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Serbia

| Progetto aperto

Missione

Serbia
Mar, 01/03/2012

Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in Serbia si trovano ancora oggi circa 70.000 rifugiati, provenienti dalla Bosnia e dalla Croazia e oltre 210.000 sfollati interni, provenienti dal Kosovo.

INTERSOS, dopo i primi interventi realizzati già dalla fine degli anni 90, per rispondere alla situazione di emergenza umanitaria creatasi dopo i vari conflitti esplosi nella regione, negli ultimi anni si è concentrata sul processo di integrazione degli sfollati. Con il sostegno dell’UNHCR e della Delegazione della Commissione Europea, vengono  implementati progetti che mirano ad incoraggiare gli sfollati a trovare soluzioni abitative rispondenti ai loro bisogni, e attività volte a garantire fonti di reddito autonomo. In particolare, le soluzioni abitative proposte, rientrano nella strategia nazionale per la chiusura dei centri collettivi, unità abitative messe a disposizione dal Governo Serbo durante la fase di prima emergenza. Grazie ad interventi ad hoc, legati alle particolari necessità di ogni singola famiglia, INTERSOS propone ai rifugiati e agli sfollati interni, soluzioni che permettono di abbandonare i centri collettivi, iniziando una vita più stabile e autonoma.

Inoltre, INTERSOS continua l’affiancamento alla ONG locale Vizjia, nata come spin-off di INTERSOS e ufficialmente registrata presso le autorità serbe dal 2007. Dal 2009 Vizjia gestisce direttamente progetti finanziati dall’UNHCR in supporto di rifugiati e sfollati. Inoltre, per il 2012 è stato scelto da UNHCR come proprio partner d’implementazione per i progetti IPA 2001 finanziati dalla Commissione Europea.

Contesto

Nonostante i conflitti nelle vicine Croazia e Bosnia Erzegovina, il territorio della Serbia rimase sostanzialmente in pace fino al 1998, quando le spinte autonomistiche promosse dalla minoranza albanese del Kosovo provocarono la violenta reazione delle forze di sicurezza serbo-jugoslave.

L’intervento militare della NATO pose fine, nel 1999, alle ostilità. Come conseguenza, i profughi albanesi che durante l’azione serba avevano trovato rifugio nei paesi confinanti, fecero ritorno alle loro case e contemporaneamente, la maggioranza della popolazione serba residente in Kosovo diede vita ad un vero e proprio esodo verso le regioni centrali della Serbia e del Montenegro. Attualmente in Serbia risiedono 210.000 sfollati interni (Internally Displaced Persons - IDPs) originari del Kosovo e circa 70.000 rifugiati dalla Croazia e dalla Bosnia Erzegovina, residenti in centri collettivi o in abitazioni private in affitto. Nonostante siano passati più di dieci anni dalla fine del conflitto nell'ex Jugoslavia, molte questioni rimangono irrisolte e rappresentano una minaccia per la stabilità dell'intera regione. In particolare, resta irrisola la questione delle proprietà per molti rifugiati, che ancora oggi stentano a ritrovare lo stesso tenore di vita precedente al conflitto.

La questione degli sfollati interni dal Kosovo e dei profughi nei Balcani è una delle eredità più pesanti del conflitto e rappresenta l'emergenza profughi più grave in Europa dalla Seconda guerra mondiale, con più di 3 milioni e mezzo di civili sradicati dalle loro terre. A differenza dei profughi dalla Croazia e dalla Bosnia, che in gran parte hanno avuto la possibilità di ritornare nel loro paese di origine, il numero dei ritorni in Kosovo è molto limitato.

Il problema principale della popolazione sfollata è una cronica mancanza di certezze circa il proprio futuro. Il loro destino infatti dipende dall'esito dei negoziati sullo status del Kosovo e dal processo di pacificazione e ripresa del dialogo, che la stessa INTERSOS sta contribuendo a costruire. Il governo serbo, in cooperazione con l’UNHCR, la Commissione Europea e altri donatori ed organizzazioni non governative operanti sul territorio, è riuscito a chiudere la maggior parte dei centri collettivi in Serbia. Tra coloro che ancora vi risiedono, i dati confermano che il numero dei rifugiati è diminuito in maniera significativa, mentre lo stesso non si è verificato per gli sfollati interni; questa tendenza dimostra come la questione del loro ritorno rimanga estremamente problematica.

Uno dei problemi più gravi che affliggono la popolazione sfollata tutt’ora residente in Serbia è sicuramente la disoccupazione: secondo i dati del governo serbo, mentre il tasso di disoccupazione della popolazione residente si attesta intorno al 20%, esso arriva al 32.71%, tra i rifugiati e gli sfollati interni, mentre la percentuale di disoccupazione all’interno dei Centri Collettivi sale al 66%. Il lavoro nero continua a rappresentare la fonte di reddito più facilmente accessibile, soprattutto per la popolazione sfollata che incontra innumerevoli ostacoli nell’ottenere impieghi regolari e redditizi. Ovviamente il ricorso al lavoro nero, anche se nel breve periodo permette di sopperire ai bisogni primari, lascia gli sfollati in una costante situazione di vulnerabilità. Larghe sacche di vulnerabilità sono presenti anche tra coloro che hanno gia’ abbandonato i centri collettivi e risiedono in abitazioni private. Inizialmente, infatti il governo serbo e la comunità internazionale hanno concentrato i loro sforzi sulla risoluzione del problema rappresentato dai centri collettivi.

Gli sfollati residenti in abitazioni per lungo tempo non hanno ricevuto la dovuta attenzione ed assistenza. Solo negli ultimi anni i progetti di supporto all’integrazione hanno iniziato ad includere tra i loro beneficiari questa specifica categoria. 

Interventi in corso

Nel 2012 INTERSOS ha riconfermato la sua collaborazione con l’UNHCR e con la Commissione Europea per l’implementazione di attività a supporto agli sfollati interni. In particolare, continua la ricerca di soluzioni abitative dignitose e il supporto ad attività generatrici di reddito, con un attenzione particolare al settore dell’agricoltura.

L’area di intervento si estende a vaste zone del paese, grazie ad un radicamento capillare e ad una completa conoscenza del territorio acquisita in oltre 10 anni di attività in Serbia. Inoltre, le attività implementate dalla ONG locale Vizjia, effettuate in cooperazione e in sinergia con quelle di INTERSOS, contribuiscono a massimizzare l’efficienza e l’impatto oltre che la diffusione sul territorio degli interventi. In dettaglio, Intersos ha identificato e raggiunto beneficiari in 47 municipalità, Vizjia in 16 mentre in 27 municipalità sono attive entrambe le ONG. In totale quindi 90 municipalità su un totale di 120 (75%, escluse le municipalità del Kosovo) sono state raggiunte da Intersos/Vizjia negli ultimi 10 anni con interventi a sostegno di rifugiati e/o sfollati.

Intersos nel Paese

INTERSOS è presente nei Balcani dal 1993, inizialmente in Bosnia Erzegovina e in seguito con missioni in Albania, Kosovo, Montenegro, Serbia e Macedonia.

Fin dall'inizio della sua esperienza nei Balcani, INTERSOS ha concentrato il suo intervento a sostegno del ritorno delle minoranze (sia sfollati interni che rifugiati). Un'esperienza particolarmente significativa è stata quella maturata nel contesto post-bellico della Bosnia Erzegovina (dal 1993 al 2000), del Kosovo e della Serbia dal 1998 in poi. L’obiettivo dell’intervento in Serbia è stato inizialmente quello di affrontare l’emergenza umanitaria legata alla situazione degli sfollati interni e dei rifugiati dalla Bosnia Erzegovina e dalla Croazia.
In quest’ottica nel 1999 fu condotto un primo intervento di distribuzione di cibo e beni di prima necessità in favore dei profughi dal Kosovo, nell’ambito della Missione Arcobaleno.
Negli anni successivi, interventi di emergenza, quali l’assistenza psico-sociale e la distribuzione di legname per il riscaldamento agli sfollati anziani, sono stati accompagnati dai primi interventi volti a favorire la creazione di migliori condizioni di vita all’interno dei Centri Collettivi istituiti dal governo serbo per affrontare l’emergenza abitativa degli sfollati interni. Nello stesso periodo abbiamo contribuito con piccoli progetti alla mappatura ed identificazione di mine antiuomo e di ordigni inesplosi (UXO - Unexploded Ordnance).

In questa prima fase, abbiamo lavorato principalmente con i fondi messi a disposizione dal Governo Italiano, dalla Commissione Europea (ECHO),  dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dal Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). A partire dal 2006, l’assistenza è stata mirata soprattutto a garantire il rispetto dei diritti e della dignità delle famiglie di rifugiati e sfollati interni ancora residenti nei centri collettivi: progetti volti a promuovere la creazione di attività generatrici di reddito e a garantire soluzioni abitative alternative.

Tutti i progetti sviluppati da INTERSOS hanno sempre rivolto una particolare attenzione ai soggetti estremamente vulnerabili tra gli sfollati interni ed i rifugiati: anziani non accompagnati, madri di famiglia vedove, famiglie numerose, disabili. A partire dal 2006 ci siamo impegnati anche nel sostegno alla creazione di una organizzazione non governativa locale, VIZJIA (Visione), costituita da membri dello staff locale di INTERSOS che hanno lavorato con l’organizzazione dall’inizio della sua missione nei Balcani. Nel 2007, VIZJIA è stata ufficialmente registrata presso le autorità serbe come organizzazione non governativa, mentre il suo staff ha continuato a contribuire alla pianificazione e sviluppo dei progetti gestiti da INTERSOS. Nel 2008 è iniziata una fase di ‘training on the job’, sulla base di accordi bilaterali tra INTERSOS e VIZJIA che prevedevano la responsabilità diretta della ong locale su alcune componenti dei nostri progetti. Dal 2009, VIZJIA è direttamente responsabile della gestione di progetti in supporto degli sfollati interni e dei rifugiati finanziati dall’UNHCR.

Testimonianze

21 Mar 2011

E' completata la costruzione della casa di Milos.

Insieme alla moglie ai tre figli, fa parte delle 759 famiglie di sfollati di orgine serba che a seguito del conflitto in Kosovo sono...

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