CIAD
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   

 

CIAD: INCENDIO AL CAMPO RIFUGIATI DI GOZ AMIR

di Federica Biondi

10 marzo 2009

 Non c’è pace per i rifugiati di Goz Amir, uno dei campi dell’est del Ciad in cui lavora INTERSOS al confine con il Darfur, che intersos in ciadla settimana scorsa è stato visitato dalla Star di Hollywood George Clooney. I rifugiati sudanesi, sono qui dal 2004, quando per sfuggire ai feroci attacchi interetnici, hanno chiesto asilo al Ciad. A Goz Amir il numero dei rifugiati è in continua crescita, quasi 22.000 anime. Solo nel mese di febbraio sono stati registrati più di 300 nuove nascite perché, nonostante tutto, la vita continua: ci si sposa, si mette su famiglia, si mandano i figli a scuola.

Le popolazioni sudanesi sono giunte in Ciad per trovare un rifugio,  un posto tranquillo dove vivere al sicuro. Invece la guerra le ha raggiunte anche qui. Nel 2006 e ancora nel  2007 l’est  del Ciad è stato teatro di violenze  intercomunitarie interne che hanno spinto interi villaggi di diverse etnie a spostarsi verso luoghi più sicuri. Ed ecco, che accanto a Goz Amir sorge il nuovo sito di sfollati interni di Aradib, dove arrivano con varie andate successive 13.000 ciadiani, accomunati intersos in ciaddallo stesso destino dei loro fratelli sudanesi, essere persone in fuga dalla guerra e dalla violenza.

Pur nella loro triste sorte, i rifugiati di Goz Amir sono tra i più fortunati rispetto a quelli accolti negli  altri campi più a nord, che vivono praticamente nel mezzo del deserto. Nonostante il gran numero di persone che usufruisce delle stesse rare risorse quali la terra, la legna e la paglia, i rifugiati con il tempo hanno potuto costruire delle case con materiali locali, come erano abituati a fare nei loro villaggi d’origine. Con la differenza che al “campo” lo spazio è limitato e se un fuoco, acceso per cucinare, rimane incustodito,  si trasforma  in un incendio che rapidamente si propaga.

Il 7 marzo, sabato scorso, al campo era appena finita la distribuzione alimentare che ha luogo ogni prima settimana del mese, e ci si preparava ai festeggiamenti per la giornata internazionale della donna del giorno dopo. Alle 3 del pomeriggio, una casa del quartiere G prende fuoco, e le fiamme velocemente si espandono aiutate dal vento, che qui non manca mai.intersos in ciad

Nonostante l’intervento tempestivo degli operatori umanitari e di tutta la comunità, la paglia brucia in fretta e il bilancio è sconsolante: 62 case sono state distrutte dalle fiamme e altre 14 sono state rapidamente smontate per evitare che il fuoco le distruggesse e si propagasse altrove, in tutto i senza tetto sono 276 persone. La buona notizia è che nessuno è rimasto ferito. I rifugiati di Goz Amir sono diventati ormai dei pompieri esperti, l’anno scorso in aprile un altro grande incendio aveva distrutto completamente tre quartieri, i senza tetto sono stati più di 1.350 e le case distrutte 360. In quell’occasione i bambini di un intero complesso scolastico sono rimasti senza scuola per un mese, perché le loro aule erano state utilizzate per ospitare i senza casa.

L’8 marzo, a Goz Amir è stata nonsolo un’occasione per pensare e riflettere al ruolo della donna nella società  ma anche un giorno per pensare al domani.  Intanto si piantano le tende, e si inizia a ricostruire le nuove case, questa volta però a distanza di sicurezza!

 

 

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