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IRAQ. RISOLUZIONE ONU 1511 E CONFERENZA DEI DONATORI DI MADRID

L' autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza di una forza multinazionale per garantire sicurezza e stabilità e la riaffermazione della natura temporanea dell’Autorità della Coalizione (risoluzione 1511), non cancellano l’illegalità della guerra, dell’occupazione militare dell’Iraq e delle successive decisioni; come non cancellano i gravi errori commessi sostenendo e realizzando la guerra preventiva, l’isolamento delle Nazioni Unite e il rifiuto del confronto politico multilaterale.

La nuova risoluzione apre comunque una nuova fase del cammino per l’indispensabile compiutezza del ripristino della legalità, il riconoscimento del ruolo fondamentale delle Nazioni Unite e, con la nuova costituzione e le elezioni, il pieno passaggio del potere nelle mani dei rappresentanti del popolo iracheno.

Le novità politiche contenute nella risoluzione lasciano però una pesante ambiguità di fondo in quanto non viene precisamente definito il rafforzamento del “ruolo vitale” dell’ONU e la sua supremazia rispetto alle forze occupanti e viene ancora ritardata, invece di essere accelerata, la definizione delle scadenze per il passaggio dei poteri.

Con la nuova risoluzione, tutti devono prendere atto che, aprendosi una nuova fase, quella precedente deve essere formalmente chiusa. Per quanto riguarda l'Italia, il Governo deve quindi presentare al Parlamento un atto formale che preveda la fine della fase di occupazione del Paese. Spetterà poi al Parlamento decidere come dare seguito alla risoluzione 1511.

Anche rispetto alla Conferenza di Madrid la nuova risoluzione permette ad INTERSOS una valutazione nuova rispetto alla scelta di “starne fuori” delle settimane scorse.
In quanto organizzazione umanitaria impegnata in Iraq, INTERSOS ritiene che la Conferenza debba essere ispirata dai seguenti principi guida:
1) che sia tenuto presente e perseguito il bene migliore per la popolazione irachena
2) che sia riconosciuto il ruolo primario dell’ONU e la multilateralità nell’azione di aiuto e ricostruzione
3) che gli aiuti (e la stessa Conferenza) non diventino strumento di legittimazione dell’invasione dell’Iraq.

Il principio del miglior bene per la popolazione dell’Iraq, con la fase post bellica di occupazione, con strascichi di violenta insicurezza e con i disagi e le sofferenze che ne derivano, col crollo del regime ma anche col rifiuto di una nuova dominazione, con le pesanti incertezze sul futuro, a parere nostro implica:

a) che le risorse finanziarie, a differenza di quanto finora previsto, siano gestite dalle Nazioni Unite in modo separato e autonomo rispetto alle esigenze della forza multinazionale
b) che le attività umanitarie e di ricostruzione non siano realizzate, nemmeno per scopi tattici, dalle forze militari
c) che, in attesa di un governo rappresentativo iracheno:
- le azioni di aiuto immediato corrispondano alle priorità valutate dalle Agenzie specializzate delle Nazioni Unite e dalle Ong operanti sul territorio in collaborazione con la società civile irachena
- il programma per la ricostruzione sia definito dalle Organizzazioni internazionali, comprendendo la Lega Araba, con le rappresentanze della società irachena
d) che, date le condizioni di cui sopra, le risorse finanziare messe a disposizione per gli aiuti e la ricostruzione siano significative ed adeguate ai bisogni e siano aggiuntive rispetto agli impegni assunti in sede internazionale per analoghe situazioni e per gli aiuti allo sviluppo
e) che sia definita in tempi stretti, anche in relazione agli aiuti e alla ricostruzione, la data del passaggio dei poteri all’Autorità irachena.

Roma, 20 ottobre 2003