In Afghanistan INTERSOS intensifica le operazioni

INTERSOS INTENSIFICA LE OPERAZIONI IN AFGHANISTAN  

 

L’economia crolla, la fame cresce e oltre 24 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria

Foto di  ©Alessio Romenzi 

 

 

Dopo 40 anni di conflitto e disordini politici, una profonda incertezza resta su ciò che sarà del prossimo futuro in Afghanistan. Nonostante una sostanziale riduzione dei combattimenti, la situazione rimane volatile ed è sempre più difficile per le persone sbarcare il lunario. Decenni di violenza sommati alla ricorrente siccità, al Covid-19, al crollo dell’economia, la perdita di posti di lavoro e di mezzi di sussistenza, fanno sì che oggi 24,4 milioni di persone – più della metà della popolazione totale – abbiano bisogno di assistenza umanitaria.

 

Una delle preoccupazioni più pressanti è la crisi della fame in corso. Quasi 20 milioni di persone stanno vivendo livelli acuti di insicurezza alimentare e una piccola sacca di carestia è stata individuata nel nord-est del Paese, dove più di 20.000 persone stanno attualmente affrontando livelli catastrofici di fame. I bambini sono particolarmente vulnerabili e sono tra coloro che ne risentono maggiormente. Quest’anno si prevede che 3,2 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta e si stima che un milione di loro morirà se non riceverà cure immediate.

 

Nonostante la presenza di cibo nei mercati, nessuno può più permettersi di comprarlo. I prezzi sono aumentati del 40% da agosto, la moneta ha drasticamente perso valore rispetto al dollaro, e mezzo milione di afghani ha perso il lavoro da quando l’AIE (Emirato Islamico dell’Afghanistan) è al potere. Questo ha portato a una sostanziale riduzione del potere d’acquisto delle persone e, con l’esaurirsi del denaro, sta diventando sempre più difficile mettere il cibo in tavola. Di conseguenza, le famiglie ricorrono a misure sempre più disperate per riuscire a farlo. Sempre più persone mandano i figli a lavorare o vendono le figlie per combinare matrimoni precoci e guadagnare qualcosa per sopravvivere.

 

Per donne e ragazze la situazione è particolarmente desolante: devono affrontare restrizioni sempre maggiori sulle loro vite, sulla loro libertà di movimento e sulla possibilità di partecipare alla società. La violenza di genere è in aumento e l’accesso di donne e ragazze all’assistenza sanitaria diventa sempre più difficile. Il sistema sanitario era appeso a un filo anche prima dell’arrivo della pandemia. Ora, lotta per restare in piedi. Prima di agosto, l’assistenza sanitaria in Afghanistan era in gran parte finanziata dalla Banca Mondiale, ma questo finanziamento è stato tagliato quando l’AIE ha preso il controllo del Paese. Molti ospedali e cliniche hanno chiuso i battenti con conseguenze disastrose. Secondo alcuni rapporti, oltre 13.700 neonati sono morti dall’inizio dell’anno e temiamo che la mortalità materna sia in aumento – un devastante passo indietro, considerando che il tasso di mortalità materna dell’Afghanistan era già tra i più alti del mondo anche prima degli eventi dello scorso anno.

 

In questo contesto, è vitale che la risposta umanitaria sia rafforzata. INTERSOS sta avviando 12 nuove cliniche per fare proprio questo, per rispondere ai bisogni sanitari, ma le ONG da sole non possono soddisfare i crescenti bisogni della popolazione. Garantire che nessuno resti indietro nella risposta all’emergenza richiede uno sforzo congiunto da parte di tutti gli attori presenti in Afghanistan. È vitale che le autorità di governo mettano al primo posto i bisogni delle persone – in particolare i bisogni delle donne e delle ragazze. Ed è altrettanto vitale che la comunità internazionale continui a sostenere il popolo afgano per evitare che la crisi si aggravi ulteriormente.

 

 

Afghanistan Struttura sanitaria

Una counseling room in una delle nostre strutture sanitarie nel distretto di Spin Boldak, nella provincia di Kandahar.

 

Il nostro intervento in Afghanistan

 

I nostri progetti in Afghanistan sono concentrati nelle province di Kabul, Kandahar e Zabul, in zone dove il conflitto è stato particolarmente acuto. In queste zone del Paese sosteniamo diversi centri sanitari di base nei distretti di Surobi, Shakardara, Ehsabz, Bagrami, Spin Boldak, Maywand, Shawalikot e Zheray, oltre all’ospedale di Qalat e ai centri sanitari di Kharwaryan e Shajoy nella provincia di Zabul. Nelle prossime settimane avvieremo 12 nuove cliniche sanitarie in aree precedentemente inaccessibili a causa del conflitto, che garantiranno consulti sanitari, cure ante e post-natali, vaccinazioni e screening per la malnutrizione.

 

Sosteniamo il sistema sanitario in Afghanistan

 

Dopo il crollo del precedente governo e il conseguente taglio dei fondi per lo sviluppo, molte strutture sanitarie sono state costrette a chiudere e un numero sempre maggiore di persone si rivolge ai nostri centri sanitari per le cure, soprattutto nelle aree più remote. Nella provincia di Kandahar, nei distretti di Maywand e Panjwaye, gestiamo due First Aid Trauma Points (FATP), che sono strutture sanitarie specializzate, aperte 24 ore su 24, per garantire assistenza salvavita – specialmente alle vittime di mine e incidenti stradali. Un chirurgo, un anestesista, tre infermieri e un radiologo sono coinvolti nella stabilizzazione dei casi più critici, per ridurre il rischio di morte e le complicazioni legate ai traumi, e offrire servizi diagnostici e raggi X. I casi che riportano lesioni gravi e richiedono cure avanzate – amputazioni e riabilitazioni, fratture del cranio o che richiedono ulteriori esami – vengono stabilizzati e inviati all’ospedale regionale Mirways di Kandahar. In questi FATP, forniamo anche attrezzature essenziali, farmaci e altre forniture mediche.

 

Inoltre, attualmente gestiamo 12 cliniche mediche composte da un medico, un’ostetrica, un promotore d’igiene e due infermieri: uno è un esperto di nutrizione, l’altro effettua le vaccinazioni di routine per le malattie trasmissibili. I nostri team medici eseguono test diagnostici rapidi per malattie specifiche come la malaria e la sifilide, forniscono cure pre e post-parto e trasferiscono le donne con gravidanze complicate a strutture sanitarie secondarie. In queste cliniche, abbiamo anche una squadra specializzata in servizi di protezione, che offre sostegno alle donne a rischio, ai bambini e alle persone con disabilità – così come due spazi a misura di bambino dove i bambini possono giocare e imparare. Infine, sosteniamo l’ospedale di Qalat attraverso la formazione del personale e la fornitura di medicinali.

 

Salute materna e infantile in Afghanistan

 

In Afghanistan solo il 60% delle nascite avviene in presenza di un operatore sanitario e 638 donne su 100.000 muoiono di parto. Si tratta di un numero 300 volte superiore a quello di un paese come l’Italia, dove ci sono 2 casi di morte ogni 100.000 nascite. Oltre ad avere un’ostetrica dedicata in ogni nostro centro sanitario, offriamo anche consulenze, vaccinazioni e trattamenti di routine; indirizziamo i casi sospetti di HIV per consulenza e ulteriori test all’ospedale regionale di Kandahar; garantiamo nascite sicure e assistenza sanitaria a madri e bambini attraverso visite pre e post-parto; e distribuiamo kit per neonati.

 

Ci occupiamo anche del trattamento terapeutico della malnutrizione acuta severa per i bambini dai 6 ai 59 mesi, nell’ambito del Programma terapeutico ambulatoriale (OTP), e dello screening continuo per identificare i casi di malnutrizione. I casi di malnutrizione grave, invece, vengono indirizzati alle strutture di riferimento di Spinboldak, Maywand, Zheray, all’Ospedale Provinciale di Qalat e all’Ospedale Regionale Mirwais nella città di Kandahar, dove ricevono un trattamento specializzato.

 

Dallo scorso anno siamo anche in prima linea nella lotta contro la pandemia di COVID-19, con la distribuzione di dispositivi di protezione individuale, triage e sessioni di formazione per il personale sanitario e la sensibilizzazione alle buone pratiche igieniche. Oltre agli interventi sanitari, il nostro impegno in Afghanistan riguarda anche l’assistenza psicosociale e il sostegno economico alle persone vulnerabili, in particolare alle donne – comprese le sopravvissute alla violenza di genere – ai bambini e agli anziani.