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Ciad

| Progetto aperto

Missione

CIAD
Lun, 05/09/2011

Il Ciad oggi accoglie oltre 260.000 rifugiati, provenienti in parte dal Darfur (Sudan) e dalla Repubblica Centrafricana. A partire dal 2006, nel dipartimento di Kimiti della regione orientale del Sila, ai rifugiati sudanesi si sono aggiunti 180.000 sfollati interni ciadiani, fuggiti dai loro villaggi in seguito alle incursioni di milizie sudanesi, al conflitto interetnico tra popolazioni sedentarie e semi-nomadi e al conflitto politico tra forze governative e ribelli. Intersos è attiva in Ciad dal 2004 nel dipartimento di Kimiti (Sila), nella prefettura di Goz Beida e nella sottoprefettura di Koukou Angarana, dove ha dato supporto alle popolazioni rifugiate sudanesi e agli sfollati interni ciadiani attraverso la gestione dei campi rifugiati di Djabal e di Goz Amir, circa 40.000 persone, e l’assistenza a 120.000 sfollati ciadiani che si sono stabiliti nei villaggi circostanti.

Tra le principale attività assicurate: camp management, distribuzioni di cibo e altri beni di prima necessità, educazione, servizi comunitari, protezione, interventi di promozione dell’igiene per evitare epidemie legate alla contaminazione dell’acqua e tutela dell’ambiente, infrastrutture e protezione dell’ambiente. Nei siti di accoglienza degli sfollati, o IDPs (Internal Displaced Persons), inoltre, abbiamo monitorato e riportato i casi di abusi e violenze su minori e sulle donne, svolgendo al contempo attività in difesa dei loro diritti, a livello locale e nazionale, in quanto co-leader del Cluster Protection.

Dal 2007 INTERSOS raccoglie i dati sui movimenti di popolazione nel Dipartimento di Kimiti. A partire dal 2009, è stato osservato un importante flusso di ritorno degli sfollati ai loro villaggi di origine. Intersos si sta occupando quindi di monitorare e accompagnare questo ritorno con attività di rilancio economico (piccolo commercio), agricole e allevamento (formazioni tecniche, distribuzioni di sementi e attrezzi, realizzazione di pozzi e magazzini di stoccaggio) e attività generatrici di reddito (lavorazione dei prodotti agricoli, zootecnia, irrigazione) in una delle principali zone di provenienza: il cantone Bar Azoum.

Contesto

Povertà e conflitti, la fotografia del Ciad

Il Ciad è un paese con una popolazione di circa 7 milioni e mezzo di abitanti, suddivisa in sei gruppi etnici principali e decine di sottogruppi, ognuno con proprie peculiarità e caratteristiche, anche linguistiche. Il territorio è prevalentemente arido (siamo nell’africa sahariana e sub-sahariana) ad eccezione dell’estremo sud, dove le precipitazioni sono più abbondanti e la vegetazione più ricca. E’ un paese estremamente fragile proprio a causa del clima desertico che provoca una lenta e costante diminuzione delle risorse idriche. Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano, il Ciad si posiziona al 5° posto della classifica dei paesi più poveri del mondo, con un reddito pro capite annuo pari a 150 euro, e circa l’80% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, questo nonostante la presenza di importanti risorse petrolifere nel paese.

Grave e diffusa è la corruzione che, assieme ad una profonda instabilità politica ed agli ingenti investimenti in armamenti, limita il corretto sfruttamento della maggior parte delle risorse disponibili, vanificando non solo i programmi di sviluppo ma ponendo anche seri limiti alla gestione dello stato e all’erogazione dei servizi di base, in primo luogo istruzione e salute. La maggioranza della popolazione del Ciad vive sotto la soglia della povertà estrema. Soltanto il 10% ha accesso ai servizi sanitari di base; meno del 30% ad acqua potabile e poco più dell’1% all’elettricità. Questi dati, già di per sé drammatici, sono aggravati dalla persistente conflittualità interna e dalla presenza nel paese di rifugiati in particolare lungo tutto il confine orientale.

Oggi sono oltre 260.000 i rifugiati in Ciad (220.000 dei quali provenienti dal Darfur -Sudan e circa 40.000 dalla Repubblica Centro Africana). I rifugiati sudanesi sono ospitati in 12 campi dislocati lungo la frontiera orientale. Fanno parte dei 2,5 milioni di profughi del Darfur che sono stati costretti a fuggire in zone più protette all’interno del paese o all’estero. A partire dal 2006, nel Dipartimento di Kimiti della Regione orientale del Sila, ai circa 40.000 rifugiati sudanesi si sono aggiunti 180.000 sfollati interni ciadiani, fuggiti dai loro villaggi in seguito alle incursioni di milizie Djandjaweed, al conflitto interetnico tra popolazioni sedentarie e semi-nomadi e al conflitto politico tra forze governative e ribelli. La prefettura di Goz Beida e la sottoprefettura di Koukou Angarana, dove opera INTERSOS, contavano nel 2004 una popolazione di circa 17.000 persone; nel 2007 ne ospitano oltre 130.000 tra autoctoni, sfollati interni e rifugiati sudanesi. Tutto questo non solo ha imposto alle organizzazioni umanitarie uno sforzo crescente, ma ha determinato anche conseguenze evidenti sull’ambiente in termini di impoverimento delle riserve idriche, disboscamento e disponibilità di terreni coltivabili.

A partire del 2009 un movimento crescente di ritorno degli sfollati nei loro villaggi d’origine a cominciato a essere registrato. Tra il 2009 e il 2010 più di 50.000 persone hanno abbandonato i siti e sono rientrate, Questa nuova dinamica pone la popolazione locale e la comunità internazionale di fronte a nuove problematiche umanitarie, molto più legate allo sviluppo che all’emergenza. Le condizioni di vita nei villaggi di ritorno, per esempio l’accesso all’acqua, all’educazione primaria, alle cure mediche, già difficili prima della crisi, risentono oggi dell’assenza della popolazione sfollata e del sottosviluppo cronico della zona.

Il Ciad si trova attualmente nella difficile condizione della cosiddetta Terra di Nessuno, nel momento di passaggio tra Emergenza e Sviluppo. Il momento della transizione in cui i finanziatori degli interventi di emergenza si tirano indietro e quelli dello sviluppo attendono la stabilizzazione sicuritaria, prima di entrare nel paese.

Interventi in corso

Rifugiati dal Darfur e sfollati dal conflitto interno

INTERSOS, in collaborazione con l’Unione Europea, il governo ciadiano e le Nazioni Unite, ha esteso l’attività di sostegno e supporto alle popolazioni bisognose nelle zone di ritorno, in seguito ai ritorni spontanei e volontari registrati.

Proseguono anche le attività di protezione degli IDPs, che stiamo estendendo anche ai villaggi dove si registrano dei ritorni spontanei e volontari. Inoltre, al fine di diminuire le tensioni tra i giovani dei grandi agglomerati che ospitano la popolazione sfollata, INTERSOS lavora per rinforzare le capacità delle strutture sociali esistenti con l’avvio di attività di formazione e di gestione comunitaria di attività ricreative.

Scuole e educazione primaria.

Attraverso la collaborazione INTERSOS – UNICEF, stiamo costruendo due scuole in mattoni in due tra i principali villaggi di ritorno degli sfollati ciadiani (Tiero e Marena), affinché il diritto all’educazione sia rispettato nelle zone di ritorno e il tasso di partecipazione scolastica femminile aumenti. La popolazione è implicata direttamente in queste attività, attraverso un approccio comunitario che valorizza il contributo della comunità nella fase di costruzione e di gestione delle scuole.

Protezione e diritti umani.

Continua l’attività di monitoraggio della situazione di protezione nelle zone di ritorno, cominciata nei campi di rifugiati e nei siti di sfollati tra il 2004 e il 2007. I casi individuali di violazioni dei diritti umani sono identificati, documentati e seguiti fino alla loro soluzione, in collaborazione con gli altri attori umanitari competenti. Le donne di ogni età sono spesso le vittime di incidenti di protezione, per questo un’intensa attività di sensibilizzazione e formazione sui diritti, di assistenza in caso di vulnerabilità e di sostegno è assicurata.

Village Assessment.

INTERSOS traccia dal 2007 i movimenti di popolazione (dai villaggi ai siti e dal 2009 dai siti ai villaggi di ritorno) per una valutazione dell’ampiezza dei movimenti e delle condizione che la popolazione trova una volta rientrata nel villaggio natale. I dati sull’accesso all’acqua, all’educazione, alle cure mediche, la qualità delle abitazioni e delle condizioni economiche (agricoltura, allevamento, mercati) sono raccolti, analizzati e condivisi con la comunità umanitaria in Ciad attraverso la redazione regolare di rapporti e la piattaforma online WEBGIS, in modo che i bisogni siano identificati e i gaps dell’intervento umanitario evidenziati. Questo importante intervento è iniziato con l’appoggio finanziario dell’UNHCR ed attualmente è supportato da ECHO.

Agricoltura e opportunità di lavoro.

INTERSOS sta lavorando per un importante piano di rilancio economico delle zone di ritorno degli sfollati che comprende un intervento integrato con supporto alle attività agricole, agro-pastorali, con la costruzione di pozzi per l’acqua potabile e per uso agro-pastorale e attraverso il sostegno di attività di trasformazione e sviluppo dei prodotti agricoli per il rilancio delle associazioni contadine.

Questo progetto di transizione lavora sulla creazione di gruppi d’interesse comune, appogiandoli in risorse e investimenti, accompagnandoli verso l’indipendenza e permettendo un miglioramento progressivo delle loro condizioni di vita e di quelle della popolazione della zona.

Intersos nel Paese

Una crisi lunga sei anni

INTERSOS ha iniziato a operare nel dipartimento di Kimiti (Regione del Sila) nel febbraio 2004 per rispondere all’emergenza profughi determinata dalla crisi del Darfur, coordinandosi e collaborando con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Ha subito provveduto alla gestione del campo di Goz Amir nei pressi di Koukou Angarana e nei mesi successivi ha costituito e poi gestito il campo di Djabal nei pressi di Goz Beida. La priorità è stata da subito ricostituire la normalità della vita dei rifugiati sudanesi.

Portiamo ora avanti attività di accoglienza e protezione, gestione e organizzazione dei campi, fornitura di beni e servizi essenziali, dalla distribuzione di alimenti e strumenti d’uso comune (kit per cucinare, taniche per l’acqua, coperte, teli di plastica ecc.) alla costruzione di latrine, pozzi e impianti di distribuzione dell’acqua, scuole, magazzini di stoccaggio e distribuzione, centri sociali e sportivi. Nel corso degli anni, sono stati potenziati i servizi educativi e le attività di sostegno alle categorie più deboli: anziani, donne, bambini e portatori di handicap. A partire dall’anno scolastico 2007-2008 l’accesso all’istruzione è stato esteso anche a quest’ultimi con un programma di sostegno che permette a circa 75 bambini disabili di frequentare regolarmente e con profitto le scuole in entrambi i campi. La crisi del Darfur si è rivelata purtroppo di difficile soluzione, per questo motivo l’ipotesi di un ritorno a breve termine dei rifugiati sudanesi nei loro villaggi d’origine è sempre parsa difficile. Uno degli sforzi maggiori di INTERSOS è stato dunque fin dall’inizio quello di promuovere l’autosufficienza dei due campi, con attività volte da un lato a rafforzare e potenziare per quanto possibile le capacità di autonomia alimentare ed economica dei rifugiati e dall’altro a consolidare le capacità di governo dei vari organismi rappresentativi esistenti nei campi (responsabili di area, capi tradizionali, comitati delle donne, comitati dei giovani, comitato dei più bisognosi e vulnerabili). L’azione di INTERSOS si è diretta fin da subito anche agli abitanti locali, costretti a condividere le poche risorse del territorio con i nuovi arrivati. L’assistenza si è concretizzata nella distribuzione di decine di tonnellate di sementi e di migliaia di attrezzi agricoli; nella costruzione di pozzi per l’acqua, di latrine e nella realizzazione di programmi per il rafforzamento e la diffusione di sani comportamenti igienici per ridurre i rischi ricorrenti di epidemie ed epatite.

Nel corso del 2005 il conflitto tra forze governative e ribelli in Ciad si è aggravato, con conseguenti problemi di sicurezza che hanno prodotto nel 2006 varie ondate di nuovi sfollati interni che hanno trovato rifugio intorno a Goz Beida e Koukou Angarana. Fin dai primi giorni INTERSOS è intervenuta distribuendo materiali di prima necessità: taniche per l’acqua potabile, teli di plastica per la protezione delle abitazioni dalla pioggia, coperte, biscotti proteici per i più piccoli, utensili per cucinare. In partenariato con UNICEF, dal 2006, è stato avviato un programma di protezione delle donne e dei bambini ospiti dei diversi campi, che comprende la costituzione di comitati partecipativi, spazi di gioco e d’incontro, corsi di formazione, attività ricreative, culturali, sportive e di sostegno psico-sociale rivolte ai bambini traumatizzati dalla guerra. La presenza di decine di migliaia di rifugiati e sfollati in una zona prevalentemente arida ha causato un rapido e drastico impoverimento delle risorse naturali, specialmente del legname. INTERSOS, in collaborazione con le autorità forestali dello Stato, ha dato il via ad un programma di rimboschimento dell’area che ha permesso di piantare oltre 100.000 nuovi alberi, la creazione di aree di rimboschimento protette e la diffusione di una cultura di rispetto dell’ambiente. Dall’Aprile 2007, in collaborazione con UNHCR, INTERSOS ha realizzato un censimento nei campi ed una indagine sulle condizioni degli sfollati ciadiani, la loro provenienza, le ragioni e le modalità della loro fuga. In vista di un possibile ritorno nelle aree di provenienza, è stata anche avviata un’inchiesta sistematica sulle condizioni dei villaggi d’origine, al fine di disporre dei dati necessari per un eventuale programma di ricostruzione. Con l’inizio di movimenti di sfollati dai campi verso i villaggi di origine, dal 2009 INTERSOS ha focalizzato l’indagine anche sui movimenti di rientro, per garantire un aiuto umanitario più pronto ed efficace, dapprima in partenariato con l’UNHCR, poi con la FAO e attualmente con ECHO. I dati raccolti vengono infatti continuamente aggiornati e sono resi disponibili a tutte le organizzazioni umanitarie autorizzate, attraverso una piattaforma WEB-GIS di facile consultazione: http://websig-tchad.intersos.org .

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