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DUE INTERVENTI INTERSOS IN AREE REMOTE E A RISCHIO

DUE INTERVENTI INTERSOS IN AREE REMOTE E A RISCHIO

21 Giu 2010

Una ricognizione in elicottero per verificare e controllare le aree più a rischio del territorio occidentale in Afghanistan. E’ la missione che i nostri operatori umanitari hanno portato a termine nelle tre province della regione occidentale di Herat, Farah e Badghis, insieme con l’UNOPS, l’Agenzia di supporto ai progetti delle Nazioni Unite.
INTERSOS nei giorni scorsi ha incontrato le autorità locali provinciali e il Governatore di Farah per iniziare a rafforzare l’Autorità Nazionale Afghana per la gestione dei disastri naturali e catastrofi umanitarie (ANDMA), che corrisponde alla Protezione Civile. Nelle tre province il lavoro con lo staff di ANDMA è formativo e prevede un programma di training mirati alla prevenzione dei rischi ambientali. Obiettivo della missione è accrescere le capacità del personale afgano di individuare in ogni distretto i punti di maggiore pericolosità. Il passo successivo che sarà realizzato è il rafforzamento dei canali di comunicazione con i villaggi più periferici per rispondere rapidamente alle emergenze. Per salvare un alto numero di vite umane la prevenzione deve essere la pratica comune e parte integrante della gestione delle emergenze naturali. In Afghanistan i frequenti terremoti, alluvioni e siccità si trasformano subito in catastrofi per la popolazione civile, che subisce conseguenze gravissime. Gli afgani che vivono nelle zone più remote e difficili da raggiungere sono i più colpiti. Le capacità delle agenzie locali che hanno il compito di coordinare e gestire la risposta immediata ai danni provocati dai disastri naturali sono ancora molto deboli, sia dal punto di vista logistico che delle competenze tecniche.
 
Negli stessi giorni lo staff di INTERSOS si è occupato dell’emergenza sicurezza in Sud Sudan incontrando i rappresentanti della missione ONU sul posto per bloccare gli episodi di violenza. La contea di Ezo, dove gestiamo il campo rifugiati di Napere in collaborazione con UNHCR, è colpita da continui attacchi dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord Resistance Army), il gruppo ribelle ugandese che da oltre vent'anni semina terrore e morte tra i villaggi del nord dell’ Uganda, della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Il campo di Napere è nato proprio per dare riparo a 3000 congolesi che hanno cercato rifugio dal LRA. Risultato dell’incontro è stato l’accordo per un maggiore coordinamento tra le Nazioni Unite e gli altri attori presenti sul territorio per garantire la sicurezza e la protezione dell’area in modo che possa iniziare il percorso di rientro a casa dei rifugiati.

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