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INTERSOS IN KOSOVO
1. Una crisi che coinvolge sempre di più
tutta l’Europa
2. Le attività di INTERSOS
3. INTERSOS e la sfida sul patrimonio culturale
4. Lista progetti di INTERSOS in Kosovo
5. Mappa
1. UNA CRISI CHE COINVOLGE SEMPRE DI PIU’ TUTTA L’EUROPA
Fino al Marzo 1999 il Kosovo è stata una provincia autonoma
della Serbia quando, a seguito del conflitto tra la Serbia di Milosevic
e la NATO durato tre lunghi mesi la Serbia fu costretta ad accettare
quella che sarà ricordato come l’accordo di Kumanovski.
Con l’inizio dei bombardamenti una grande massa di persone,
principalmente di etnia albanese, hanno abbandonato il territorio
kosovaro e la maggior parte di loro ha trovato rifugio nei paesi
vicini come l’Albania, il Montene gro,
la Macedonia dove sono stati assistiti in campi di accoglienza per
garantire una prima accoglienza.
Alla fine delle ostilità e con il rientro in massa degli
sfollati si è purtroppo assistito, sotto gli occhi impotenti
della comunità internazionale, ad un contro-esodo. Stavolta
ad abbandonare le loro case sono stati in maggioranza cittadini
di etnia serba che cercavano rifugio al di fuori del Kosovo o comunque
in aree a maggioranza serba.
Alcuni gruppi isolati (tra cui i rappresentanti di comunità
religiose ortodosse) rimasero in Kosovo e verranno immediatamente
messi sotto costante protezione dalle truppe militari della Nazioni
Unite.
Come conseguenza degli accordi di pace, viene ratificata la Risoluzione
1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la quale
il Kosovo è posto sotto il controllo di una amministrazione
transitoria (United Nation Interim Administration Mission in Kosovo
-UNMIK), lasciando aperta la questione del futuro stato della provincia.
Secondo la risoluzione 1244 l’integrità del territorio
Serbo sarebbe stata protetta anche se ufficialmente sarebbe stato
UNMIK ad assumere la responsabilità di governo della zona.
Solo nel 2005 le Nazioni Unite cominciarono un processo di consultazioni
con l’obiettivo di determinare uno status definitivo per il
Kosovo. Numerose negoziazioni si sono quindi succedute per tutto
il periodo tra il 2005 e il 2007 ma nessun risultato pratico è
stato raggiunto.
E’ in questo contesto che il 17 Febbraio 2008 l’Assemblea
Nazionale del Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia.
Tale dichiarazione è stata immediatamente riconosciuta da
molti paesi tra cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia,
l’Italia ma fortemente contestata da Mosca e naturalmente
dalla Serbia.
Dal 1999 la situazione generale in Kosovo è cambiata in maniera
sostanziale. Il processo di trasformazione amministrato dall’UNMIK
ha portato alcuni risultati positivi. Il processo di ricostruzione
è a buon punto, le condizioni di sicurezza sono migliorate
considerevolmente (a parte dei disordini avvenuti nel marzo del
2004) e il progressivo passaggio di molte delle competenze e delle
responsabilità amministrative alle “Istituzioni Provvisorie
d’Autogoverno” lascia ben sperare nella possibilità
di sviluppo del paese. Il nuovo status, anche se proclamato unilateralmente
e con le grandi ambiguità a livello di diritto internazionale
e in relazione alla risoluzione UN 1224, ha già portato delle
importanti novità tra cui la decisione dell’Unione
Europea di lanciare una missione (EULEX) di circa duemila uomini,
tra agenti di polizia e magistrati con il compito di guidare e consigliare
le istituzioni kosovare in tutti i campi che riguardano lo Stato
di diritto, di stabilire una giustizia indipendente e multi-etnica
così come una polizia multi-etnica.
Comunque, anche se molti progressi sono stati fatti, il Kosovo rimane
un’area di generale instabilità, con diversi fattori
che contribuiscono alla sua potenziale destabilizzazione.
Tra tutti il problema
delle minoranze. Tutte le stime ad oggi sono basate su dati dell’OSCE
(Organisation for Security and Cooperation in Europe). che danno
una popolazione di 2,4 milioni di persone di cui il 92% d’etnia
albanese, 5% d’etnia serba e 3% di altre etnie tra cui i rom,
gli ashkali, gli egizi (collettivamente definiti RAE), bosniaci,
turchi, gorani e croati. Tutte queste minoranze lamentano, a diversi
gradi, problemi di sicurezza e di inserimento nella società,
mancanza nei servizi forniti, inadeguatezza delle infrastrutture
ma, soprattutto, mancanza di opportunità di lavoro.
In particolare la comunità serba e quella dei RAE sono state
particolarmente colpite dagli attacchi sia alle persone sia alle
loro proprietà nell’immediato periodo successivo al
cessare delle ostilità del 1999 così come nel marzo
del 2004 quando nuovi focolai di violenza sono stati registrati
un po’ su tutto il territorio kosovaro.
La tensione etniche, le discriminazioni nei confronti delle minoranze,
lo scontro tra religioni diverse, sono sintomi visibili in Kosovo
della mancanza di integrazione tra le diverse comunità .
Attorno a questa tematica, si intrecciano tutte le caratteristiche
tipiche di un’area post-conflitto economicamente e socialmente
depressa. L’alto tasso di disoccupazione, la povertà,
i traumi causati dalla recente guerra, influenzano in modo negativo
il processo di riavvicinamento e riconoscimento di identità
diverse e rallentano il percorso che il Kosovo intende fare verso
la piena assunzione di responsabilità politica sul territorio.
2. LE ATTIVITA’ DI INTERSOS
INTERSOS é operativa in Kosovo dall’ estate del 1998,
precedentemente
all’intervento militare Nato del 1999, con progetti finalizzati
all’assistenza a comunità albanesi colpite da azioni
repressive del governo di Belgrado.
Lasciato il Kosovo con l’ultimo convoglio internazionale 24
ore prima dei bombardamenti, INTERSOS ha fornito riparo e assistenza
a circa 38.000 rifugiati kosovari (in particolare albanesi, rom
e serbi) fuggiti in Albania, Macedonia, Montenegro e Serbia.
In questi nove anni di forte presenza e radicamento sul territorio
in cui INTERSOS ha operato in Kosovo, molti progetti sono stati
posti in essere, prevalentemente nella regione di Pejë/Pec
che comprende le Municipalità di Pec/Peja, Decani/Decan,
Kline/Klina e Istog/Istok. La regione è situata nella parte
occidentale del Kosovo ai piedi della catena montuosa che divide
il Kosovo dal Montenegro e ha una grande importanza geografica e
storica ospitando numerosi esempi e simboli delle molte influenze
culturali che hanno dominato la regione nel passato. Basti pensare
alle innumerevoli “Kulla” (vecchie case fortezze), vecchie
moschee, bagni turchi, chiese, monasteri ortodossi e uno dei simboli
della religiosità ortodossa, il patriarcato di Pec/Peja.
La maggioranza della popolazione Serba della regione vive relegata
nell’enclave di Goradevac / Gorazhdevc con una popolazione
di circa 1.000 abitanti e alcuni progetti pilota di sostegno al
ritorno degli sfollati, con risultati controversi e discutibili,
hanno portato alcune presenze serbe nei villaggi di Siga/Cigë
and Brestovik/Brestovik. Ci sono, oltre a quella serba, un’importante
comunità bosniaca, una rom, ashkaeli ed egizi e piccole presenze
di gorani e turchi.
Il 95% della popolazione è di fede mussulmana (kosovari
albanesi, bosniaci, egizi e rom) e a parte i serbi di fede ortodossa
esiste anche una piccola minoranza cristiana.
Rimane il fatto che, nonostante la maggioranza della popolazione
s’identifichi in base alla religione la società è
caratterizzata da un alto grado di secolarizzazione e le tradizioni
religiose assumono la loro rilevanza sopratutto in concomitanza
di matrimoni, funerali e ricorrenze sacre.
Da un punto di vista socio-economico la regione è caratterizzata
da un altro tasso di disoccupazione e buona parte della popolazione
impegnata in attività agricole e d’allevamento.
La prima fonte di sostentamento delle famiglie rimane, come in buona
parte di tutto il territorio kosovaro, le rimesse inviate dai familiari
che vivono all’estero
e finalmente una serie d’imprese private, sopratutto nell’industria
delle costruzioni e dell’artigianato stanno cominciando a
svilupparsi grazie anche ad un sistema bancario ormai solido e in
continua espansione.
Se le attività di INTERSOS del 1999 e 2000 si sono concentrate
sul primo aiuto post-emergenza, le ricostruzioni più urgenti
e lo sminamento, negli anni successivi INTERSOS ha cominciato a
indirizzare i propri interventi soprattutto verso un processo che,
seppur difficile, ha come obiettivo quello di favorire la ripresa
del dialogo, promuovere l’accettazione reciproca e la convivenza,
rafforzare la pace.
L’intervento di INTERSOS si è focalizzato in modo
particolare nei seguenti settori:
• aiuto alle comunità durante l'esilio e nel ritorno;
• ricostruzione di abitazioni, scuole, ambulatori, sistemi
idrici;
• bonifica delle case e dei terreni minati;
• valorizzazione del patrimonio culturale.
Di seguito i settori di intervento di INTERSOS in Kosovo dal 1998
ad oggi, in base alle risorse finanziarie impiegate:
• Educazione (7%)
• Sicurezza Alimentare (7%)
• Sanità (7%)
• Infrastrutture (4%)
• Attività Multi settoriali (14%)
• Rimpatri e Integrazione (14%)
• Servizi Comunitari (5%)
• Sistemi idrici e miglioramento della situazione igienico
-sanitaria (11%)
• Patrimonio Culturale (11%)
• Sminamento (20%)
3. INTERSOS E LA SFIDA SUL PATRIMONIO CULTURALE
Negli ultimi anni, il programma di INTERSOS in Kosovo si è
concentrato sull’ambizioso obiettivo di puntare al “benessere
sociale delle comunità”, attraverso diverse attività
atte a creare rapporti di fiducia reciproca.
Si è puntato soprattutto sulle seguenti attività:
• valorizzazione del patrimonio artistico e culturale;
• dialogo interculturale;
• lavoro nelle aree isolate culturalmente per migliorare i
rapporti con le comunità circostanti;
• supporto alle Ong locali e ad altre realtà organizzate
della società civile;
• facilitazione del ritorno e dell’integrazione di famiglie
appartenenti a minoranze
Questo lavoro è stato portato avanti con il coinvolgimento
di tutti i livelli della società, prestando attenzione non
solo ai rappresentati politici e religiosi ma anche dando voce alle
realtà locali della società civile.
INTERSOS crede fortemente nella necessità di coinvolgere
le comunità nei processi decisionali riguardanti il loro
futuro, nonché nel rafforzamento delle loro condizioni sociali
generali.
Per questo ha sostenuto, formato e si avvale della preziosa collaborazione
di un network di 14 Ong locali rappresentanti delle diverse comunità
presenti nella regione di Pejë/Pec, comprendendo quella serba,
bosniaca, rom, egizi, ashkali, oltre a quella albanese. Il Network,
denominato significativamente “Mosaic”, gioca un ruolo
centrale nella costruzione di legami e rapporti tra le diverse comunità
al fine di favorire la nascita di rapporti duraturi, sostenibili
e basati sulla fiducia reciproca.
L’attività sul patrimonio culturale kosovaro ha avuto
e continua ad avere un particolare significato, carico di valore
e molto apprezzato da tutti in Kosovo e a livello internazionale.
L’approccio di INTERSOS intreccia la ricostruzione materiale
con la ricostruzione dell'identità collettiva e la ripresa
del dialogo in un contesto post-bellico, anche nella convinzione
che la tutela fisica di un patrimonio culturale di un così
grande valore può essere assicurata solo se è accompagnata
da una presa di coscienza collettiva di tale valore. Il rapporto
di fiducia costruito in nove anni di presenza continua con le differenti
comunità del Kosovo è stato la chiave che ha permesso
l’apertura degli animi e delle intelligenze per la realizzazione
di un simile programma. Il lavoro sui siti storico-culturali, religiosi
e non, è stato importantissimo per stabilire rapporti di
fiducia reciproca tra leaders religiosi come tra rappresentanti
politici ed esperti appartenenti sia alle istituzioni serbe che
a quelle kosovare. Gli incontri promossi grazie all’attività
di ricostruzione, di restauro e di tutela dei siti culturali in
Kosovo, sono stati e continuano ad essere per INTERSOS funzionali
alla ripresa e al rafforzamento del dialogo tra diversi usciti da
un conflitto sanguinante e doloroso.
INTERSOS ha scelto di intervenire sul patrimonio culturale (serbo-ortodosso
e ottomano-islamico, in particolare) perché la sua distruzione
è stata simbolo della distruzione dell'iden ità
collettiva ed è stata una conferma tangibile della divisione
e dell'odio. La ricostruzione materiale, la sua valorizzazione,
accompagnata dalla ricostruzione della fiducia e del vivere comune,
rappresenta l'avvio di un nuovo percorso di pace.
Il lavoro di INTERSOS sul patrimonio culturale è stato realizzato
con la supervisione tecnica dell'Istituto Centrale per il Restauro
e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e con
il sostegno, tra gli altri, del Ministero degli Affari Esteri. Le
istituzioni kosovare e quelle serbe hanno seguito da vicino e con
interesse crescente l’intero programma.
Tra le attività realizzate, si segnalano per gli anni 2000-2007:
1. Riparazione e restauro della Moschea Bajrakli (XV sec.) a Peja/Pec
(realizzato tra il 2000 e il 2002)
2. Studio delle condizioni del patrimonio culturale nella Metohija,
in collaborazione con Mnemosyne, 2001-2002 (pubblicato nel 2003)
3. Interventi di tutela degli affreschi del Patriarcato serbo-ortodosso
(XIII-XV sec.) di Peje/Pec (2002)
4. Formazione di restauratori e architetti sulla conservazione del
patrimonio culturale, in collaborazione con l’Istituto per
la Protezione dei monumenti del Kosovo di Pristina (maggio-settembre
2004).
5. Riabilitazione del Leontije Konak nel Monastero di Decan/i (giugno
2004-febbraio 2005).
6. Sistema di monitoraggio dell’umidità sugli affreschi
del Patriarcato di Peje/Pec (2004-2007).
7. Riabilitazione dell’antico bagno turco (Hamam) a Peje/Pec,
per renderlo un centro culturale e di promozione di iniziative di
dialogo (maggio-dicembre 2004).
8. Riabilitazione dello storico Mulino a Decan/i per farne un centro
multiculturale per le comunità (giugno-dicembre 2004).
9. Riabilitazione della moschea Kurshunli (XVII sec.) a Peje/Pec
(gennaio 2005-giugno 2006).
10. Rilevamento e studio fotogrammetrico degli affreschi nelle chiese
del Patriarcato di Peje/Pec (2005-2006).
11. Incontri in Italia ed i loco tra intellettuali, esperti e autorità
politiche e religiose kosovare albanesi e serbe (2005-2006).
12. Attività e incontri culturali tra gruppi delle diverse
comunità kosovare (2003-2007).
4. LISTA PROGETTI DI INTERSOS IN KOSOVO
| 2007 |
Interventi sull’eredità culturale
del Kosovo a seguito dei danni causati dal conflitto |
MInisteri per i Beni Culturali, ICR |
| 2007 |
Centro per la Cultura, le Arti, il Dialogo |
Ministero della Cultura, Kosovo |
| 2007-2009 |
Dignità nella vecchiaia, incremento dei servizi sociali
e sanitari |
Ministero Affari Esteri, Direzione Generale Cooperazione e
Sviluppo, Italia |
Interventi sull’eredità culturale del Kosovo a seguito
dei danni causati dal conflitto MInisteri per i Beni Culturali,
ICR
Centro per la Cultura, le Arti, il Dialogo Ministero della Cultura,
Kosovo
Dignità nella vecchiaia, incremento dei servizi sociali e
sanitari Ministero Affari Esteri, Direzione Generale Cooperazione
e Sviluppo, Italia
5. MAPPA
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