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ITALIA AFRICA 2005 A ROMA

Si sta parlando molto di Africa in questi giorni a Roma. Una serie di coincidenze: l'incontro del Commissario UE allo sviluppo, Louis Michel, con il ministro Fini; le molte iniziative di approfondimento e di mobilitazione di Italia-Africa con la partecipazione di capi di Stato, ministri e giornalisti africani e con il coinvolgimento di sindacati, partiti e molta società civile; la presentazione del rapporto della "Commission for Africa" che Tony Blair proporrà al prossimo G8.
Che cosa porterà tutto questo all'Africa? E' presto per dirlo. Se guardiamo al passato dovremmo riprendere le parole di Eveline Herfkens, coordinatrice della Campagna ONU degli obiettivi di sviluppo del millennio: parole, parole, parole.
Affermazione forte, che non significa che non si sia fatto nulla, ma che quanto è stato fatto (dal grande impegno dell'Unione Europea e delle Istituzioni internazionali, a quello dei singoli paesi bilateralmente, compresa l'Italia, alla riconversione del debito, ai mille progetti realizzati) non è riuscito a raggiungere l'obiettivo fondamentale. Quello di avviare, localmente o a livello regionale, quel processo di sviluppo proiettato al raggiungimento degli obiettivi su cui si sono solennemente impegnati i 191 Stati Membri dell'ONU: l'eliminazione dell'estrema povertà, l'istruzione di base, l'uguaglianza fra i sessi, la riduzione della mortalità infantile, la salute materna, la lotta all'aids, malaria e altre endemie, l'acqua potabile, le condizioni di vita nei quartieri urbani più poveri, un sistema finanziario e commerciale aperto, la riduzione del debito, l'accesso ai medicinali essenziali, l'accesso alle nuove tecnologie…
E' stato calcolato che questi obiettivi potrebbero essere raggiunti con un impegno finanziario pari a 130 miliardi di dollari. Basterebbe una tassa del 5% sul commercio delle armi, stimato in 3.000 miliardi di dollari annui, per realizzare tutti gli obiettivi e per avviare, di anno in anno, regolarmente, consistenti processi di sviluppo sociale, culturale, economico. Sarebbe meglio, ovviamente, diminuire le spese per gli armamenti per destinarle direttamente allo sviluppo, ma finché ciò non sarà possibile, che almeno il loro commercio venga tassato, e molto.
E solo uno dei tanti esempi che dimostrano che se si vuole, si può. Non è cioè, come spesso ci si vuol far credere, un problema di mancanza di soldi - pur vero - ma, chiaramente, un problema di scelte politiche e di priorità. La stessa Italia, se ce ne fosse stata la volontà politica, avrebbe potuto destinare allo sviluppo quell'inutile ed inefficace riduzione delle tasse pensata e realizzata a fini biecamente elettorali. O avrebbe potuto rinunciare all'avventura irachena e destinare all'aiuto pubblico allo sviluppo le ingenti risorse impiegate, mantenendo così gli impegni più volte assunti in sede europea ed internazionale. Il nostro paese avrebbe raggiunto almeno due obiettivi importanti: rispondere all'impegno doveroso - oltre che più volte solennemente affermato - verso i paesi più poveri, appoggiando la loro crescita e il loro sviluppo; essere considerato un paese credibile e responsabile che può sedere nelle sedi delle grandi decisioni mondiali. Altre scelte ed altre priorità, miopi a nostro avviso, sono purtroppo state preferite.
Le scelte politiche e le priorità non riguardano solo i paesi ricchi ma anche, e d'ora in avanti soprattutto, gli stessi paesi più poveri ed in particolare i paesi africani. Se non esistono, infatti, buon governo, chiare indicazioni strategie, responsabilità e rettitudine nell'amministrare la cosa pubblica, pace, partecipazione sociale, diritti umani, democrazia, a poco serviranno gli aiuti della comunità internazionale, a poco servirà la cancellazione del debito, se non a rafforzare le disuguaglianze, le ricchezze e le corruzioni esistenti. Sono ormai gli stessi africani a rendersene conto e a chiedersi perché altri debbano decidere per loro, a Roma o a Londra o a Bruxelles. E' la presa di coscienza e l'assunzione delle proprie responsabilità: saranno queste, ormai, che dovranno essere valutate e conseguentemente appoggiate, rafforzate, aiutate con il massimo sforzo e convincimento da parte della comunità internazionale.

Nino Sergi, Intersos, 27 maggio 2005