Intersos
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Il comitato SOS Darfur. La nostra azione in favore dei profughi

http://www.sosdarfur.it

Per le organizzazioni umanitarie è importante capire le cause dei conflitti e i contesti in cui questi si sviluppano. Portare aiuto, infatti, non è quasi mai un'azione neutra se non ci si impone che lo sia davvero. La neutralità e imparzialità dell'aiuto devono rimanere i principi guida dell'azione umanitaria, altrimenti si rischia di divenire involontari strumenti di altri disegni e di altre finalità. Ciò non significa non avere chiare le ragioni e i torti e non assumere quindi posizioni ben definite in merito. Significa invece che l'aiuto deve giungere a chiunque, se in stato di bisogno, senza distinzione o discriminazione alcuna, a qualsiasi parte appartenga.Immagine astratta
Le Ong del Comitato Darfur (Cesvi, Coopi, Cosv e Intersos) hanno avviato le prime attività nel febbraio 2004 portando assistenza ai rifugiati fuggiti nel vicino Ciad. Due i campi assistiti, Jabal e Goz Amer, nel distretto di Goz Beida, che accolgono quarantamila persone: organizzazione dei campi, assistenza ai più vulnerabili, sanità, acqua potabile e latrine, educazione e sviluppo di piccole attività produttive sono i principali interventi realizzati.
Anche sulla base delle aree di provenienza dei rifugiati, dal giugno 2004 sono stati avviati interventi nel Darfur, nelle tre province (Nord, Sud e Ovest). Da Geneina fino ai villaggi più a sud, da Nyala a Kass, a Kulbus, a Al Fasher.

Le attività riguardano principalmente:


- assistenza agli sfollati nei campi
- distribuzione di beni di prima necessità: cibo, acqua, coperte, strumenti per l'agricoltura
- costruzione di decine di pozzi, edificazione o riparazione di acquedotti
- costruzione di migliaia di latrine familiari
- sanità, ambulatori permanenti, vaccinazioni
- assistenza veterinaria
- indagini sui bisogni delle popolazioni e sui villaggi di provenienza, al fine di verificare le condizioni per un possibile ritorno.

Grande attenzione è stata data anche alle popolazioni residenti, nei villaggi o cittadine intorno ai quali i profughi hanno cercato rifugio. L'attenzione ai profughi, infatti, va sempre bilanciata con un'analoga attenzione ai bisogni di chi vive in quelle aree, che si trova in condizioni di sussistenza e di povertà non molto diverse da quelle dei profughi.
Le Ong del Comitato Darfur daranno inoltre attenzione, in un prossimo futuro, alle popolazioni cosiddette "arabe". L'analisi del contesto ha identificato le cause principali del conflitto che risalgono al problema della terra, dell'acqua, dei pascoli, della siccità che riduce rapidamente e drasticamente gli spazi vitali, portando le popolazioni di allevatori verso un declino carico di disperazione e quindi di spinte alla ricerca di spazi nuovi, ad ogni costo e a discapito di altre tribù. Non va fatto l'errore di identificare le popolazioni "arabe" con i "janjaweed", rappresentando questi ultimi solo una minoranza mercenaria e feroce - anche se interna, utile e tutelata - delle tribù "arabe". Occorrerà quindi studiare interventi (pozzi per l'acqua potabile, bacini d'acqua, vaccinazioni e tutela del bestiame, migliori possibilità di commercializzazione ecc.) che attenuino la tensione e creino le condizioni per avviare un nuovo dialogo, con nuovi patti per regolare l'uso della terra, dei pascoli e delle fonti d'acqua, tra tribù, tutelati dal Governo centrale assistito dalla Comunità internazionale.