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Afghanistan

| Progetto aperto

Missione

Afghanistan
Mar, 01/03/2012

A più di dieci anni dall’inizio dell’intervento militare della coalizione guidata dagli Stati Uniti che ha rovesciato il regime talebano, l’Afghanistan è ancora un paese in guerra. Le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare, rendendo più difficile l’accesso all’assistenza umanitaria da parte della popolazione.

La classe dirigente uscita dalle elezioni presidenziali del 2009 finora non è stata efficace nell’affrontare i problemi legati all’instabilità politica e alla fragilità dell’economia. Il paese conta circa 447,547 sfollati (dato a fine Dicembre 2011) a causa del conflitto e dell’insicurezza e a causa di disastri naturali. Per loro, come per i 5.2 milioni di rifugiati rientrati in Afghanistan dal Pakistan e dall’Iran dal 2002, il futuro è incerto. Nonostante la nuova amministrazione afgana stia lavorando duramente per migliorare le condizioni di vita e di sicurezza, l’Afghanistan è ancora uno dei paesi più poveri del mondo: gran parte della popolazione continua a soffrire per la carenza di case, acqua pulita ed elettricità, cure mediche e lavoro.

L’insicurezza e la mancanza di protezione legale frenano lo sviluppo e gli investimenti nel settore privato e non permettono agli sfollati e a coloro che ritornano di reintegrarsi nella loro comunità di origine.

INTERSOS, presente in Afghanistan dall’ottobre del 2001, continua il suo intervento in aiuto alla popolazione afgana, con particolare attenzione agli individui più vulnerabili, con interventi che negli anni hanno interessato tutti i principali settori del bisogno umanitario: aiuto d’emergenza, sminamento, salute, educazione, sostegno alla ripresa economica, interventi per dare acqua e nel settore sanitario, ricostruzione e protezione delle fasce vulnerabili della popolazione.

Contesto

Dal 2004 l’Afghanistan ha un presidente democraticamente eletto, un parlamento e una costituzione, ma le sfide della transizione politica e dello sviluppo economico restano ancora grandissime. La grave situazione d’insicurezza ostacola la ricostruzione, lo sviluppo e la creazione di uno stato efficace. Nonostante si sia registrata una forte crescita economica negli ultimi sei anni, il reddito pro capite e gli indicatori sociali dell’Afghanistan restano tra i più bassi del mondo. Da quando sono riprese le operazioni di rimpatrio in Afghanistan, nel 2002, più di 5 milioni di afgani sono tornati nel loro paese, soprattutto dal Pakistan e dall’Iran. Un altro mezzo milione di sfollati interni è tornato a casa. Nonostante questo, circa 3 milioni di afgani restano ancora profughi nei due paesi confinanti. Conflitti localizzati continuano a costringere alcune comunità a spostarsi all’interno dell’Afghanistan, mentre siccità, povertà e mancanza di lavoro costringono molte persone a cercare un’occupazione all’estero.

Oltre agli effetti del conflitto, la popolazione dell’Afghanistan è stata colpita da alcuni disastri naturali che hanno richiesto e continuano a richiedere interventi umanitari di emergenza come le frequenti alluvioni primaverili che ogni anno provocano perdite e danni soprattutto per la mancanza di qualsiasi intervento di prevenzione. La siccità e gli inverni rigidi rendono più grave l’insicurezza alimentare nel paese, che registra un tasso di malnutrizione cronica quasi del 50%. A questo si aggiunga la recente siccità che ha colpito soprattutto le province settentrionali del paese a causa della scarsità di pioggia durante la primavera del 2011 e che ha portato la comunità internazionale a lanciare un appello ad hoc di raccolta fondi specificamente dedicato a progetti ed interventi a sostegno delle popolazioni colpite dalla siccità.

L’intensificarsi della violenza nel 2011, che ha anche registrato il maggior numero di vittime civili dall’inizio del conflitto, ha reso più difficile il ritorno e la reintegrazione dei rifugiati e degli sfollati interni. Secondo gli ultimi dati dell’Afghanistan National IDP Task Force, la Task Force afgana per gli sfollati, sono 447,547 gli sfollati bisognosi di assistenza. Le rinnovate preoccupazioni dei rifugiati per la sicurezza, la stabilità politica e il futuro delle attività di ricostruzione hanno inciso negativamente sui trend di ritorno.

Il rimpatrio di immigrati afgani illegali dall’Iran ha continuato ad aumentare durante il 2011. La continuità dell’onda migratoria verso l’Iran e la decisione delle autorità iraniane di implementare in certe province delle ‘no go area’ per stranieri, aree cui non possono accedere, lasciano pensare che il rimpatrio di individui e famiglie continuerà a ritmi sostenuti. 

Per quanto riguarda i ritorni volontari, sono oltre 5,6 milioni gli afgani rientrati nelle loro comunità di origine dal 2002. Questo dato rappresenta un aumento del 20% della popolazione stimata dell’Afghanistan, una sfida enorme alla capacità di assorbimento di un paese così povero.  La sostenibilità del rientro e della reintegrazione diventano sempre più difficili. Gli afgani richiedono lavoro, infrastrutture urbane e rurali migliorate e terra coltivabile. Anche i movimenti di popolazioni si stanno facendo più complessi. La competizione per terra, acqua, risorse naturali e lavoro si fa sempre più dura. 

Grave anche il problema della mancanza di attori umanitari nel paese. Spesso l’aiuto umanitario, soprattutto nelle aree di conflitto, è fornito dai Provincial Reconstruction Teams, squadre provinciali di ricostruzione, che fanno parte dell’esercito. La tendenza alla predominanza di questi organismi nel panorama umanitario è stata stabile, se non addirittura in crescita.  La distinzione tra personale e attività militari e personale e attività civili dovrebbe chiara e netta, in caso contrario si moltiplicano i rischi per il personale civile.

Interventi in corso

Attualmente INTERSOS sta realizzando i seguenti programmi:

•    Sostegno ai minori, bambini di strada e giovani in conflitto con la legge della città di Herat. Progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana

Il settore d’intervento primario di questo progetto risponde alle verificate necessità di supportare le strutture cittadine degli orfanotrofi e riformatori, per assicurare loro una adeguata funzionalità nell’interesse dei gruppi vulnerabili in esse ospitati e del loro reinserimento nella società civile attraverso una serie di attività che comprendono, ma non si limitano, all’acquisizione di competenze e conoscenze tecniche che permetteranno ai minori ospiti di reinserirsi socio-economicamente attraverso lo svolgimento di attività generatrici di reddito e di impiego. Parallelamente si svolgeranno attività di reinserimento nel sistema scolastico formale di un gruppo di bambini di strada in modo tale da garantire sostenibilità e continuità all’intervento ed evitare che questi bambini continuino a rimanere prigionieri della strada. Il progetto prevede di supportare economicamente il loro nucleo familiare sempre attraverso attività di formazione professionale ai membri delle famiglie in carico di mantenerli.

•     Programma di emergenza per il miglioramento delle condizioni di salute, d’igiene e di accesso all’acqua potabile nel Distretto di Karukh, Provincia di Herat. Progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana

Il progetto risponde all’emergenza idrica cronica fronteggiata dalle  popolazioni rurali del Distretto di Karukh, Provincia di Herat, tramite le seguenti attivià:

  • Costruzione e/o riabilitazione di 40 pozzi comunitari e scolastici protetti ed equipaggiati con adeguata pompa di sollevamento e di 2 sistemi idrici scolastici alimentati da fonti rinnovabili;
  • Realizzazione e/o riabilitazione di 10 karezes (fonti di approvvigionamento idrico tradizionali) e 2 sorgenti;
  • Addestramento di 28 giovani nella manutenzione e riparazione delle strutture idrico/sanitarie delle comunità;
  • Realizzazione di 14 latrine modello comunitarie.

Parallelamente, si svolgeranno attività di sensibilizzazione e campagne di informazione sulle condizioni igieniche minime ed il miglioramento delle stesse in relazione alla possibilità di usufruire di acqua.

  • Programma di emergenza nel settore dell’acqua e della sanità a favore delle popolazioni copite dall’alluvione e dalla siccità nella valle di Astana, Provincia del Faryab. Progetto finanziato da ERF/OCHA

La presente proposta prevede le seguenti attività principali con l'obiettivo di rispondere all'emergenza nei settori dell’acqua e della salute, causata dalla alluvione e dalla siccità che ha colpito la Provincia del Faryab nel maggio 2011. 2.620 famiglie colpite dalla siccità e inondazioni saranno i beneficiari diretti della fornitura di adeguati impianti di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari e della campagna d’igiene:

  • Riabilitazione di 500 m di acquedotto esistente danneggiato dall’alluvione;
  • Estensione di 7 km di nuovo acquedotto;
  • Captazione di sorgenti;
  • Riabilitazione di water tanks;
  • Costruzione di 14 latrine modello comunitarie;
  • Campagna di sensibilizzazione su salute e igiene.
  • Protezione dei bambini non accompagnati deportati dall’Iran attraverso la creazione di un network intra-provinciale di supporto e assistenza. Progetto finanziato da UNICEF

Il presente progetto si occupa dell’emergenza fronteggiata dalle categorie vulnerabili tra i bambini non accompagnati deportati dall’Iran attraverso il rinforzo della rete di attori (Child Protection Action Network - CPAN) impegnati nel settore della protezione minorile e più specificamente attraverso il monitoraggio e la correlata identificazione delle lacune presenti nel sistema protettivo con la potenziale stesura di linee guide e procedure standard da applicarsi a tutti gli attori coinvolti nel sistema si protezione dei minori vulnerabili nella Regione Occidentale del paese.

  • Sicurezza alimentare nella Provincia del Faryab. Progetto finanziato da ECHO

Il progetto risponde all’emergenza siccità che ha colpito il paese durante la primavera/estate del 2011. Le attività previste di distribuzione di cash, attraverso interventi così detti di cash for work e cash for training, consentiranno ai gruppi più vulnerabili della Provincia del Faryab, in particolare della valle di Astana, di poter acquistare il cibo necessario a sfamare le famiglie durante i mesi invernali in attesa del nuovo raccolto nella primavera del 2012.

  • Distribuzione di cibo nella Provincia di Herat. Progetto finanziato dal PAM

Il progetto prevede 3 mesi di distribuzione di cibo a tutta la popolazione dei distretti di Injil e di Kharoukh, nella Provincia di Herat, in supporto della popolazione vittima della siccità.

In linea con la strategia triennale per il paese e puntando sempre l’attenzione sulla necessità di distinguere nettamente tra la componente umanitaria e quella militare della presenza internazione, INTERSOS preseguirà i seguenti obiettivi:

  • Rafforzamento dell’assistenza ai rifugiati ritornati e agli sfollati, con particolare attenzione alla protezione dei minori;
  • Assistenza di emergenza alla popolazione civile colpita dal conflitto;
  • Sostegno alle iniziative che spingono al dialogo come mezzo per promuovere la stabilità e aumentare l’accesso ai servizi di base;
  • Formazione delle autorità locali per promuovere la pacifica convivenza di tutte le componenti della società civile.

Intersos nel Paese

INTERSOS ha iniziato le sue operazioni in Afghanistan nell’ottobre del 2001, con un ufficio principale a Kabul e altre basi operative a Jalalabad, Maimana, Kandahar e Lashkar Gah. Ad oggi, abbiamo lavorato in 17 province e assistito circa 500,000 persone. Ci siamo occupati di vari aspetti dell’emergenza afgana, con l’obiettivo di creare le condizioni per il ritorno degli sfollati alle loro comunità di origine ed evitare un ulteriore esodo delle comunità rurali colpite dalla siccità.  I principali settori di intevento di INTERSOS sono stati:

Soccorso di emergenza ai civili. Con particolare attenzione a gruppi e individui vulnerabili - bambini, donne e anziani - siamo intervenuti fornendo cibo e beni essenziali, acqua, servizi sanitari, ripari  temporanei e facendo attivita’ di protezione. Dal 2001 INTERSOS ha costruito 2000 case per 12,000 rifugiati rientrati in Afghanistan orientale dal Pakistan.

Assistenza agli sfollati e ai rifugiati. Abbiamo supportato il loro ritorno e la loro reintegrazione attraverso l’assistenza per la ricostruzione di case e servizi essenziali, come scuole e ospedali. Rientrano in questo settore anche le attività di sostegno alle famiglie e alle persone più vulnerabili  e l’organizzazione di centri di primo aiuto e orientamento per i rifugiati arrivati a Kabul dal Pakistan.

Riabilitazione delle infrastrutture civili. Abbiamo scavato e riabilitato 740 pozzi e installato reti di distribuzione per garantire a 140,000 afgani l’accesso all’acqua potabile. INTERSOS ha ricostruto o riabilitato infrastrutture come strade, ponti e mercati in 37 villaggi dell’area di Faryab e un ospedale a Kabul.

Supporto alle persone più vulnerabili, sia tra la popolazione residente che tra i rifugiati espulsi dall’Iran. INTERSOS ha anche contribuito al rafforzamento di alcune organizzazioni della società civile afgana che si occupano dei più vulnerabili, come NAB, organizzazione afgana per i non vedenti e AWLF, fondazione delle donne afgane avvocato, che da assistenza legale a donne e ragazze in difficoltà.

Protezione e tutela dei bambini. Abbiamo provveduto alla formazione degli operatori sociali nel campo dei diritti umani, dei diritti dei minori e della protezione dei bambini orfani e abbiamo implementato attività a scopo formativo e ricreativo in favore dei giovani presenti nel carcere minorile di Herat. Ci occupiamo anche del monitoraggio dei minori non accompagnati e della riunificazione familiare. INTERSOS è parte attiva del Child Protection Action Network, CPAN, coordinato dall’UNICEF, con lo scopo di migliorare l’assistenza ai più vulnerabili e facilitare la creazione di un sistema di punti di riferimento per le organizzazioni e le istituzioni coinvolte.

Supporto al ripristino di condizioni di vita dignitose per la popolazione vulnerabile, attraverso progetti di rafforzamento delle capacità economiche individuali, essenziali per ridurre la povertà e aumentare l’indipendenza economica.

Azione umanitaria contro le mine. INTERSOS ha portato avanti attività di informazione ed educazione al rischio rappresentato dalle mine, rivolte in particolare ai giovani, formazione sulle regole di condotta per gli insegnanti, sminamento umanitario e riabilitazione di aree a rischio.

Tutti gli interventi sono stati portati avanti in coordinamento e con la partecipazione delle amministrazioni locali e con l’assistenza finanziaria di vari donatori tra cui: BNC Foundation, Associazione Marco Di Martino, ECHO, DFID, MAE-Cooperazione Italiana, UNFPA and UNOPS, UNHCR, UNICEF, IOM, WFP, Governo Afgano, UNDP, EuropeAid, UNMAS, USAID e donatori privati.

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