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Un popolo meraviglioso che soffre a causa del regime dittatoriale

INTERSOS LASCIA IL PAESE
DENUNCIANDO LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Prigionieri di coscienza, servizio di leva esteso a tempo indeterminato, oppositori politici imprigionati, assenza di tutele giuridiche, uso dei tribunali speciali, militarizzazione delle amministrazioni, continuo stato di guerra a copertura degli errori e dell'incapacità del regime dittatoriale: la situazione dei diritti umani in Eritrea è denunciata da Amnesty International ed è stata verificata da INTERSOS che, all'inizio del 2003, ha deciso di lasciare il Paese.
L'Italia, perfino davanti all'umiliazione dell'espulsione del proprio Ambasciatore, continua invece a ritenere che sia un regime da aiutare.

Alcuni di INTERSOS hanno sostenuto la causa dell'indipendenza eritrea fin dagli anni Settanta, facendone conoscere le ragioni, appoggiandola politicamente, visitando le aree liberate e stabilendo stretti rapporti di collaborazione con le comunità esiliate in Italia. Grande è quindi la delusione di fronte ai risultati a cui ha portato l'attuale leadership che, giorno dopo giorno, ha posto l'Eritrea sotto il giogo di una brutale dittatura, liberandosi perfino, con la pretestuosa accusa di tradimento, di compagni della guerra di liberazione e di membri del governo e spegnendo senza indugi e con brutalità ogni possibilità di espressione e di critica.

La situazione dei diritti umani in Eritrea ha subito negli ultimi anni un lento ed inesorabile degrado. Le riforme democratiche annunciate dal governo alla vigilia dell'indipendenza dall'Etiopia, sono state in gran parte disattese: il processo costituzionale, l'istituzione di un'assemblea costituente e la creazione di un democrazia multipartitica sono stati lungamente rimandati a causa della guerra. Tuttora il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, del presidente Issayas Afewerki, continua a essere l'unico partito autorizzato. Il tentativo di indire libere elezioni nel dicembre 2001 è fallito e di fatto oggi l'Eritrea è una dittatura monopartitica e autoleggittimata in cui le interferenze del governo sul potere giudiziario si sono rivelate arbitrarie oltre che smisurate.

La situazione dei diritti umani è stata, negli ultimi anni, oggetto di numerose denunce e di tensioni tra il governo eritreo e la comunità internazionale. In particolare l'espulsione dell'ambasciatore italiano nel settembre del 2001 ha portato l'Unione Europea a ritirare dal paese i propri rappresentanti generando così una pesante frattura nei rapporti diplomatici con gli stati membri. L'Unione Europea ha in quella occasione espresso la propria preoccupazione per gli arresti ingiustificati di personalità politiche e giornalisti indipendenti, e per la messa al bando degli organi di stampa indipendenti, definendo le misure adottate da Issayas Afewerki una "deriva autoritaria".

Preoccupante era stato, precedentemente, il ritardo con cui l'Eritrea ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra accettando così l'accesso ai prigionieri di guerra etiopi da parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Continue violazioni dei diritti umani sono state riportate negli ultimi anni sia da organizzazioni specializzate come Amnesty International e Human Rights Watch, che da organi di stampa internazionali. Infatti il regime dittatoriale, oltre a proibire la formazione di nuovi partiti politici, reprime sistematicamente le libertà di opinione ed espressione politica e di associazione. Gli arresti arbitrari di giornalisti della stampa indipendente sono stati numerosissimi in questi anni e sono spesso stati mascherati con richiami improvvisi al servizio di leva. Servizio che rimane obbligatorio per gli uomini e le donne di età compresa fra i 18 e i 45 anni, e non prevede obiezione di coscienza; mentre richiami alla leva possono essere arbitrariamente ordinati in qualsiasi momento senza possibilità di rinvio o esenzione.

La stampa indipendente è stata sospesa dal governo per "non essersi attenuta alla relativa legge". Sono inoltre diventati sempre più frequenti gli arresti di funzionari del partito governativo in dissenso con le posizioni del presidente Issayas Afewerki. Il più clamoroso di questi, avvenuto nel settembre 2001, ha visto la detenzione senza accusa né processo di undici alti dirigenti per aver scritto una lettera aperta ai compagni di partito accusando il governo di agire in modo "illegale e incostituzionale". Numerosissimi anche i fermi e le detenzioni senza processo, nonché i processi iniqui celebrati dal Tribunale Speciale, spesso condotti a porte chiuse, senza difesa e senza la possibilità di ricorso.

Dopo più due anni di presenza in Eritrea a soccorso delle popolazioni stremate dalla guerra e dei profughi rientranti nei propri villaggi, INTERSOS ha deciso di interrompere le attività il 15 aprile 2003, denunciando l'intollerabile situazione politica e sociale, l'assoluta assenza dei diritti fondamentali, il clima di continuo stato di guerra, con conseguenze economiche sempre più pesanti, in cui la popolazione eritrea è costretta a vivere anche in tempo di pace. Si tratta di una decisione grave, ma la riteniamo doverosa per denunciare l'ancor più grave situazione che sta vivendo il popolo eritreo e la cecità del Governo italiano che continua a non voler vedere e a mantenere rapporti di cooperazione privilegiati.

Un popolo così meraviglioso, dopo decenni di grande unità, compattezza, fermezza sul diritto alla propria indipendenza, ma anche di grandi sofferenze, meriterebbe di vivere davvero in pace, pensando al proprio futuro, sotto una guida ben più illuminata di quella attuale che la sta portando, giorno dopo giorno, su un cammino senza uscita e senza speranza.

Roma, 15 aprile 2003