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THE
EUROPEAN PARLIAMENT FOR A MINE-FREE WORLD
LE PARLEMENT EUROPEEN POUR UN MONDE SANS MINES
LANDMINES INFORMATION DAY
JOURNEE D'INFORMATION SUR LES MINES ANTIPERSONNEL
ATTIVITA' DI MINE ACTION
L'esperienza e le priorità nell'azione di Intersos
Intervento di Nino Sergi, Segretario Generale
di Intersos - Bruxelles 16 giugno 2005
1. CENNI STORICI
INTERSOS fa parte della Campagna Italiana contro le mine che ha
svolto un ruolo di primo piano per giungere all'approvazione dell'innovativa
legge italiana che ha preceduto di pochi mesi il Trattato di Ottawa.
A fianco dell'iniziativa politica della Campagna, INTERSOS ha avviato
nel '97 la creazione di un'Unità di bonifica umanitaria in
grado di dare un seguito concreto alla previsione del Trattato riguardo
alla bonifica dei territori contaminati dalle mine. L'abbiamo testardamente
voluto, anche se non è stata un'impresa semplice, perché
il nostro lavoro umanitario ci aveva troppo spesso messo a confronto
con decine di persone innocenti, tra cui molti bambini, colpite
nel corpo e nello spirito da mutilazioni e da umiliazioni. Ha preso
quindi corpo la Mine Action Unit di INTERSOS, a fianco delle esistenti
Unità per gli interventi di emergenza umanitaria, l'assistenza
ai profughi, il ritorno e la ricostruzione.
La Mine Action Unit è stata strutturata come un'unità
settoriale ad elevata specializzazione come richiedono la natura
delle problematiche che si devono affrontare e i vincoli operativi
previsti dalle procedure internazionali di Mine Action. Ha iniziato
ad operare in Angola, Bosnia, Kosovo e oggi, sotto l'egida di UN
Mine Action Service (UNMAS) prosegue il proprio impegno tuttora
in Bosnia e in Angola, ma anche in Afghanistan e in Iraq.
Tutti gli interventi, pregressi ed in corso, sono resi possibili
da finanziamenti delle Nazioni Unite, della Commissione Europea
e del Governo italiano che, grazie ad una legge approvata su pressioni
politiche della Campagna contro le mine, stanzia specifiche somme
a cadenza triennale, da sostenitori privati di INTERSOS.
Formazione di personale locale e affiancamento di specialisti locali,
survey dei territori contaminati, attività operative di bonifica,
survey sull'impatto sociale, educazione delle popolazioni al pericolo
rappresentato dalle mine (Mine Risk Education): questi i filoni
di attività che hanno impegnato in questi otto anni l'Unità
di Mine Action di INTERSOS.
La nostra mission è duplice: la salvezza delle persone,
perché le vittime delle mine vadano a scomparire; e la creazione
delle condizioni per lo sviluppo nel dopoguerra a fianco delle popolazioni,
dato che la presenza delle mine, del munizionamento cluster e di
altri ordigni esplosivi impedisce ogni azione di sviluppo dell'area
contaminata.
2. GLI INTERVENTI DI MINE ACTION DI INTERSOS
2.1. Formazione
Nell'ottica dello sviluppo di una reale capacity building a favore
delle popolazioni colpite dal problema delle mine e degli altri
ordigni esplosivi INTERSOS, in tutti i progetti di bonifica umanitaria,
ha sempre sviluppato la formazione degli specialisti e tecnici locali
che intendano impegnarsi nelle operazioni di bonifica.
A partire dal primo intervento in Bosnia nel 1997, seguito poi
dagli interventi in Kosovo nel 1999-2001, in Angola dal 1999 ad
oggi, in Afghanistan dal 2002 ed in Iraq dal 2003, è stato
formato personale locale nel rispetto degli "International
Mine Action Standards" (IMAS) fissati dall'Agenzia UN Mine
Action Service (UNMAS).
Sono stati preparati operatori a tutti i livelli di specializzazione
previsti. Semplici sminatori, Team Leaders, Supervisori Tecnici
e Specialisti EOD (Explosive Ordnance Disposal). Alcuni dei quali
hanno raggiunto livelli professionali di tutto rispetto fino ad
assicurare un concreto ed affidabile supporto tecnico in Iraq in
occasione dell'intervento INTERSOS nell'ambito del Meccanismo di
Reazione Rapida, "Rapid Reaction Mechanism" (RRM) delle
Nazioni Unite.
Dato che in certi paesi il pericolo delle mine e degli ordigni
esplosivi sarà una componente della vita quotidiana delle
persone per anni e anni ancora, la formazione di esperti ed operatori
locali assume la massima priorità e importanza.
2.2. Survey Tecnica
La Survey Tecnica è finalizzata al controllo del territorio
ed è sviluppata per individuare le aree pericolose o anche
solo a rischio.
Sono previsti due tipi di Survey Tecnica, il 1° e 2° livello,
regolati da procedure standardizzate, tecnicamente uguali in qualsiasi
parte del mondo si operi, che fanno riferimento ad una specifica
procedura e modulistica standard fissate da UN Mine Action Service
(UNMAS). Rappresentano una delle azioni più importanti che
concorrono a definire un intervento di bonifica.
La Survey di 1° livello consente di configurare il problema
nelle sue macrodimensioni, in maniera spesso di insieme, ma efficace
e necessaria specie negli interventi di emergenza per ridurre il
rischio di incidenti. Si raccolgono informazioni coinvolgendo direttamente
la popolazione. Si tratta di conoscere il numero e il tipo di eventuali
incidenti che possono avere coinvolto animali, mezzi e persone;
la loro collocazione nello spazio e nel tempo; l'eventuale rinvenimento
di ordigni da parte degli abitanti; quanto altro può aiutare
a configurare sul terreno l'area a rischio. Una volta ultimata,
questa raccolta dati consente di redigere una prima mappatura del
territorio con l'identificazione delle aree affette dal problema
ed il relativo grado di pericolosità. Questa prima indagine
è molto importante soprattutto se si pensa che nella maggior
parte dei casi non esistono, o non si hanno a disposizione, mappe
dettagliate delle aree che sono state minate o in cui si è
combattuto.
La Survey di 2° livello consente invece, attraverso procedure
operative ben specifiche che spesso delineano veri e propri interventi
di bonifica sistematica, di ridurre le dimensioni macro del rilevamento
effettuato attraverso il 1° livello e di configurare in modo
abbastanza preciso l'esatta perimetrazione delle aree pericolose,
circoscrivendole nelle dimensioni reali in termini di estensione.
Aree sulle quali dovrà essere effettuato l'intervento operativo
di bonifica.
Sulla base dei dati ricavati attraverso i due tipi di Survey Tecnica
e delle relative mappature si può effettuare un'analisi delle
esigenze globali in un determinato paese o in una determinata area,
si possono individuare le priorità di intervento e, con buona
approssimazione, quanto necessario per affrontare il lavoro di bonifica.
Le attività di Survey, in particolare quella di 2° livello,
accompagnate da quelle di segnalazione e recinzione delle aree a
rischio (Marking e Fencing) risultano preziose quando le dimensioni
del problema da affrontare sono smisurate rispetto alle risorse
economiche disponibili ed alle reali possibilità di intervento.
Scegliendo infatti queste prime forme di intervento - survey, mappatura,
segnalazione e recinzione - in particolare nelle prime fasi dell'emergenza
è possibile garantire un immediato controllo del territorio,
rilevare con criteri standardizzati e sperimentati il pericolo,
ridurre significativamente le aree a rischio o sospette (Area Reduction)
a totale vantaggio delle popolazioni ed ottimizzando il rapporto
costo-efficacia degli interventi.
2.3. Survey di impatto sociale, Social Impact Survey
A differenza delle Survey di 1° e 2° livello di natura
tecnica (specialmente la seconda), l'Impact Survey si prefigge di
individuare l'impatto sociale che la presenza di mine e ordigni
esplosivi produce ad una determinata popolazione in un determinato
territorio.
L'attività viene sviluppata con un approccio sociologico,
molto vicino a quella che viene definita la "tecnica di sociologia
rurale", con il coinvolgimento diretto delle popolazioni colpite.
L'impact Survey fornisce quindi gli elementi di valutazione indispensabili
per individuare le priorità di bonifica, ricavate in particolare
attraverso l'analisi dei vincoli che la presenza di mine e ordigni
esplosivi pone alla ripresa socio-economica del paese o dell'area
che esce da un periodo bellico. In questo momento INTERSOS sta realizzando
questa tipologia di survey socio-economico in due province dell'Angola,
Huila e Namibe.
2.4. Gestione dei dati a livello internazionale
Tutti i dati ricavati durante le attività di Survey sono
catalogati in una modulistica standardizzata in campo internazionale,
che fa parte di un sistema ormai valido per tutto il mondo e gestito
dalle Nazioni Unite, il Mine Action Information Management System
(IMSMA): un data base completo in cui confluiscono i dati raccolti
nel mondo e che consente di controllare e coordinare a livello centralizzato
i possibili interventi di bonifica e il migliore investimento delle
risorse economiche disponibili.
I dati raccolti possono poi essere trattati con un sistema cartografico
standardizzato, il Geographic Information System (GIS), con la conseguente
produzione di "carte tematiche" sul problema specifico.
Si tratta di un metodo di indagine che, in sintesi, consente di
disporre di elementi di valutazione coerenti ed essenziali per individuare
le priorità degli interventi operativi di sminamento e per
gestire le risorse disponibili, evitando ogni possibile dispersione
e duplicazione.
2.5. Sminamento umanitario e bonifica sistematica
La bonifica umanitaria, quella che noi e le altre Ong realizziamo,
deve garantire un'affidabilità pari al 99,6%, dove lo 0,4
% rimanente per assicurare il risultato del 100% di sicurezza è
l'elemento probabilistico di insuccesso legato alla casualità
che, purtroppo, non è completamente dominabile.
La piena sicurezza può essere raggiunta solo ricorrendo
all'intervento manuale, sviluppato dagli specialisti, metro quadro
per metro quadro, con sistematicità e applicando procedure
standardizzate a livello internazionale, con attente perforazioni
del terreno alla ricerca della possibile mina là dove il
metal detector ha indicato una sua possibile presenza.
L'intervento manuale può essere reso più sicuro e
più rapido integrandolo con l'impiego di mezzi meccanici,
che battono o grattano il terreno (e in grado quindi di garantire
la preparazione dell'area da bonificare) e di cani appositamente
addestrati per l'individuazione di mine e ordigni esplosivi.
Non sempre però è possibile utilizzare mezzi meccanici.
I vincoli imposti dalla morfologia del terreno, possibili vincoli
ambientali e la possibilità della presenza di mine anticarro
sono tra i principali motivi di impedimento. In Bosnia ad esempio,
nella bonifica di ampi spazi dell'area termale di Ilidza nella Municipalità
di Sarajevo, non è stato possibile utilizzare in modo estensivo
un mezzo meccanico di bonifica perché si rischiava il danneggiamento
della falda acquifera termale affiorante.
Alla stessa stregua non è possibile o sufficiente ricorrere
ai cani in particolare in situazioni in cui la mina ha subito una
lunga "stagionatura" in termini di durata del tempo di
posa o in presenza di mine a trazione con filo di inciampo. Il cane,
infatti, è addestrato ed è in grado di fiutare l'esplosivo
e quindi individuare l'oggetto che lo contiene (mina o ordigno esplosivo)
ma non individua il filo che attiva una mina a trazione.
Ne consegue, quindi, che per raggiungere i risultati previsti è
necessario ricorrere alla bonifica sistematica coniugando fin dove
possibile l'impiego integrato del mezzo meccanico, del cane e dell'uomo.
Questo ultimo è l'unico capace di garantire pienamente i
risultati che l'intervento umanitario si prefigge e deve raggiungere.
La Mine Action Unit di INTERSOS ha sviluppato e sviluppa programmi
umanitari di bonifica sistematica di mine ma anche di altre tipologie
di ordigni, specie nella bonifica di aree in cui si è combattuto,
"Battle Area Clearance". La presenza di ordigni esplosivi,
in alcuni casi, ha dimostrato una pericolosità ancora maggiore
rispetto a quella delle mine. Una realtà evidenziatasi negli
scenari post bellici delle guerre moderne che hanno lasciato sul
suolo ordigni "Explosive Remaints of the War", ERW, di
varia tipologia e pericolosità, fino a rappresentare il 75%
del pericolo complessivo nei Paesi in cui è necessario attuare
azioni di Mine Action. Prime fra tutti, per pericolosità,
le bombe a grappolo o bombe Cluster.
In questo settore l'azione di INTERSOS è stata particolarmente
incisiva e vasta in Kosovo, in Afghanistan e nello stesso Iraq,
permettendo di ricavare dati preoccupanti sulle percentuali di mancate
esplosioni delle Bombe Cluster. Infatti, a fronte del 5% stimato
e dichiarato da chi impiega sul campo di battaglia questo tipo di
munizionamento, si sono riscontrate percentuali di mancato funzionamento
ben più alte che rendono quanto mai pericolose le aree che
sono state oggetto di bombardamento con questo tipo di ordigni.
Si tratta di dati significativi come il 15%-20% di mancato funzionamento
- e quindi mancato scoppio - in Kosovo e punte del 40 % in Afghanistan.
Rimangono così sul suolo centinaia di "moderne mine
anti persona" ben più letali e pericolose delle vere
mine, in quanto soggette ad esplosione alla minima manipolazione
con raggio di efficacia che raggiunge anche 150 m.
Questo tipo di moderna mina antipersona, ancor più micidiale,
va anch'essa quindi messa al bando, inserendola nelle previsioni
del Trattato di Ottawa.
2.6. Mine Risk Education
Le attività di bonifica umanitaria, a nostro avviso e nella
nostra pratica, devono sempre prevedere attività di Mine
Risk Education (MRE), ossia di sensibilizzazione ed educazione della
popolazione locale costretta a convivere con la presenza di ordigni
pericolosi e a difendersi da essi.
La MRE rappresenta uno dei pilastri di qualsiasi intervento di
bonifica umanitaria che per natura non può essere immediata
nei risultati. L'azione di educazione consente di informare e formare
la popolazione, in particolare le categorie più esposte come
le donne ed i bambini, sullo specifico pericolo e su come riuscire
a conviverne senza danni.
Un'attività che può e deve essere estesa anche ai
lavoratori a rischio come potrebbero essere gli agricoltori o i
boscaioli di regioni infestate da mine, la cui economia si basa
sulla coltivazione dei campi e la raccolta della legna. Come deve
essere anche sviluppata a favore dei profughi nei casi in cui siano
previsti rientri in aree a rischio.
3. LEZIONI APPRESE
L'esperienza maturata da INTERSOS in questi anni ha contribuito
ad incrementare la professionalità dei propri operatori internazionali
e locali ma ha anche permesso di prendere coscienza delle reali
difficoltà ed onerosità delle operazioni di Mine Action,
che mal si conciliano con quanto auspicato dal Trattato di Ottawa
al momento della sua adozione.
Anche il recente Summit di Nairobi del novembre scorso ha evidenziato
il problema.
Non solo le mine rappresentano un pericolo per le popolazioni residenti
ma anche - ed in molte circostanze soprattutto - tutto ciò
che di esplosivo rimane dopo la guerra (Esplosive Remaints of the
War). Mine ma anche ordigni bellici esplosivi, tra cui le micidiali
Bombe Cluster. Materiale esplosivo che potrebbe rappresentare il
75% del pericolo globale.
Si tratta di una constatazione che porta a ritenere che difficilmente
potranno essere rispettati i traguardi temporali e quantitativi
auspicati dal Trattato di Ottawa. Infatti, è poco probabile
che le risorse economiche disponibili e la vastità degli
interventi che ancora rimangono da attuare permettano di guardare
con fiducia al 2009 come traguardo della Mine Action.
Dando priorità ad attività di Survey accompagnate
da una concreta azione di Mine Risk Education per individuare, segnalare
e recintare le aree pericolose e nello stesso tempo indicare quelle
sicuramente libere da mine o ordigni esplosivi si potrebbero raggiungere
traguardi significativi e concreti a premessa di successivi interventi
di bonifica sistematica da attuare nel rispetto delle priorità
individuate dai Paesi coinvolti.
In questo modo si potrebbero ottimizzare le scarse risorse economiche,
garantendo nello stesso tempo alle popolazioni di poter vivere e
crescere economicamente e socialmente senza correre il pericolo
di incappare in incidenti da mina.
In un Paese come l'Angola, ad esempio, sottrarre all'utilizzazione
della popolazione il 20 - 25% del territorio come potrebbe avvenire
dopo una capillare azione di Survey, segnalazione e recinzione accompagnata
da distruzioni immediate di ordigni che potrebbero rappresentare
un immediato pericolo, non comporterebbe né limitazioni né
penalizzazioni significative per l'economia locale considerando
la vastità del territorio e la bassa densità abitativa.
Esalterebbe, invece, la sicurezza delle popolazioni potendo annullare
la facilità di incidenti.
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