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ATTIVITA' DI EMERGENZA
IN ERITREA
SCHEDA INFORMATIVA
Dicembre 2001
INTRODUZIONE
Dopo trent'anni di una devastante guerra di liberazione,
l'Eritrea è, tra le nazioni africane, quella che più
di recente (1993) ha raggiunto l'indipendenza.
La sua superficie totale è di 124.000 km2 e la popolazione
stimata è di circa 3.500.000 di persone.
Sono presenti nove gruppi etnici maggioritari che parlano
dialetti differenti. La popolazione -escluse minoranze che
professano religioni tradizionali (animismo)- è per
metà di religione Cristiana e per metà di religione
Islamica. I Cristiani sono situati per la maggior parte sulle
montagne mentre gli Islamici lungo le coste. Circa il 65%
della popolazione è costituita da agricoltori stanziali,
il 25 % è nomade o semi-nomade e il restante 15% è
residente nelle città. Dopo la guerra di liberazione
il Paese è stato riorganizzato in 6 regioni amministrative
( Zobas ), 57 sotto-regioni (sub-Zobas) e 664 distretti (Addi).
Il periodo dal 1993 al 1997 è stato caratterizzato
da un contesto politico stabile e da un rapido incremento
sia nel settore sociale sia nel settore economico. A partire
dal maggio 1998, questa tendenza positiva è stata bruscamente
interrotta da disordini alla frontiera con l'Etiopia in seguito
degenerati in un conflitto bellico tra i due Paesi. Il conflitto
si è aggravato nel febbraio 1999. A causa dei bombardamenti
e degli attacchi armati, milioni di persone sono fuggite dalle
zone di residenza verso le città e altre aree rurali.
Il numero degli sfollati (Internally Displaced Peolple) si
aggirava intorno alle 270.000 persone.
Inoltre sin dalla metà del 1998, il governo etiope
aveva iniziato a radunare e ad espellere 67.000 eritrei ed
etiopi appartenenti alla tradizione eritrea.
A partire dal 12 maggio 2000, la situazione militare è
deteriorata a tal punto che le truppe etiopi hanno occupato
vaste zone all'interno del territorio eritreo. Dopo circa
40 giorni di intensi combattimenti alla frontiera tra l'Etiopia
e l'Eritrea le ostilità sono cessate come risulta dagli
accordi di pace, firmati a giugno ad Algeri. Attualmente le
truppe etiopi continuano ad occupare ampie aree del territorio
eritreo, le quali dovrebbero essere liberate con il prossimo
previsto arrivo delle forze di Pace delle Nazioni Unite. Finché
non avranno inizio le operazioni delle Nazioni Unite, la situazione
alla frontiera rimane incerta e la maggior parte delle zone
rimangono inaccessibili ai civili e agli operatori umanitari.
Come risultato del conflitto, le terre agricole e fertili
sono tuttora occupate o minate, impedendo alla popolazione
interessata il rientro e la ripresa delle attività
normali di vita. La rete di sicurezza sociale già seriamente
destabilizzata da due anni di conflitto, sembra non sia capace
di fronteggiare questa ulteriore situazione di emergenza,
in particolare nei posti in cui gli sfollati sono temporaneamente
ospitati.
Infatti le esigue risorse di cui dispongono le comunità
ospitanti risultano insufficienti per far fronte alle necessità
dei deportati e degli sfollati.
Attualmente il numero degli sfollati è salito ad 800.000
unità, quasi un quarto dell'intera popolazione. Per
quanto riguarda la composizione della popolazione sfollata
, il 65% sono bambini ed adolescenti, il 30 % donne e il 5%
anziani. I campi di accoglienza sono stati allestiti all'interno
del paese per ospitare le persone sfuggite ai combattimenti.
Nonostante lo sforzo dell' "Eritrean Relief and Refugee
Commision" ( ERREC) che ha il compito di coordinare gli
aiuti di emergenza e l'intervento della Comunità Internazionale,
la situazione umanitaria riamane critica, in particolare i
campi di sfollati in prossimità della frontiera etiope
e i limitrofi villaggi ospitanti sono gravati dal peso dell'attuale
situazione. Infatti i problemi cronici che caratterizzano
la situazione di alcuni villaggi sono accresciuti dall'arrivo
di un numero cospicuo di sfollati.
PRESENZA DI INTERSOS
Dall'estate 2000 INTERSOS ha avviato in Eritrea una serie
di interventi di emergenza a favore delle vittime del conflitto
e della siccità che negli ultimi mesi hanno colpito
il paese.
Nell'agosto scorso INTERSOS è stata ufficialmente riconosciuta
dal Governo eritreo ed ha aperto una propria sede operativa
ad Asmara, effettuando una serie di missioni sul territorio
finalizzate all'individuazione delle priorità e delle
esigenze più urgenti da parte della popolazione civile,
collaborando sterttamente con i riferimenti governativi e
gli organismi internazionali presenti sul territorio.
Ad oggi l'intervento di INTERSOS si sviluppa su tre fronti
principali, come riportato nel seguente schema operativo :
1. EMERGENZA SFOLLATI
1.1 L'azione si svolge su due assi principali: in primo luogo
si fornisce assistenza d'urgenza alla popolazione che ha dovuto
abbandonare i propri villaggi a causa del conflitto armato.
Il campo di Deda ospita circa 3.600 persone provenienti dalla
zona di Tsorona (al confine con l'Etiopia), ancora oggi oggetto
di contesa e azioni belliche. Gli sfollati quindi non potranno
fare ritorno alle loro case fino alla definizione di un accordo
di pace o alla cessazione delle ostilità. Il campo,
costituito di ripari di fortuna, è popolato prevalentemente
da bambini, donne ed anziani essendo gli uomini tutti impiegati
nell'esercito. Le problematiche più rilevanti sono
relative ai materiali di prima necessità, all'assistenza
sanitaria, all'educazione dei bambini.
Sono stati forniti i seguenti materiali:
- 200 tende per ospitare i nuclei familiari ancora privi
di adeguato riparo
- teli di plastica per l'isolamento dal terreno delle tende
non provviste di catino
- 2000 coperte
- 2000 zanzariere
- 500 lampade a petrolio
- Tende per lo svolgimento dei servizi collettivi
- Ambulatorio da campo (tenda + attrezzature medicali)
- Materiali da cucina (pentole, piatti, bicchieri, taniche
etc.)
- Materiali didattici per i 1000 bambini in età scolare
(quaderni, penne, colori, etc.)
- Indumenti e scarpe nuovi o in ottime condizioni
- Materiali per lo svolgimento delle attività ricreative
e sportive
1.2 Congiuntamente alla situazione degli sfollati, risulta
di primaria importanza anche considerare la condizione della
popolazione locale residente che in aggiunta alle problematiche
croniche strutturali di assenza di servizi primari si ritrova
oggi a sostenere il peso di diverse migliaia di persone accolte
sul proprio territorio.
Tale presenza, oltre che gravare sul fragile tessuto socio-economico
locale, potrebbe divenire elemento scatenante tensioni e conflitti
tra le diverse comunità: onde evitare che ciò
avvenga è indispensabile avviare una serie di interventi
che rispondano alle necessità più importanti
delle comunità ospitanti.
I quattro villaggi di riferimento della zona sono :
- Deda 1.100 abitanti
- Sesewe 870 "
- Mebred 2.400 "
- Ze-are 850 "
INTERSOS ha avviato, dopo avere effettuato una approfondita
analisi idro-geologica in stretta collaborazione con le competenti
autorità e tecnici locali, un intervento nei quattro
villaggi che prevede azioni finalizzate a :
- Costruzione di pozzi e punti di distribuzione di acqua
potabile
- Costruzione di latrine
- Attività di sensibilizzazione ed educazione igienica
Inoltre si sta sostenendo la locale scuola primaria che,
oltre ad accogliere i bambini in età scolarizzabile
della zona, attualmente ospita anche tutti i bambini sfollati
provenienti dal campo.
Mappa 1: intervento emergenza sfollati
2. RIENTRI ALLE AREE DI ORGINE
A differenza della regione del Debub, area caratterizzata
ancora oggi da occupazioni territoriali e azioni belliche,
la zona del Gash Barka evidenzia altre peculiarità.
In tale regione infatti, oggetto di importanti operazioni
belliche durante i mesi estivi, non si riscontrano rilevanti
presenze dell'esercito etiopico né attività
militari di particolare entità.
Il Gash Barka è stato teatro della più importante
invasione da parte dell'esercito etiopico: sia in termini
di profondità, sia a livello di distruzione delle abitazioni
e dei servizi essenziali (scuole, ambulatori, pozzi, etc.).
La popolazione che in seguito all'avanzata dell'esercito era
stata costretta a sfollare in diversi campi, oggi sulla base
della retrocessione delle posizioni etiopi sta avviando un
processo di rientro nei villaggi di origine.
Problemi fondamentali per le famiglie rientrate o che intendono
farlo, sono :
- alto livello di distruzione delle abitazioni
- mancanza di servizi primari sanitari, igienici o educativi
sul territorio
- presenza di mine ed ordigni esplosivi
- difficoltà nella ripresa ecomico-produttiva (sopratutto
agricola)
Al fine di sostenere il rientro delle famiglie sfollate nelle
aree di origine e la popolazione vulnerabile già tornata
nei propri villaggi, INTERSOS ha avviato interventi di riabilitazione
di 150 abitazioni, di una scuola primaria e di alcuni pozzi
nell'area urbana di Tesseney (vedi mappa 2). Inoltre l'Unità
di sminamento di INTERSOS, in accordo con l'Eritrean Demining
Program, sta strutturando un corso di formazione per sminatori
che dovranno operare nelle aree a rischio di presenza mine
ed ordigni esplosivi. Collateralmente si avvieranno attività
di formazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione
(in particolare ai bambini) sul rischio delle mine ed i comportamenti
corretti da tenere.
Mappa 2 - Emergenza Rientri
3. EMERGENZA SICCITA'
Oltre all'emergenza causata dal conflitto tra Eritrea ed Etiopia,
è fondamentale tenere in considerazione la grave situazione
della popolazione dovuta alla siccità. Il Corno d'Africa
è infatto soggetto cronicamente alla problematica della
scarsità d'acqua ed alla mancanza di strutture idonee
alla fornitura adeguata del fabbisogno idrico. Dal 2000 tale
situazione si è aggravata a causa della scarsità
e del ritardo della cosidetta "belg rain", ossia
la stagione delle piccole piogge. Tale evento ha provocato
gravissime conseguenze alla popolazione, sopratutto nelle
regioni più soggette a tale fenomeno.
Su richiesta del Governo Eritreo INTERSOS ha effettuato una
serie di analisi finalizzate all'individuazione di possibili
risoluzioni, elaborando un piano d'azione che prevede interventi
in diverse località, nelle regioni del North Red Sea,
Anseba, Debub e Gash Barka..
Tali azioni prevedono :
- Scavo di pozzi
- Creazione di punti di distribuzione d'acqua potabile
- Costruzione di servizi igienici, sopratutto per le strutture
scolastiche
- Campagne di formazione e sensibilizzazione igienica rivolte
alla popolazione
Nel Debub e Sash Barka, le attività sono già
INIZIATE.
Mappa 3: emergenza siccità
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