Link 2007
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

LINK 2007 – Cooperazione in rete

APPELLO ALLA POLITICA: NON SI LIMITI AI PROCLAMI MA GUARDI LA REALTA’

Mentre la Presidenza italiana del G8 prepara impegni solenni per la soluzione dei problemi della povertà nel mondo, la cooperazione allo sviluppo del nostro paese e'  agonizzante,
nell’indifferenza generale

Esistono le condizioni per rilanciare la cooperazione allo sviluppo dell’Italia, pur nella temporanea limitatezza dei fondi.

Occorrerebbe puntare sulla coerenza delle scelte politiche, sulla severa fedeltà alla programmazione e agli impegni che, pur con risorse limitate, sono stati assunti, sull’attenzione alla qualità ed efficacia degli aiuti, sulla valorizzazione e sul sostegno delle volontà, capacità, competenze esistenti all’interno e all’esterno del MAE, promuovendo una cultura di sistema che esalti ogni possibile e utile sinergia, e soprattutto semplificando pesanti e inutili procedure burocratiche che favoriscono spesso meschini spazi di potere, senza contribuire alla trasparenza amministrativa.

IL RISCHIO DI FERMARSI A SOLENNI PRONUNCIAMENTI

Mentre il Governo italiano predispone i documenti e le grandi proposte per il G8, in cui sarà data “grande attenzione all’Africa e ai paesi in via di sviluppo”, lascia al contempo entrare in agonia la propria cooperazione internazionale allo sviluppo. Quale credibilità potranno avere i documenti che la presidenza italiana presenterà, proclamando che “un mondo con meno poverta e disuguaglianze e anche un mondo più giusto, sicuro e stabile” e che “promuovere lo sviluppo sostenibile e la lotta alla poverta nei paesi meno avanzati e una priorita centrale nell’agenda dei Capi di Stato e di Governo del G8”? Quale credibilita, quando al contempo l’Italia sta mettendo la pietra tombale sulla propria azione di aiuto ai paesi più poveri o in difficolta? Basta andare nel sito degli Esteri (www.esteri.it) e leggere le dichiarazioni del presidente Berlusconi e del ministro Frattini, oppure nel sito del G8 (www.g8italia2009.it) per avere l’evidenza dell’abisso tra le parole (e i documenti che il nostro Governo solennemente presenterà al G8 e solennemente firmerà) e la cruda realtà italiana.

Da un lato grandi affermazioni, quali: “la soluzione dei problemi della povertà e del sottosviluppo e strettamente collegata a quella delle grandi questioni internazionali: mantenimento della pace, lotta al terrorismo, tutela dell’ambiente, risposta al cambiamento climatico, sicurezza alimentare, migrazioni”. Dall’altro la progressiva e costante diminuzione degli impegni finanziari italiani per la cooperazione allo sviluppo e gli espedienti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per realizzare ulteriori “scippi” nel corso dell’esercizio finanziario, insieme ad un’assurda pesantezza burocratica che impedisce di usare con efficacia anche le limitate risorse a disposizione. Il tutto nel disinteresse del Parlamento.

La linea del MEF e della Ragioneria generale

Evidentemente il Ministro dell’Economia e delle Finanze, diversamente dai solenni documenti dei Capi di Stato e di Governo del G8, considera l’aiuto pubblico allo sviluppo un peso di cui farebbe volentieri a meno. Dopo il taglio, per il 2009-2011, del 56% dei fondi per la cooperazione bilaterale dell’Italia, in barba agli impegni assunti a livello europeo e internazionale, sembra ora che vi siano precise indicazioni di rallentarne la relativa spesa, talvolta rendendola inattuabile. I sempre più frequenti, numerosi e cavillosi “rilievi” della Ragioneria generale (Ufficio centrale di bilancio) su ogni atto di spesa della cooperazione pubblica rallentano all’infinito i gia pesanti iter burocratici, fino a compromettere l’efficacia degli interventi. Gli sforzi di una parte dell’Amministrazione, quella degli Esteri, per garantire qualità ed efficacia agli aiuti programmati svaniscono a causa del disimpegno e delle astuzie burocratiche di un’altra parte dell’Amministrazione, quella del MEF che, evidentemente, ha l’indicazione di “non spendere”. L’incoerenza all’interno dello stesso governo e le conseguenze amministrative di caos e inefficacia, rimangono sovrane.

L’ultima furbizia: un insulto alla volontà del Parlamento

Con ampio consenso da parte dei parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, lo scorso gennaio il Parlamento ha deciso che nel decreto di proroga delle missioni internazionali (legge 12/2009) fosse mantenuto l’art. 1 sugli interventi di cooperazione civile in paesi quali Afghanistan, Iraq, Sudan, Somalia, Libano con uno stanziamento di 45 milioni di euro per il primo semestre 2009. Si tratta di interventi fondamentali per le popolazioni di quei paesi, i cui problemi non si possono affrontare e risolvere pensando al solo intervento militare. Lo stesso articolo ne prevede la spesa entro il 30 giugno 2009. La Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del MAE, che deve gestire tale somma programmando e attuando gli interventi, a tutt’oggi non ha ancora ricevuto un solo euro da parte della Tesoreria, con la conseguente impossibilità di attuare i progetti programmati. Come già successo in passato, probabilmente il MEF e la sua Ragioneria generale daranno l’autorizzazione all’erogazione dei fondi alla vigilia del 30 giugno, al fine di presentare tale somma valida ormai per il secondo semestre 2009, invece che per il primo. Una presa in giro dei parlamentari e della volontà da loro espressa in modo quasi unanime. Una presa in giro degli impegni assunti con le istituzioni e popolazioni di quei paesi. Una visione cieca delle realtà in cui l’Italia svolge un difficile compito di stabilizzazione i cui risultati non possono essere raggiunti, in tutta evidenza, con la sola componente militare.

Le buone volontà e capacità trascurate

Eppure, accanto a questi elementi negativi, esistono oggi alcune condizioni favorevoli per rilanciare la cooperazione italiana puntando sulla qualità e l’efficacia degli interventi e sulle sinergie che possono essere messe in atto cercando di fare sistema. La Direzione generale del MAE si sta muovendo in questo senso in collaborazione con le Ong e gli altri attori della cooperazione internazionale. Deve però essere dotata di quei minimi strumenti indispensabili per potere operare: sia in termini di personale adeguato che di procedure amministrative corrispondenti alle proprie specificità, tra cui vi sono anche le risposte alle emergenze umanitarie in aree quali Pakistan, Sri Lanka, Somalia. E’ proprio l’assenza di questi indispensabili ed elementari strumenti di gestione, che tengano conto delle complessità dei contesti operativi e dei dovuti tempi e modalità di intervento, che sta portando la cooperazione italiana in uno stato comatoso e agonizzante. Molte Ong italiane stanno ormai privilegiando partnership con cooperazioni di altri paesi europei e con le Agenzie Onu e l’Ue. Nonostante i solenni proclami del prossimo G8, l’Italia rischia di scomparire nei contesti internazionali o di rimanervi solo nella sua dimensione militare.

Appello alla Politica

Di fronte allo stato agonizzante della Cooperazione italiana, le Ong di Link 2007 rivolgono un accorato appello alla Politica, sia a livello parlamentare che a livello governativo. Basterebbe poco per ridare dignità, anche in una situazione di ristrettezze finanziarie, alla Cooperazione italiana.
Il Parlamento intervenga, prima che sia troppo tardi.
Il Governo sia coerente con quanto si appresta a dire ai grandi della terra e ai rappresentanti dei paesi africani e degli altri paesi in via di sviluppo.

25 maggio 2009

Aderiscono a Link 2007 le Ong:
Avsi, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Medici con l’Africa-Cuamm, Gvc, Icu, Intersos, Lvia

 Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Link2007 – Paola Amicucci 328 0003609

 

 

© 2008 Intersos