Con una cerimonia ufficiale a Babin Dole sul monte Bjelasnica è stata celebrata la riconsegna della terra bonificata dalle mine alle rispettive municipalità di Trovo e Hadzici....
Missione
Nonostante il conflitto nei territori della ex-Jugoslavia sia terminato da più di un decennio, la Bosnia Erzegovina è a tutt’oggi uno dei paesi più contaminati al mondo da mine anti-uomo ed ordigni inesplosi (Unexploded Ordinance – UXO).
Più di 1.500 Km² di territorio bosniaco devono ancora essere bonificati, una superficie superiore al 3% dell’intero territorio nazionale. Dalla fine delle ostilità circa cinquemila persone sono rimaste vittime di mine e ordigni esplosivi. Si stima che oltre 200 mila ordigni siano tuttora sparsi sul territorio e ancora in grado di colpire, uccidere, mutilare persone innocenti e purtroppo tra questi molti bambini. Per questo motivo, i progetti di INTERSOS sono concentrati sulle attività di sminamento umanitario oltre che di educazione al rischio delle mine. L’ufficio centrale di Sarajevo coordina le attività dei diversi team di sminamento sul territorio e le attività di sensibilizzazione al rischio mine che INTERSOS conduce in favore della popolazione locale.
I progetti in corso sono stati sviluppati con i fondi del Ministero degli Affari Esteri Italiano e coofinanziamento da parte del Comune Ilijas (Sarajevo), mentre sono gestiti in costante coordinamento con il Ministero degli affari civili della Bosnia Erzegovina e con il dipartimento BHMAC (Bosnia Herzegovina Mine Action Centre). Le attività di sminamento condotte con i fondi 2011, sono concentrate in due Cantoni della Bosnia Erzegovina: Mostar e Sarajevo: obiettivo è la bonifica di un’area pari all’incirca a 50.000 mq di territorio e completamento di lavori del’educazione al rischio delle mine di tutto il Comune di Ilijas.
Contesto
Alla morte di Tito, il breve conflitto che segnò la separazione della Slovenia diede avvio al processo di disgregazione della Jugoslavia. Per la Croazia e la Bosnia Erzegovina il processo si rivelò non altrettanto facile, a causa del progetto nazionalista dell’allora presidente jugoslavo Milosevic, teso ad impedire militarmente tali scissioni con la mobilitazione delle forti minoranze serbe presenti nelle due regioni. A una ‘dichiarazione di sovranità’ bosniaca, proclamata il 15 ottobre del 1991, seguì la convocazione di un referendum per l'indipendenza dalla Jugoslavia nell’anno seguente: la consultazione, boicottata dalla comunità serba, espresse il 64% di voti favorevoli all'indipendenza. Seguì immediatamente il dispiegamento da parte del governo di Belgrado delle proprie truppe sul territorio bosniaco e la conseguente mobilitazione di formazioni militari e paramilitari da parte dei tre principali gruppi etnici bosniaci: serbo, croato e musulmano.
Il 6 aprile 1992, la Comunità Europea riconobbe l'indipendenza della Bosnia-Erzegovina; i deputati serbi risposero proclamando la secessione della Repubblica Serba (Srpska) di Bosnia-Erzegovina, le cui truppe militari e paramilitari, sostenute da Belgrado, presero il controllo di circa il 70% del territorio nazionale. La violenza interetnica divampò in tutto il paese, causando numerose vittime tra la popolazione civile e migliaia di sfollati. Il 2 maggio 1992 l'Armata Popolare (esercito della federazione Jugoslava) e le milizie paramilitari serbe bloccarono tutti gli accessi a Sarajevo, ponendo la città sotto un assedio destinato a durare ben 43 mesi. Stragi, stupri e deportazioni proseguirono per tutta la durata della guerra, in uno scenario di pulizia etnica culminato, nel luglio 1995, nel massacro di Srebrenica costato la vita a circa 8.000 civili bosniaci.
L'orrore suscitato in tutto il mondo da questo massacro determinò una svolta nell'atteggiamento della comunità internazionale. Nell'agosto del 1995, la NATO intraprese una campagna di bombardamenti aerei sulle installazioni delle milizie serbe che sancirono la conclusione del conflitto.
Il 21 novembre 1995 a Dayton, nell'Ohio (US), i capi di stato bosniaco Alija Izetbegovic, serbo Slobodan Miloševic e croato Franjo Tudjman siglarono l'accordo di pace, che trasformò la Bosnia-Erzegovina in una repubblica federale composta da due entità: la Federazione Croato-Mussulmana e la Repubblica Srpska. Il conflitto causò un totale di 102.000 morti e 1.326.000 profughi, il bilancio più pesante registrato sul suolo europeo dopo la fine della seconda guerra mondiale. La ricostruzione post bellica ha dovuto affrontare diversi problemi tra cui la gestione del rientro dei rifugiati e degli sfollati che la guerra ha causato, la necessità di ricostruzione di case e ripristino di infrastrutture, il tentativo di stimolare la ripresa di iniziative imprenditoriali.
Fondamentale in questo senso sono da sempre state le attività di bonifica dei campi minati e delle aree infestate da ordigni esplosivi. La presenza dei cosiddetti UXO, proiettili inesplosi di artiglieria, razzi, missili, bombe a grappolo, oltre alle mine, rappresenta un continuo pericolo per l’integrità fisica del popolo bosniaco, impedisce lo sviluppo delle colture agricole, ritarda l’integrazione dei rifugiati e dei profughi, limita la libera circolazione delle persone. Ancora oggi le conseguenze della presenza di UXO e mine antiuomo sono estreme ed uccidono, mutilano, costringono ad handicap permanenti soprattutto i bambini bosniaci ed i lavoratori maggiormente esposti a tali ordigni: agricoltori, pastori, boscaioli sono ancora oggi le principali vittime della drammatica eredità del conflitto yugoslavo. Un danno sociale macroscopico che limita la libertà dei movimenti e la ripresa della vita socioeconomica.
Interventi in corso
Nel 2011, grazie ai fondi della Cooperazione Italiana allo Sviluppo e cofinanziamento del Comune di Ilijas (Sarajevo), INTERSOS proseguono gli interventi di sminamento nelle aree di Mostar e Sarajevo.
Nell'area di Mostar (Comuni di Mostar citta’ e Stolac) verranno sminati circa 15.000 m2 di territorio mentre circa altri 35.000 m2 verranno sminati nell'area di Sarajevo (Comuni di Hadzici e Ilijas).
Verranno anche completati i progetti di Educazione al Rischio delle Mine (MRE) nel Comune di Ilijas (piano Comunale di educazione al rischio delle mine). In questo ambito oltre al lavoro con i gruppi più esposti al rischio (bambini, popolazione che abita vicino ai campi minati conosciuti, agricoltori, boscaioli, ecc.) verranno fatti anche lavori di Permanent Marking (ossia il posizionamento di pali di metallo dell'altezza di 1,5 m con cartelli segnaletici di pericolo mine, per delimitare le zone considerate a rischio e delle quali non e' prevista la bonifica per i prossimi 5 anni) e campagne pubbliche (attraverso i mass-media e la cartellonistica) . L’individuazione delle aree da bonificare e la definizione di programmi di educazione al rischio mine sono definite nel rispetto delle priorita’ stabilite dal Bosnia-i-Herzegovina Mine Action Centre (BHMAC).
Intersos nel Paese
INTERSOS ha iniziato ad operare in Bosnia Erzegovina nel 1993, in piena guerra civile, seguendo poi le successive fasi della ricostruzione post bellica, del ritorno dei profughi, della difficile pacificazione.
Dal 1993 fino agli accordi di Dayton del 1995 ci siamo occupati principalmente di trasportare e distribuire di beni di prima necessità, medicinali e materiale sanitario principalmente nelle aree di Zenica e Tuzla e di fornire assistenza ai bambini rimasti orfani, sempre a Tuzla.
Dalla fine del 1995, con la cessazione dei combattimenti, INTERSOS ha concentrato la propria azione nella aree di confine tra la Repubblica Srpska e la Repubblica croato-musulmana di Bosnia, in particolare nelle regioni di Sarajevo e di Tuzla. Tale scelta mirava a favorire la ripresa del dialogo tra le municipalità dell’una e dell’altra repubblica, nonche’ il ritorno dei profughi nelle rispettive aree di origine. Impresa difficilissima, specie nel primo anno dopo Dayton, ma che INTERSOS riteneva fosse indispensabile intraprendere, anche come esempio e dimostrazione che il dialogo poteva riprendere. INTERSOS e’ convinta che si sia trattato di una scelta giusta che ha prodotto importanti risultati. Le attività, nelle due aree srpska e croato-musulmana, hanno riguardato soprattutto:
- distribuzione di cibo alle famiglie bisognose in zona federale e in zona serba;
- assistenza al ritorno delle minoranze nelle aree di separazione;
- riparazione di abitazioni per gli sfollati e di infrastrutture pubbliche di utilità sociale in zona federale e serba;
- riabilitazione/ricostruzione e riattivazione di un centro per bambini sordomuti;
- ricostruzione di cinque scuole;
- riparazione di due centri per anziani;
- ristampa di libri per le biblioteche scolastiche;
- riavvio delle produzioni zootecniche;
- sminamento di aree rurali ed urbane;
- informazione ed educazione dei bambini sul pericolo delle mine e degli ordigni inesplosi.
INTERSOS ha avviato le attività di sminamento in Bosnia Erzegovina nel 1996, con interventi nei Cantoni di Tuzla e di Sarajevo, per rendere possibile la ricostruzione ed il ritorno in piena sicurezza dei profughi e degli sfollati. Zone industriali, aree turistico-sportive, parchi pubblici, linee elettriche e terreni agricoli sono stati recuperati e restituiti alle popolazioni e alle amministrazioni locali. Tra il 2002 ed il 2004, abbiamo bonificato l’impianto industriale FAMOS a Sarajevo, al fine di eliminare le aree a rischio e contribuire al rilancio delle attività produttive e dell’occupazione. Contemporaneamente, l’Unità di sminamento è stata impegnata nella bonifica di un’area termale nel comune di Ilidza, finalizzata alla ricostruzione di un centro medico e di riabilitazione di portatori di handicap. Le attività sono poi proseguite, dal 2004 ad oggi, con la bonifica di altre aree di elevato significato sociale ed interesse economico per la popolazione, come il monte Trebenic: zona turistica e adatta agli sport invernali, che nel 1984 ospito’ le olimpiadi invernali di Sarajevo e durante la guerra divenne uno dei punti da cui fu condotto l’assedio della città.
Gli interventi di sminamento e di bonifica ordigni esplosivi in Bosnia Erzegovina sono stati realizzati grazie ai finanziamenti della Commissione Europea, della Cooperazione Italiana, di Regioni e Enti locali italiani e da sostenitori privati di INTERSOS. Non sarà comunque possibile togliere tutte le mine e gli ordigni esplosivi: un certo numero rimarrà purtroppo al di fuori delle attività di bonifica, specie quelli situati in aree boschive o sepolti da terra o detriti che potrebbero un giorno ricomparire. Occorre quindi educare la popolazione ed in particolare i bambini a comportarsi nel dovuto modo di fronte a tali ordigni.
Abbiamo quindi realizzato attività di formazione per operatori sociali e insegnanti al fine della diffusione di una corretta informazione e della protezione delle persone.
INTERSOS, dal settembre 2009 alla fine di dicembre 2009 ha realizzato un progetto di 'Permanent marking' (segnalazione permanente). Questo tipo di intervento prevede il posizionamento di pali di metallo dell'altezza di 1,5 m con cartelli segnaletici di pericolo mine, per delimitare le zone considerate a rischio e delle quali non e' prevista la bonifica per i prossimi 5 anni.
Testimonianze
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