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MAYFA’A: UN CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA PER RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO POLITICO

MAYFA’A: UN CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA PER RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO POLITICO

23 Ott 2009

di Marco Procaccini, INTERSOS YEMEN

La missione di INTERSOS in Yemen ha rafforzato la sua presenza al servizio dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico aprendo un nuovo ufficio in uno dei punti di maggiore afflusso nella costa Sud dello Yemen, nel  governorato di Shabwa, presso la località di Mayfa’a. La città costituisce un punto di raccolta per tutti quei rifugiati che quotidianamente sbarcano sulla costa Sud dello Yemen, dopo vari giorni di navigazione dal porto somalo di Bosaso. Il viaggio di circa 300 miglia marine viene affrontate a bordo di piccole imbarcazioni allestite da professionisti del contrabbando di esseri umani che con una cifra oscillante tra i 100 ed i 150 dollari trasportano uomini, donne e bambini da una sponda all’altra del Golfo di Aden.
Siamo abituati, specie in estate, a pensare al mare come a un luogo di felicità, gioia e spensieratezza. Purtroppo sulle stesse acque passa anche tanta disperazione, non diversa da quella che le cronache italiane riferiscono quotidianamente rispetto al nostro Mediterraneo. Decine di persone si imbarcano senza sapere neppure quanto sia distante il loro approdo, alla ricerca di un futuro che gli è negato nei loro paesi di origine. La comunità internazionale è impegnata in loro favore conformemente alla nota Convenzione di Ginevra relativa allo Status dei Rifugiati (1951) e al diritto di asilo e Non-refoulement (non-respingimento).
Lo Yemen non è certo un Paese ricco e non può essere immaginato come un eldorado. Tuttavia, per coloro che fuggono dai conflitti clanici che da 25 anni dilaniano la Somalia, è considerato un approdo sicuro ed una buona via di transito verso i ricchi paesi della penisola arabica o verso l’Europa.
Per i rifugiati che raggiungono lo Yemen, il viaggio parte dai loro villaggi e città di origine in Somalia, Eritrea ed Etiopia attraverso mezzi di fortuna o addirittura a piedi. Solo dopo centinaia, a volte migliaia di kilometri arriva il miraggio del mare come via obbligata verso l’esodo. Purtroppo è forse questa la parte più pericolosa. Molti non sanno che il viaggio potrebbe essere reso ancora più difficile dalle condizioni del mare o da rotture del motore, che si verificano spesso a causa delle condizioni dei natanti. All’arrivo non ci sarà nessun porto, semplicemente verranno obbligati a tuffarsi, spesso nottetempo, a circa un miglio dalla riva. Essere in balia del mare in burrasca per qualche giorno, magari con il motore fuori uso sotto il sole cocente, può significare la morte per i più deboli.
Al loro arrivo sulla costa le donne e gli uomini migranti vengono accolti dalla comunità internazionale che opera in Yemen, di cui INTERSOS è parte integrante attraverso il suopartenariato con UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati). A loro viene offerta prima assistenza e un luogo sicuro dove poter sostare per qualche giorno in attesa di registrare il loro arrivo e riconoscere, se ne sussistono le condizioni, lo status di rifugiato per ragioni umanitarie. È qui che gli operatori di INTERSOS offrono il loro supporto ai più vulnerabili. Attraverso un lavoro di screening, nelle ore successive all’arrivo il personale di INTERSOS valuta la presenza delle persone più esposte al rischio, al fine di indirizzarle in percorsi di assistenza e di supporto adeguati. Non sono isolati i casi di donne che durante la traversata subiscono violenze sessuali e psicologiche da parte dei contrabbandieri o dei loro stessi compagni di viaggio. Oppure di bambini e ragazzi che partiti con i propri genitori non sono riusciti ad arrivare insieme a destinazione, o ancora di anziani per i quali il viaggio si è dimostrato troppo duro. Uomini e donne che necessitano di cure mediche o di assistenza legale per far valere i propri diritti, trovano negli operatori INTERSOS, che spesso sono essi stessi rifugiati arrivati qualche anno prima in Yemen, dei professionisti a cui rivolgersi e di cui potersi fidare. Questi, a seconda della gravità della situazione, indirizzano i nuovi arrivati verso le strutture di competenza, dalle cliniche ai centri antiviolenza, o verso le altre unità operative di INTERSOS presenti nel paese.
I rifugiati identificati nel centro di prima accoglienza di Mayfa’a vengono poi trasferiti entro poche ore (dalle 24 alle 48 ore) nel campo profughi. Qui troveranno un team INTERSOS composto da assistenti sociali e personale specializzato  pronto supportare il loro insediamento nel campo.
Purtroppo per molti di loro il viaggio è solo all’inizio. Pochi scelgono lo Yemen come paese in cui stabilirsi in attesa di poter tornare nel loro paese di origine. Coloro che restano, sanno che in INTERSOS troveranno sempre un alleato per l’affermazione dei loro diritti
 

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