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INTERSOS
IN IRAQ
INTERVENTO DI NINO SERGI, SEGRETARIO GENERALE
CONVEGNO "IRAQ: PARLANO I PROTAGONISTI".
CENTRO STUDI DIFESA E SICUREZZA. CAMERA DEI DEPUTATI. 21.6.04
INTERSOS è un'organizzazione umanitaria che attualmente
opera in dodici paesi in situazione di crisi o di consolidamento
del processo di pacificazione. Dopo una prima visita all'ospedale
pediatrico universitario Al Mansur di Baghdad nel dicembre
2002, siamo tornati in Iraq con un carico di medicinali per
la pediatria il 14 aprile 2003. Ci siamo ritornati per contribuire
a rispondere ad alcuni dei bisogni più urgenti, ma
anche con una precisa collocazione umanitaria. Non si tratta
di posizionamenti politici di parte, che non competono ad
un'organizzazione umanitaria, ma di scelte di coerenza che
hanno guidato INTERSOS e che ritengo sia giusto esplicitare
per dire cosa si è fatto in Iraq ma anche come lo si
è fatto. In che modo cioè un'organizzazione
umanitaria italiana come INTERSOS, con i suoi operatori e
operatrici, è stata protagonista nella vicenda irachena.
Ci siamo espressi a più riprese, denunciando la dispotica
dittatura di Saddam ma ritenendo al contempo illegittime le
forzature unilaterali e al di fuori del contesto delle Nazioni
Unite. Ci siamo dichiarati contrari alla guerra, contrari
all'invio di una forza militare italiana di stabilizzazione
priva dell'indispensabile legittimazione internazionale, abbiamo
considerato le forze militari della Coalizione come vere e
proprie forze di occupazione, abbiamo rifiutato ogni contatto
con i contingenti militari e ogni collaborazione con l'Autorità
provvisoria della Coalizione e, per quanto riguarda le attività
in Iraq, con i Governi in essa rappresentati, compresa ogni
collaborazione diretta con quello italiano. INTERSOS ha poi
valutato in modo estremamente negativo l'ignoranza della realtà
irachena, l'arrogante sottovalutazione del diritto internazionale
umanitario, specie in un contesto in cui si intende portare
diritto e democrazia, l'impreparazione e l'incapacità
dimostrata dai nuovi occupanti nella gestione del paese, che
continua a soffrire della carenza dei servizi essenziali e
delle opportunità di lavoro, di fronte ad un crescente
costo della vita, un'insicurezza diffusa ed incerte prospettive
politiche.
Coerente con le posizioni assunte è stato il programma
di attività di INTERSOS in Iraq, dall'aprile 2003 ad
oggi, che ha visto l'impegno di una quarantina di operatori
umanitari italiani ed internazionali e più di 250 operatori
iracheni. Dal sostegno a cinque ospizi per anziani, al supporto
ad un ospedale pediatrico e alla formazione scientifica del
personale medico su leucemie e linfomi, alla creazione di
spazi di aggregazione per i bambini nelle periferie urbane
di Baghdad e Bassora, all'accoglienza dei rifugiati iracheni
di ritorno dall'Arabia Saudita e dall'Iran, all'assistenza
agli sfollati interni, alla bonifica di aree infestate da
mine e ordigni esplosivi e alla formazione di sminatori. A
Baghdad, Ramadi, Mosul, Karbala, Diwanyia, Bassora, Nassiryia
e, appena la situazione lo permetterà, a Kut e Amarah.
Ogni nostra scelta si è basata sui principi umanitari
universalmente riconosciuti: l'imperativo umanitario, l'indipendenza,
l'autonomia nelle scelte e quindi la non subalternità
ad alcuna esigenza di ordine politico, ideologico o di schieramento,
l'imparzialità, la neutralità, l'ascolto attento
delle aspirazioni e delle considerazioni delle popolazioni
locali. E continuiamo severamente, come le altre Ong, a fare
riferimento a questi principi.
Il dibattito italiano è stato molto ricco e utile
all'approfondimento di una materia che ci ha toccati così
nel vivo e che, presumibilmente, continuerà a toccarci
nel vivo anche nel prossimo futuro. In tutto questo dibattito
una grave mancanza mi ha colpito e continua a colpirmi. Ogni
posizione parte da propri principi e propri valori, da analisi
politiche anche molto serie, ma nessuna è mai partita,
se non in modo strumentale, da ciò che vuole, in realtà,
il popolo iracheno. È così importante conoscere
cosa vogliono gli iracheni che siamo rimasti spesso fortemente
indignati per tale mancanza. Si è molto parlato di
Iraq, pagine di giornali e ore di trasmissione, ma lo è
stato quasi sempre per parlare dei militari italiani
in Iraq, della Croce Rossa in Iraq, della presenza
italiana in Iraq, degli ostaggi in Iraq, dei nostri
morti in Iraq, degli americani in Iraq, dei servizi
segreti in Iraq, di Al Qaeda in Iraq, degli elettori italiani
e l'Iraq: quasi mai per parlare degli iracheni e delle loro
aspirazioni.
In Italia si è dibattuto molto sulla presenza del
contingente militare, troppo, e spesso con argomentazioni
di basso profilo e con qualche bugia funzionale ad effimeri
consensi. Ci siamo espressi anche noi in proposito, ritenendo
che occorra sempre tenere conto della realtà e del
minor male per le popolazioni. Pur rimanendo con convinzione
contro l'uso della forza, di fronte alla complessità
della realtà irachena non ci siamo sentiti in sintonia
con posizioni puramente ideologiche che rischiano di divenire
cieche e sorde o comunque non adeguatamente e doverosamente
attente ai se e ai ma espressi dalle popolazioni direttamente
interessate. Abbiamo quindi affermato, nel marzo scorso, che
in Iraq, "anche tra chi non riconosce la legittimità
dell'Autorità provvisoria della Coalizione e quindi
del Consiglio di governo iracheno, tra chi chiede un rapido
cambiamento con un reale passaggio dei poteri alle Nazioni
Unite e/o ad un'Autorità irachena rappresentativa,
tra chi propone libere elezioni in tempi stretti, prevale
la considerazione che oggi, nelle condizioni attuali dell'Iraq,
non sia auspicabile un'immediata uscita dei contingenti militari.
Un'interruzione immediata della presenza militare internazionale,
pur odiata e mal sopportata, potrebbe produrre condizioni
di gravità tali da peggiorare di gran lunga la già
difficile situazione, fino ad aprire le porte a conflitti
che potrebbero facilmente e rapidamente sfociare in una sanguinosa
guerra civile". Eravamo agli inizi di marzo. Abbiamo
però subito aggiunto che "occorre mettere fine
all'occupazione militare senza tentennamenti e dare avvio
ad una nuova e diversa fase che, con un passo indietro delle
forze della Coalizione, veda l'Iraq e le Nazioni Unite protagonisti
di un vero cambiamento. Si tratta di una reale svolta, inevitabile
ed indilazionabile, che implica una decisione politica che
restituisca la parola agli Iracheni attraverso un'assemblea
rappresentativa, affidi la gestione del potere ed il governo
del Paese a rappresentanti riconosciuti della pluralità
dell'Iraq, deleghi all'Onu la guida della transizione e della
ricostruzione, affidi all'Onu o ad un'entità sopranazionale
accettata dalla pluralità degli iracheni il comando
della forza multinazionale di mantenimento della pace".
Molti passi sono stati fatti recentemente per andare in questa
direzione. Siamo però, a nostro avviso, ancora lontani
dalla reale indispensabile svolta. A parte l'indubbia validità
dell'iniziativa di Brahimi, purtroppo molto condizionata dall'Amministrazione
americana, e della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza,
l'Onu continua a mantenere un ruolo subalterno nella fase
di transizione che si è aperta, se mai riuscirà
ad esercitarlo. Il comando della forza multinazionale di pace
rimane saldamente in mano americana rendendo così quasi
impercettibile la svolta agli occhi degli iracheni: essi continuano
a vedere una forza occupante, che ha fatto di tutto per farsi
odiare, e non una forza di pace. E' un'assurda pretesa quella
di trasformare di punto in bianco una forza di occupazione
in forza di peace keeping. E' stata persa un'occasione, forse
irripetibile, per uscire dal caos iracheno.
La nostra presenza in Iraq, al pari di quella in Afghanistan,
ci sta evidenziando con chiarezza un problema che riteniamo
vada affrontato unendo tutte le buone volontà e intelligenze.
E' in gioco, infatti, la stessa sopravvivenza dell'azione
umanitaria.
I principi che guidano le Ong sono quelli universalmente riconosciuti
come essenziali per le missioni umanitarie: la totale autonomia
e indipendenza nelle scelte e nell'azione, al fine di garantire
l'indispensabile neutralità e imparzialità dell'aiuto.
Da parte delle Ong in Iraq - ed in particolare quelle italiane
coordinate nel Tavolo di solidarietà con le popolazioni
dell'Iraq - c'è sempre stata una grande attenzione
a rimanere e a mostrarsi nel proprio ambito di intervento,
quello dell'aiuto umanitario e del sostegno alle comunità:
distribuzione di beni di prima necessità, educazione,
assistenza, sanità, acqua potabile, sminamento umanitario,
crescita delle capacità autonome di organizzazione
e di sviluppo. Con severità siamo stati fedeli alla
scelta di non collaborare con le forze di occupazione e di
non avere rapporti con i militari, cercando così di
salvaguardare l'integrità dello spazio umanitario contro
ogni possibilità di confusione e di inquinamento. Purtroppo
questo spazio umanitario, che comprende anche la "ricostruzione"
sociale senza la quale ogni altra ricostruzione non può
avere successo, è sempre più invaso da altri
principi, strumentalizzazioni e modalità di intervento
che stanno restringendolo, fino quasi ad annullarlo. Le conseguenze
sono gravissime e lo constatiamo chiaramente in particolare
là dove le missioni militari sono definite umanitarie,
dove i soldati portano aiuti nei villaggi su mezzi blindati
o comunque dotati di quelle stesse armi fatte per uccidere,
dove gli aiuti e le ricostruzioni sono decisi sulla base delle
convenienze politiche. L'abuso del termine umanitario, la
strumentalizzazione dell'azione umanitaria, l'abbinamento
degli aiuti con le armi stanno producendo un vero e proprio
inquinamento dei principi e dell'azione umanitaria, creando
grande confusione tra la gente che non riesce più a
distinguere gli operatori umanitari dai militari e mettendo
quindi a rischio volontari, operatori umanitari e operatori
sociali, la cui unica arma è e deve rimanere il rapporto
di fiducia e di solidarietà costruito con la gente.
Imperativo umanitario, indipendenza, neutralità sono
principi inconcepibili in una forza armata, per definizione
subalterna a decisioni politiche di parte.
Questo non significa negare l'umanità, la generosità,
l'altruismo che abbiamo spesso ammirato in molti militari
che abbiamo conosciuto. In situazioni diverse da quella irachena
abbiamo perfino collaborato, come in Somalia, nel ritorno
a casa dei profughi, nella sanità, nei trasporti, ecc.
Non si tratta quindi, è ovvio, di un giudizio sulle
persone ma della doverosa presa di coscienza politica dell'abisso
che separa, concettualmente e nella realtà, e quindi
in modo definitivo ed inconciliabile, le due mission.
Purtroppo, la strategia militare considera che anche l'azione
umanitaria, direttamente promossa e gestita dai militari,
debba far parte del "proprio mestiere". Si tratta
di rendersi amiche le popolazioni, di contenere il sentimento
ostile prodotto dalla presenza armata straniera, di ottenere
più facilmente informazioni utili
È sempre
stato così, ma oggi la dimensione assunta è
molto più ampia, esplicita, aggressiva, talvolta "concorrenziale"
con le stesse organizzazioni umanitarie.
Noi chiediamo con forza che sia abolito il termine umanitario
da qualsiasi presenza o attività delle forze armate
in Iraq come ovunque nel mondo. Chiediamo con forza che ognuno
faccia il proprio mestiere ed adempia alla propria missione,
senza ambiguità di sorta, senza sconfinamenti in terreni
non propri e quindi senza confusioni. È in gioco, lo
ribadiamo, la stessa sopravvivenza dell'azione umanitaria,
quale dovere umano imparziale, strumento solo dell'imperativo
umanitario e non di posizionamenti o tatticismi politici o
militari. L'Associazione delle Ong italiane ha chiesto che
sia aperto un tavolo di confronto tra Ong e Ministeri degli
Esteri e della Difesa: occorre infatti che siano individuate
regole di comportamento, da far valere a livello internazionale,
a salvaguardia dell'azione umanitaria e in applicazione del
diritto internazionale umanitario. Solo con questa chiarezza,
riconoscibile agli occhi degli iracheni, sarà possibile
rilanciare in Iraq una forte e decisa azione umanitaria e
sociale, sviluppando quanto iniziato dalle nostre organizzazioni
fin dai giorni della guerra.
Ecco, più nel dettaglio ed in modo schematico, quanto
gli operatori e le operatrici di INTERSOS, italiani, internazionali
e iracheni, hanno realizzato dall'aprile 2003 ad oggi.
1. Protezione dell'infanzia nelle periferie di Baghdad
e Bassora (dall'agosto 2003 - in corso)
Creare spazi di socializzazione per bambini e ragazzi con
lo scopo di alleviare, tramite attività ricreative
ed educative e adeguato supporto psicologico, la tensione
accumulata durante il periodo bellico, di contenere il fenomeno
dei ragazzi di strada, di prevenire forme di devianza. Si
tratta della costituzione, nei quartieri periferici più
popolati, di centri di aggregazione con attività sportive,
educative, artigianali e sociali. Il primo centro è
già stato realizzato e avviato, con successo, nel quartiere
di Baya'a a Baghdad (con presenze quotidiane di alcune centinaia
di bambini/e e ragazzi/e e per un bacino di utenza di 12.000
dai 5 ai 18 anni. Il secondo è stato avviato a Bassora,
nel quartiere Muwafakia, nel febbraio 2004.
Valore: 300.000 € per i due Centri. Finanziamenti: Unicef,
Federazioni sindacali dei lavoratori bancari e Abi.
2. Supporto al rimpatrio volontario e al reinserimento
dei profughi iracheni di ritorno da Iran e Arabia Saudita
(dal luglio 2003 - in corso)
Sostenere un primo gruppo di 3.600 famiglie di rifugiati (pari
a circa 20.000 persone) che volontariamente optano per il
ritorno dai paesi confinanti nei propri luoghi di origine,
assistendole nella fase preparatoria, nell'accoglienza e nel
reinserimento, con particolare attenzione ai casi più
vulnerabili. Li si accoglie, dal confine al Centro di transito
di Bassora, e li si aiuta a rientrare nei propri villaggi
nei Governatorati di Bassora e Dhi Qar (trasporto e pocket
money), sostenendo le famiglie più bisognose.
Per capire le condizioni del reinserimento dei rifugiati nei
villaggi e città di ritorno è stato realizzato
uno studio sullo stato dei servizi e delle risposte ai bisogni
sociali nel Governatorato di Bassora ed è stato avviato
uno studio analogo per il Governatorato di Dhi Qar (Nassiryia).
Valore: 850.000 $. Finanziamenti: UNHCR e fondi privati INTERSOS.
3. Assistenza ai profughi ad Al Tash (Ar Ramadi) (dal
dicembre 2003 - in corso)
Si tratta di 914 famiglie di profughi iraniani kurdi (5370
persone), fuggiti dall'Iran nel '78-79, accolti prima nel
Kurdistan iracheno e poi spostati da Saddam Hussein nei pressi
di Ramadi nel 1982. La nuova situazione permette loro il ritorno
nel nord dell'Iraq, nelle aree contigue al confine iraniano
dove chiedono di poter andare perché lì vivono
le loro stesse tribù kurde. INTERSOS sta coordinando
questa fase di transizione in vista del definitivo trasferimento
al Nord appena possibile. Sono state distribuite coperte,
stufe a kerosene, contenitori per l'acqua, giubbotti per i
ragazzi/e, materiale scolastico; sono state ristrutturate
due scuole e un ambulatorio; si provvede al pagamento dei
salari per gli insegnati, i medici e paramedici, i guardiani.
Valore: 270.000 $. Finanziamento: UNHCR.
4. Aiuto urgente agli anziani rimasti soli (da maggio
2003 a gennaio 2004)
Assicurare a cinque ospizi per anziani la fornitura di alimenti
e medicinali, le riparazioni più urgenti delle infrastrutture,
la formazione degli operatori sociali. Si tratta di cinque
ospizi pubblici a Baghdad, Mosul, Karbala, Ad Diwaniya, Bassora,
per un totale di circa ottocento anziani rimasti soli, maschi
e femmine. All'ospizio Dar Raayeh Musinnim di Baghdad sono
stati effettuati lavori di ricostruzione e migliorie per la
degenza degli anziani.
L'intervento ha cercato di offrire migliori condizioni di
vita. Nell'ospizio di Baghdad, negli ultimi sei mesi, ci sono
stati perfino quattro matrimoni tra gli anziani ospiti. Rimane
la necessità di continuare la formazione degli operatori
sociali, in particolare a Baghdad dove il senso e la pratica
dell'assistenza è molto carente.
Valore: 600.000 €. Finanziamenti: ECHO, Provincia Autonoma
di Trento, Sindacati dei Pensionati, Auser.
5. Assistenza all'Ospedale pediatrico universitario di Baghdad
(da maggio 2003 - in corso)
Assicurare il rifornimento di farmaci necessari al trattamento
delle leucemie e dei linfomi dei bambini/e assistiti; assicurare
adeguata formazione e aggiornamento professionale al personale
medico con corsi specialistici sia in Iraq che in Italia;
provvedere alla cura in Italia dei casi più gravi (in
collaborazione con il Dipartimento ematologia pediatrica del
Policlinico Umberto I di Roma); avviare un sistema di telemedicina,
con regolare collegamento quotidiano via satellite con esperti
italiani del Policlinico Universitario di Roma, per consultazioni
sui protocolli terapeutici e formazione via satellite.
Valore: 400.000 €. Finanziamenti: Assoc. Marco Di Martino,
Pescara; Federazioni sindacali dei lavoratori bancari e Abi;
Delegazione agli aiuti umanitari de Ministero Affari Esteri
francese; Policlinico Umberto I di Roma; Telbios.
6. Squadre di intervento rapido per la bonifica dei terreni
infestati da mine e ordigni esplosivi ed educazione delle
popolazioni sul pericolo mine (Governatorato di Bassora)
(Giugno 2003 - in corso)
Garantire la sicurezza delle popolazioni e degli operatori
umanitari nel territorio, bonificando le aree infestate da
mine ed altri ordigni esplosivi; formare squadre di operatori
locali alle attività di sminamento e bonifica umanitari
e fornire loro le attrezzature necessarie; educare, con appositi
corsi per formatori e con materiale divulgativo, le persone
(ed in particolare i bambini) a sapersi comportare in modo
corretto di fronte a mine e ordigni esplosivi. Le attività
sono temporaneamente sospese a causa dell'impossibilità
di operare con sicurezza.
Valore: 1.000.000 €. Finanziamenti: ECHO; UNMAS.
7. Aiuto urgente alla popolazione di Falluja (Aprile-Maggio
2004)
Invio di medicinali e materiali medicali a Falluja. Assistenza
alle persone fuggite dalla città sotto assedio e rifugiatesi
a Baghdad attorno alle moschee nei quartieri di Amrya, Khadra',
Huria, Amel e Al Yarmuk: distribuzione di alimenti, medicinali,
coperte e materassi, stoviglie per cucinare, kit per l'igiene
personale, recipienti per l'acqua potabile.
Valore: 25.000 €. Finanziamenti: fondi privati INTERSOS
e materiali UNHCR.
Dal 14 di aprile 2004, dato l'aggravarsi della situazione
della sicurezza nelle aree dove operiamo, le attività
continuano con il personale iracheno, seguito dagli operatori
italiani con visite frequenti e sempre più prolungate
a Baghdad e Bassora, decise di volta in volta. Contiamo di
tornare prestissimo a svolgere la nostra missione con il pieno
impegno dei nostri operatori.
21 giugno 2004
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