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Una
giornata particolare per tornare alla normalità nel
West Darfur
Il gran giorno è arrivato. Il giorno dell' Umkher
Carnival!
Le mie ultime settimane sono state davvero intense e purtroppo
non ho potuto seguire come avrei voluto i preparativi di questo
evento così originale e fuori dalle solite attività.
L'idea è partita da Fabiana, Project Manager del Progetto
Unhcr sui Women Centers e Youth Centers. Verso fine agosto,
durante una delle sue visite, ha proposto di organizzare qualcosa
che promuovesse il lavoro dei centri nella comunità,
qualcosa che facesse sentire uniti per un obiettivo comune,
che mostrasse a
tutti l'impegno dei singoli e che soprattutto spronasse i
volontari e le donne dei centri a impegnarsi ancora di più
nelle proprie attività. Il tempo a disposizione era
scarso. Solo un mese per organizzare tutto. Le donne dei tre
Women Centers e i ragazzi dei due Youth Centers hanno però
mostrato entusiasmo per l'idea: si sarebbe trattato, per le
donne, di allestire un piccolo shop in cui mettere in vendita
i prodotti dei vari corsi di cucito, di borse di paglia intrecciata,
di uncinetto, di produzione di dolci e pane. Per i ragazzi
la sfida consisteva nell'organizzare, per ciascun centro,
un gruppo musicale e un gruppo teatrale con l'idea di presentare
le proprie performance davanti a tutta la comunità.
Inoltre, cosa molto più semplice, avrebbero approfittato
per organizzare un piccolo torneo di calcio e uno di pallavolo
con il materiale e le magliette che avevano ricevuto grazie
al progetto.
Mi sono preoccupata di individuare il luogo fisico dove poter
creare il Women Centre Shop. Grazie a Selimàn, un componente
del Comitato Scolastico con cui collaboro per il Progetto
sull'educazione, riusciamo facilmente a ottenere il permesso
di usare una baracca (ex ristorante!) nella piazzetta del
paese. Informo le donne e decidiamo insieme che loro si occuperanno
di pulirla e sistemarla per quel giorno.
Settembre si rivela un mese intenso per tutte le attività.
Facciamo un meeting il giorno prima del Carnival con tutti
i responsabili dei centri per le ultime indicazioni sul programma
e sulle piccole necessità dell'ultimo minuto: tavoli,
sedie, tappeti, che prendiamo
in prestito dai centri e dall'ufficio di Intersos.
Il Carnival viene pubblicizzato grazie al passaparola. In
fondo Umkher è un piccolo villaggio. Tutta la vita
si svolge intorno al mercato del mercoledì e Intersos
è l'unica Ong presente sul territorio, per il momento.
I rapporti con la comunità sono davvero buoni e non
risulta difficile far circolare l'informazione che per quel
giovedì alle 15 si sta organizzando qualcosa di speciale
a cui tutti sono invitati.
La mattina del giovedì si rivela davvero intensa e
riesco a malapena ad andare a parlare con il capo della polizia
locale per informarlo ufficialmente che quel pomeriggio si
svolgerà un piccolo evento nella piazza del paese.
È davvero molto cordiale e addirittura mi invita a
trovare la sua famiglia, ringraziandomi per il nostro lavoro.
In un lampo arrivano le 15 e Marco mi ricorda che è
tempo di andare. Mentre camminiamo verso la piazza sono un
po' preoccupata di quello che potrà venir fuori, ma
non appena metto piede nel piccolo shop improvvisato resto
strabiliata!
Le donne, che sono andate lì dalla mattina a pulire
e sistemare la merce, mi accolgono con dei caldi e larghi
sorrisi. Hanno fatto un lavoro magnifico! Sono abbagliata
dall'esplosione di colori che mi si presenta davanti. Sono
riuscite a ridare vita a un luogo abbandonato. Ogni cosa è
sistemata con ordine sui tavoli: i prodotti del corso di cucito
sono appesi trionfanti su dei fili, colmi di pantaloncini
per bambini e borsette di varie misure per la scuola, sacchetti
di cotone per il pane, centrini di lana fatti all'uncinetto,
così come i copricapo in cotone bianco per gli uomini;
sui tavoli una trentina di borse di paglia, file di bottigliette
di karkadè, vassoi di dolci e un recipiente pieno di
pane fresco. E la cosa incredibile è che su ogni prodotto
spicca un bigliettino con la descrizione e il prezzo. Mi sembra
davvero un miracolo che abbiano realizzato così tanto
in così poco tempo e per la contentezza inizio ad abbracciare
le donne, Mariam del centro Abuja; Hawa Hissein, del Centro
Al Salam; Aisha e Hawa Yunis del centro Al Genain e tutte
le altre che ridono con me, felici e visibilmente orgogliose.
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Ma le sorprese non sono finite. Ci chiamano i ragazzi degli
Youth Centers, che a pochi metri dallo shop hanno allestito
una specie di stand con tanto di sipario, dove siamo accolti
con tutti gli onori. La folla si raduna in cerchio. Iniziano
con la musica, si avvicendano i due gruppi e anche le donne
cantano. La tradizione vuole che si faccia un'offerta, anche
minima, per avere fortuna!
Dopo è il momento dei giochi e delle competizioni.
Si alternano la gara dei sacchi, la gara delle biciclette
e il tanto atteso torneo di pallavolo tra la squadra del Centro
Rumbek e quella del Centro Toura.
Dopo la parte ludica è il momento della rappresentazione
teatrale, in cui sono coinvolte anche le donne. Il tema è
una rapina a mano armata a scapito di un gruppo di donne che
portano varie merci da parte di banditi armati e dal volto
coperto. La vena drammatica delle attrici è notevole,
così come il piglio deciso degli attori-malviventi!
La cosa strana e per me inaspettata è che la platea
sembra divertirsi un mondo! Sembra impossibile, ma devo accettare
il fatto che questa tipologia di racconto ha per loro un risvolto
comico, forse perché sottolinea un aspetto tragico
della loro realtà e vederla rappresentata per gioco
sortisce un senso di sdrammatizzazione. Il fatto è
che tutti iniziano a ridere come matti, bambini e adulti,
soprattutto al sopraggiungere sulla scena dei finti poliziotti
che, com'è giusto che sia, catturano gli assalitori
portandoli in prigione!
Il tempo è volato e l'entusiasmo è alto. Passo
di nuovo dalle donne per salutare e vedere come vanno "gli
affari"! Mi mostrano un bellissimo marchingegno che hanno
tirato fuori per l'occasione, un sistema tradizionale per
macinare la farina a mano. Poi mi regalano un vassoio intrecciato
da loro, di quelli per smistare i semi e due o tre centrini
colorati, nonché un paio di bartàl, i coperchi
per gli otri d'acqua. Insomma, sono carica di regali, della
borsa di paglia che ho acquistato e dell'anguria che ho preso
al mercato. Mentre siamo tutti insieme a festeggiare in questa
magnifica atmosfera inizia a diluviare, come spesso capita
in questa stagione. Io e Marco, insieme al resto dello staff
Intersos che si è radunato per l'evento, iniziamo a
correre verso casa per ripararci dalla pioggia. Arriviamo
a casa completamente fradici ma contenti, per il clima di
unione e di festa che loro stessi sono riusciti a creare.
Per l'impegno, la collaborazione e le idee che hanno dato
vita a un pomeriggio di condivisione e di vero entusiasmo.
Incredula ma contenta mi siedo sotto la veranda, aspettando
che smetta di piovere sul primo Carnival di Umkher, ancora
colma delle risa dei bambini, dei sorrisi composti delle donne
e delle vigorose strette di mano degli uomini.
Francesca Prospero
Settembre 2005
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