| Sicurezza:
a Nairobi tre giorni per migliorare gli interventi umanitari senza
correre rischi eccessivi
Di Marco Rotelli, 6 luglio 09
Da domani a Nairobi parte un approfondimento formativo di tre giorni
sulla gestione della sicurezza organizzato da Intersos in collaborazione
con esperti internazionali.
Il corso vuole perfezionare gli strumenti e le capacità analitiche
dei coordinatori e dei cosiddetti focal point per la sicurezza,
utili nelle diverse missioni estere di Intersos. E' infatti sempre
più frequente per una organizzazione umanitaria trovarsi
ad operare in contesti particolarmente complessi, con dinamiche
di conflitto che determinano un potenziale rischio per gli operatori
sul campo. Il corso prende in esame le condizioni della Somalia,
paese che rappresenta un caso limite dell'accesso umanitario e della
necessità di operare con urgenza per le comunità in
stato di bisogno, garantendo degli standard minimi di sicurezza
alle operazioni e al personale coinvolto.
Numerosi gli aspetti trattati nelle sessioni: analisi e mappatura
del conflitto; strategie di sicurezza - accettazione e, misure deterrenti
e protezione; analisi dei fattori di minaccia e vulnerabilità;
piani di contingenza, procedure standard ed evacuazione; gestione
dell'ufficio di sicurezza e di informazione; gestione degli incidenti;
squadre di azione e gestione crisi; supporto al trauma psicologico
durante la crisi; comunicazioni; viaggi via terra; sicurezza personale
e modalità di guida dei collaboratori.
Il programma è particolarmente articolato vista la presenza
di Intersos oggi in 13 paesi, molti dei quali caratterizzati da
gravissime crisi umanitarie e che necessitano di un approccio alla
gestione della sicurezza serio e professionale. Con la formazione
intrapresa a Nairobi Intersos continua un percorso di qualità,
seminando nei propri operatori una ‘cultura della sicurezza’
che permetta di minimizzare il rischio e di individuare con sempre
maggior precisione le modalità di conduzione degli interventi,
in linea anche con le crescenti richieste ed aspettative sulle competenze
delle Ong da parte di molti attori istituzionali coinvolti nelle
aree più critiche dell’aiuto umanitario.
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