Nota di INTERSOS
alla vigilia dell’iter parlamentare di conversione in legge
6 luglio 2009
La lettura dell’art. 24 del DL 78/2009, relativo alla proroga
delle missioni internazionali, evidenzia molti cambiamenti rispetto
ai decreti precedenti. Avere inserito un tema di così grande
rilevanza politica come la presenza italiana nei contesti internazionali
di destabilizzazione in un provvedimento legislativo urgente sulle
misure anticrisi, ne sminuisce l’importanza e non permette
di raccogliere, attraverso il doveroso dibattito parlamentare, l’ampio
consenso che la materia richiede.
Proponiamo che l’art. 24 sia stralciato dal DL 78/2009 e diventi
un DL 78bis, con iter parlamentare e dibattito autonomi, escludendo
il voto di fiducia.
La nota che segue, riprendendo i
contenuti dell’art. 24 del DL, mette in evidenza alcune problematicità,
perplessità e contrarietà che dovrebbero essere approfondite
nel dibattito parlamentare e in un confronto, auspicabile, con la
società civile.
PARTE PRIMA. Il Decreto Legge
1. - Un unico articolo, inserito
in una legge estranea, che confonde differenti mandati
Il DL n. 78 del 1° luglio scorso
(“Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini
e della partecipazione italiana a missioni internazionali”)
prevede un unico articolo per la definizione e regolamentazione
delle “missioni internazionali”.
Oltre al consueto mescolamento di materie differenti in uno stesso
provvedimento, a cui il legislatore italiano ci ha abituato,
con l’articolo unico si è voluto attenuare ulteriormente
quella distinzione tra interventi civili (umanitari, di ricostruzione,
sviluppo e supporto istituzionale) e interventi militari, che sempre
- e ancora sei mesi fa in occasione del precedente decreto - il
Parlamento era riuscito a garantire, con amplissimo consenso.
Il provvedimento è uscito,
va notato, “su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri
e del Ministro dell’Economia, di concerto con i Ministri delle
Difesa, dell’Interno, della Giustizia”. Il Ministro
degli Esteri, su una materia che tocca le relazioni internazionali,
viene così escluso dalla concertazione formale.
L’art. 24 del DL si intitola
“Proroga delle missioni di pace” ed è composto
da ben 76 commi. L’ammasso di materia militare e materia umanitaria,
diplomatica e di cooperazione allo sviluppo corrisponde alla marcata
tendenza attuale a confondere le situazioni, presentando tutto come
missioni umanitarie e di aiuto alle popolazioni. Tendenza alimentata,
a livello politico, dal Ministero della Difesa che talvolta appare
come il ministero della propaganda. Si sta perdendo la capacità
di “fare sistema” nella chiarezza dei ruoli e dei compiti,
valorizzando le specifiche diversità, esaltandone
i differenti obiettivi, funzioni, mandati che possono
talvolta muoversi in modo sinergico mentre altre volte non potranno
né dovranno farlo.
Si tratta di una ratio diversa
dai provvedimenti passati in cui, in un primo articolo, veniva evidenziata,
in modo separato, riconoscibile e definito, la
parte relativa alla cooperazione civile, presidiata e gestita dalla
specifica Direzione generale del MAE, lasciando agli articoli successivi
la definizione e i termini delle missioni militari. Già nello
scorso decreto si era tentato di negare questa distinzione ed è
stata la decisa e concorde reazione del Parlamento a reinserirla.
Questa volta probabilmente non sarà così e avrà
vinto chi vuole confondere la dimensione militare con quella umanitaria
e di cooperazione civile, annullando politicamente quel patrimonio
di valori che la società civile ha saputo esprimere nel rispetto
dei principi di umanità, imparzialità, indipendenza,
solidarietà senza discriminazioni. Al Parlamento, infatti,
sarà verosimilmente tolta la parola dato che, trattandosi
di provvedimenti urgenti “anticrisi”, il decreto rischia
di essere approvato con un voto di fiducia, senza possibilità
di modifiche.
Sarebbe politicamente auspicabile
che l’art 24 sia stralciato dal DL 78/2009 e diventi un DL
78bis, con un iter parlamentare e un dibattito autonomi che permettano
di approfondire la materia e di giungere ad un ampio consenso (evitando
il voto di fiducia) su una materia che riguarda la presenza e il
ruolo internazionali dell’Italia.
2. - I contenuti dell’art.
24 “Proroga delle missioni di pace”
Evidenziamo alcune novità
e perplessità:
1) Il rifinanziamento riguarda il
quadrimestre 1° luglio - 31 ottobre 2009. E’ la prima
volta che ci si limita a quattro mesi, come se si intravvedesse
un mutamento del contesto internazionale nei mesi successivi. Probabilmente
il bilancio dello Stato non permette ulteriori impegni di spesa.
Ma allora perché non selezionare e tagliare alcune
delle numerose presenze o attività previste nel decreto,
esageratamente costose e forse non così necessarie?
Pensando al bilancio statale, il
pensiero corre subito, inoltre, al prossimo G8 e agli impegni (parole?,
giroconti?) che il nostro paese annuncerà solennemente per
la lotta alla povertà, la sicurezza alimentare, l’aiuto
allo sviluppo, l’ambiente e la partnership con l’Africa.
Quale prestidigitazione sarà presentata per “raddoppiare
gli aiuti nel 2010” dopo aver tagliato improvvisamente i fondi
per la cooperazione allo sviluppo bilaterale di ben il 56% rispetto
al 2008? I Global Standard che il Ministro Tremonti proporrà
al mondo per garantire trasparenza e correttezza alle attività
economiche e finanziarie dovrebbero essere analogamente adottati
per assicurare altrettanta trasparenza e correttezza nel rapporto
con i paesi più poveri e al margine dei processi di sviluppo,
insieme al rispetto degli impegni assunti.
2) La somma globale per il rifinanziamento
delle “missioni internazionali” per il quadrimestre
è di euro 510 milioni di euro (comma 76).
Si tratta, su quattro mesi, di circa lo stesso ammontare del precedente
decreto.
Ad essi vengono aggiunti altri 30 milioni per le Forze armate e
le Forze di polizia impegnate nel “controllo del territorio”
in Italia (c. 74, 75).
La novità (e la confusione) sta nel fatto che i 510 milioni
costituiscono un paniere unico da cui attingere per tutte le attività/presenze
elencate, senza definire lo stanziamento relativo a ciascuna
attività e quindi esautorando il Parlamento dal pronunciarsi
su tale definizione. Si prevede che tale paniere sia inoltre
arricchito da tutti i residui dei precedenti stanziamenti non ancora
impegnati (c. 5-7).
Sarà la magnanimità
del Ministro della Difesa a stabilire entro dieci
giorni, con proprio decreto, di concerto con i Ministri degli Esteri
e dell’Economia, la ripartizione del fondo (c. 76) e a definire
quanto spetterà alle “iniziative di cooperazione in
favore di Afghanistan, Iraq, Libano, Pakistan, Sudan e Somalia volte
ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione
e quelle dei rifugiati nei paesi limitrofi, nonché il sostegno
alla ricostruzione civile” rispetto alle altre singole voci
di spesa.
3) Le attività civili che
nei decreti precedenti erano affidate al presidio e alla gestione
della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) del MAE,
ad integrazione ed ampliamento dei programmi esistenti ed in coordinamento
con essi, almeno in parte saranno ora gestite da non-si-sa-bene-chi
all’interno dello stesso Ministero, seguendo una logica che
poco ha a che vedere con “il miglioramento delle condizioni
di vita delle popolazioni”.
Con proprio decreto, il Ministro
degli Esteri potrà destinare fino al 15% delle risorse previste
per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi che emergessero
nel quadrimestre (c.1). Con una mano si dà - ad Afghanistan,
Iraq, Libano, Pakistan, Sudan, Somalia - e con l’altra si
toglie al sopraggiungere di altre crisi. E’ il gioco
del prestidigitatore che domina in tutto il decreto. Dato
poi che la legge 58/01 (sminamento e vittime delle mine) da alcuni
anni non è quasi più rifinanziata, il decreto prevede
che possa esserlo, sempre all’interno dello stesso paniere
globale (c.1). Lo stesso vale in parte per la legge 180/92 (sostegno
ai processi di pace) (c. 18)
4) L’elenco delle altre
attività/presenze finanziate all’interno del paniere
è molto lungo, ma è importante riprenderlo per titoli
al fine di avere una visione di insieme.
4.1) - Iniziamo da quanto stabilito
nei commi 10-23 e 32-70 :
- interventi urgenti o acquisti e
lavori disposti dai comandanti militari, anche in deroga alle disposizioni
di contabilità dello Stato, per sopperire a esigenze di prima
necessità della popolazione locale e al ripristino dei servizi
essenziali
- contributo al Tribunale Speciale delle NU per il Libano
- partecipazione ai fondi fiduciari NATO per Kosovo e Bosnia Erzegovina
- operazioni di diplomazia preventiva e cooperazione dell’OSCE
- ricostruzione e presenze a tutela degli interessi italiani in
aree belliche (es. Iraq)
- personale non diplomatico presso le ambasciate di Baghdad e Kabul
- funzionari diplomatici in operazioni internazionali di gestione
delle crisi
- meccanismo europeo Athena per la gestione delle crisi
- un funzionario diplomatico in Kurdistan
- personale militare in Iraq per addestramento di forze armate e
polizia e per cooperazione militare
- personale militare per addestramento delle forze armate serbe
su apparecchiature di sminamento e protezione individuale
- formazione in Italia in materia penitenziaria per magistrati e
funzionari iracheni
- personale militare in Afghanistan, missioni Isaf e Eupol
- personale militare in Libano, missione Unifil
- personale militare nel Mediterraneo, missione Active Endeavour
- personale militare nei Balcani, unità multinazionali speciali,
servizi anticrimine
- personale militare in Kosovo, missioni Eulex e Joint Enterprise
- personale militare in Bosnia Erzegovina, missione Ue-Althea
- personale militare in Hebron, missione Tip
- personale militare in Rafah, missione Eubam
- personale militare in Sudan, missione Nu/Ua Unamid
- personale militare in Rd Congo, missione Eupol
- personale militare in Cipro, missione Unficyp
- attività di assistenza alle forze armate albanesi
- personale militare in Georgia, missione Eumm
- personale militare contro la pirateria, operazioni Ue-Atalanta
e Nato
- personale militare negli Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Tampa
in relazione a missioni in Afghanistan e Iraq
- cessione di materiali da campo alle forze armate afgane, di dispositivi
per sminamento e farmaci a quelle libanesi
- programmi di cooperazione delle forze di polizia in Albania e
nei Balcani
- personale di polizia in Kosovo, missioni Eulex e Unmik
- personale di polizia in Moldava e Ucraina, missione Ue controllo
frontiere e dogane
- personale di polizia in Palestina, missione Eupol Copps
- personale di polizia e carabinieri in Bosnia Erzegovina, missione
Eupm
- personale della guardia di finanza in Libia per fronteggiare l’immigrazione
clandestina e la tratta degli esseri umani
- personale della guardia di finanza in Afghanistan, missioni Isaf
e Eupol
- personale della guardia di finanza in Kosovo, missione Eulex
- personale della guardia di finanza in Rafah, missione Eubam
- personale della guardia di finanza in Afghanistan e Emirati Arabi
Uniti, coordinamento interforze Jmou
- magistrati, personale della polizia penitenziaria e personale
amministrativo in Kosovo, missione Eulex
- personale della Croce rossa italiana ausiliario delle forze armate,
in Afghanistan
- personale del Sovrano militare Ordine di Malta nei Balcani, missione
Joint Enterprise
- indennità e altri benefits per il personale, calcolati
in relazione alla missione
- previsione di procedure in deroga alle disposizioni di contabilità
generale per: l’acquisizione di forniture, servizi, lavori,
apparati militari, per opere infrastrutturali ecc., entro il limite
di 50 milioni annui.
4.2) - E’ opportuno analizzare
separatamente i commi 24-31 relativi alla “stabilizzazione
economica, sociale, umanitaria in Pakistan e Afghanistan
al fine di fornire sostegno al governo pakistano e al governo afgano
nello svolgimento delle attività prioritarie nell’ambito
del processo di sviluppo e consolidamento delle istituzioni locali
e nell’assistenza alla popolazione”
.
Trattandosi di attività proprie delle cooperazione allo sviluppo,
codificate dalla legge 49/87 ed affidate ad una specifica Direzione
Generale (Dgcs), colpisce il fatto che a questa non si faccia riferimento.
Sono invece previsti (c. 27) “uno o più decreti di
natura non regolamentare del Ministro degli Affari esteri”
in cui sono stabiliti: “l’istituzione e la composizione,
presso il MAE, di una Task Force con il compito di individuare,
gestire e coordinare gli interventi”, tra i quali sono citati
“il sostegno al settore sanitario, al settore istituzionale
e tecnico, al sostegno della piccola media impresa con riferimento
all’area di frontiera tra Pakistan e Afghanistan” (c.
25). Per gli interventi infrastrutturali inferiori ai 5 milioni
e per l’invio di personale si procede in deroga a quanto previsto
dalla disciplina in materia di spese in economia.
Invece di assicurare alla
Dgcs gli strumenti necessari per permetterle di operare
al meglio (quali: poche precise normative che permettano maggiore
efficienza, alcune procedure ‘in deroga’ per le emergenze,
garanzia del personale necessario sulla base almeno delle strette
necessità, possibilità di programmazione triennale
che non venga stravolta da scippi o incertezze di bilancio) la si
lascia agonizzare, senza mai affermarlo, evitando così il
doveroso dibattito in Parlamento, a cui vengono presentati
attraenti surrogati come le “Task Force”. Si
tratta di strumenti che si sono anche dimostrati utili, ma che nascono
per motivi che talvolta hanno poco a che vedere con la cooperazione
e il “miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni”
e che muoiono dopo poco tempo, appena finito l’obiettivo contingente
e i relativi fondi, perdendo ogni volta un prezioso patrimonio di
conoscenze ed esperienze.
Non sarebbe più ragionevole utilizzare, rafforzandola
e dotandola degli strumenti necessari, la struttura permanente a
cui sono stati affidati questi compiti, invece di espropriarla delle
proprie competenze istituzionali, come ora in Pakistan e in Afghanistan?
Non sarebbe forse meglio che le Direzioni Generali del MAE iniziassero
ad imparare a fare sistema, collaborando le une con le altre, secondo
le proprie specificità e competenze e con regole precise,
piuttosto che competere tra di loro?
L’ultimo comma (c. 31), relativo
a questa iniziativa speciale, stabilisce che il MAE identifichi
“le misure volte ad agevolare l’intervento delle
organizzazioni non governative che intendono operare in
Pakistan e in Afghanistan”. A questo proposito, occorre sottolineare
che le Ong, per operare in simili contesti, hanno bisogno innanzitutto
di chiarezza, riconoscibile autonomia e garanzia di indipendenza.
Il DL, così com’è, rischia di non poterle assicurare.
Le Ong valuteranno quindi di volta in volta se ci saranno le condizioni
per potere operare senza venir meno ai propri principi.
5) Risorse (aggiuntive) messe
a disposizione da amministrazioni dello Stato, enti e organismi
pubblici.
Si tratta di una novità, rispetto al precedente DL 12/0,9
relativo al primo semestre 2009, che prevedeva interventi urgenti
o acquisti e lavori, compreso il ripristino dei servizi essenziali
(da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità
generale dello Stato) disposti dai comandanti dei contingenti
militari al fine di sopperire a esigenze di prima necessità
della popolazione locale, per i quali era autorizzata una spesa
complessiva di euro 10.273.400.
Il DL attuale riprende lo stesso testo ma non fissa alcun limite
di spesa e aggiunge due particolari che vanno evidenziati (c. 10):
a) la previa autorizzazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa
e le modalità attuative stabilite con decreto del Ministro;
b) l’utilizzo di “risorse messe a tal fine a disposizione
da amministrazioni dello Stato, enti e organismi pubblici sulla
base di specifici accordi”.
Le altre amministrazioni dello Stato intervengono così
a sostegno delle attività umanitarie e di ricostruzione dei
contingenti militari apportando risorse aggiuntive, indefinite,
né prevedibili e quantificabili e quindi non chiare. Sarebbe
forse utile qualche chiarimento aggiuntivo sull’utilizzo di
risorse delle pubbliche amministrazioni (che probabilmente avranno
difficoltà, poi, a sostenere analoghe iniziative di cooperazione
civile, come spesso hanno fatto nel passato).
PARTE SECONDA. La partecipazione italiana alla missione
ISAF in Afghanistan
Più volte ci siamo pronunciati
sulla missione militare in Afghanistan e sulla prioritaria necessità
di rispondere ai bisogni della popolazione, di provvedere alla ricostruzione
e di rafforzare la società civile, insieme alle istituzioni.
Riteniamo che quanto affermato, con le analisi, valutazioni e proposte
riportate, sia ancora di attualità.
Rimandiamo quindi al documento di
LINK 2007 inviato alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e
della Camera nel febbraio 2008, alla lettera di INTERSOS al Ministro
Frattini e alla Nota diffusa nel febbraio 2009:
http://www.intersos.org/PP_LINK2007.html
http://www.intersos.org/Min._Frattini_200209.pdf
http://www.intersos.org/AFGHA_RICOSTRUZIONE18FEB09.htm
Ci preme ora porre una domanda a
cui il Governo e la Politica devono dare una risposta chiara, senza
ambiguità e senza propaganda, perché gli Italiani
hanno il diritto di conoscere la verità e la Politica deve
dimostrare di sapere assumere le proprie responsabilità,
fino in fondo.
La Missione ISAF, così
come si è evoluta e al punto in cui è arrivata, corrisponde
ancora pienamente al mandato assegnato con le risoluzioni delle
Nazioni Unite? E la partecipazione italiana a tale missione corrisponde
ancora a quanto è stato ripetutamente affermato (missione
umanitaria, di ricostruzione, di pace…) da tutti i governi?
Oppure corrisponde ormai a qualcos’altro, che si tenta di
occultare? La missione di pace a tutela delle istituzioni, a cui
partecipa l’Italia, è entrata forse, trascinata dagli
eventi, in una missione di guerra mai decisa e mai definita?
Non avendo mai chiesto finora il
ritiro delle Forze Armate dall’Afghanistan, riteniamo di essere
nella posizione di potere pretendere una chiara e sincera risposta
a queste domande. E, più di noi, dovrebbe esigerlo il Parlamento
nel suo insieme.
Nino Sergi
Segretario Generale
INTERSOS, Organizzazione umanitaria per l’emergenza
_____________________
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intersos@intersos.org
Tel. 06.8537431
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