IRAQ, RICOMINCIA LA VITA DI CHI E’ TORNATO A BASSORA.
28 Lug 2010
Ali Hassan ha 40 anni, è iracheno ed è insieme ad INTERSOS dall’inizio dell’intervento nel paese, nel 2003. ora guida uno dei team che offrono assistenza legale agli sfollati e rifugiati rientrati a Bassora: insieme a un avvocato visita le famiglie e le scuole della comunità per raccogliere le necessità e i problemi degli sfollati e di chi si è reinsediato nel paese e per poi dare loro un aiuto per ripartire, per ripianificare un futuro.
La crisi degli sfollati in Iraq è infatti ancora forte: sono centinaia di migliaia le famiglie irachene che hanno dovuto abbandonare la loro casa e lottano ancora contro gli effetti dei conflitti che hanno attraversato il paese.
Molti sfollati interni al paese non possono o non vogliono tornare alle loro comunità di origine e continuano a vivere in condizioni terribili a causa della mancanza di servizi essenziali come acqua, assistenza sanitaria, cure mediche, scuole, strade. Sono tanti i problemi anche per coloro che decidono di tornare: molti hanno subito soprusi, ingiustizie o violenze sulla via del ritorno, spesso insicura; altri si sono ritrovati senza una casa in cui vivere perché le loro proprietà erano state occupate da altri. Queste persone si sono quindi trovate costrette a spostarsi altrove o occupare edifici pubblici, innescando un fenomeno difficile di migrazioni secondarie. INTERSOS si occupa di fornire assistenza legale agli sfollati e ai rifugiati in rientro, per facilitare il ritorno a una vita normale.
E’ ad Hassan che chiediamo di dirci come ora la situazione nel suo paese, così presente per anni nella nostra cronaca ma così lontano oggi dalle prime pagine, se non per notizie di cronaca nera.
Qual è la situazione degli sfollati e dei rifugiati in rientro in questo momento a Bassora?
Nella provincia di Bassora attualmente ci sono circa 41 mila sfollati. La maggior parte non vuole ancora tornare a casa e preferirebbe integrarsi nella comunità che li ospita. Inoltre quasi la metà ha meno di 18 anni: per aiutare questi giovani sfollati la sfida più grande è riuscire a offrire loro un’istruzione adeguata. I rifugiati che sono tornati a Bassora invece sono circa 3000.
In cosa consiste l’assistenza legale? Quali sono i problemi principali?
Per i rifugiati che rientrano nelle loro comunità di origine uno dei problemi maggiori è la difficoltà di ottenere i documenti essenziali: carta di identità, atti di nascita, documenti che attestino la nazionalità e atti di proprietà. Senza questi documenti non possono beneficiare di tutti i loro diritti. I nostri legali li assistono nell’avviare le pratiche per la richiesta, che spesso sono lunghe e complicate. Le cose sono ancora più difficili per chi torna da solo e non può contare sul sostegno della propria famiglia. È il caso di uno dei rifugiati che abbiamo aiutato. I suoi genitori sono morti e non ha altri parenti che lo possano aiutare, quando è tornato in Iraq è stato difficilissimo per lui dimostrare di essere iracheno e ottenere i documenti.
Come sta cambiando la vita a Bassora e in che modo il lavoro di INTERSOS contribuisce a migliorare le condizioni della popolazione?
Il governo iracheno sta lavorando duramente per garantire protezione alla popolazione, ma incontra ancora molti ostacoli tra cui per esempio la corruzione. INTERSOS interviene per colmare le lacune delle istituzioni locali nel campo della protezione: i nostri team visitano quotidianamente le comunità di sfollati per rendersi conto di quali sono i loro bisogni e problemi, riferirli alle autorità competenti e assicurarsi che vengano risolti. Anche le attività di assistenza legale sono molto importanti per migliorare le condizioni di vita della popolazione, perché permettono alle famiglie di avere accesso ai servizi di base.
Qual è il problema più urgente in questo momento a Bassora?
I problemi della povertà e della sicurezza sono sicuramente molto gravi. Un’altra grande difficoltà è quella legata all’elettricità: i black out sono molto frequenti e interrompono continuamente le attività quotidiane. La difficoltà di avere elettricità in modo costante alla fine paralizza tutta la ripresa economica del paese, e non solo le quotidiane attività di ognuno dei suoi abitanti.
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