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L'ARTE PER IL DIALOGO
INTERVENTO SUL PATRIMONIO CULTURALE DEL KOSOVO
Restauri a Peje/Pec: Moschea Bayrakli - Patriarcato Ortodosso
1. Il restauro della Moschea Bayrakli
La Moschea Bayrakli si trova al centro dell'antico bazar
di Peje. Si tratta di un monumento che riveste grande importanza
non solo per gli aspetti propriamente storici e artistici
ma anche per le implicazioni sociali, religiose e politiche
che rappresenta per la comunità islamica del Kosovo.
Cenni storici
Il complesso, edificato tra il 1462 e il 1485 dal sultano
Mehmet II Fahit, è composto dalla moschea vera e propria,
a pianta centrale con struttura muraria a sacco con rivestimenti
in pietra e copertura a cupola, dalla loggia d'ingresso, coperta
con tre cupolette, dal minareto e dall'area sacra circostante
dove sono presenti antiche tombe. All'ingresso dell'area sacra
è collocata l'antica fontana delle abluzioni (Shadervan)
affiancata da una più ampia di recente costruzione.
All'interno l'edificio conserva lo schema compositivo originario
con l'area per la preghiera, completa degli elementi sacri
del Mihrab (nicchia indicante la direzione della Mecca) e
del Minbar (pulpito). Addossato alla parete d'ingresso si
trova il matroneo (Mahvili), sorretto da otto arcate aperte
sull'aula centrale. Questa è una vasta aula quadrangolare
coperta da una cupola, in cui si aprono le finestre, raccordata
al basamento da vele angolari. All'interno le pareti e la
cupola sono decorate con motivi astratti e floreali dipinti
a tempera, risalenti alla fine del XIX sec.
Il Minbar, il Mihrab, e le colonne lapidee del matroneo sono
finemente scolpiti con motivi geometrici a bassorilievo, e
appartengono probabilmente alla fase più antica della
moschea. Tracce di una pavimentazione più antica in
cotto sono state rinvenute infatti al di sotto dell'attuale
piano di calpestio della moschea.
I danni
La Moschea è stata incendiata durante il conflitto
del 1999. L'incendio ha provocato gravi danni alla pietra
calcarea soprattutto sulle decorazioni non protette da intonaco,
quali gli stipiti delle finestre, il Mihrab e il Minbar e
le colonne del matroneo. Si presentavano profondi distacchi
a scaglie del materiale lapideo, forte decoesione superficiale
oltre a un generale consistente deposito di residui della
combustione. Sono inoltre andati completamente perduti gli
elementi lignei quali il solaio del matroneo con la sua balaustra,
utilizzato dalle fedeli nelle funzioni religiose, e il pavimento.
Le decorazioni pittoriche a tempera, consistenti in motivi
decorativi floreali e paesistici, soffrivano di estese perdite
e di un generale distacco dal supporto murario, oltre a un
grave annerimento.
A livello strutturale i danni maggiori si manifestavano sulle
strutture verticali del matroneo. Colonne e archi avevano
perso la loro originaria capacità portante, a causa
dei gravi danni subiti dai materiali. La situazione risultava
aggravata dalla perdita del solaio ligneo, che nella struttura
fungeva da collegamento orizzontale tra le singole parti.
L'intervento
L'intervento nel suo complesso ha dovuto contemperare l'esigenza
di recupero e salvaguardia dei materiali fortemente compromessi
dall'incendio, con la necessità di assicurare il pieno
ripristino della funzionalità religiosa dell'edificio.
In particolare per il matroneo si sono quindi dovute studiare
soluzioni tecniche che assicurassero il mantenimento di quanto
sopravvissuto all'incendio e nello stesso momento garantissero
l'uso dell'elemento.
Si è quindi studiata e realizzata una struttura lignea
autoportante indipendente da quella originale per permettere
l'accesso delle fedeli al matroneo e si è proceduto
al consolidamento e restauro degli elementi originali del
matroneo sopravvissuti all'incendio. Parallelamente si è
realizzato il restauro conservativo delle superfici scolpite
e di quelle dipinte di tutti gli interni. Le decorazioni pittoriche
e i bassorilievi sono stati restaurati con le metodologie
e i materiali più aggiornati attualmente in uso in
Italia.
I corsi di formazione
Secondo la prassi attuata dall'Istituto Centrale per il Restauro
nei propri lavori all'estero e in coerenza con la natura dell'impegno
INTERSOS, sono stati organizzati alcuni corsi di formazione
per tecnici locali. Questi, collaborando al cantiere, hanno
appreso le metodologie e le tecniche basilari di intervento
sui dipinti murali a secco, dei materiali lapidei e del restauro
architettonico. Il contributo di conoscenze e di expertise
tecnica assicurato in questo modo alla comunità locale
è stato forse l'elemento più apprezzato dai
responsabili della comunità civile e religiosa kosovara.
2. Restauri al Patriarcato Ortodosso di Pec
Situato a poca distanza dall'abitato di Peje/Pec, fu sede
del Patriarca della Chiesa ortodossa autocefala di Serbia
(oggi a Belgrado), e riveste un altissimo valore simbolico
nella cultura serba oltre a rappresentare uno dei monumenti
più importanti del tardo periodo bizantino nell'intero
panorama europeo. Il patriarcato attualmente è presidiato
dalle forze italiane della KFOR.
Cenni storici
Il patriarcato è costituito da un complesso di edifici
conventuali ed ecclesiali circondato da mura. Attualmente
una comunità di ventisei monache vive in un'area conventuale
ricostruita dopo un incendio che distrusse il convento ma
che, fortunatamente, risparmiò il santuario (1981).
Il santuario è formato dalla chiesa dei SS. Apostoli,
l'edificio primitivo, costruito nella terza decade del sec.
XIII° dall'arcivescovo Arsenio I. A questo primo nucleo
furono addossati, nei secoli successivi, la chiesa di S. Demetrio,
fondata dall'arcivescovo Nicodemo tra il 1321 e il 1324, la
chiesa della Vergine Odighitria, la cappella di S. Nicola,
sul lato sud e il monumentale nartece che collega i tre edifici,
quest'ultimo costruito dall'arcivescovo Daniele II (1324-1337).
Successivamente, al tempo del patriarca Macario (sec.XVI°)
furono murate per motivi statici le arcate del nartece. Gli
arcivescovi e i patriarchi serbi furono tumulati nelle chiese
dal sec. XIII° al XV°.
Le superfici interne dell'intero complesso ecclesiale sono
completamente decorate da affreschi realizzati a partire dal
1260 circa, che costituiscono uno dei cicli dipinti tardo-bizantini
più importanti.
I danni
Il patriarcato non ha subito danni direttamente riconducibili
alla guerra. Tuttavia le condizioni del monumento, e in particolare
delle superfici dipinte, sono preoccupanti. Da alcuni anni
infatti, a causa dell'aggravarsi della situazione politica,
non viene più esercitata la tutela da parte delle autorità
jugoslave. Parziali interventi di urgenza sulle superfici
dipinte (velature su alcune parti del ciclo della chiesa della
Vergine Odigitria) vennero realizzati dai restauratori dell'Istituto
per la Protezione dei Monumenti Culturali della Repubblica
di Serbia alla fine degli anni Ottanta, interventi che però
non vennero seguiti dai necessari lavori di restauro. Le condizioni
delle superfici dipinte sono quindi andate peggiorando lungo
gli anni Novanta: sono aumentati i segni del degrado dovuto
alla diffusione di umidità, a problemi statici e ai
depositi superficiali, Questi fenomeni hanno aggravato lo
stato di conservazione complessivo dell'importante monumento,
fatto che rende improcrastinabile un intervento generale di
recupero e salvaguardia.
L'intervento
A seguito di accordi diretti presi a Belgrado con il Centro
di Coordinamento della Repubblica Federale di Jugoslavia e
della Repubblica di Serbia per Kosovo e Metohija e l'Istituto
per la Protezione dei Monumenti Culturali della Repubblica
di Serbia, è stato avviato un intervento per la verifica
puntuale delle condizioni delle superfici dopo questo lungo
periodo di abbandono, condotto da tecnici italiani e serbi.
L'intervento ha avuto luogo tra la metà di giugno e
la metà di agosto 2002 e si è concentrato sugli
affreschi della cantoria nord della chiesa della Madonna Odighitria,
sui frammenti della pittura e degli intonaci delle pareti
esterne degli edifici. Sono state svolte analisi sui componenti
degli intonaci e dello strato pittorico, lo studio della morfologia
del degrado (con misurazioni dell'umidità superficiale
e interna alla muratura oltre che la verifica delle coperture),
prove di pulitura e di consolidamento del colore e degli strati
preparatori. Inoltre è stato eseguito un intervento
campione di restauro totale sulla scena raffigurante "Cristo
che insegna agli apostoli sul cammino di Emmaus" per
la valutazione dei tempi e delle modalità tecniche
di un intervento generale.
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