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CRISI
AFGHANA - MISSIONE DI INTERSOS IN PAKISTAN
Nota del 4 ottobre 2001
INTERSOS è presente in Pakistan con quattro operatori
umanitari per portare assistenza ai profughi afgani. Sta inoltre
programmando aiuti urgenti alle popolazioni afgane nelle regioni
nord occidentali dell'Afghanistan, ai confini con il Turkmenistan.
SITUAZIONE
1. Sicurezza e sviluppi della situazione in Pakistan e
Afghanistan
In generale la situazione in Pakistan è stabile e
tranquilla a Islamabad.
Le ONG sono tornate subito nei campi di Peshawar e Quetta.
Gli spostamenti sul confine afgano sono impossibili senza
una speciale autorizzazione del Governo pakistano.
Lo staff delle Nazioni Unite ha adottato precauzioni qualora
l'evacuazione da Islamabad diventasse necessaria. Di conseguenza
c'è una relativa libertà di movimento a Islamabad,
mentre è limitata invece a Peshawar.
Per quanto concerne l'Afghanistan, c'è una lotta intensa
nel nord del Paese, dove l'Alleanza del Nord sta guadagnando
terreno a nord, sud ed est di Mazar-e-Sharif e si muove verso
la città. Ci si aspetta che entro le prossime due settimane
la città cadrà sotto il controllo delle forze
dell'opposizione. La stessa evoluzione è attesa in
breve tempo per Taloqan (ad est di Mazar).
Nella zona intorno a Jalalabad, miliziani pashtun non Talebani
stanno combattendo contro i Talebani. Non abbiamo informazioni
circa la situazione militare intorno a Kabul.
2. Afflusso di rifugiati in Pakistan e altri paesi.
I confini tra il Pakistan e l'Afghanistan sono ancora chiusi
per gli afgani che non sono in possesso dei documenti richiesti
(la gran parte). Le ragioni sono le seguenti:
" il governo pakistano non vuole accettare nuovi rifugiati
e aprirà i confini solo in caso di attacco militare
contro l'Afghanistan;
" la paura che si infiltrino Talebani e terroristi tra
i rifugiati;
" il paese non ha la possibilità di sostenere
nuovi rifugiati, considerando che già due milioni di
afgani sono stati ospitati.
Alcune decine di migliaia di rifugiati afgani sono entrati
in Pakistan (o con documento o clandestinamente) mentre un
gran numero di persone sono bloccate sul lato del confine
afgano; alcune informazioni rivelano che molti di loro stanno
tornando ai luoghi di origine. Il numero dei profughi al confine
è stato ingigantito e sembra essere non molto superiore
ai 100.000.
Le persone che si stanno spostando verso i confini o all'interno
del paese non sono ritenute le più vulnerabili e bisognose,
ma piuttosto appartenenti alla classe media o comunque in
grado di sostenere i costi di trasporto. L' UNHCR sta negoziando
con il governo pakistano il permesso, per coloro che hanno
problemi di salute, di attraversare il confine per sottoporsi
alle cure mediche.
I nuovi profughi, anche coloro che sono riusciti ad entrare
attraverso le montagne, sono ospitati nei campi profughi esistenti
o nelle città. Ci sono rapporti non confermati di campi
dove, su cinque famiglie, tre stanno ospitando i rifugiati
appena arrivati. Il numero di questi rifugiati non ufficiali
è stimato tra i 10 e i 30.000.
La posizione del governo pakistano è che i nuovi rifugiati
siano separati dai precedenti. Per questa ragione, sono stati
individuati circa 100 siti nella provincia del confine nord
occidentale (NWFP) e 5 in Balucistan situati in aree tribali,
molto lontane e adiacenti al confine, inaccessibili se non
con il permesso rilasciato dalle autorità e con una
scorta armata.
Secondo le condizioni imposte dal governo pakistano, i nuovi
campi dovranno essere "chiusi" e controllati, senza
alcuna libertà di movimento verso l'esterno. Il governo
anticipa che solo una protezione temporanea sarà garantita
e non il pieno status di rifugiati, poiché l'obiettivo
è quello di rimpatriare i profughi afgani al più
presto.
L' UNHCR sta negoziando con il governo l'allestimento di
nuovi campi. Secondo gli accordi preliminari, il governo selezionerà
le organizzazioni umanitarie che prenderanno parte all'operazione.
Al fine di garantire sicurezza, il governo sarà incaricato
della distribuzione di cibo e di altri prodotti essenziali,
mentre le ONG e le agenzie dell'ONU si dovranno limitare alla
loro fornitura e al monitoraggio della distribuzione. Gli
altri settori (sanità, acqua e servizi igienici, istruzione
e servizi sociali) saranno sotto la responsabilità
dell'UNHCR e delle ONG che con essa collaborano, ammesse dal
Governo.
Dal Turkmenistan continuano gli aiuti delle organizzazioni
umanitarie nella zone settentrionali dell'Afghanistan sotto
il controllo dell'Alleanza del Nord che si oppone al regime
talebano. Per quanto concerne gli altri paesi vicini, non
ci sono notizie di afgani che si spostano verso i confini
con il Turkmenistan e l'Uzbekistan. Si prevede che le persone
si possano muovere verso il confine con l'Iran in caso di
attacco militare. I confini sono chiusi, eccetto con il Turkmenistan,
sebbene non ci siano notizie di persone che lo attraversino
se non per ragioni commerciali. Al confine tra l'Iran e l'Afghanistan
sono iniziate operazioni di attraversamento di profughi.
3. Movimento di profughi all'interno dell'Afghanistan
I profughi che vivevano nei campi intorno alle grandi città
(ad esempio Herat, Mazar) cominciano a rientrare nei loro
villaggi a causa della scarsità di cibo. La situazione
sta diventando drammatica. Si stima che da ottobre in avanti,
non ci saranno più riserve di cibo nella regione. Dall'11
settembre non è più stato mandato cibo in Afghanistan,
eccetto che nel nord del paese, sotto il controllo dell'opposizione.
Solo ora il World Food Programme è stato autorizzato
ad entrare in Afghanistan con un convoglio di farina e grano.
Un team del WFP si è spostato anche verso il Turkmenistan,
sperando, insieme a ONG che lavoravano precedentemente nel
nord-ovest dell'Afghanistan, di riuscire a portare grano che
sarà distribuito da personale locale di ONG internazionali
o da ONG locali.
Al momento la priorità è rappresentata dalla
regione nord a causa degli scontri e del livello di vulnerabilità
della popolazione. Infatti, secondo l'analisi di vulnerabilità
condotta dal WFP, l'80% della popolazione è a rischio
fame e in alcuni zone addirittura il 100%.
LA RISPOSTA DI INTERSOS
1. Rifugiati in Pakistan
Considerate le difficoltà di allestire nuovi campi
e le incertezze circa l'afflusso di rifugiati, è raccomandabile
avviare attività di assistenza ai rifugiati che si
trovano nei campi già esistenti. Il fulcro è
nei campi creati l'anno scorso nel NWFP, dove rifugiati afgani
colpiti dalla siccità si sono stabiliti e dove i nuovi
rifugiati (non ufficiali) sono attualmente ospitati.
Il campo di riferimento per il nostro intervento è
Shamshatu, dove vivono circa 15.000 famiglie (11.000 presenti
nel campo e circa 4.000 recentemente arrivate).
Al momento, in questi campi, i bisogni (a parte il cibo garantito
dal WFP) sono sostanzialmente rappresentati dall'acqua, dai
servizi igienici e dagli indumenti per l'inverno che sta arrivando.
Un certo numero di ONG, comprese ONG locali, sta già
lavorando sulle due prime necessità (certo che, qualora
si verificasse un nuovo afflusso di rifugiati, il livello
di assistenza garantita dovrà essere adeguato ai nuovi
flussi).
INTERSOS si è impegnata a fornire quanto necessario
per l'inverno, con la distribuzione di pacchi famiglia
contenenti in particolare: coperte, maglioni per adulti e
per bambini, stivali e calzettoni per bambini, tipi di scialle
e coperta usati localmente per coprirsi le spalle e il capo.
Questa ipotesi è stata definita sia con l'ACNUR
(con cui stiamo preparando una convenzione operativa)
e le ONG che lavorano nei campi, durante le visite che abbiamo
effettuato.
Inoltre, la Direzione generale per la cooperazione allo
sviluppo del Ministero degli Esteri ha assicurato ad INTERSOS
la donazione di alcuni prodotti di emergenza per 5.000
persone (tende, coperte, biscotti proteici, taniche per
l'acqua, serbatoi gonfiabili per l'acqua potabile, ecc) attraverso
più voli su Islamabad, dalla base ONU di Brindisi,
nei prossimi giorni. INTERSOS si occuperà della
gestione del loro trasporto e della loro distribuzione
nei campi di Peshawar, secondo i bisogni individuati ed in
stretto coordinamento con l'UNHCR.
2. La popolazione bisognosa in Afghanistan
Come già è stato menzionato, il nord dell'Afghanistan
è la regione più colpita, a causa della siccità
e dei conflitti. Di conseguenza tentare di dare assistenza
alla popolazione isolata e carente di tutto, prima che arrivi
l'inverno, è per noi una priorità.
Le Agenzie umanitarie dell'ONU hanno iniziato a spostarsi
a nord-ovest, in Turkmenistan, per valutare la possibilità
di portare aiuti oltre il confine.
Diverse ONG stanno anche programmando di iniziare il loro
lavoro in Turkmenistan in tempi brevi. La sola ipotesi
concreta fino ad ora è che il WFP possa portare grano
attraverso il confine tra i due paesi, contando su personale
locale di ONG internazionali incaricato della distribuzione.
Ciò implica che solo ONG che lavoravano precedentemente
nella regione possono immediatamente operare, perché
conoscono l'area di intervento e hanno una rete di relazioni
in Afghanistan in grado di provvedere alla distribuzione.
Le ONG che lavoravano in quella parte dell'Afghanistan sono:
MSF-B, ACTED, SCF-US e UK, Action contre la faim, Solidarité,
AMI, GAA e Goal. Gran parte di loro ha iniziato a operare
nella regione negli ultimi sei mesi e non hanno ancora consolidato
la loro rete di relazioni.
L'ipotesi è che INTERSOS, in collaborazione con una
di queste ONG, ed in particolare con ACTED, fornisca: prodotti
alimentari (in particolare olio, zucchero, fagioli e sale
iodato) complementari al grano garantito dal WFP e indumenti
invernali (in particolare coperte, giacconi, scarponi
e calze) che sarebbero distribuiti nei 4 distretti della
provincia di Faryab attraverso la rete di ACTED in Afghanistan.
Questo richiede da parte di INTERSOS l'impiego di proprio
personale umanitario in Turkmenistan, l'approvvigionamento
dei prodotti, lo stoccaggio (possibilmente in prossimità
del confine afgano) e la consegna al personale afgano di ACTED
per la distribuzione all'interno. Occorrerà negoziare
con le autorità del Turkmenistan la possibilità
di transito fino al confine afgano. L'area lungo il confine,
infatti, è considerata una "zona di sicurezza"
ad accesso limitato ed autorizzato.
Se la situazione lo permetterà (se cioè il regime
talebano dovesse finire, con la conseguente possibilità
di ingresso in Afghanistan anche nelle regioni attualmente
sotto il loro controllo) anche INTERSOS inizierà
da subito ad operare direttamente nella provincia di Faryab.
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