita-dei-diritti-dei-minorenni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DDL Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[minori non accompagnati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non rinunci al suo ruolo di Paese promotore dei diritti dei minori migranti, ampiamente riconosciuto a livello europeo grazie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/decreto-legge-patto-europeo-migrazione-e-asilo-chiediamo-al-parlamento-centralita-dei-diritti-dei-minorenni/">Decreto-legge Patto europeo migrazione e asilo: chiediamo al Parlamento centralità dei diritti dei minorenni</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L’Italia non rinunci al suo ruolo di Paese promotore dei diritti dei minori migranti, ampiamente riconosciuto a livello europeo grazie alla Legge Zampa. Questo l&#8217;appello che facciamo insieme ad altre 21 organizzazioni del Tavolo minori migranti.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>È in corso in Senato la discussione sulla conversione in legge del decreto-legge n. 100 del 12 giugno 2026. L’atto contiene importanti norme di attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che avranno forti ricadute anche sui percorsi di bambini, bambine e adolescenti migranti.</p>
<p><em>“I diritti dei minori rischiano di restare nell’ombra, invece dovrebbero essere messi al centro dell’esame parlamentare. Tra le regole del Patto europeo vi sono infatti anche misure fortemente restrittive per i minori e le famiglie; regole che sino ad oggi, nonostante un contesto progressivamente più restrittivo in materia di migrazioni, il nostro ordinamento giuridico non aveva mai contemplato. Chiediamo che l’Italia non rinunci al suo ruolo di Paese promotore dei diritti dei minori migranti, ampiamente riconosciuto a livello europeo grazie all’adozione della L.47/2017 (Legge Zampa). Ci aspettiamo che, nell’attuazione delle norme europee, il nostro Paese tenga alti i principi di tutela e protezione dei minorenni, alcuni dei quali sono riconosciuti anche dal Patto, come il principio del superiore interesse del minore e il diritto all’accoglienza in luogo adeguato”. </em></p>
<p>Lo dichiarano 22 Organizzazioni del Tavolo Minori Migranti, coordinato da Save the Children: <strong>ActionAid Italia, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty International Italia, Associazione Agevolando, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIR-Consiglio Italiano per i Rifugiati, CISMAI, CNCA, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, Emergency, Fondazione Terre des Hommes Italia, INTERSOS, Oxfam Italia, Salesiani per il Sociale, Save the Children, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete.</strong></p>
<p>Le Organizzazioni chiedono al Parlamento di garantire, anche apportando al testo le necessarie modifiche, un solido ancoraggio della legislazione nazionale di attuazione del Patto europeo ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nel pieno rispetto della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nel solco della tradizione e della civiltà giuridica italiana, per la quale i bambini, le bambine e gli adolescenti che arrivano in Italia sono innanzitutto minorenni da proteggere e tutelare.</p>
<p>La riforma epocale introdotta dal Patto definisce un perimetro di regole restrittive per i diritti di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, ma lascia agli Stati membri importanti margini di discrezionalità, che consentono di adottare le soluzioni più tutelanti possibili nei confronti delle persone vulnerabili, compresi i minori.</p>
<p>L’Italia, al pari degli altri Stati membri, può ancora compiere scelte decisive per tutelare la salute, il benessere, l’accoglienza e tutti gli altri diritti di bambini, bambine e adolescenti, che già tante sofferenze hanno dovuto affrontare attraverso un viaggio che in molti casi non hanno neanche scelto di fare.</p>
<p><em>“È proprio nella capacità di proteggere i minori e tutte le persone più vulnerabili che si misureranno le nuove norme anche in Italia. I rischi di </em><em>trattenimento generalizzato e di limitazione della libertà di circolazione di minori e famiglie alle frontiere e del loro ingresso in procedure sommarie e inadeguate a rispondere ai loro bisogni specifici, senza un attento intervento normativo li espongono a ulteriore incertezza, angoscia e traumi, e bloccano l’accesso ai loro diritti.”  </em></p>
<p>Avendo una delle normative più avanzate d’Europa in materia di tutela dei diritti dei minori stranieri non accompagnati e potendo contare sul coordinamento tra i diversi attori realizzato negli anni per la redazione di procedure operative in materia di vulnerabilità, l’Italia possiede già tutto ciò che serve a garantire il pieno rispetto dei diritti e la risposta ai bisogni di bambini, bambine e adolescenti soli. Il Patto, nonostante le sue evidenti criticità più volte sottolineate, può comunque offrire l’occasione per rafforzare il sistema, colmando le sue carenze, anziché scivolare in derive dannose. Preservare e rafforzare questo modello sarà essenziale nell’attuazione delle norme relative all’accoglienza, potenziando le strutture e garantendo standard omogenei e rispondenti ai bisogni dei minori, all’accertamento dell’età, anche grazie al potenziamento delle équipe multidisciplinari, e al sistema della tutela volontaria.</p>
<p>È invece allarmante che il Patto consenta che bambini, bambine e adolescenti, non accompagnati e in famiglia, siano sottoposti a trattenimento, che non è mai nel loro superiore interesse<em>, oltre che a limitazioni della libertà di circolazione, e che gli stessi possano essere inseriti in procedure accelerate di esame delle domande d’asilo, caratterizzate da inferiori garanzie</em>.</p>
<p><em>“Alla luce dei principi di protezione dei minorenni e a partire dalla conoscenza diretta dei loro percorsi, come Organizzazioni di tutela chiediamo al Parlamento che il loro superiore interesse prevalga e non sia sacrificato in nome del controllo dell’immigrazione, e in particolare che i minori non vengano mai sottoposti a trattenimento, fermo per accertamenti, e altre forme di privazione della libertà personale o limitazione della libertà di circolazione. Chiediamo inoltre di assicurare che le loro domande di protezione internazionale vengano sempre esaminate con procedura ordinaria e non con procedure accelerate, caratterizzate da un inferiore livello di garanzie”.</em></p>
<p>Solo attraverso un approccio che rafforzi le garanzie nell’attuazione del Patto e non applichi pedissequamente le sue norme meno tutelanti per le persone vulnerabili, tra cui i minori, l’Italia potrà evitare di intaccare la tenuta dei principi della propria tradizione giuridica nella tutela dei minorenni e garantire che questa grande riforma guardi ai loro diritti, consolidando il sistema di protezione. In questo passaggio decisivo dell’attuazione, il coinvolgimento di istituzioni, enti locali e società civile sarà determinante e il Parlamento dovrebbe tenerne attentamente conto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/decreto-legge-patto-europeo-migrazione-e-asilo-chiediamo-al-parlamento-centralita-dei-diritti-dei-minorenni/">Decreto-legge Patto europeo migrazione e asilo: chiediamo al Parlamento centralità dei diritti dei minorenni</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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		<title>“Giù le mani dai bambini”: un appello urgente per la tutela dei minori stranieri</title>
		<link>https://www.intersos.org/giu-le-mani-dai-bambini-un-appello-urgente-per-la-tutela-dei-minori-stranieri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:04:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>INTERSOS aderisce all&#8217;appello &#8220;Giù le mani dai bambini&#8221;, promosso da una coalizione di organizzazioni del terzo settore impegnate nella tutela [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/giu-le-mani-dai-bambini-un-appello-urgente-per-la-tutela-dei-minori-stranieri/">“Giù le mani dai bambini”: un appello urgente per la tutela dei minori stranieri</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>INTERSOS aderisce all&#8217;appello &#8220;Giù le mani dai bambini&#8221;, promosso da una coalizione di organizzazioni del terzo settore impegnate nella tutela dei minori stranieri, che ha l&#8217;obiettivo di porre un argine alle politiche europee e nazionali che stanno progressivamente smantellando il sistema dei diritti di tutte le persone migranti, in particolar modo dei minori.</b><b>  </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Domenica sera, in occasione del Social Fest al Welcome Center, è stato presentato </span><a href="https://civicozero.eu/wp-content/uploads/2026/06/APPELLO-GIU-LE-MANI-DAI-BAMBINI.pdf" target="_blank" rel="noopener"><b>l&#8217;appello &#8220;Giù le mani dai bambini&#8221;</b></a><span style="font-weight: 400;">, sostenuto da INTERSOS insieme a ActionAid Italia, Agevolando, Amnesty International Italia, Arci, Cidas, Civicozero, CNCA, La Grande Casa, Nonna Roma, Oxfam Italia, Refugees Welcome, SOS Villaggi dei Bambini, Spes contra spem, Terre des Hommes e Tutori in rete.</span></p>
<p><b>L&#8217;appello, chiede impegni formali e verificabili su tre nodi critici:</b></p>
<h4><b>1) Difesa del prosieguo amministrativo fino a 21 anni</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcune forze politiche da tempo minacciano di ridurre drasticamente le tutele per i </span><i><span style="font-weight: 400;">neo-maggiorenni</span></i><span style="font-weight: 400;">, modificando la norma attuale per tagliare il prosieguo amministrativo dai 21 ai 19 anni. Ciò toglierebbe due anni fondamentali di supporto a ragazzi e ragazze nel pieno del loro percorso di inserimento, esponendoli all’irregolarità e condannandoli alla criminalità e allo sfruttamento, scaricando sui territori i costi sociali ed economici che ne derivano. </span></p>
<p><b>L&#8217;impegno richiesto:</b><span style="font-weight: 400;"> bloccare con ogni mezzo disponibile sul nascere questa modifica, mantenendo la tutela fino ai 21 anni così come previsto dalla Legge Zampa. </span></p>
<h4><b>2) Moratoria sull’identificazione biometrica dei bambini</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo estende la raccolta obbligatoria dei dati biometrici (impronte digitali e foto del volto) a partire dai 6 anni. È un trattamento lesivo della dignità dell’infanzia, che criminalizza i minori alle frontiere europee. </span></p>
<p><b>L’impegno richiesto:</b><span style="font-weight: 400;"> Promuovere e coordinare un’iniziativa politica in Europa per una moratoria immediata sull’applicazione del rilievo biometrico sotto i 14 anni. </span></p>
<h4><b>3) Esclusione di tutti i Minori stranieri non accompagnati dalle procedure di frontiera accelerate</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Le procedure accelerate e di frontiera introdotte dal Patto eliminano il principio fondamentale del &#8220;Superiore Interesse del Minore&#8221;.  </span></p>
<p><b>L’impegno richiesto:</b><span style="font-weight: 400;"> Modificare il patto affinché i minori siano espressamente esclusi da tali procedure. </span></p>
<p><strong>La tutela dei diritti non è né negoziabile né comprimibile, ma anzi una prerogativa imprescindibile per la difesa reale della sicurezza e della legalità.  </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La campagna proseguirà con la raccolta di adesioni che andrà avanti per i prossimi mesi, con l&#8217;obiettivo di misurare concretamente l&#8217;impatto delle politiche in corso sui percorsi di vita dei minori.  </span></p>
<p><a href="https://sites.google.com/view/giulemanidaibambini" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3e91d2;"><b>Firma l’appello qui.</b></span></a></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-117574" src="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/06/banner-form.jpg" alt="giù le mani dai bambini" width="1600" height="400" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/giu-le-mani-dai-bambini-un-appello-urgente-per-la-tutela-dei-minori-stranieri/">“Giù le mani dai bambini”: un appello urgente per la tutela dei minori stranieri</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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		<title>Afghanistan: il ritorno forzato di Abdullah dopo 23 anni passati in Iran</title>
		<link>https://www.intersos.org/afghanistan-il-ritorno-forzato-di-abdullah-dopo-23-anni-passati-in-iran/</link>
					<comments>https://www.intersos.org/afghanistan-il-ritorno-forzato-di-abdullah-dopo-23-anni-passati-in-iran/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo nel 2025, più di 2,9 milioni di persone sono state costrette a rientrare dall&#8217;Iran e dal Pakistan in Afghanistan, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/afghanistan-il-ritorno-forzato-di-abdullah-dopo-23-anni-passati-in-iran/">Afghanistan: il ritorno forzato di Abdullah dopo 23 anni passati in Iran</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: 400;">Solo nel 2025, più di 2,9 milioni di persone sono state costrette a rientrare dall&#8217;Iran e dal Pakistan in Afghanistan, esercitando un’ulteriore pressione su comunità e servizi già al limite delle loro capacità. Grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea, INTERSOS sta ampliando l’accesso ai servizi sanitari, nutrizionali e di protezione nelle principali aree di insediamento dei rimpatriati in Afghanistan occidentale, sud-occidentale e meridionale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo aver trascorso 23 anni nella Repubblica Islamica dell’Iran, Abdullah, 57enne di origine afghana, non avrebbe mai immaginato di dover ricominciare tutto da capo in Afghanistan. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Abdullah, il ritorno non è stata una scelta. Arrestato ed espulso dalle autorità iraniane, è stato costretto a lasciare la moglie e i quattro figli, tutti affetti da disabilità causate da una malattia genetica. La sua famiglia è riuscita a raggiungerlo alcune settimane dopo, ma le difficoltà non hanno fatto che aumentare. «<em>Sono stato costretto a lasciare mia moglie e i miei quattro figli disabili. Non avevo altra scelta</em>», ricorda Abdullah. «<em>Mio figlio maggiore ha 22 anni e non può camminare né stare in piedi da solo. Vorrei che tutti i miei figli potessero ricevere cure, ma è semplicemente al di là delle mie possibilità</em>».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come migliaia di altri rimpatriati, Abdullah è arrivato in Afghanistan con poche risorse e una rete di sostegno limitata. Sebbene l’assistenza umanitaria ai valichi di frontiera fornisca un sollievo immediato, la vera sfida inizia dopo che le famiglie raggiungono le zone di insediamento, dove devono trovare un alloggio, un reddito, assistenza sanitaria e un modo per ricominciare la propria vita. Consapevole di questa grave lacuna,<strong> INTERSOS ha attivato e potenziato le strutture sanitarie nei distretti che ospitano un gran numero di rimpatriati</strong>. Grazie a queste strutture, le famiglie dei rimpatriati possono accedere all’assistenza sanitaria di base, ai farmaci essenziali, ai servizi nutrizionali e al sostegno per la protezione vicino a dove vivono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Abdullah, questo sostegno è diventato un&#8217;ancora di salvezza. INTERSOS ha fornito alla sua famiglia un contributo in denaro una tantum, visite mediche gratuite e medicinali tramite una struttura sanitaria nelle vicinanze. «<em>Da quando siamo tornati, INTERSOS ci ha aiutato con le cure e i medicinali. Ogni volta che qualcuno in famiglia si ammala, sappiamo che c’è una clinica dove possiamo andare</em>», racconta. «<em>Almeno non siamo più preoccupati di come gestire un’emergenza sanitaria</em>».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da agosto 2021, l’Afghanistan sta affrontando una crisi umanitaria sempre più grave, causata dalle difficoltà economiche, dall’accesso limitato ai servizi essenziali e dai ripetuti sfollamenti. <strong>Solo nel 2025, più di 2,9 milioni di persone sono tornate in Afghanistan dall’Iran e dal Pakistan</strong>, esercitando un’ulteriore pressione su comunità e servizi già al limite delle loro capacità. <strong>Grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea, INTERSOS ha ampliato l’accesso ai servizi sanitari, nutrizionali e di protezione</strong> nelle principali aree di insediamento dei rimpatriati in Afghanistan occidentale, sud-occidentale e meridionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi Abdullah guadagna un modesto reddito guidando un risciò a noleggio, cedendo una parte significativa dei suoi guadagni giornalieri al proprietario del veicolo. La sua famiglia di sei persone vive in una piccola e fragile casa di fango nella provincia di Nimroz, pagando 2.000 afghani di affitto mensile. La provincia è nota per i suoi venti impetuosi e ogni tempesta porta con sé una nuova paura. «<em>Quando il vento soffia forte, temiamo che la casa ci crolli addosso mentre dormiamo</em>», dice Abdullah. Dopo aver perso la vita che si erano costruiti in Iran nel corso di due decenni, la famiglia deve ora affrontare l’incertezza di sopravvivere in una casa che offre scarsa protezione dalle intemperie. Eppure, nonostante queste difficoltà, la struttura sanitaria vicina, sostenuta da INTERSOS, offre un senso di sicurezza. Sapere che l’assistenza sanitaria e i medicinali sono disponibili gratuitamente ha alleggerito un peso su una famiglia già alle prese con molte altre difficoltà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto dimostra come servizi sanitari continuativi nelle aree di insediamento dei rimpatriati possano aiutare le famiglie ad andare oltre la semplice sopravvivenza immediata e a iniziare a ricostruire le proprie vite. Garantendo un accesso continuo ai servizi sanitari, nutrizionali e di protezione nei luoghi in cui i rimpatriati si stabiliscono, INTERSOS sta aiutando le famiglie vulnerabili ad affrontare il futuro con maggiore dignità e resilienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abdullah deve ancora affrontare molte sfide, ma non le affronta più da solo. Sapere che l’assistenza sanitaria è disponibile vicino a casa gli dà tranquillità e speranza per il futuro dei suoi figli. «Abbiamo bisogno che questi servizi continuino», dice. «Per famiglie come la mia, questa clinica significa tutto. Non siamo più costantemente preoccupati di cosa succederà se qualcuno in famiglia si ammala».</span></p>
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		<title>Dalla migrazione alla solidarietà: la storia di Nataliya e di tante donne</title>
		<link>https://www.intersos.org/dalla-migrazione-alla-solidarieta-la-storia-di-nataliya-e-di-tante-donne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 11:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, pubblichiamo il testo scritto da Nataliya, una donna ucraina che fa parte rete [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/dalla-migrazione-alla-solidarieta-la-storia-di-nataliya-e-di-tante-donne/">Dalla migrazione alla solidarietà: la storia di Nataliya e di tante donne</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, pubblichiamo il testo scritto da Nataliya, una donna ucraina che fa parte rete di VOC, il nostro progetto, sostenuto da Unhcr, che vede coinvolti volontari provenienti da diversi Paesi, diventati punti di riferimento per le loro comunità in Italia.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La giornata di oggi è dedicata a tutte le persone che hanno dovuto lasciare la propria casa, il proprio Paese, gli affetti e le proprie radici per cercare sicurezza, dignità e un futuro migliore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anch&#8217;io faccio parte di questa storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono arrivata in Italia più di vent&#8217;anni fa. Come tante donne provenienti dall&#8217;Europa dell&#8217;Est, ero partita dall&#8217;Ucraina con un sogno semplice: lavorare per un anno, aiutare economicamente la mia famiglia e permettere ai miei figli di studiare. Pensavo che sarei tornata presto a casa con qualche risparmio e con la possibilità di costruire un futuro migliore per loro. </span><span style="font-weight: 400;">La realtà, però, è stata diversa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La distanza dai miei figli era dolorosa. Mi mancavano ogni giorno. In quegli anni molte donne arrivavano in Italia senza conoscere la lingua, senza informazioni sui propri diritti e spesso senza una rete di sostegno. Eravamo vulnerabili e molte persone approfittavano di questa situazione, sfruttando il bisogno di lavoro e la scarsa conoscenza delle leggi italiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche io ho incontrato tante donne che vivevano difficoltà simili alle mie: problemi di salute, lavori precari, solitudine e paura. </span><span style="font-weight: 400;">La svolta è arrivata quando una ragazza polacca mi fece conoscere la CGIL. Lì frequentai un corso di lingua italiana per stranieri e scoprii la possibilità di ricevere consulenza legale gratuita. Quel luogo cambiò la mia vita. </span><span style="font-weight: 400;">Attraverso i corsi ho conosciuto donne provenienti da diversi Paesi, accomunate dallo stesso desiderio: sostenere le proprie famiglie e costruire una vita dignitosa. Insieme abbiamo imparato la lingua, conosciuto i nostri diritti e doveri e scoperto i servizi presenti sul territorio napoletano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poco alla volta abbiamo iniziato ad aiutarci reciprocamente. Accompagnavamo le nuove arrivate negli uffici pubblici, traducevamo documenti, fornivamo informazioni e sostegno. Ci impegnavamo affinché nessuna donna fosse vittima di sfruttamento, truffe o violenze. </span><span style="font-weight: 400;">Così è iniziata la nostra storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra rete di solidarietà è cresciuta rapidamente. Sempre più persone si rivolgevano a noi non solo per ottenere informazioni, ma anche per trovare ascolto, conforto e comprensione. Molte donne avevano semplicemente bisogno di incontrare qualcuno che avesse vissuto la loro stessa esperienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il tempo anche gli enti pubblici, in particolare gli ospedali e i servizi territoriali, hanno iniziato a riconoscere il valore del nostro lavoro e a collaborare con noi. </span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo capito che l&#8217;unione era la nostra forza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poiché il numero delle donne provenienti dall&#8217;Europa dell&#8217;Est continuava ad aumentare, l&#8217;avvocata Liana Nesta ci suggerì di costituire un&#8217;associazione. Grazie al suo sostegno, nel 2003 nacque l&#8217;Associazione Donne dell&#8217;Est.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra missione è fornire supporto e orientamento per l&#8217;inserimento sociale, economico, lavorativo, linguistico, culturale e scolastico dei migranti, favorendo anche l&#8217;accesso alle cure sanitarie e alla prevenzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso degli anni abbiamo costruito una rete sempre più ampia di collaborazioni con enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore a livello cittadino, regionale e nazionale. Attraverso queste collaborazioni abbiamo potuto sostenere migliaia di persone migranti nel loro percorso di integrazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Dal febbraio 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, il nostro impegno è diventato ancora più intenso.</strong> Abbiamo ricevuto migliaia di richieste di aiuto da parte di donne, bambini e famiglie in fuga dal conflitto. Grazie alla collaborazione con le istituzioni e le associazioni del territorio siamo riusciti a offrire supporto materiale, orientamento burocratico e accompagnamento ai servizi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo partecipato agli incontri delle associazioni della diaspora ucraina, promosso attività culturali e di aggregazione e sviluppato iniziative dedicate ai rifugiati, con particolare attenzione ai bambini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro momento importante del mio percorso è stato<strong> l&#8217;ingresso, nel maggio 2022, nel progetto Community Outreach Volunteer di INTERSOS, sostenuto da UNHCR.</strong> Questo programma di formazione per volontari mi ha permesso di acquisire nuove competenze nell&#8217;orientamento e nel supporto ai rifugiati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per me è stata una nuova rinascita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie alla mia esperienza come mediatrice culturale e linguistica per diverse organizzazioni, ho arricchito il mio bagaglio professionale e umano. Oggi posso condividere queste conoscenze non solo con la mia comunità, ma con tutte le persone migranti che hanno bisogno di sostegno e che non vogliono sentirsi sole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto VOC ci ha resi ancora più uniti e più forti. Ci ha insegnato che ogni persona che riceve aiuto può diventare, a sua volta, una risorsa per gli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia storia è la storia di molte donne. Donne che sono partite per necessità, che hanno affrontato sacrifici enormi, ma che hanno trasformato il dolore della distanza in una forza capace di generare accoglienza, solidarietà e cambiamento.</span></p>
<p><strong>Perché quando una comunità si unisce, nessuno è più solo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il diritto di diventare adulti: il passaggio fragile dei minori non accompagnati verso l’autonomia</title>
		<link>https://www.intersos.org/giovani-adulti-e-minori-non-accompagnati-grecia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per molti minori non accompagnati diventare maggiorenni significa perdere, quasi da un giorno all’altro, il sistema di protezione costruito intorno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/giovani-adulti-e-minori-non-accompagnati-grecia/">Il diritto di diventare adulti: il passaggio fragile dei minori non accompagnati verso l’autonomia</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Per molti minori non accompagnati diventare maggiorenni significa perdere, quasi da un giorno all’altro, il sistema di protezione costruito intorno a loro. Il report </b><b><i>The Right to Adulthood</i></b><b> racconta cosa accade in questo vuoto in Grecia: tra burocrazia, precarietà abitativa e il rischio di sfruttamento, ma anche il lavoro quotidiano per costruire percorsi reali di autonomia.</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa accade quando un ragazzo compie 18 anni? Cosa succede quando da un giorno all’altro, il sistema che fino a quel momento lo riconosceva come minore e lo proteggeva, si interrompe? Come può sostenersi un ragazzo quando, ormai considerato adulto, non ha più accesso alle strutture di accoglienza, alla tutela legale e all’accompagnamento sociale?Per molti minori stranieri non accompagnati, il passaggio alla maggiore età non rappresenta l’inizio di una nuova autonomia, ma l’apertura di un vuoto di protezione. È questa la realtà che INTERSOS HELLAS osserva ogni giorno in Grecia e da cui nasce il report </span><b><i><a href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2026/06/Summary_Protection-for-all-Minors_Path-to-safety-2.pdf">The Right to Adulthood</a>, </i></b><span style="font-weight: 400;">realizzato nell’ambito del progetto “</span><b>Protection for all Minors: Path to Safety and Stability”</b><span style="font-weight: 400;">, tra marzo 2025 e febbraio 2026.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il report analizza le difficoltà incontrate da minori non accompagnati e giovani adulti nel percorso verso l’autonomia. In Grecia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel sistema di protezione, molti ragazzi continuano a vivere in condizioni di estrema precarietà. Al 1 gennaio 2026, </span><b>1.716 minori non accompagnati risultavano presenti nelle strutture di accoglienza del paese</b><span style="font-weight: 400;">. Ma questo dato non restituisce l’intera dimensione del fenomeno: il numero di chi vive fuori dal sistema formale di accoglienza, spesso in condizioni insicure o invisibili, resta incerto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ha raggiunto 143 persone, un numero apparentemente contenuto, ma che racconta in realtà un lavoro intensivo, costruito con impegno, persona per persona. Di questi presi a carico, il 90,9% sono ragazzi e 9,1% ragazze, principalmente giovani adulti tra i 18 e i 21 anni (arrivando in alcuni casi anche a 23 anni), e con attività rivolte anche a minori di 16 e 17 anni, prossimi alla maggiore età. La maggior parte proviene dall’Egitto e dalla Somalia, ma tra i beneficiari ci sono anche giovani originari di Afghanistan, Siria, Congo, Yemen, Pakistan, Palestina, Sudan, Etiopia, Myanmar e Turchia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><b>Perché i giovani adulti sono più vulnerabili?</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">In Grecia, per questi ragazzi, diventare maggiorenni significa spesso </span><b>perdere l’accesso alle strutture per minori non accompagnati e al sistema di tutela</b><span style="font-weight: 400;">. Chi ha 17 anni o è vicino ai 18 rischia inoltre di non essere più considerato una priorità dai meccanismi di accoglienza, mentre la nomina di un tutore legale può arrivare tardi o non arrivare affatto. Senza un tutore, anche attività essenziali come iscriversi a scuola, accedere a percorsi formativi o regolarizzare la propria posizione lavorativa diventano più complesse.</span></p>
<p><b>La casa è una delle prime emergenze.</b><span style="font-weight: 400;"> Nella regione Attica, molti giovani vivono in condizioni di insicurezza abitativa, condividono alloggi sovraffollati con connazionali o rischiano la strada. Il lavoro è un altro nodo centrale. Il report evidenzia che </span><b>molti giovani sono già inseriti in forme di lavoro informale, irregolare e spesso pericoloso,</b><span style="font-weight: 400;"> soprattutto nel settore delle costruzioni. Non si tratta semplicemente di mancanza di occupazione, ma di una condizione in cui il lavoro esiste, ma è precario, non dichiarato e talvolta sfruttante. A tutto ciò si aggiunge infine la </span><b>mancanza di documenti</b><span style="font-weight: 400;">. Le difficoltà nell’ottenere un codice fiscale, un numero di sicurezza sociale, un conto bancario o un contratto regolare alimentano un circolo vizioso: per lavorare legalmente servono documenti, ma per ottenere alcuni documenti è spesso necessario dimostrare di avere già un lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto aumentano i rischi di sfruttamento. Alcuni giovani vengono avvicinati da persone che promettono di “sistemare i documenti” in cambio di denaro o lavoro. Altri accettano condizioni dure, paghe basse o non corrisposte, perché non vedono alternative. A rendere tutto più difficile c’è poi la scarsa conoscenza della lingua greca e dei propri diritti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><b>La risposta di INTERSOS</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro di INTERSOS HELLAS parte dai bisogni più urgenti e concreti: capire la situazione di ogni ragazzo, ricostruire il suo percorso, individuare i rischi e accompagnarlo passo dopo passo nei servizi di cui ha bisogno. Questo significa aiutarlo a orientarsi tra uffici pubblici, documenti, visite mediche, ricerca di un alloggio e percorsi legali, ma anche prepararlo a entrare nel mercato del lavoro in modo più sicuro: dalla scrittura del CV alla conoscenza dei propri diritti, fino al contatto con opportunità formative e lavorative. Accanto a questo, i corsi di greco e i laboratori sulle competenze quotidiane diventano strumenti essenziali per uscire dall’isolamento e costruire autonomia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel primo anno di attività sono state realizzate </span><b>547 sessioni individuali</b><span style="font-weight: 400;"> di supporto, 85 persone hanno partecipato ai corsi di lingua greca e 78 ai workshop. Tra questi, quindici beneficiari hanno trovato una soluzione abitativa e quattro sono riusciti ad accedere a un impiego regolare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono numeri che raccontano un impatto concreto, ma anche un bisogno molto più ampio. Come sottolinea il report, interventi mirati, flessibili e su piccola scala possono produrre risultati significativi e misurabili nella vita dei giovani accompagnati. </span><b>Ma il problema resta strutturale e, troppo spesso, invisibile.</b><span style="font-weight: 400;"> Riguarda chi è arrivato in Europa immaginando un futuro più sicuro, e si ritrova invece a fare i conti con lavori duri e instabili, procedure difficili da comprendere e responsabilità troppo pesanti per la propria età. Rendere visibile questo passaggio è il primo passo per costruire risposte più adeguate e continuative.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intersos.org/giovani-adulti-e-minori-non-accompagnati-grecia/">Il diritto di diventare adulti: il passaggio fragile dei minori non accompagnati verso l’autonomia</a> proviene da <a href="https://www.intersos.org">Intersos</a>.</p>
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