SOMALIA

L’INTERVENTO DI INTERSOS

Abbiamo   iniziato   a   lavorare   in   Somalia   nel   1992, nella devastata   capitale   Mogadiscio e supportando l’Ospedale Regionale di Jowhar che dopo 25 anni continua ad essere l’unica struttura sanitaria della regione coprendo un bacino di oltre 250.000 persone. Inoltre, l’Ospedale Regionale di  Jowhar  è  l’unico  centro  funzionante  per  la  catena  del  freddo  per  i  vaccini  nella  regione  del Medio Scebeli sostenuta da INTERSOS per tutto il 2015.

In più  di  20  anni  di  assistenza  umanitaria,  abbiamo  portato  il  nostro  aiuto  anche  ad  altre  regioni del  Paese,  nel  Medio  e  Basso  Scebeli,  Bay  e  Bakol,  Benadir  e  nel  Puntland.  I  nostri  progetti  si concentrano  sui  settori  di  maggior  urgenza,  in  particolare  con  interventi  di  assistenza  medica  e sanitaria,   programmi   nutrizionali, protezione   di   donne   e   bambini   dalle   violenze   di   genere, documentazione  e  riunificazione  di  minori  non  accompagnati, attività  di  educazione  formale  e informale, interventi   nel   settore   dell’acqua   e   dell’igiene,   programma   di   Post   Distribution Monitoring  (PDM),  supporto  alle  famiglie  sfollate  all’interno  del  paese  o  rifugiate  in  Kenya  o  nei paesi  confinanti  per  un  ritorno  sicuro  e  volontario  nei villaggi  di  origine  e  supporto  attraverso attività  di cash  for  work  volte  ad  assicurare   una  la  loro  reintegrazione  sia  economica  che comunitaria.

HIGHLIGHTS

200.290

PERSONE CHE HANNO AVUTO ACCESSO AI SERVIZI SANITARI (2016)

56

STRUTTURE SANITARIE E CLINICHE MOBILI (2016)

79.575

MINORI DI 5 ANNI MONITORATI PER LA MALNUTRIZIONE (2016)

16.274

PERSONE CON ACCESSO ALL’ACQUA E A STRUTTURE IGENICHE (2016)

38

POZZI, LATRINE E DOCCE COSTRUITI (2016)

2.428

MINORI NON ACCOMPAGNATI ASSISTITI (2016)

1.153

FAMIGLIE RIUNIFICATE (2016)

16.873

MINORI CON ACCESSO ALL’EDUCAZIONE (2016)

267.347

TOTALE PERSONE ASSISTITE (2016)

26

TOTALE NUMERO PROGETTI (2016)

CONTESTO

Nel corso degli ultimi venticinque anni, la Somalia ha subito una serie di eventi che hanno portato al collasso dello stato, da una governance delle  milizie basate sul clan, o a livello  locale sulla  base di  autorità  consuetudinarie  o  religiose, fino  alla  difficile  formazione  di  un  governo  federale  di transizione dello  stato  nascente.  Alcune  aree  sono  sotto  il  controllo  di  strutture  di  governo abbastanza efficace, le amministrazioni locali e regionali, che a diversi livelli hanno un ampio grado di  autonomia,  ma  rimangono  molto  deboli.  A  questo  difficile  scenario  si  aggiunge  poi  la  presenza nel Paese del gruppo armato islamico Al-Shabaab, che commette continui abusi nelle aree sotto il proprio  controllo,  minacciando  con  attacchi  terroristici  le aree  controllate  dal  governo,  compresa la  capitale  Mogadiscio.  Oltre  alla  guerra  e  alle  violenze,  siccità,  alluvioni  cicliche  affliggono  la popolazione. Tutto ciò ha dato origine a massicci flussi migratori, tanto che ad oggi si stima che più di  2  milioni  di  somali  abbiano  lasciato  il  Paese. Il  43%  dei  Somali  vive  in  condizioni  di  estrema povertà, con meno di un dollaro al giorno e soltanto il 29% della popolazione ha accesso all’acqua potabile.    La  situazione  si  è  poi  aggravata  con  lo  sfollamento  di  centinaia  di  migliaia  di  persone verso  le  città più  stabili  del  nord  o  del  centro-sud  del  Paese.  Attualmente  in  Somalia,  su  una popolazione  di  12  milioni  di  persone,4.9  milioni,  di  cui  1.1  milioni  di  sfollati,  si  trovano  in  stato  di urgente  bisogno  di  assistenza  umanitarie. I sistemi  scolastico  e  sanitario  statale  non  esistono  e  la fornitura di servizi di base è inadeguata sia in termini quantitativi che qualitativi, le ONG e gli attori della  società  civile  restano  i  principali  organismi  in  grado  di  garantire  una  copertura  dei  servizi primari di base.

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