A ROMA “IL DIALOGO INTERCULTURALE IN CONTESTI DI EMERGENZA E POST EMERGENZA: ESPERIENZE A CONFRONTO”, UN WORKSHOP PER DIALOGARE

8 ottobre 2009

Operatori INTERSOS provenienti da Kosovo e Libano sonImmagine astrattao stati gli animatori del workshop dal titolo “Il dialogo interculturale in contesti di emergenza e post emergenza: esperienze a confronto”. Tenutosi l’8 ottobre nella sede romana di Intersos, l’incontro è stato l’occasione per confrontarsi sulle buone pratiche individuate negli anni dagli operatori sul campo. Il workshop si inserisce nell’ambito dell’iniziativa “Formazione in Scambio Italia/Kosovo per uno Sviluppo in Partnership”. Questo è un progetto di Educazione allo Sviluppo cofinanziato dalla Cooperazione Internazionale del Ministero Affari Esteri e ideato da varie ONG (tra cui Intersos) e istituzioni kosovare e italiane al fine di unire peer education e ricerca per il rispetto dei diritti umani, del dialogo interculturale, della pace e del processo di democratizzazione.
Ha aperto i lavori Samir Zajmi, coordinatore  INTERSOS in Kosovo, che ha presentato le attività svolte nel suo paese per promuovere il dialogo interculturale. Samir ha innanzitutto sottolineato come i risultati, in questo settore, sono di difficile valutazione nel breve periodo. Nel caso di INTERSOS, che opera in Kosovo dal 1998, è però possibile analizzare e valutare le iniziative promosse negli anni. Se le attività nell’immediato dopo guerra si sono concentrate sul primo aiuto post-emergenza, le ricostruzioni più urgenti e lo sminamento, negli anni successivi gli interventi hanno avuto come obiettivo quello di favorire la ripresa del dialogo, di promuovere il riconoscimento e l’accettazione reciproca, la convivenza e il rafforzamento della pace. Uno degli strumenti utilizzati è stato la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, inteso come occasione di dialogo tra le diverse identità comunitarie. In questo contImmagine astrattaesto si inseriscono il restauro della Moschea Bajrakli, degli affreschi e mosaici del Patriarcato e dell’antico bagno turco (Hamam) di Peje/Pec. Quest’ultimo, appartenente alla comunità musulmana locale, è diventato un centro culturale promotore di iniziative di dialogo. Sono state poi organizzate delle visite guidate in monasteri, chiese e moschee. A queste hanno partecipato persone appartenenti ai diversi gruppi etnici e religiosi presenti nella regione.
Molto importante è stata l’integrazione della piccola minoranza serba della regione, circa 1000 persone, che vive relegata nell’enclave di Goraždevac/Gorazhdevc. Per superare le barriere culturali, INTERSOS ha promosso scambi e attività comuni che coinvolgessero le varie comunità della zona. Tra queste interventi di ristrutturazione delle case del villaggio e di salvaguardia dell’ambiente.
Zajmi ha inoltre sottolineato come l’arte può essere uno strumento privilegiato per la promozione dell’interculturalità e la valorizzazione delle tradizioni. Indispensabile è anche l’attività di sensibilizzazione nelle scuole e la promozione di momenti di socializzazione, come per esempio pranzi o feste.
Interessante anche l’intervento di Samer Hayder, Coordinatore INTERSOS in Libano. Pur operando in un contesto completamente diverso, egli ha affermato che i progetti realizzati dal 2006 in Libano si muovono sugli stessi binari. In questo senso è stato costruito un centro comunitario a Bint Jbail, in modo da favorire l’integrazione comunitaria.
Gli interventi dei coordinatori locali di Intersos hanno inoltre evidenziato come sia fondamentale creare un network di associazioni che operano nelle stesse aree e coinvolgere le istituzioni locali. Questo è l’unica strategia efficace capace di assicurare risultati nel lungo periodo.

 

 

© 2008 Intersos