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Yemen
YEMEN, IL RACCONTO DELLE FAMIGLIE ARRIVATE AD ADEN IN FUGA DALLA GUERRA
11 Giu 2011
Raccontiamo quel che accade in Yemen con le parole di una delle donne che è fuggita con la sua famiglia ad Aden, una delle tante persone intrappolate nei disordini del paese. Una testimonianza raccolta durante il nostro lavoro. Noi di INTERSOS stiamo lavorando e continuando a portare aiuto ai più fragili mentre il paese scivola nel caos. Oggi in Yemen molti tra coloro che lasciano le zone degli scontri possono contare sull'aiuto spontaneo e concreto anche dei loro concittadini, ma la situazione è sempre più difficile.
All'inizio sembravano i rumori di un matrimonio. Si usa, qui in Yemen sparare in aria per festeggiare. Poi i colpi sono diventati sempre più forti, e abbiamo capito che stava succedendo qualcosa. Era venerdì mattino quando abbiamo raccolto i nostri 11 figli e abbiamo lasciato la nostra casa a Zinjibar, mentre quelle di alcuni nostri vicini erano già state colpite. Siamo partiti a piedi, anche se aspetto un altro figlio che nascerà fra solo tre mesi. Molte altre persone si sono riversate in strada abbandonando tutto e lasciando le proprie case crollare sotto i colpi sempre più intensi. C'erano tanti bambini e molti piangevano. Non sapevamo dove andare. Raggiunta la cittadina di Alkud ci siamo fermati, nella speranza che fosse lì più sicuro, che non si sparasse ancora. Ma così non è stato. Il giorno dopo anche lì si sono cominciati a sentire colpi ed esplosioni, siamo saliti su un piccolo camion carico di gente e ci siamo diretti verso Aden. Arrivati in città mio marito è andato alla ricerca di un posto dove stare. Non conosciamo nessuno qui. I nostri parenti e i nostri amici sono scappati con noi o quelli che abitano troppo lontano non possiamo raggiungerli, ci manca il denaro per il viaggio. Dopo qualche ora di attesa è arrivato un ragazzo mandato da mio marito che mi ha detto ci aspettava nell'edificio di una scuola di Al Mansur, nella periferia di Aden. Un signore ci ha accompagnati, anche se eravamo tanti e se nella sua auto alcuni di noi si sono dovuti accovacciare nel bagagliaio.
Ora siamo al sicuro. Le persone del quartiere ci portano un pò di cibo ogni giorno, ci hanno dato qualche vestito e materasso. Un gruppo di giovani di Aden ci aiuta. Io avevo aiutato un vecchio signore che non può camminare ad arrivare con noi ad Aden. Ora con la mia gravidanza che mi stanca, non riesco più occuparmi di lui. E questi ragazzi si sono fatti avanti, ogni giorno si prendono cura di lui, lo lavano, gli portano da mangiare e gli tengono compagnia. Io dico spesso che noi, nel nostro villaggio a volte siamo troppo egoisti; a volte non ci aiutiamo abbastanza, ognuno pensa a sistemarsi e non si accorge che c'è chi ha bisogno di sostegno. Qui ad Aden questi ragazzi lo stanno facendo senza ricevere nulla in cambio.
Non sappiamo cosa accadrà domani. Sappiamo che molte delle nostre case sono state distrutte e che siamo in tanti ad Aden, e che forse la guerra arriverà anche qui. Dobbiamo trovare un modo di sistemarci. Non potremo stare qui per molto tempo; contiamo tanto sul vostro aiuto per trovare un modo di superare tutte queste difficoltà.
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