Beirut, la ricostruzione a quattro mesi dall’esplosione

 ESPLOSIONE A BEIRUT, 

 LA RICOSTRUZIONE 

 QUATTRO MESI DOPO 

 

L’esplosione a Beirut

 

In seguito all’esplosione che il 4 agosto 2020 ha devastato il porto di Beirut e tutta l’area circostante, secondo i dati del ministero della salute, almeno 220 persone hanno perso la vita e 7 mila sono rimaste ferite. 200 mila abitazioni colpite, 40 mila edifici danneggiati, 15 mila attività produttive messe in ginocchio, tre ospedali inagibili, 178 scuole danneggiate.

Nei quartieri più colpiti come Karm el Zeytoun, Karantina, Bourj Hammoud, Geitawi e Nabaa si contano più di 500.000 persone sfollate: libanesi, rifugiati siriani e lavoratori migranti senza casa, senza lavoro, senza risorse economiche per accedere ai beni primari.

La tragedia ha colpito la capitale libanese in un momento storico già molto difficile per il Paese, caduto in una profonda crisi economica, ulteriormente aggravata dall’impatto del COVID-19 e da due lockdown. Secondo uno studio pubblicato dalla Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA), il tasso di povertà complessivo nel Paese è balzato dal 28% nel 2019 al 55% nel maggio 2020. Il corrispondente indice di povertà estrema è aumentato dall’8 al 23 per cento, pari a un incremento di 750 mila persone.

E oggi, a quattro mesi di distanza dalla catastrofe, per molte delle persone che sono state colpite le condizioni di vita sono ancora molto difficili. Tante, troppe persone, sono ancora costrette in alloggi temporanei, spesso fatiscenti.

 

L’intervento di INTERSOS

 

Nei giorni immediatamente successivi all’esplosione abbiamo distribuito 160 shelter kit (kit contenenti teli di plastica isolanti per la costruzione di ripari di emergenza) e 920 dignity kit (composti da prodotti per l’igiene personale come sapone, spazzolino, dentifricio, assorbenti, asciugamani) e oltre 1500 kit di emergenza nei quartieri più colpiti.

Al contempo, abbiamo avviato un programma di assistenza per 24.332 persone particolarmente vulnerabili tra libanesi, rifugiati siriani e lavoratori migranti, che prevede assistenza in denaro per l’acquisto di generi alimentari, beni di prima necessità e spese urgenti; supporto psicosociale, assistenza sociale e legale; la distribuzione di kit igienici di emergenza che includono dispositivi di protezione individuale per prevenire il rischio di trasmissione del COVID-19 e, infine, interventi di riparazione e ricostruzione di abitazioni danneggiate.

 

La ricostruzione

 

L’esplosione ha creato danni enormi: finestre rotte, porte divelte e danni strutturali che mettono a rischio la sicurezza degli edifici in cui vivevano migliaia di persone. Per questo, molti hanno abbandonato le proprie case e attualmente vivono in alloggi temporanei, dove le condizioni sono precarie – in alcuni casi mancano acqua ed elettricità.

Per molte delle famiglie che vivevano nell’area più colpita, la ricostruzione e, quindi, il ritorno alla normalità, è un processo lento e costoso. Con la crisi economica in corso e l’aumento dei prezzi dei materiali, sono tante le famiglie che non possono permettersi di riparare la propria abitazione.

INTERSOS ha deciso di intervenire per aiutare 3,260 persone nella ristrutturazione delle proprie case e, in particolare, nell’acquisto di materiali – principalmente legname e ferramenta – e nella riparazione di porte, serrature, finestre, soffitti e aree comuni di palazzi, per un totale di 725 unità abitative.

Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, migliaia di persone torneranno ad avere un luogo protetto in cui stare.