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CIAD: 2010 ANNO DELLA BIODIVERSITA’

CIAD: 2010 ANNO DELLA BIODIVERSITA’

25 Mag 2010

Il 2010 è l’anno proclamato dalle Nazioni Unite per la difesa della Biodiversità. Dare assistenza agli sfollati e ai rifugiati significa anche comprenderne le conseguenze sull’ambiente naturale:
un campo profughi infatti mette a durissima prova l’ecosistema che lo ospita. La tutela e la difesa delle risorse naturali sono fattori determinanti per la risoluzione dei conflitti e purtroppo spesso sono alla base del loro stesso scatenarsi. Nell’aiuto ai rifugiati la confluenza di un gran numero di persone in un’area ristretta, caratterizzata di frequente da condizioni ambientali già difficili, genera una forte pressione e sfruttamento delle risorse. Da qui nascono e si intensificano fenomeni come l’inquinamento, la riduzione delle risorse idriche, l’impoverimento della fertilità del suolo e la diminuzione del manto vegetale, con la conseguente perdita di biodiversità.
In Ciad la minaccia più grave arriva dal disboscamento e dalla desertificazione dei terreni fertili.  Il paese sta vivendo però le conseguenze contraddittorie di una legge che per difendere il territorio vieta il taglio del legname e l’uso del carbone vegetale; a prima vista una norma che tutela il futuro della popolazione ma che nell’immediato crea molti disagi non essendoci a disposizione fonti alternative e rinnovabili per gli usi domestici. INTERSOS sta affrontando il problema nella gestione dei due campi di Djabal e Goz Amir, dove sono ospitati oltre ai 40.000 rifugiati sudanesi, e nell’area circostante sono accolti  circa 120.000 sfollati interni che si sono stabiliti nei villaggi circostanti. Un numero impressionante rispetto a quanti erano ospitati da questa terra in condizioni di pace. Gli alberi vengono comunque tagliati a ritmi sempre maggiori non solo per il crescente fabbisogno di legna per cucinare, ma anche per far posto ai nuovi arrivati.  
Le conseguenze sul piano ambientale sono enormi, perchè la regione è già molto arida, ma non sono le sole. Il disboscamento infatti  crea dei problemi di protezione, perché le donne, che tradizionalmente hanno il compito di raccogliere la legna, sono costrette a spingersi sempre più lontano per trovarla, esponendosi così al rischio di violenze e maltrattamenti, e passando un tempo sempre maggiore lontano dai figli.
INTERSOS sta unendo l’assistenza dentro i campi profughi ad un progetto di rimboschimento dell’area di Goz Beida, dove sorge il campo di Djabal che ospita circa 45.000 sfollati e 18.000 rifugiati. Abbiamo costruito, in stretta cooperazione con la popolazione locale, delle serre nelle quali nascono e crescono gli alberi che vengono poi in gran parte travasati in siti protetti. Sono state prodotte 40.467 piante, di cui 13.642 alberi da frutto, provvedendo così al rimboschimento, per il momento, di 12 ettari. L’attenzione nei confronti della biodiversità è primaria ed e’ ovviamente fondamentale per assicurare un impatto positivo all’intervento: è per questo che utilizziamo semi di specie indigene come l’acacia albida, ottima come foraggio e per la fertilizzazione del suolo, l’acacia senegalensis, da cui si ricava la gomma arabica, l’acacia nilotica, la khaya senegalensis, l’acacia mellifera e la gmelina arborea. Vicino e dentro i villaggi invece viene piantato prevalentemente il neem treee, un albero dalla chioma molto ombrosa, estremamente resistente alla mancanza di pioggia. Per la riuscita del progetto è fondamentale che la comunità partecipi attivamente alla salvaguardia delle zone scelte per le nuove piante. Per assicurare un forte coinvolgimento sul tema, sensibilizziamo e formiamo gli sfollati e i rifugiati, ma anche la comunità locale e la popolazione nomade sulla salvaguardia delle zone protette, sull’uso responsabile e sostenibile del legname per il fuoco e sui temi più generali della difesa dell’ambiente. Per incentivare gli abitanti a sorvegliare i siti di rimboschimento e evitare nuovi tagli distribuiamo loro alberi da frutto come manghi, papaia, limoni, guava, mandarino, melograni e anacardi.

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