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INTERSOS
E LA CRISI DEL KOSOVO
(Interventi al 1 settembre 1999)
KOSOVO
INTERSOS ha operato in Kosovo nelle municipalità di
Klina e di Istok (un centinaio di villaggi), fino a lunedì
22 marzo 1999, giorno in cui i suoi operatori sono stati obbligati
ad abbandonare il paese a causa dei bombardamenti. L'intervento,
in partenariato con ECHO, l'Ufficio Umanitario dell'Unione
Europea, si proponeva di assistere e di dare un tetto a 600
famiglie kosovare la cui casa era stata incendiata dalla milizia
jugoslava nei mesi precedenti. Il 28 marzo i nostri due magazzini
sono stati saccheggiati. Contenevano legname per la ricostruzione
di tetti e finestre e beni di prima necessità, stufe,
pentolame, indumenti, coperte, cibo, ecc. Nei giorni successivi,
anche le case ricostruite sono nuovamente state incendiate
e la gente è dovuta fuggire prevalentemente in Albania
o in Montenegro.
Lunedì 14 giugno, con la fine dei bombardamenti, gli
operatori di INTERSOS sono tornati in una Pristina semideserta.
Dopo una verifica attenta dell'assenza di trappole esplosive,
sono rientrati nella sede abbandonata tre mesi prima: computers,
fotocopiatrice e ogni cosa di un certo valore rubati, armadi
trafugati, auto cannibalizzata.
Il programma immediato, finanziato da ECHO, dalla Missione
Arcobaleno e da contribuzioni private, si concentra nelle
municipalità di Klina, Istok, Pec e Decani, nella parte
occidentale del paese, al confine con il Montenegro e l'Albania.
Le principali attività sono:
- Accompagnamento nei propri villaggi in Kosovo dei profughi
precedentemente accolti in Albania nella Prefettura di Lezhe.
- Fornitura di tende per le famiglie con la casa distrutta.
- Accoglienza della popolazione ritornata e fornitura del
necessario per riparare e sistemare almeno una stanza (materiale
per il tetto e le finestre, stufa, materassi, coperte, ecc.):
2.500 abitazioni per i primi tre mesi.
- Distribuzione di beni alimentari e di prodotti per l'igiene
alle famiglie più bisognose. Produzione e distribuzione
di pane nel comune di Klina.
- Riabilitazione della struttura sanitaria di Klina che
fornisce assistenza medica ad una popolazione di 25.000
persone: riparazione del poliambulatorio e del pronto soccorso
(sistema elettrico ed idraulico; fornitura di mobili, apparecchiature
ed attrezzature). Riparazione di 4 ambulatori periferici
che forniscono assistenza medica a 18.000 persone. Fornitura
di medicinali. Assistenza medico-infermieristica.
- Riabilitazione di 7 scuole elementari e fornitura del
materiale didattico e delle attrezzature.
- Verifica della presenza di trappole esplosive nelle abitazioni
e di mine antipersona nei terreni adiacenti e nelle strade
secondarie. Sminamento e bonifica da ordigni esplosivi.
L'unità INTERSOS di sminamento umanitario è
composta da sette squadre di sminatori e coadiuvata da unità
cinofile addestrate all'identificazione degli ordigni. È
inserita nel programma delle Nazioni Unite per lo sminamento
del Kosovo.
- Informazione diffusa sul pericolo rappresentato dalle
mine e dagli ordigni esplosivi e sulle necessarie precauzioni
da adottare, con particolare riferimento ai bambini.
ALBANIA
Sin dall'inizio della crisi del 1997, INTERSOS è operativa
nella Prefettura di Lezhe: Distretti di Lezhe, Kurbin e Mirdite.
Dal 26 marzo 1999, con l'inzio della crisi in Kosovo, INTERSOS
è stata integrata nel Comitato di Emergenza dell'Amministrazione
della Prefettura, incaricato di organizzare l'accoglienza
dei profughi kosovari.
Già il 5 aprile circa 5.000 persone avevano trovato
una sistemazione in centri di accoglienza collettivi (edifici
pubblici, colonie estive, asili, capannoni) e presso le famiglie
albanesi. Il 20 aprile si contavano 15.000 rifugiati; a metà
giugno, dopo lo spostamento da Kukes a causa della crescente
insicurezza, erano ormai circa 30.000.
INTERSOS, con 24 operatori umanitari italiani e una cinquantina
di collaboratori albanesi, ha affiancato l'Amministrazione
nella programmazione e nel coordinamento degli aiuti per tutti
i profughi, assistendone direttamente più di 10.000,
distribuiti nelle seguenti realtà:
Campo tende a Shenjin 938
Rifugiati presso famiglie a Shenjin 2010
Colonia di Shenjin 850
Campo tende a Fishta (in collaborazione con la Protezione
Civile di Milano) 2.400
Centri collettivi (magazzini di fabbriche disattivate) in
Lezhe e Balldre 2.340
Rifugiati presso famiglie e centri collettivi nel distretto
di Lac 1.400
Cucine collettive a Rreshen 850
- Abbiamo provveduto inoltre ad addurre acqua, installare
latrine e cucine, fornire materassi, lenzuola, coperte,
indumenti, fornelli, stoviglie, prodotti per la pulizia
e l'igiene personale e ambientale, e soprattutto garantire
quotidianamente il cibo necessario ai profughi.
- INTERSOS è stata il principale riferimento, per
Lezhe della Missione Arcobaleno e della Cooperazione Italiana.
- E' stata inoltre l'organizzazione di riferimento di ECHO,
dell'Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) e del Programma
Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) per la Prefettura
di Lezhe ed è stata quindi impegnata a fornire gli
alimenti base e l'assistenza a tutti i centri collettivi
(campi di tende, edifici pubblici e privati) della Prefettura.
Tutte le azioni sono state coordinate con le altre organizzazioni
umanitarie presenti nei tre Distretti ed in costante collaborazione
con il Prefetto e i Presidenti dei Distretti.
A metà giugno tra i profughi kosovari è scoppiata
l'ansia per l'auspicato ritorno a casa. In una settimana,
circa il 40% dei profughi ha scelto di ritornare in Kosovo.
Nei 15 giorni successivi, ne era rimasto solo il 10%, i più
deboli e i più colpiti.
Il nuovo impegno, in collegamento con gli operatori umanitari
di INTERSOS già presenti in Kosovo, è stato:
- Informare i profughi sulle condizioni generali delle aree
di provenienza e sui pericoli rappresentati dalle mine e
dalle trappole esplosive.
- Accompagnare in Kosovo rappresentanti di comunità
kosovare originarie delle municipalità di Pec, Klina,
Istok, Dakovica e dei dintorni di Pristina per verificare
le condizioni delle città e dei villaggi in vista
di un organizzato e programmato ritorno.
- Organizzare, in collegamento con gli operatori INTERSOS
in Kosovo, il ritorno di gruppi di rifugiati kosovari, suddivisi
per villaggi di provenienza (tra 100 e 200 persone per ogni
convoglio).
- Continuare l'assistenza ai rifugiati rimasti nella Prefettura
di Lezhe.
- Sviluppare le attività di ricostruzione in Albania
già programmate prima della crisi kosovara, con il
supporto di Echo e della Cooperazione Italiana.
Alla fine di luglio, i profughi kosovari accolti nella Prefettura
di Lezhe erano tutti rientrati in Kosovo.
MACEDONIA
Dal 25 marzo 1999 abbiamo iniziato un programma di aiuto
e di assistenza immediata ai profughi kosovari e alle famiglie
macedoni maggiormente bisognose. Questa duplice e parallela
destinazione degli aiuti ha inteso prevenire il rischio di
destabilizzazione che la guerra e la presenza di un alto numero
di rifugiati
albanesi può provocare in un paese in precario equilibrio
demografico, sociale e politico come la Macedonia. Con 7 operatori
umanitari italiani INTERSOS ha svolto, con il contributo finanziario
di ECHO e con il sostegno della Cooperazione italiana, le
attività sotto elencate:
- Nella prima settimana di aprile, abbiamo dato assistenza
ai profughi kosovari bloccati nella valle di Blace, al confine
tra Kosovo e Macedonia: 30.000 esseri umani cacciati dal
Kosovo, a cui era stata negata l'accoglienza in Macedonia,
obbligati a vivere sotto la pioggia, senza alcun riparo.
Li abbiamo assistiti - con forniture soprattutto di pane,
acqua, succhi di frutta, latte in polvere, coperte e teli
di plastica - con il concorso della organizzazione umanitaria
locale El Hilal.
- Dal 12 aprile abbiamo iniziato un programma di distribuzione
di alimenti di prima necessità a sostegno di 8.000
famiglie profughe kosovare. Ogni mese abbiamo distribuito
i seguenti prodotti:
- riso - 26 ton.
- pasta - 26 ton.
- zucchero - 26 ton.
- olio - 15 ton.
- farina - 260 ton.
- minestrone disidratato - 52.000 confezioni,
nelle aree di Skopje, Tetovo, Gostivar, Kumanovo, Debar
e Kicevo.
- A fine aprile è iniziata l'assistenza alle famiglie
macedoni più bisognose: in 30 municipalità,
5.668 famiglie, tra le più povere indicate dal Ministero
degli Affari Sociali della Macedonia, hanno ricevuto per
tre mesi lo stesso tipo di aiuto sopra descritto. Sempre
con il finanziamento di ECHO abbiamo poi ampliato il numero
dei beneficiari a 25.000 famiglie povere su tutto il territorio
macedone e abbiamo preso l'impegno di sostenere questo programma
di aiuto per tutto il 1999.
- Dal 1° maggio, infine, siamo stati presenti nel campo
profughi kosovari di Cegrane (circa 40.000 persone), provvedendo
ai bisogni sociali ed educativi e promuovendo le attività
sportive e ricreative per i giovani rifugiati. Col ritorno
dei profughi in Kosovo, il campo è diventato l'unico
riferimento di accoglienza collettiva dei profughi rimasti
in Macedonia: 10.000 persone, diminuite con il passare delle
settimane fino a ridursi a 2.500 alla fine di agosto.
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MONTENEGRO
Dal 15 aprile 1999, nel corso di una missione di verifica,
INTERSOS si è impegnata a sostenere le strutture locali
- specialmente i servizi del Ministero Affari Sociali del
Montenegro - nello sforzo di accoglienza dei profughi kosovari
e di sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione
montenegrina, anch'essa seriamente colpita dalle conseguenze
della guerra. Il programma di interventi prevedeva aiuti sia
ai profughi kosovari che alle famiglie bisognose montenegrine.
- L'aiuto ai profughi, coordinato con l'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati, si è concentrato
nell'aerea di Ulcinj ( al confine con l'Albania) e a Rozaje
(ai confini con il Kosovo) ed è stato finalizzato:
- a completare i campi di tende a Ulcinj;
- a fornire indumenti e beni alimentari integrativi all'infanzia
(latte, omogeneizzati, cibi freschi) e prodotti alimentari
e per l'igiene ai rifugiati kosovari nei campi e nei centri
collettivi a Rozaje e a Ulcinj.
- L'aiuto alle famiglie montenegrine più bisognose
consiste nella fornitura di pacchi alimentari e di beni
di prima necessità a circa 30.000 persone in stato
di grave bisogno, secondo le indicazioni dei Servizi del
Ministero degli Affari Sociali del Montenegro.
- E' stato dato avvio al sostegno ad alcune strutture sociali
(orfanotrofio, centro di educazione per minorati fisici
e psichici) che hanno accolto i rifugiati kosovari insieme
agli ospiti montenegrini.
A fine giugno i profughi kosovari di etnia albanese sono,
per la maggior parte, ritornati in Kosovo. Mentre nuovi
profughi dal Kosovo, questa volta di etnia serba e rom,
sono giunti in Montenegro.
Con l'arrivo dei nuovi profughi dal Kosovo, INTERSOS sta
provvedendo all'assistenza e alla fornitura di beni di prima
necessità.
- Stiamo inoltre provvedendo alla costruzione di villaggi
prefabbricati e alla riabilitazione di edifici pubblici,
per l'accoglienza dei rifugiati rom a Podgorica, Berane
e Niksic.
In Montenegro INTERSOS è riferimento di ECHO, dell'UNHCR,
della Cooperazione Italiana e della Missione Arcobaleno.
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