INTERSOS IN AUDIZIONE ALLA CAMERA PER DISCUTERE DEL RUOLO DEI CIVILI NELLE MISSIONI INTERNAZIONALI, 16 novembre di Nino Sergi

Aprire un confronto con il Ministero della Difesa per definire con chiarezza i ruoli che spettano a militari e civili nei teatri di guerra. Questo è la richiesta che INTERSOS, insieme alle altre Ong presenti, ha fatto durante l’audizione avuta lo scorso 10 novembre davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Montecitorio. Secondo INTERSOS è determinante spazzare il campo dalla confusione generata dalla commistione tra componente militare e civile delle missioni internazionali, soprattutto in quei contesti in cui la presenza dei militari è sostenuta da una confusa legittimità internazionale. In particolare sono due i Paesi in cui il lavoro delle organizzazioni umanitarie è stato messo, negli ultimi anni, in seria difficoltà. Il primo è l’Iraq, dove la missione militare non godeva dell’indispensabile legittimità internazionale, essendo stata generata da una decisione unilaterale. In questo caso le organizzazioni umanitarie e di cooperazione non possono avere rapporti con i militari. La seconda criticità si ha in Afghanistan, dove la situazione è leggermente diversa in quanto esiste una legittimità internazionale ottenuta attraverso le risoluzioni dell’Onu e il consenso delle parti riunite a Bam nel Dicembre 2001. Legittimità poi inquinata dalla missione unilaterale “Enduring Freedom”. In Afghanistan è determinante distinguere con chiarezza l’azione umanitaria e quella militare, senza lasciare spazio ad ambiguità e confusione di ruoli.
INTERSOS, pur auspicando la pace e il pieno disarmo, considera le forze armate un’istituzione da rispettare e con cui, nei contesti di post conflitto, occorre confrontarsi. Esistono regole, principi, linee guida definite a livello internazionale che regolano con chiarezza il rapporto civile-militare, salvaguardando la specificità e diversità delle due realtà. Le Ong chiedono un serio confronto tra i soggetti coinvolti nei contesti di crisi e di post-conflitto, i militari, e la Cooperazione allo sviluppo per definire anche per l’Italia regole di comportamento che salvaguardino i principi umanitari, garantendo ad ognuno di fare senza confusioni il proprio lavoro.

 

 

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