Venezuela, cosa serve nelle aree remote e di confine

Il Venezuela vive da diversi anni una grave crisi socio-politica ed economica che ha provocato a sua volta una delle più grandi crisi di rifugiati al mondo. Nello stato di Amazonas e in quello di Apure, aiutiamo la popolazione più vulnerabile, garantendo loro protezione, accesso alla salute, accesso all’acqua pulita e istruzione.

Attualmente sono 7.6 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari in Venezuela, circa un venezuelano su 4, e milioni di persone non hanno accesso a quantità di cibo sufficienti né a un’assistenza sanitaria adeguata, perché la crisi economica ha eroso le infrastrutture sanitarie e i servizi essenziali del Paese. 4,3 milioni di persone hanno scarso accesso ai servizi igienici e all’acqua potabile, che manca anche nelle strutture sanitarie e in quelle educative.

Il sistema scolastico del paese è sempre più fragile, con infrastrutture inadeguate, mancanza di personale docente, riduzione degli orari di apprendimento e interruzioni. Si stima che 900.000 bambini siano fuori dalla scuola, almeno 1,3 milioni sono a rischio di abbandono e 270.000 sono in condizioni di vulnerabilità, con un conseguente aumento per bambini e adolescenti del rischio di subire violenza, sfruttamento, lavoro minorile e traffico di esseri umani. 

L’inflazione nel paese è in continua crescita: tra il 2022 e il 2023 il costo dei beni alimentari di base è aumentato di quasi il 350%, con un conseguente aumento dell’insicurezza alimentare tra la popolazione. Secondo la Rete dei sistemi di allerta precoce per la carestia (FEWS NET), nel 2024 per circa 2 milioni di persone in Venezuela l’insicurezza alimentare toccherà i livelli di crisi. Il costo sempre più alto di beni e servizi essenziali induce inoltre le persone più vulnerabili a ricorrere a strategie di sopravvivenza dannose, come il lavoro minorile e il lavoro sessuale. 

 

La crisi migratoria

Quella venezuelana è la più grande crisi di rifugiati in America Latina e una delle più grandi crisi di rifugiati al mondo.

Sono 7.7 milioni i venezuelani che hanno abbandonato il paese trovando rifugio in gran parte in altri paesi dell’America Latina e nei Caraibi. Anche nei paese ospitanti, però, i venezuelani faticano ad accedere ad alloggi e lavori stabili e intraprendono percorsi differenti. Alcune persone scelgono di proseguire il viaggio verso altri paesi, altri di tornare in Venezuela e altri ancora si spostano di continuo tra il Venezuela e i paesi limitrofi in un pendolarismo continuo per cercare di accedere ai servizi di base e procurarsi i mezzi di sussistenza. Secondo il Ministero degli Affari Esteri venezuelano, da settembre 2020 sono rientrati nel Paese più di 300.000 cittadini. 

Assistenza sanitaria e legale nello stato di Apure

Lo Stato venezuelano di Apure è situato al confine con la Colombia e per questo negli ultimi anni è stato tra i principali territori di transito della migrazione nazionale, tra chi parte, chi torna e chi attraversa continuamente il confine nella ricerca di una vita dignitosa. Lungo i 2.200 chilometri di confine che separano il Venezuela dalla Colombia – e più precisamente proprio nei pressi della frontiera Apure-Arauca – l’instabilità e l’insicurezza di quell’area contribuiscono a creare un ambiente rischioso sia per i migranti che per la popolazione locale.

La cronica  fragilità socio-economica del Paese ha esacerbato le condizioni di vita dei gruppi più vulnerabili, che qui, nello Stato di Apure, si ritrovano ad essere maggiormanete esposti a rischi di emarginazione, violenza – compresa la violenza di genere – discriminazione, sfruttamento e abuso di varia natura.

L’accesso alla salute è limitato, le strutture mediche presenti sono poche e spesso irraggiungibili per la maggior parte della popolazione locale, per via delle grandi distanze e carenza di trasporto pubblico.

INTERSOS da circa due anni interviene proprio su questo fronte: portare cure mediche e sostegno legale lì dove sono carenti. Gli operatori umanitari  si spostano sul territorio per garantire la salute e la protezione dei migranti e delle comunità rurali locali, colpite dalla crisi globale e dall’escalation del conflitto armato nell’area. Le attività di supporto legale si concentrano invece in alcune località, come nelle località di El Amparo e Las Canoas, dove si riscontrano anche situazioni di apolidia tra le persone assistite. Nel corso degli ultimi anni, infatti, molte famiglie hanno attraversato la frontiera per trovare condizioni di vita migliori in Colombia, ma a distanza di tempo alcune di loro sono tornate in Venezuela. Tutti i bambini che in quegli anni sono nati sul territorio colombiano da genitori venezuelani, oggi non vengono riconosciuti dallo Stato del Venezuela, per via della mancata registrazione alla nascita. Lo staff legale di INTERSOS si occupa di questa condizione, aiutando le famiglie nei processi legali per avviare le domande di cittadinanza e consentire ai loro figli di avere finalmente accesso ad ogni servizio essenziale di base. 

 

426

Persone assistite con interventi di protezione

86

Persone hanno ottenuto la nazionalità venezuelana

38

Persone hanno ricevuto il documento di identità

Elis è nato due anni fa in Colombia. I suoi genitori sono venezuelani ma, come tanti altri connazionali, hanno lasciato il loro Paese negli anni più duri della crisi economica e sociale. “Dopo aver provato a costruire una vita nuova in Colombia, abbiamo deciso di tornare a casa. Forse ripartiremo tra un po’ di tempo, per ora, però, questa è l’unica soluzione possibile”, racconta Maria mentre tiene tra le braccia suo figlio Elis. “Lui è nato nei due anni di fuga dal Venezuela, per questo ora è un apolide. La sua nascita non è stata registrata qui e per le autorità lui non esiste”. Incontriamo Maria in occasione della “Giornata dell’Identificazione”, nella località di El Amparo. INTERSOS, in rete con altre organizzazioni umanitarie operative sul territorio, da la possibilità a persone migranti apolidi di poter essere assistite legalmente per avviare le pratiche e ottenere la cittadinanza venezuelana. “La mia paura più grande era non poter garantire nessun diritto a mio figlio”, dice Maria, “senza il certificato di nascita non potrei iscriverlo a scuola, ad esempio. Non posso permettere che questo accada, per questo motivo sono qui oggi, per chiedere aiuto e far avere un futuro da cittadino a mio figlio”.

Amazonas: l’accesso alla scuola nelle comunità remote

La crisi economica che attanaglia il Venezuela da diversi anni ha portato molti insegnanti ad abbandonare il Paese a causa di salari minimi, e oggi la maggior parte delle scuole evidenzia una carenza nel numero del personale docente.

Le limitate risorse economiche delle famiglie, poi, sono insufficienti a coprire i costi associati alla scuola, che molto spesso si trova in zone molto più distanti dai villaggi dalle comunità di appartenenza. Raggiungere le scuole significa a volte percorrere km e km a piedi all’interno della foresta o navigare il fiume per diverse ore. 

Altra barriera, a volte decisiva nell’accesso all’istruzione, è la mancanza di documenti d’identità (come il certificato di nascita e la cittadinanza), una dinamica che si verifica spesso tra la popolazione indigena sempre a causa delle grandi distanze dai centri urbani e dai servizi che consentono la registrazione delle nascite, della mancanza di informazioni sulle procedure, e degli alti costi economici associati alle pratiche. Le difficoltà di accesso alla documentazione rendono invisibili – allo Stato- i bambini, che diventano così apolidi nel loro Paese, con conseguente impossibilità di accedere ai servizi pubblici nazionali , compresa l’istruzione.

Da un anno, grazie al supporto dell’Unione Europea, le attività di INTERSOS nello stato di Amazonas hanno come obiettivo la scuola. Lavorare sullo stato di salute del sistema scolastico, facilitando l’accesso a percorsi di istruzione formale sicuri, dignitosi e inclusivi per i bambini vulnerabili. Questo avviene lavorando su due linee parallele: il coinvolgimento dei minori con attività educative, ricreative e psicosociali e la formazione pedagogica del personale docente delle comunità indigene.

Per rafforzare un sistema educativo fragile, svolge un ruolo chiave anche il miglioramento delle strutture scolastiche, spesso mancanti di strumenti essenziali come il materiale scolastico o con più o meno gravi problemi di agibilità e sicurezza delle strutture stesse. Il 100% delle scuole valutate dal nostro team in Amazonas non dispone di infrastrutture adeguate ed è in condizione di deterioramento. Il 92% delle scuole esaminate, invece, riporta la mancanza di attrezzature, materiali e mobilio. 

La scuola, per i minori, può diventare un salva-vita, soprattutto in un contesto sociale ed economico come quello che caratterizza le comunità indigene dell’Amazonas, dove il rischio di abbandono scolastico e conseguente lavoro minorile rappresenta un rischio altissimo. Alcuni insegnanti locali, intervistati dai nostri operatori sul campo, hanno riferito che, soltanto nel 2023, è stato raggiunto il tasso del 27% di abbandono in 10 scuole dell’ Amazonas. Un dato sicuramente inferiore a quello reale per via di un sommerso che risulta quasi impossibile da calcolare, per via dell’inaccessibilità di molte zone situate nel cuore della foresta.

 

226

Bambini sensibilizzati sulle buone pratiche igieniche

118

Bambini hanno partecipato a classi di recupero

91

Docenti formati

344

Persone hanno ricevuto assistenza legale

286

Persone hanno ricevuto sostegno psicosociale

Per raggiungere la comunità indigena di San Pablo dalla municipalità di Manapiare bisogna camminare per una settimana intera. Lo stato dell’Amazonas è così grande che le distanze a volte impediscono alle diverse comunità di incontrarsi, oltre che avere accesso ai principali servizi. Aure ha 17 anni e racconta di aver fatto una scelta che ha cambiato la sua vita proprio per questo motivo. “Mia mamma vive a Manapiare, mio padre qui a San Pablo, dove c’è una scuola. Ho deciso di trasferirmi qui con lui per poter studiare. Era l’unica scelta che potessi fare per poter continuare a studiare”. Racconta che molti suoi coetanei non studiano più, un po’ per motivi economici -iniziano a lavorare molto presto per aiutare le famiglie- e un po’ perchè non hanno una scuola nelle vicinanze dei loro villaggi. Aure vuole diventare infermiera, per farlo è disposta a lasciare per un po’ la sua comunità, sogna di viaggiare e studiare fuori. “In Colombia magari, mi piacerebbe iscrivermi lì all’università per poi tornare e aiutare la mia gente qui, a casa mia”.

INTERSOS in Venezuela

INTERSOS è presente in Venezuela dal dicembre 2019, con una presenza consolidata negli Stati di Táchira, Mérida, Barinas, Amazonas e nel comune Ezequiel Zamora dello Stato di Barinas. Portiamo avanti progetti di protezione, accesso alla salute, nutrizione, accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e istruzione in emergenza. 

Nel settore della protezione, le nostre attività si concentrano sulla gestione dei casi, la protezione dell’infanzia, la violenza di genere, il supporto psicologico e psicosociale. Offriamo inoltre assistenza legale e favoriamo l’accesso ai servizi di base, per gli sfollati interni, i rimpatriati, i migranti e le popolazioni vulnerabili in Venezuela.

Nel settore sanitario, invece, forniamo servizi gratuiti e integrati di assistenza sanitaria primaria, oltre a servizi specializzati di salute sessuale e riproduttiva, salute materno-infantile e donazioni di medicinali.  

Alla base dei nostri interventi nel paese ci sono la risposta integrata di protezione e assistenza sanitaria e un approccio generale volto al rafforzamento delle comunità.