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LA CATTURA DI SADDAM HUSSEIN

Comunicato di INTERSOS - 15 dicembre 2003

Con la cattura di Saddam Hussein si chiude definitivamente una dittatura tra le più sanguinarie degli anni recenti. Una soddisfazione e un sospiro di sollievo quindi, anche perché viene al contempo tagliato ogni possibile collegamento o riferimento simbolico tra Saddam e le varie forme di guerriglia all’interno del paese.

Se questo è un ulteriore passo verso la fine dei totalitarismi e della negazione delle libertà, esso va salutato con compiacimento, augurando e sperando che da parte di ogni governo e in ogni situazione possa essere sempre affermato il predominio del diritto su ogni altra valutazione od ogni altro interesse.

Per molti, in Iraq, è anche finita la paura. Paura del ritorno di Saddam o dei suoi sostenitori. Paura forse infondata ai nostri occhi di osservatori lontani, ma vera e opprimente agli occhi degli iracheni durante tutti questi mesi. La fine di questa paura può rappresentare quindi un elemento importante per avviare la fase di consolidamento del nuovo Iraq che non sarà comunque di facile attuazione.

La cattura di Saddam infatti non significa la fine automatica delle azioni di destabilizzazione. Politicamente fuori luogo, anche se comprensibili, sono quindi le dichiarazioni troppo entusiaste. Saddam è apparso più come un relitto, impotente, che non come leader di un’attiva resistenza. In questi mesi altri riferimenti, interni ed esterni all’Iraq, possono aver assunto tale ruolo, superandolo e forse anche trasformandolo in vero e proprio terrorismo a dimensione internazionale. Va inoltre tenuto presente che se da un lato l’ostentata umiliazione di Saddam è servita a marcarne la sua fine, dall’altro è stata vissuta da molti, nell’area medio orientale e araba, come un gesto ripugnante che allontana quindi il consenso.

In generale, la popolazione irachena non ha altri obiettivi che il miglioramento delle proprie condizioni di vita e la fine dell’occupazione del paese, decisa unilateralmente e mai richiesta. Un’ulteriore speranza è quindi, a parere di INTERSOS, che la gestione politica di questa nuova fase prevalga definitivamente sulla gestione militare, mettendo rapidamente fine al periodo di occupazione per lasciare spazio ad una Autorità irachena rappresentativa e dotata di reali poteri ed autonomia. A questa Autorità, affiancata e sostenuta dall’autorità dell’ONU, credibile proprio perché non basata sulla propria potenza e sulla forza militare, dovrà essere lasciata ogni decisione relativa alla presenza di forze internazionali per il mantenimento della pace e della sicurezza in attesa della riorganizzazione delle istituzioni irachene ad esso preposte.

Lo stesso, ad avviso di INTERSOS, dovrebbe valere per la ricostruzione e lo sfruttamento delle risorse irachene. La democrazia che si ha la pretesa di esportare significa anche riconoscimento della dignità, del potere e dell’autonomia di governo di ogni Stato nel quadro del diritto internazionale e dei diritti personali e collettivi. Altrimenti di ben altro si tratta, più legato e subalterno ad interessi di potenza o ad interessi comunque estranei alle finalità enunciate.

La cattura di Saddam e la soddisfazione manifestata da quanti credono nei valori della democrazia e del diritto non possono e non devono comunque essere usate per sottacere e fare dimenticare gli errori della guerra preventiva, delle decisioni e del dominio unilaterali basati sull’esaltazione della propria potenza e dei propri interessi, della concezione di una democrazia esportabile con le bombe, dell’umiliazione dell’ONU, della violazione del diritto e della legalità internazionali. La lotta al terrorismo va certo perseguita con decisione e fermezza, le dittature, come quella irachena, non vanno mai sostenute - anche nel caso di coincidenza di interessi - e vanno eliminate, ma va seguita innanzitutto la via della legalità e del diritto internazionale che soli possono legittimare le azioni necessarie.