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Comunicato
di Intersos
IL COLPO GROSSO DI SCELLI: CON UN'
INTERVISTA SOLA SCREDITA CROCE ROSSA, GOVERNO ITALIANO E AZIONE
UMANITARIA
Roma, 25 agosto 2005 - La lunga intervista rilasciata dal
Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana Maurizio
Scelli al giornalista Guido Ruotolo per il quotidiano
La Stampa (che la ha pubblicata il 25 agosto 2005) dovrebbe
comportare le dimissioni immediate dello stesso Scelli.
Il mandato di responsabile di una Organizzazione quale la
CRI impone infatti il rispetto di un codice di comportamento
aderente ai principi che sono alla base del Movimento della
Croce Rossa in tutto il mondo, codice che, con questa intervista,
Scelli disattende completamente.
Inoltre, il fatto stesso che un Commissario Straordinario
renda pubblici dei particolari e dei dettagli di operazioni
delicatissime, denota una leggerezza che, da sola,
annulla la base di fiducia su cui si sarebbe dovuto fondare
il mandato affidatogli.
In particolare sgomenta il fatto che Scelli - secondo quanto
riportato dal quotidiano -affermi pubblicamente di aver fatto
una sorta di doppio gioco: mentre, in occasione del
rapimento degli operatori umanitari, dava l'impressione ai
mediatori di agire "in piena e totale autonomia dal governo",
in realtà manteneva contatti con Palazzo Chigi a un
livello molto più avanzato di semplici informative.
Ciò renderà per lungo tempo poco credibili non
solo la Croce Rossa Italiana, ma le organizzazioni umanitarie
in genere, che proprio sulla indipendenza, autonomia, imparzialità,
basano la propria credibilità.
Quanto affermato nell'intervista richiama alla mente continui
tentativi di strumentalizzazione della CRI a fini personali,
e comunque estranei alla sua natura e al suo mandato: natura
fondata sui principi di umanità, neutralità,
imparzialità, indipendenza, universalità; mandato
di portare soccorso a chi ne ha bisogno senza alcun condizionamento,
e non già "a condizione" che i malati e i
feriti siano una buona merce di scambio.
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