| G8:
INTERSOS REAGISCE
Nino Sergi, Segretario Generale di Intersos
9 luglio 2008
L’annuncio del presidente della Commissione europea Barroso,
il primo giorno del G8, se da un lato dimostra un reale interesse
verso i paesi in via di sviluppo (pvs), dall’altro ci lascia
molto perplessi. Barroso ha manifestato l’intenzione di destinare
un miliardo di euro per sostenere lo sviluppo agricolo e contenere
il rialzo dei prezzi alimentari. Nonostante la buona volontà,
che va certamente apprezzata, anche se si tratta di fondi residui
non utilizzati del bilancio europeo, l’annuncio di Barroso
pecca di incoerenza rispetto ad una politica agricola europea che,
se da un lato favorisce l’agricoltura europea e protegge gli
interessi degli agricoltori del vecchio continente, dall’altro
è una delle cause dei limiti dell’agricoltura dei pvs.
Una proposta per portare aiuto reale e duraturo ai pvs, ed in particolare
all’Africa, deve passare inevitabilmente anche da una concreta
e sostanziosa riforma della politica agricola comune (PAC) che al
momento rappresenta il 45% del bilancio comunitario, 52 miliardi
di euro su un totale di 126. Un impegno finanziario oneroso finalizzato
per lo più a sostenere in modo artificiale i prodotti europei
e proteggerli dalle importazioni, offrendo sussidi e prezzi garantiti
agli agricoltori e allevatori nostrani. Protezionismo, in sostanza,
che difficilmente può assicurare un mercato aperto ai pvs:
solo un vero sistema concorrenziale, in questo caso, potrebbe favorire
e sviluppare le loro economie.
La proposta di Barroso rimane una goccia nel mare se non affiancata
da una vera e drastica riforma della PAC. L’Europa continua
a dare con la mano destra quello che si riprende con la sinistra.
La promozione dello sviluppo e la lotta alla fame non si fanno con
la beneficenza, ma con riforme che costano forse sacrifici o rinunce
a privilegi, ma che sono ormai obbligatorie e indilazionabili nell’attuale
sistema mondiale.
Quanto alle decisioni assunte dai G8 sul clima, con l’impegno
alla riduzione di almeno il 50% delle emissioni di gas responsabili
dell’effetto serra entro il 2050, senza alcuna verifica intermedia,
esse dimostrano ancora una volta l’incapacità degli
attuali leaders mondiali di affrontare temi vitali per il presente
e il futuro dell’umanità con decisioni vere e vincolanti.
Questa incapacità ricadrà sulle generazioni e sui
leaders futuri che si troveranno a gestire, in ritardo, una situazione
sempre più grave.
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