LI CHIAMANO PROFUGHI, NOI LI CHIAMIAMO PER NOME - INTERSOS

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LI CHIAMANO PROFUGHI, NOI LI CHIAMIAMO PER NOME

Quando parliamo di profughi, spesso ci riferiamo a un’entità indistinta, una massa senza volto, la cui consistenza viene espressa in numeri – migliaia o milioni – che nulla ci dicono delle loro reali condizioni di vita, delle loro storie, di cosa pensano e di come trascorrono le loro giornate.

Per noi di INTERSOS quelli che chiamano profughi sono innanzitutto persone. Ciascuno con un nome, ciascuno con la propria identità e la propria storia da raccontare. Lavorando in prima linea per rispondere ai loro problemi più immediati, giorno dopo giorno scopriamo i loro pensieri, i loro sogni, le loro emozioni.

Con la campagna #lichiamiamopernome abbiamo scelto di restituire alle migliaia di profughi con cui lavoriamo un volto e una voce, perché le loro storie diventino storie di donne, uomini e bambini in cui ciascuno di noi possa riconoscersi.Una scelta che è parte integrante del modo di lavorare dei nostri operatori, persone che si prendono cura di altre persone, perché il rispetto della vita e della dignità umana è il primo valore in cui ci riconosciamo.

Come in Libano, dove nei nostri 20 centri comunitari assistiamo donne e bambini siriani, a partire da chi ha subito violenze e traumi psicologici.

Come in Grecia, dove stiamo fornendo cure mediche, beni di prima necessità, assistenza sociale piscologica alle persone rimaste bloccate nei campi allestiti nel nord del Paese in seguito al confine della Macedonia.

Come a Roma dove con il centro A28 accogliamo minori stranieri in transito, ovvero quei bambini che giungono nel nostro paese da soli, dopo viaggi terribili. O a Crotone, dove nel nostro ambulatorio Mesoghios offriamo assistenza sanitaria di base e aiuto psicologico a rifugiati e indigenti che altrimenti non avrebbero garantito il diritto alla salute.

Come in ogni luogo del mondo – dal Sud Sudan allo Yemen, dalla Somalia alla Mauritania – dove ci prendiamo cura di chi fugge da guerre, violenze e oppressione, dedicando una attenzione particolare ai più vulnerabili, come donne e bambini.

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