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NASSIRYA
E L'INTEGRITA' DELLO SPAZIO UMANITARIO
INTERSOS 5 LUGLIO 2004
Nota di Nino Sergi. 5 luglio 2004
Secondo il gen. Dalzini, comandante
a Nassiryia, le organizzazioni non governative (Ong) "pontificano,
predicano, ma poi non operano, si vedono in altri teatri difficili,
in Afghanistan, in Angola, ma non qui". Il generale è
poco informato. Le attività realizzate in Iraq da dieci
Ong dall'aprile 2003 hanno impegnato 70 operatori italiani
e più di mille iracheni. Cito alcuni interventi: distribuzione
di beni di prima necessità, fornitura di acqua potabile,
supporto agli ospizi per anziani, riparazione di scuole e
ambulatori, fornitura agli ospedali di medicinali e strumenti
vari, tutela dei bambini, assistenza ai rifugiati di ritorno
dai paesi confinanti, bonifica di aree infestate da mine e
ordigni esplosivi, formazione di operatori locali, tutela
del patrimonio culturale. A Bagdad, Bassora, Al Tash, Falluja,
Mosul, Kirkuk, Chanchamal, Karbala, Diwanyia, Medaina, Qurna,
Anbar, Muthanna, Missan e ancora. Si è trattato di
8 milioni di euro di aiuti. Le Ong italiane hanno cercato
di portare un segno di pace su tutto il territorio iracheno.
Sono state fedeli alla scelta di non collaborare con le forze
di occupazione (le definiamo così basandoci sul diritto
internazionale e sul sentimento comune iracheno) e di non
avere rapporti con i militari. Dopo attenta riflessione hanno
deciso di evitare Nassiryia. Lo spazio umanitario è
infatti sempre più invaso da principi, strumentalizzazioni
e modalità di intervento che stanno restringendolo,
fino quasi ad annullarlo. Le conseguenze sono gravissime e
lo constatiamo a Nassiryia come in tutte le situazioni dove
le missioni militari sono definite umanitarie, dove i soldati
portano aiuti su mezzi blindati o comunque armati, dove gli
aiuti sono decisi sulla base delle priorità e convenienze
politiche. Imperativo umanitario, indipendenza, imparzialità,
neutralità sono principi inconcepibili in una forza
armata, per definizione subalterna a decisioni politiche di
parte. In simili contesti evitiamo di lavorare. I bisogni
in Iraq sono tantissimi, talvolta anche più gravi di
quelli di Nassiryia.
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