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ALCUNE NOTE SULLA SITUAZIONE NELLA
SOMALIA CENTRO-MERIDIONALE
E SULLA NECESSITA DI DEFINIRE CHIARE RESPONSABILITA'
PER QUANTO RIGUARDA GLI AIUTI INTERNAZIONALI
(documento presentato alla Delegazione Europea a Nairobi)
INTERSOS, Nairobi, 3 dicembre 1997
1. Nel centro-sud della Somalia la situazione è mutevole
dappertutto. Non sempre e non ovunque i capi regionali o distrettuali
hanno il pieno controllo del territorio. Anche nei casi in
cui tale controllo è sufficientemente garantito, non
esiste comunque alcuna certezza sulla continuità di
tale situazione che potrebbe mutare per cause sia interne
che esterne. Gli stessi capi, cambiando le condizioni, potrebbero
facilmente vedere indebolito il loro potere. Difficile quindi
per chiunque potere affermare su tempi medio-lunghi se le
condizioni di sicurezza possono essere garantite.
2. La distinzione tra aree di riabilitazione e aree di emergenza
nella parte centro meridionale del Paese è alquanto
artificiale. Ai somali interessa poco se i fondi impegnati
in Somalia provengano da ECHO o dalla DG VIII. Tale distinzione,
giustificata forse inizialmente, si scontra con la realtà
della situazione. Un governo regionale può sparire
da un giorno all'altro; come può essere rimesso in
piedi dopo poche settimane.
Sarebbe forse più positiva una suddivisione di progetti
tra ECHO e le Agenzie UN umanitarie (per es. per i progetti
relativi a sanità, vulnerabili, sfollati, emergenze
e post-emergenze varie) e tra DG VIII e Agenzie UN di sviluppo
(per le riabilitazioni), come già avviene in altri
paesi. I segnali politici ai capi somali possono essere comunque
dati attraverso l'annullamento o la limitazione da un lato
e la riconferma e l'ampliamento delle attività dall'altro.
3. Il SACB, e in particolare l'UE, ha preso spesso posizione
di fronte ai capi somali minacciando la sospensione degli
aiuti in mancanza di garanzie per la sicurezza. Si è
trattato spesso di prese di posizione che non hanno avuto
alcun seguito, tanto da dare ormai la certezza ai somali che
comunque e in ogni caso gli aiuti continueranno.
D'altro canto, ci sembra che sia la Comunità internazionale
(per ragioni politico-strategiche), sia le Agenzie internazionali,
la DG VIII e ECHO (per ragioni di mandato istituzionale, collegato
anche a queste ragioni politico-strategiche), sia le ONG (per
ragioni umanitarie istituzionali), insomma tutti non hanno
alcuna intenzione di abbandonare la Somalia.
4. Occorre anche prendere in considerazione che molti (la
gran parte forse) dei capi e degli uomini d'affari somali
non desiderano, diversamente da noi, un accordo nazionale
per ricostituire uno Stato che comunque limiterebbe i loro
spazi di potere e particolarmente i loro liberi affari senza
regole e senza tasse.
D'altro canto, a livello internazionale vi sono fautori del
massimo liberismo economico che stanno guardando con interesse
l'esperimento somalo dove il libero mercato sta dettando le
regole e si sta sostituendo allo Stato.
5. A questo punto, le ONG hanno un assoluto bisogno che da
parte del SACB, e in particolare da parte del principale donatore
l'UE, vi sia la massima chiarezza e la piena assunzione di
responsabilità. Prendere decisioni lasciando poi a
chi è direttamente sul terreno la totale gestione delle
conseguenze (anche a rischio della vita, non dimentichiamolo),
è un metodo pericoloso che sentiamo venire avanti -
certamente in buona fede - proprio a causa di questa mancanza
di chiarezza e di chiare assunzioni di responsabilità.
Le ONG potranno cosiì prendere a ragion veduta le proprie
autonome decisioni senza rimanere vittime di incertezze, di
indecisioni e di ambiguità che, almeno nel rapporto
di partnership tra ONG e Donatori, non devono esistere.
PIU' CONCRETAMENTE
6. Le tensioni crescenti nel Medio Scebeli e in Mogadiscio
Nord, con anche il sequestro e il maltrattamento di due espatriati,
ha fatto giustamente reagire sia il SACB, che ha inviato una
lettera a Ali Mahdi e Aidid, sia l'UE che ha interrotto i
voli ECHO in quelle aree, invitando le ONG ad una sospensione
delle attività.
C'e' da dire che per quanto riguarda INTERSOS, I funzionari
dell'UE già da tre mesi hanno messo in dubbio il rinnovo
del contratto per la continuazione della gestione dell'ospedale
di Jowhar, tanto che il 10 dicembre saremo costretti ad interrompere
le attività, senza che mai (questo è grave)
l'UE abbia assunto una decisione ufficiale di interruzione.
E' questo modo di procedere, molto incerto e ambiguo, senza
alcuna decisione chiara e senza precise assunzioni di responsabilità
da parte dell'UE, senza attenta e seria valutazione delle
conseguenze, spesso esplicitamente evitando di affrontare
i problemi fino in fondo, scaricandone anzi il peso sulle
ONG con frasi del tipo: "Voi comunque fate pure come
credete", è proprio questo modo di procedere che
non può più continuare, anche perchè
può avere conseguenze molto pericolose. Se INTERSOS
andasse ora a Jowhar a riprendere le proprie cose e a dire
che è obbligata ad interrompere le attività
con la conseguente sospensione dei salari, provocheremmo forse
il saccheggio di parte dei beni ospedalieri, concepito come
indennizzo per questa brusca interruzione dell'unica fonte
di reddito, rappresentata dal salario. La sua immediata perdita
creerebbe infatti disperazione e comportamenti incontrollati.
7. Chi nella Delegazione UE ha deciso di non rinnovare il
finanziamento o comunque chi potrà decidere la sospensione
delle attività dell'ospedale a causa della situazione
di instabilità, è pronto ora ad assumersi la
responsabilità di comunicare tale decisione a Jowhar
e forse di vedere persi in poche ore il prezioso e faticoso
lavoro svolto e lo sforzo finanziario di ben quattro anni
di attività? Non abbiamo alcun segno in tal senso.
Ogni decisione presa, magari senza l'accordo delle ONG, è
comunque troppo spesso scaricata sulle ONG. Sarebbe irresponsabile
da parte nostra accettare in silenzio un simile comportamento,
senza proporre una riflessione più attenta. Lo sentiamo
doveroso anche in quanto partners dei nostri Donors.
E' da evidenziare che quanto detto vale altresì per
le decisioni di minore ampiezza, quando vengono imposte alle
ONG senza una valutazione congiunta e il loro accordo. Quando
ad esempio l'UE impone in un progetto l'immediata riduzione
del numero del personale locale, in particolare del numero
delle guardie armate, si rende conto delle gravi conseguenze
che possono derivarne? Conseguenze sui progetti e sulle stesse
ONG.
8. Si deciderà la sospensione delle attività
ospedaliere dell'unico ospedale funzionante dell'intera regione
(e tutelato finora dalla autorità e dalla popolazione
in modo esemplare)? E' una decisione che può essere
presa, certamente. Però andrebbe presa valutando attentamente
i vantaggi e gli svantaggi politici, i costi e i benefici,
le conseguenze sulla popolazione e sul futuro della stessa
struttura ospedaliera, la possibilità o meno di riprendere
le attività e in quali condizioni quando la decisione
di sospensione verrà modificata, l'effetto sugli altri
progetti portati avanti dalla stessa ONG. Con quale intensità
questi interrogativi sono presi in considerazione nella Delegazione?
Con quale dialogo con l'ONG interessata e con le altre ONG
della regione? Ripetiamo, qualsiasi decisione può essere
presa, ma ciò dovrebbe avvenire nel dialogo con chi
è sul terreno, nell'attenta valutazione delle conseguenze
immediate e future, con estrema chiarezza che non lasci spazio
ad ambiguità e con piena assunzione di responsabilità.
9. L'esempio dell'ospedale di Jowhar potrebbe valere, analogamente,
per la più ampia decisione relativa alla sospensione
di tutte le attività realizzate nel Medio Scebeli e
in Mogadiscio nord.
QUALCHE OSSERVAZIONE SUL MEDIO SCEBELI E I PROGRAMMI DI RIABILITAZIONE
10. Ci sembra che tra I fattori che hanno portato alla crescente
instabilità nel Medio Scebeli vi sia anche il fatto
che gli aiuti per i programmi di riabilitazione sono stati
troppo concentrati nel tempo e nello spazio e talvolta riducendo
i vantaggi a poche imprese legate ai poteri in conflitto,
che il sistema delle gare, in realtà, ha favorito.
Il problema non sta, a nostro parere, nella quantità
dei fondi impiegati, ma nel modo in cui sono stati impegnati,
nel tipo di progetti e nella esagerata concentrazione geografica
particolarmente in un distretto.
Ogniqualvolta abbiamo sostenuto che occorreva, per esempio
nel settore sanitario, realizzare un impegno più consistente
nei distretti di Mahaday e di Balad, proprio per diffondere
maggiormente e in modo più equilibrato i benefici della
riabilitazione, abbiamo sempre trovato un incomprensibile
netto rifiuto.
A favorire l'instabilità, in alcuni distretti e tra
alcuni clan, è stato quindi anche il fatto che alcuni
si sono sentiti esclusi da qualsiasi aiuto, pur essendo nella
stessa regione, sotto lo stesso governatore e nella stessa
alleanza politica degli altri. E questo, in particolare nella
Somalia di oggi, può essere difficilmente accettato.
Se nessun beneficio viene concesso, come avviene invece per
altri, specie se senza una vera, motivata e condivisa giustificazione,
allora ce lo si prende. Non sarà giusto, ma questa
è la Somalia centrale oggi: non si può a nostro
avviso continuare a non tenerne conto.
11. Riteniamo che una più diffusa ed equa ripartizione
dei programmi di riabilitazione, con la massima diffusione
dei benefici e concepiti a favore di un ampio numero di beneficiari.
avrebbe potuto contribuire al mantenimento di quella situazione
di equilibrio e di relativa calma che è esistita, con
alti e bassi, lungo gli anni 94-96.
Avere invece concentrato in poche mani ingenti somme di denaro,
ha rotto equilibri, ha suscitato appetiti, concorrenze e scontenti
che sono sfociati anche nello scontro e nella progressiva
destabilizzazione.
Ovviamente, quanto affermiamo va letto inserendolo nel più
ampio contesto politico-economico delle regioni centrali,
come concausa della più generale destabilizzazione
di questa area.
12. Ci siamo soffermati su questo aspetto perché,
da come vediamo le cose, ci sembra che i Donors si stiano
orientando ovunque nello stesso modo, con il rischio di ripetere
quindi gli stessi errori di concentrazione geografica e temporale,
anche per gli aiuti al Basso Scebeli e presto per quelli alla
Valle del Giuba. Speriamo di sbagliarci. Siamo del parere
che un'attenta analisi vada comunque fatta.
13. Ci sembra infine opportuno sottolineare il fatto che
i programmi di riabilitazione sono stati basati sul mero riconoscimento
formale di un'autorià, debole o forte che fosse, senza
prendere sufficientemente in considerazione la necessità
di appoggiare queste autorità e le relative istituzioni.
Proprio al fine di rafforzarle, programmi di capacity building,
di sostegno alla sicurezza e di supporto alla smobilitazione
sarebbero dovuti essere concepiti parallelamente agli altri
programmi di riabilitazione.
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