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PLURALISMO E MUSULMANI ESTRANEI

"Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano …". Costituzione della Repubblica italiana, art. 8.

Articolo per Intersos Notizie, ottobre 2000

Autorevoli personalità hanno recentemente lanciato l'allarme Islam in Italia. Alcune manifestazioni di piazza contro l'edificazione di moschee e la presenza di musulmani si sono ripetute in alcune città del nord.
Se queste ultime ci danno sempre un senso di disagio, se non di vergogna per come sono condotte e motivate, gli autorevoli ragionamenti che si sono sviluppati recentemente in ambito cattolico (card. Biffi) e laico (prof. Sartori) suscitano in noi incredulità e seria preoccupazione.
I musulmani, si sostiene, incominciano ad essere un pericolo per la nostra società, per la nostra cultura, per lo stesso nostro sistema di valori sociali e civili, oltre che religiosi, che stanno alla base della nostra società e del suo ordinamento: quindi è auspicabile che lo Stato incominci a mettere un serio freno al loro ingresso. Nessun musulmano in Italia poteva aspettarsi tanto. Senza mai aver iniziato, né voler iniziare, una "guerra santa" di proselitismo, gli viene infatti già riconosciuta la possibilità di vittoria, e grazie alla sola sua presenza!
Il problema, lo riconosciamo, è molto complesso e, in quanto tale, merita attenzione e approfondimento. Averlo posto va quindi a merito di chi lo ha fatto. Riteniamo però che sia stato fatto in modo errato perché parziale, insufficiente, superficiale e basato su una limitata conoscenza dell'Islam e per di più interpretata solo negativamente.

INTERSOS sta operando in Bosnia dal 1993. Conosciamo l'Islam bosniaco e i musulmani bosniaci: non hanno proprio nulla di allarmistico. E' un Islam europeo ed è in Europa da secoli, alle nostre porte. Non ci pare che abbia mai creato problemi nei tempi moderni; mentre altre mire - principalmente quelle di una grande Serbia, cristiana ovviamente, e di una Croazia etnicamente pura e altrettanto cristiana - sono invece arrivate alle più tragiche conseguenze.
Le migrazioni sono un fenomeno che, con la facilità delle comunicazioni, è destinato ad ampliarsi. Va regolato, certo, per quanto sarà possibile. Ma è singolare e inaccettabile che possa esserlo chiedendo "di che religione sei?"
Si criticano, giustamente, i paesi che impongono simili discriminazioni e poi non si vede altra via che comportarsi allo stesso modo. E' alquanto assurdo e contraddittorio. Anche perché lo si farebbe in difesa dei valori cristiani (per i quali occorrerebbe amare perfino il proprio nemico) e in difesa della nostra società basata proprio sui valori della libertà e del pluralismo.

Occorre mettere limiti al pluralismo di fronte all'Islam, e in particolare di fronte all'Islam intollerante? Ma il signor Abdullahi, tanto per citare un nome a caso, ha forse scritto sul passaporto che è intollerante? Sono ipotesi che ci preoccupano e che ci ricordano momenti cupi della nostra storia europea. Ipotesi che, in definitiva, denunciano la debolezza dei nostri valori e dei nostri ordinamenti, se bastasse davvero un 2, 3 o anche 5% di popolazione islamica a metterli in crisi e a farli saltare. Fortunatamente la realtà è ben diversa,
Non ci sembra infatti che la presenza musulmana in Francia, Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Spagna e nella stessa Svizzera, stia mettendo in pericolo quelle società e i loro ordinamenti.

Il problema si pone, a nostro avviso, in termini diversi e interroga tutti noi in Europa, musulmani e non musulmani. Deve però trovare da parte di tutti disponibilità a farsi interrogare.
Per il suo carattere totalizzante, l'Islam impregna la vita dell'intera comunità musulmana in ogni suo aspetto e ne condiziona il pensiero e l'agire. È vero quindi che l'articolazione tra le dimensioni religiosa, sociale e politica, e quindi tra religione, società e stato ha preso, nelle storia anche recente dell'Islam, forme che contrastano con le soluzioni date in Europa e nel mondo occidentale in genere al problema del rapporto tra religione e spazio pubblico. Ma questa articolazione non ha niente di rigido, non è una categoria culturale "innata", ha avuto interpretazioni diverse e non è definitiva.
Ciò ci rimanda ad un altro errore di apprezzamento che consiste nell'ignorare le dinamiche, i dibattiti in corso, i cambiamenti nel mondo musulmano europeo e, ancor più grave, nell'identificare in ogni affermazione dell'islam, dei presunti fondamentalisti o integralisti.

Certo la presenza dell'Islam pone problemi nuovi, che non si devono negare in nome di un generoso, e talvolta ingenuo, interculturalismo, ma che non si risolvono certo con la paura, il rifiuto e la presunta chiusura religiosa delle frontiere. Pensare ad una società europea, e italiana, senza musulmani è pensare in ritardo ed è dimostrare l'incapacità di cogliere le sfide del mondo contemporaneo. Dimostrare la propria debolezza, quindi.
Di fronte all'emergere di interrogativi e problemi a vari livelli del funzionamento della vita sociale e politica preferiamo la via del confronto, del dibattito e del dialogo, perché ci pare l'unica idonea a ricercare nuove soluzioni per il vivere civile.
Senza dimenticare che, accanto a questi interrogativi e problemi, sta sorgendo in Europa - se sappiamo coglierne l'occasione - uno straordinario e pacifico incontro di civiltà che supera nei fatti i secoli di ostilità, esclusione e dominazione tra mondo europeo laico-cristiano e mondo musulmano.

La nostra esperienza ci insegna, infine, che vi è una stretta connessione tra apertura e maggiore facilità all'integrazione e, al contrario, tra rifiuto e maggiore difficoltà, se non analogo rifiuto, all'integrazione. Il problema - e la sfida - per noi e per gli immigrati musulmani è di sapere se l'Islam in Europa riesce a rimanere l'Islam d'Europa e a svilupparsi come tale. In ogni caso, visto che la presenza islamica è inevitabile ed è comunque ormai senza ritorno, ci sembra che la priorità sia proprio quella di contribuire, con l'accoglienza, il confronto e il dialogo, a farla diventare sempre più europea. L'esclusione e il rifiuto, ne siamo certi, provocano solo l'effetto opposto.
Ci pare quindi che il problema sia stato mal posto, anzi sia stato posto proprio nel peggiore dei modi.


I testi a cui la nota si riferisce in modo critico sono:

Card. Giacomo Biffi
La città di S. Petronio del terzo millennio. Nota pastorale
Diocesi di Bologna, sett. 2000

Prof. Giovanni Sartori
Pluralismo, multiculturalismo ed estranei
Rizzoli, Milano, ago. 2000

 

 

 

 
 

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