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Ciad, una corsa per l’integrazione
di Ludovico B. Gammarelli
“Stimiamoci gli uni con gli altri”, questo il tema della corsa che INTERSOS ha organizzato sabato 27 dicembre a Goz Beida, Ciad. Lo scopo è stato quello di celebrare la fine dell’anno all’insegna dell’integrazione tra le comunità locali, sfollate e rifugiate, che vivono attorno alla città di Goz Beida. 58 giovani hanno percorso 4,5 km in poco più di 15 minuti partendo alle 7 di mattina dallo spazio “amici dei bambini” dal campo degli sfollati di Koloma per correre fino al centro dei giovani del campo rifugiati di Djabal. La città ha accolto con curiosità e allegria questa inattesa manifestazione dei più giovani, chi mettendo delle sedie al bordo della strada per vedere passare il gruppo, chi cercando invano di inseguirlo, e chi, con attenta previsione, posizionandosi alla linea di arrivo per festeggiare il vincitore. L’arrivo dei partecipanti è stato accolto calorosamente con feste e danze tradizionali, e con premi per tutti. I ragazzi si sono aperti una strada nel cuore della gente, e questa strada è passata tramite l’animazione di INTERSOS.
Una realtà complessa quella della gioventù di Goz Beida, dove la convivenza con i rifugiati sudanesi del Darfur e con gli sfollati interni dei villaggi di tutta la regione è sempre più una necessità quotidiana piuttosto che una strategia umanitaria.
L’animazione delle comunità è uno dei capisaldi dell’azione di INTERSOS a favore delle popolazioni vittime della guerra che dura da più di 5 anni e che si combatte sulle frontiere Ciad-Sudan.
In partenariato con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), INTERSOS è impegnata a favore dei rifugiati sudanesi fin dalla loro accoglienza e dall’apertura dei campi nel 2004. I centri dei giovani dei campi rifugiati di Djabal e Goz Amir, terreni di scambio culturale per i sudanesi che da 5 anni vivono in Ciad, sono le realtà più significative dell’impegno a favore dei giovani e delle donne: sono attrezzati con strutture sportive, culturali e ricreative (calcio, basket, atletica, giochi da tavolo, biblioteche, schermi per la proiezione di film). L’impegno costante è quello di avere un’ottica di inclusione delle sfere sociali più deboli (persone disabili, orfani, donne sole, ragazze madri), per far vivere anche a loro le occasioni di svago e intrattenimento sociale.
I centri sono anche luoghi di formazione per piccole attività generatrici di reddito, spesso a favore delle donne cosiddette vulnerabili. Quest’anno sono stati organizzati i corsi di tintura, intreccio di vimini, cucito, e altre attività tipiche dell’artigianato locale. Un fondo di rotazione garantisce la sostenibilità dell’azione. Lo scopo commerciale resta uno degli obiettivi del progetto, la profonda aspirazione è riuscire a far stare insieme donne e ragazzi di diverse etnie, sotto uno stesso tetto, e imparare insieme un piccolo mestiere, o uno sport, per affermare la propria identità.
INTERSOS si è impegnata anche nei 6 siti che gravitano attorno alla cittadina di Goz Beida, dove dal 2006 si vive il dramma degli sfollati interni, profughi all’interno del proprio paese, il Ciad.
La costruzione e l’animazione di “spazi amici dei bambini” e di “spazi madri-bambini” ha permesso la creazione di una rete di sostegno, protezione e animazione dei bambini e delle donne. Attraverso i Gruppi di Interesse Comune (GIC) le donne sfollate dei siti hanno l’occasione non solo di imparare un mestiere e avere una possibile nuova fonte di reddito, ma anche di ricevere messaggi e sensibilizzazioni su temi che altrimenti resterebbero sconosciuti: i diritti umani, i diritti delle donne e dei bambini, l’importanza dell’educazione.
La rete di animazione è inoltre supportata dalla rete di protezione costituita dagli assistenti sociali e da una banca dati dei casi di protezione dei bambini.
Queste due realtà di sostegno, protezione e animazione sociale presenti nei campi rifugiati e nei siti degli sfollati sono quindi due facce dello stesso impegno di INTERSOS a favore delle vittime dei conflitti. Al centro di queste realtà, la città di Goz Beida, dove ci si “dimentica” della popolazione autoctona dal punto di vista della protezione sociale e dell’animazione, è alla ricerca di una sua nuova identità, ed è stata rafforzata economicamente negli ultimi anni proprio grazie agli effetti indotti della presenza della comunità umanitaria.
Il passo per trasformare le diverse attività intraprese a favore dei rifugiati, degli sfollati, in una rete di solidarietà e di attiva integrazione è breve, e può passare anche attraverso una piccola corsa campestre.
Alla linea di arrivo ha alzato le braccia al cielo “Antonv”, un ragazzo sudanese del campo di Goz Amir, seguito da uno sfollato di Sanour. Mai come in questo caso, l’integrazione è in corsa!
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