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SOMALIA

I SOMALI CREDONO ANCORA ALLA PACE?

Una nuova Conferenza di pace per la Somalia era stata annunciata per il mese di aprile. Varie difficoltà la stanno facendo rinviare di mese in mese. E che pace potrà mai essere se chi siede al tavolo - rappresentanti dei Somali e dei Paesi dell'area - non la desidera fino in fondo? INTERSOS si sente molto legata alla Somalia. Vi è presente dal 1992, anno della grande carestia e della tremenda fame, secondo anno della guerra civile, anno di inizio di quell'improvvisata e inutile missione militare "umanitaria" delle Nazioni Unite. Prima a Mogadiscio, poi a Jalalaqsi, Merca, Jelib, Jowhar, Brava, Jamama, Bardera, Baidoa: cercando di portare ovunque, insieme al soccorso, anche un messaggio di pace, di riconciliazione, di ritorno alla normalità della vita sociale e produttiva. Vogliamo riparlare di questo paese e del suo destino, ribadendo ancora quanto già espresso in precedenti occasioni. Dopo dodici anni di conflitti ed instabilità, se i Somali non si decidono una volta per tutte di volere con tutti i mezzi la pace, superando o sconfiggendo egoismi, smania di potere, rovinose ipocrisie, a poco serviranno i tentativi di mediazione esterni, anch'essi, purtroppo, ben poco disinteressati.

Una popolazione frustrata
In questi dieci anni di presenza di INTERSOS in Somalia, abbiamo potuto conoscere e apprezzare le gente somala, abbiamo potuto stimarla, amarla, come abbiamo anche potuto vederne le fragilità e le debolezze. Alcuni di noi hanno conosciuto questo paese negli anni '70 e '80. Non c'è paragone possibile: quella Somalia non c'è più, si è auto distrutta, e con essa sembrano scomparse le qualità morali, i valori, lo spirito e l'intelligenza della sua gente.
Dodici anni di conflitti, di scontri armati, di distruzioni, di saccheggi, di estorsioni, di traffici illeciti, di insicurezza, di assenza di strategie e di visioni per il futuro, di assenza di leaders credibili. La gente è stufa, vuole la pace, ma non sa come conseguirla. Anche i Somali che sono fuggiti all'estero, alcuni dei quali professionalmente bene inseriti, non sanno cosa fare; forse non possono fare nulla. La frustrazione è generale.

Una Somalia che non c'è più
Dall'inizio del 1991 la Somalia, come entità statuale unica, non esiste più. E' diventata una società senza Stato, senza leggi, né istituzioni, né pubblica amministrazione, senza esercizio della giustizia, né polizia, né carceri, senza sistema scolastico e sanitario, né servizi pubblici, né lavori pubblici, né investimenti di interesse collettivo, né, né, né... Tutto si è basato, in questi anni, su un'estrema privatizzazione a servizio e a beneficio dei più benestanti. Ognuno persegue i propri privati interessi, giungendo a negare la solidarietà perfino all'interno del proprio clan o della propria famiglia.
Qualche segnale positivo, nella giusta direzione, c'è comunque stato e può essere preso come esempio nella ricerca delle possibili soluzioni.
La parte nord-occidentale del Paese, il Somaliland, ha preso fin dall'inizio una propria autonoma strada, optando per l'indipendenza dal resto del territorio; senza ottenere, per fortuna, nessun riconoscimento internazionale, che avrebbe aggravato la già precaria situazione politica dell'intera regione del Corno d'Africa. Ne è risultata comunque una positiva esperienza politica, ancora poco democratica ma con istituzioni e amministrazione funzionanti, che è andata man mano crescendo e rafforzandosi, fino a garantire un buon grado di stabilità, di pace e di avvio dello sviluppo sociale e produttivo in quell'area.
Più recentemente, anche la parte nord-orientale del Paese, la Migiurtinia, chiamata ora con l`antico nome di Puntland, terra dell'incenso, ha cercato di seguire le orme del Somaliland, dando vita ad un'amministrazione autonoma e rafforzando il potere delle deboli istituzioni politiche. Si è trattato di un tentativo che ha dato qualche temporaneo risultato in termini di stabilità politica ma che per ora è frenato dalle rivalità politiche.

Le conferenze per la pace
Ben una dozzina sono state, in dieci anni, le conferenze nazionali di riconciliazione per tentare di uscire dall'anarchia interna. Una nuova conferenza, sotto l'egida dell'IGAD (Autorità Intergovernativa per lo sviluppo, che raccoglie gli stati dell'Africa nord-orientale), è stata annunciata per il mese di aprile 2002, ma è stata rimandata di mese in mese a causa dell'assenza di obiettivi chiari e di precise volontà politiche. Si spera che possa comunque essere mantenuta e realizzata entro pochi mesi.
L'ultimo significativo tentativo è stato frutto della mediazione del presidente della Repubblica di Gibuti. Dopo mesi di estenuanti discussioni e mediazioni, il risultato è stato un Governo provvisorio nazionale somalo ed un'Assemblea parlamentare nazionale, insidiatisi a Mogadiscio alla fine del 2000. Non si è trattato però di un risultato sottoscritto da tutte le parti in causa: molte e importanti sono quelle rimaste fuori, che non considerano quindi il Governo provvisorio come nazionale, ma rappresentativo solo di quelle parti che l`hanno riconosciuto. Il Governo provvisorio non è stato comunque in grado di rimanere fedele agli accordi sottoscritti e di mantenere gli impegni assunti, primo fra tutti quello di essere elemento di riconciliazione. Asserragliato, con l'Assemblea parlamentare, in una Mogadiscio divisa territorialmente tra le fazioni, e` divenuto anch'esso, senza volerlo, una fazione perdendo cosi`, in pochi mesi, l`ampio consenso popolare iniziale.

E' il momento delle scelte
Una nuova mediazione internazionale si sta preparando con la prossima Conferenza di Nairobi. Sarà utile solo se sarà capace di sbloccare questa situazione di stallo e di permanente instabilità e configurare una soluzione statuale per la Somalia. L'iter proposto dalle precedenti Conferenze con la definizione di governi e parlamenti transitori rappresentativi di tutta la nazione somala non ha funzionato. Tempo fa (aprile 2001) ci esprimevamo in questi termini: "La via tracciata dal Somaliland e dal Puntland potrebbe essere ora seguita anche dalle regioni centro-meridionali, ad iniziare da quelle dove piu` favorevoli sono le condizioni, rifiutando condizionamenti esterni miopi e senza prospettiva politica credibile. Il Governo provvisorio potrebbe acquisire un nuovo importante ruolo se riuscisse a favorire un simile processo, facendosene esso stesso promotore e sostenendolo nei modi più appropriati. Il futuro del paese e la sua forma istituzionale - sia essa uno stato federale o una confederazione o uno stato unitario fortemente decentrato - dipenderanno innanzitutto da queste scelte e decisioni che le regioni ancora instabili dovranno prendere, senza le quali la Somalia rischia di perdere ogni speranza di unità e di diventare, al meglio, solo un insieme di entità di tipo tribale e in continua rivalità fra di loro. Una desolante prospettiva. Per tutti."

Ci pare ancora oggi la via più realista e realizzabile, anche se in fondo al cuore - e insieme a molti altri a livello somalo e a livello internazionale - desidereremmo soluzioni più consone ad una più alta concezione di partecipazione e di democrazia. E' l'accettazione del fatto compiuto, della divisione del paese e quindi della necessità del riconoscimento dell'autonomia di regioni sufficientemente omogenee e dei vari leaders in cui esse bene o male, per amore o per forza, si riconoscono. Buona parte di questi leaders sono persone indegne, è risaputo, ma nessuno può garantire, oggi, alcun cambiamento in proposito. Questo potrà avvenire solo se avrà inizio in Somalia il cammino per la stabilità, la fine degli scontri armati, la sicurezza, la ripresa della vita politica, sociale, culturale e produttiva, la gestione della cosa pubblica, qualsiasi sia la forma in cui tale cammino potrà compiersi. Per un reale cambiamento occorre una nuova maturazione delle coscienze e delle intelligenze, che richiederà tempo ma che potrà avvenire solo se quelle condizioni di stabilità, di sicurezza e di ripresa della vita potranno realizzarsi.

Alcune funzioni dovranno essere quindi gestite a livello regionale, mentre altre saranno delegate al livello centrale che avrà il compito di sostenere, guidare e rafforzare le autonomie. Al livello centrale spetteranno inoltre funzioni quali la rappresentanza internazionale, l'istruzione ai livelli più alti, la fiscalità generale, la sicurezza comune, l'integrazione delle infrastrutture.


Tocca innanzitutto ai Somali
Occorre però che i Somali - ed in particolare quelli delle regioni centro-meridionali - capiscano che nessuna mediazione potrà avere efficacia se non decidono una volta per tutte di ascoltare innanzitutto sé stessi, la propria società, la propria storia e i propri valori; di interrogarsi su quanto è successo in questi anni e sulle cause di tale follia; di smettere di farsi del male da soli e di mostrare al mondo il peggio di sé; di riacquistare la dignità e la fierezza persa ormai da molti anni, rifiutando con decisione chi ancora pensa di risolvere i problemi con la forza delle armi senza mai presentare un credibile progetto politico utile alla Somalia e chi, usando anche la religione, propone solo nuove forme di colonialismo e di svilimento della cultura, della società e delle tradizioni somale.