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A MOGADISCIO LAVORIAMO PER RIUNIRE LE FAMIGLIE DIVISE

news / Somalia

A MOGADISCIO LAVORIAMO PER RIUNIRE LE FAMIGLIE DIVISE

12 Ott 2011

Riunire le madri e i bambini dispersi durante la fuga dalla siccità, mettere in contatto le famiglie con i propri cari di cui si è persa traccia e dare a chi ha lasciato le proprie case per trovare rifugio nei campi sfollati la speranza di ritrovare sani e salvi i familiari lontani.
Con questo scopo da settembre gli operatori di INTERSOS hanno dato avvio al progetto di ‘family tracing e reunification’ per facilitare i ricongiungimenti famigliari tra gli sfollati, supportando i più vulnerabili come donne e bambini e anziani. Saranno oltre 20.000 le persone raggiunte attraverso le azioni di sensibilizzazione.

‘INTERSOS sta assistendo l’ampio territorio di Jowhar e Mogadiscio, su cui si sono riversati negli ultimi mesi circa 100.000 sfollati provenienti dalle aree maggiormente colpite dalla siccità; solo nell’area di Mogadiscio la popolazione ha subito un aumento di circa 45.000 persone’, ci riferisce Marco Procaccini, operatore umanitario appena rientrato dalla capitale somala. Si tratta di una popolazione provata da 20 anni di violenze e conflitti  che hanno portato a molteplici sfollamenti, in cui intere famiglie si sono disperse. L’intervento di INTERSOS  vuole facilitare i ricongiungimenti dei nuclei familiari e soprattutto sostiene i bambini non accompagnati, che troppo spesso sono vittime del reclutamento, volontario o meno, nelle milizie armate, fornendo loro un alloggio e generi di prima necessità e l’assistenza primaria.

Per la prima volta si utilizza  una tipologia innovativa di ‘family tracing’ che, accanto alle risorse locali come la rete delle donne e i collegamenti tra i clan, si serve di una piattaforma on line disponibile all’indirizzo www.refunite.org in cui è possibile creare un profilo personale, fornendo informazioni utili per rintracciare e ritrovare i familiari dispersi. ‘Per raggiungere gli sfollati 8 operatori somali lavoreranno suddivisi in 4 team. I team hanno il compito di girare per i villaggi e per i campi di sfollati per registrare quanti abbiano perso i familiari e per aggiornare i profili sulla piattaforma on line con informazioni utili,  creando un sistema ben articolato ed efficace di tracciamento.  Ogni team porta con sé un notebook, un telefono ad alta connettività e diversi materiali di sensibilizzazione’ continua Marco. Con una campagna di sensibilizzazione si cercherà di prevenire che i nuclei familiari si disperdano durante gli spostamenti, in aiuto della campagna è stata attivata anche una linea telefonica di servizio per registrare dati, fornire assistenza e informazioni ai dispersi.

‘Il progetto nasce dalla volontà di assistere concretamente la popolazione somala attraverso la ricostruzione del tessuto sociale che guerra e crisi alimentare hanno disgregato e indebolito. In ciascun campo in cui INTERSOS è arrivato, abbiamo ascoltato le storie ed i racconti di come ogni famiglia abbia lasciato indietro qualche bambino o persona cara negli spostamenti o ne abbia perso le tracce da mesi’ racconta ancora Marco.

Secondo l’operatore di INTERSOS ‘Mogadiscio dopo l’attentato suicida del 4 ottobre e  con gli ultimi scontri armati è segnata dalle migliaia di profughi e sfollati accampati e ancora in fuga, dai palazzi distrutti e dalle milizie private che girano armate, che scortano chi se le può permettere’. L’instabilità e l’insicurezza sono costanti, così come i colpi di arma da fuoco. Ma accanto a questa desolazione, resiste tra i mille problemi anche una città vitale e giovane che cerca possibilità e opportunità, che vuole andare avanti.

L’arrivo delle piogge rappresenta un’altra preoccupazione per lo staff di INTERSOS in Somalia: benché la portata delle piogge fino ad ora sia stata inferiore alle attese i rischi legati all’arrivo delle piogge sono molteplici. Abbondanti precipitazioni rischiano di danneggiare gli alloggi precari di gran parte degli sfollati che si ammassano nell’area di Mogadiscio e di provocare il diffondersi di epidemie di tifo, epatite E, colera e broncopolmonite. INTERSOS, nonostante l’accesso ai campi rimanga difficile, si sta mobilitando nella diffusione di kit d’emergenza, con teli, coperte e zanzariere.
 

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