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Sudan

| Progetto aperto

Missione

Sudan
Mar, 01/03/2012

Il Sudan e’ un Paese devastato da due guerre civili che per quattro lunghe decadi hanno causato piu’ di due milioni di morti (dati United Nation Mission in Sudan - UNMIS). All’indomani della secessione del Sud Sudan, sancita dal referendum del Gennaio 2011 e divenuta effettiva nel Luglio di quest’anno, lontano dal trovare la stabilita’ auspicata dagli accordi di pace del 2004, il paese e’ ancora teatro di conflitti, principalmente nelle zone di confine con il Sud ed il Darfur, e di gravi violazioni dei diritti umani.

INTERSOS e’ presente nel Darfur Occidentale dal 2004, prestando assistenza alle vittime di una delle piu’ complesse crisi umanitarie nel mondo. I molteplici progetti in corso sono rivolti a una parte consistente di quei due milioni di persone che a causa del conflitto hanno dovuto abbandonare i propri villaggi e che tuttora vivono in condizioni di estrema vulnerabilita’. Da anni lavoriamo in supporto agli sfollati (siano essi sfollati interni o rifugiati) tramite interventi di emergenza ed interventi volti a favorire il processo di pacificazione e di reinserimento nei villaggi di origine.

Contesto

Il Sudan e’ stato devastato da decenni di guerra, da carestie e siccita’ che hanno creato una delle più grandi popolazioni sfollate e rifugiate del mondo. Da anni è considerato come teatro di uno dei “conflitti dimenticati” dell’Africa.

Sudan, una stabilità ancora lontana

La  svolta epocale, che ha portato di recente al referendum sull’indipendenza del Sud del Paese e, in seguito, alla sua definitiva secessione nel Luglio 2011, non ha contribuito, come da molti osservatori anticipato, ad una stabilizzazione del Paese. La firma degli accordi di pace (Comprehensive Peace Agreement) di Naivasha del 9 gennaio 2005 tra il Governo del Sudan (GoS) e il Movimento/Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA/M) ha infatti lasciato irrisolte le profonde tensioni sugli Stati del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, e sull’area di Abyei. I nuovi focolai di conflitto esplosi recentemente nelle aree di confine ancora contese, hanno causato una nuova emergenza umanitaria, con centinaia di migliaia di persone in fuga bombardamenti e violenza e bisognose di riparo, assistenza alimentare, medica e psicologica.

Darfur, un conflitto che parte da lontano

Il Darfur - letteralmente la "terra (dar) dei Fur" - è un territorio grande due volte l'Italia sul quale vive una popolazione di circa sei milioni di abitanti divisa principalmente tra pastori nomadi e gruppi sedentari, che svolgono attività prettamente agricole, la cui convivenza è stata regolata nel corso dei secoli dal diritto tradizionale. Gli equilibri tra questi due gruppi e le diverse etnie che li compongono sono stati gravemente compromessi negli ultimi due decenni dalle vicende politiche del Paese da un lato, e dal costante peggioramento ambientale dall’altro.

Negli ultimi venticinque anni, la creazione di nuove alleanze/conflitti tra tribù e la presenza di gruppi armati organizzati, uniti ai tentativi di repressione del dissenso da parte del Governo, hanno causato scontri e continui spostamenti delle popolazione che hanno aggravato una già difficile situazione. I risultati dell’alternarsi prolungato degli attacchi armati da parte dei ribelli dei movimenti di liberazione, dei bombardamenti aerei e dell’utilizzo di milizie armate irregolari (gli ormai famigerati Janjaweed) da parte del Governo, sono quantificabili nel milione di profughi nei campi del Darfur, nei duecentomila rifugiati nel vicino Ciad, nei 70 mila morti (per la guerra, ma anche per le precarie condizioni di vita nei campi). A distanza di anni la stabilizzazione dell’area appare ancora lontana, se e’ vero che il recente Darfur Peace Agreement (noto come Doha Agreement), firmato a luglio del 2011 tra il Governo ed uno dei principali gruppi di opposizione (il Liberation and Justice Movement) non e’ stato accettato e firmato dalla maggior parte degli altri gruppi armati di opposizione. Il risultato e’ una cronica emergenza umanitaria, i continui atti di violenza ai danni delle comunità di sfollati ed in particolare delle donne, gli scontri a fuoco specie nel Nord e nel Sud del Darfur, oltre che le alleanze che si vanno stringendo tra gruppi ribelli del Darfur e frange armate nel Sud Sudan.

Uno dei primi passi previsto negli accordi di pace e’ diventato effettivo nel gennaio del 2012: gli esistenti stati del Sud e West Darfur sono stati ulteriorimente frazionati in Central e East Darfur, a cui si aggiunge il North Darfur rimasto inalterato. L’attenzione della comunita’ internazionale rimane alta per monitorare l’effettivo impatto di queste trasformazioni e quali consequenze esse porteranno.

Lo Stato di Khartoum

Anni di conflitto, siccità e alluvioni hanno causato in Sudan lo sfollamento di più di due milioni di persone che dal Darfur, dal Sud Sudan e dagli Stati Orientali si sono riversate nello Stato di Khartoum, dove le condizioni di sicurezza sono migliori e le opportunità di sostentamento maggiori. La crescita della popolazione nello Stato di Khartoum è andata però a gravare sulle già limitate risorse delle comunità residenti così come sui servizi e le strutture di base disponibili, causando l’aumento del tasso di povertà e della discriminazione nelle aree di insediamento degli sfollati.

A questo si aggiunge la drammatica situazione dei cittadini Sud Sudanesi, bloccati nei punti di partenza esistenti nello stato di Khartoum in condizioni di estremo bisogno e precarieta’, e che non possono essere facilmente raggiunti dall’intervento umanitario della comunita’ internazionale.  C’e’ grande preoccupazione sulle ulteriori conseguenze che potrebbero cadere su questa consistente parte di popolazione (dati non ufficiali attestano la presenza di circa 100.000 Sud Sudanesi nelle aree di partenza dello Stato di Khartoum) se i due paesi non dovessero trovare un accordo entro il 9 Aprile prossimo; entro questa data infatti, secondo quanto stabilito dal Governo Sudanese i cittadini sud sudanesi dovranno regolarizzare la loro posizione o trasferirsi nel neo nato Sud Sudan

Interventi in corso

Interventi in corso in Darfur

Dialogo e mediazione del conflitto.

A partire dal 2009 INTERSOS, in collaborazione con il DCPSF (Darfur Community Peace and Stability Fund) ha intrapreso un’intensa attività di riconciliazione e di mediazione del conflitto tra agricoltori e pastori nomadi attraverso i mezzi tradizionali di dialogo. Primo importante passo e’ stato il supporto alla ricostituzione dei tradizionali comitati di riconciliazione, che hanno il compito di risolvere pacificamente le dispute tra le diverse tribù e gruppi etnici, soprattutto in materia di utilizzo della terra e delle risorse idriche. E’ stata realizzata una mappatura delle tradizionali rotte migratorie delle mandrie guidate dai nomadi nella regione del Darfur occidentale e sono stati coltivati degli speciali campi di foraggio per gli animali con l’obiettivo di prevenire i conflitti legati alla distruzione di campi agricoli durante la migrazione stagionale. Al fine di limitare i conflitti legati alle risorse idriche sono stati costruiti degli hafir, grandi riserve d’acqua per la canalizzazione e la raccolta di acqua piovana e dell’acqua dei Wadi (fiumi stagionali). In stretta collaborazione con le comunita’ INTERSOS supporta inoltre la ristrutturazione dei principali mercati rurali, ripristinando in tal modo non solo l’attivita’ economica delle singole comunita’, ma soprattutto quelli che erano i tradizionali spazi di dialogo e di scambio pacifico tra gruppi ed etnie diversi. L’obiettivo è ridurre le tensioni inter-tribali e ristabilire le tradizionali vie di risoluzione dei conflitti andate perdute col sorgere del conflitto.

Tra emergenza e ritorno alla normalità

INTERSOS insieme ad UNHCR, al Common Humanitarian Fund (CHF) e al DCPSF ha avviato un programma di assistenza e sviluppo con l’obiettivo di assistere e facilitare il ritorno delle popolazioni sfollate in condizioni dignitose, oltre che un’integrazione sostenibile nella vita della comunita’ di origine. Per realizzare tale obiettivo, INTERSOS agisce in diversi settori al fine di assicurare interventi completi, sinergici e coordinati.

Sviluppo agricolo e sicurezza alimentare

In collaborazione con il Ministero sudanese dell’Agricoltura e le comunita’ interessate, INTERSOS distribuisce sementi, piantine e strumenti agricoli. Per massimizzare l’impatto e la sostenibilita’ dei nostri interventi, inoltre, INTERSOS ha deciso di supportare i beneficiari (11.000 circa ogni anno) con assistenza e formazione continua attraverso delle vere e proprie scuole agricole sul campo, che permettono una valorizzazione e miglioramento delle tecniche agricole locali.

Acqua e igiene

INTERSOS in Darfur Occidentale sviluppa numerose attivita’ nel settore Acqua e Igiene (WASH). Rientrano in tale settore le grandi riserve d’acqua (hafir) e le piccole dighe che permettono la raccolta e la canalizzazione dell’acqua per un uso animale ed agricolo, cosi come la costruzione o riabilitazione di pozzi e punti d’acqua per consumo umano, la riabilitazione e costruzione di latrine in mercati e scuole. L’intervento tecnico e continuamente accompagnato dalle campagne di sensibilizzazione all’igiene e alla prevenzione di malattie che INTERSOS, in collaborazione con attori locali ed internazionali, garantisce tanto nelle aree rurali quantpo in quelle urbane ad alta densita’ di popolazione.

Istruzione

La riabilitazione e realizzazione d’infrastrutture per l’educazione è fondamentale nei villaggi e nelle aree rurali per garantire accesso allo studio in dignita’ e sicurezza ai bambini vittime dei conflitti. Dal 2004 INTERSOS ha riabilitato o costruito piu’ di 60 scuole (oltre 220 classi). Sono stati ultimati la maggior parte dei lavori di riabilitazione/ricostruzione di venti classi, di cinque alloggi per insegnanti e di uffici per gli organi di gestione scolastica. Tutte le scuole interessate sono inoltre provviste di impianti idrici per la raccolta, purificazione e distribuzione di acqua piovana e coinvolte in regolari campagne di promozione dell’igiene e prevenzione delle malattie. Fondamentale, in un’ottica di sosenibilita’ degli interventi, e’ la collaborazione che INTERSOS ha stabilito con le Associazioni di Insegnanti e Genitori delle scuole interessate dagli interventi,  sostenute tramite attivita’ generatrici di reddito  econtinuo dialogo volto a garantire un miglioramento dell’organizzazione del sistema scolastico locale.

Shelter

Dopo una fase di risposta all’emergenza INTERSOS continua a monitorare e supportare le popolazioni sfollate e di ritorno nei villaggi di origine. Quest’anno quasi 2000 famiglie identificate come estremamente vulnerabili stanno ricevendo assistenza da parte di INTERSOS, che si e’ distinta nel settore per la scelta di garantire ai beneficiari shelter ecologicamente sostenibili, costruiti cioe’ con materiali naturali acquistati nei mercati locali dei quali si cerca di favorire la ripresa economica. Anche in questo caso, in un’ottica di sostenibilita’, e’ fondamentale il contributo dei Comitati locali di selezione dei beneficiari, cosi come la mobilizzazione delle comuntia’ interessate.

Khartoum

Le attivita’ di riabilitazione di punti d’acqua, costruzione di latrine e campagne di sensibilizzazione all’igiene e alla prevenzione di malattie, nelle scuole situate all’interno nei campi sfollati dello stato di Khartoum sono finalmente partite. La selezione delle 20 scuole primarie all’interno dei campi profughi delle aree di Omdurman e Jebelaulia e’ stata completata in collaborazione con una ONG nazionale, ed in partnership con autorita’ locali ed agenzie internazionali.
Le prime attivita’ di sensibilizzazione sono partite il 15 Ottobre 2011, in concomitanza con lo UN Global Hand Washing Day, e si stanno sviluppando anche con il supporto di artisti sudanesi responsabili per la composizioen di piccoli spettacoli teatreali e canzoni sulla tematica della promozione dell’igene personale.

Intersos nel Paese

INTERSOS opera in Sudan dal 2004 attraverso due basi di coordinamento a Khartum e El-Geneina e quattro basi operative a Habila, Forobaranga, Garsila e Um Kher (Darfur occidentale). La definizione delle aree e lo sviluppo delle attività sono stati strategicamente studiati per coprire le zone di provenienza dei rifugiati.

Oltre agli interventi attualmente in corso, INTERSOS ha distribuito materiali e strumenti necessari per la vita dei profughi: cisterne e taniche per l’acqua potabile, pompe per l’acqua, materiale per riaprarsi dalle piogge, coperte, biscotti proteici per i bambini, materiale scolastico, grazie al supporto della Cooperazione Italiana del Ministero degli Affari Esteri.  In collaborazione con UNHCR, INTERSOS ha condotto un’analisi della situazione degli sfollati e dello stato dei loro villaggi di origine, raccogliendo  dati sull’intera popolazione presente nei distretti di Habilla, del Wadi Sahli e lungo tutta l’area di confine con il Ciad, per un totale di 240 mila persone.

INTERSOS ha garantito, con il finanziamento di ECHO, la costruzione di migliaia di latrine di emergenza in tutte le aree di intervento a sud di El-Geneina. Nei villaggi e nei campi gli operatori di INTERSOS hanno organizzato inoltre comitati di sensibilizzazione per l’uso delle latrine e campagne di educazione all’igiene personale, soprattutto a favore di donne e bambini.

Piccole infrastrutture sociali e servizi comunitari, tra i quali  centri comunitari per donne sfollate, sono state create nelle aree rurali assicurando così a 74 mila donne e 75 mila giovani sfollati formazione professionale, educazione, corsi di igiene, avvio di attività generatrici di reddito, assistenza psico-sociale.

Attraverso insegnanti volontari, fornitura di materiale scolastico, creazione di strutture adeguate nei campi profughi e ricostruzione di edifici scolastici nei villaggi INTERSOS ha assicurato la scolarizzazione a circa 20.000 bambini.

Oltre 60 operatori internazionali e circa seicento operatori locali di INTERSOS hanno operato in Sudan ed in Darfur dal 2004 ad oggi. A tutt’oggi INTERSOS continua a garantire la presenza tanto degli operatori espatriati che dei colleghi nazionali in aree rurali difficilmente raggiunte da aiiuti umanitari. Questo nonostante le condizioni di sicurezza continuino a rappresentare un motivio di seria preoccupazione in Darfur, ed impediscano sovente l’accesso in aree di potenziale bisogno ed emergenza umanitaria.

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