SOMALIA
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

SE LA SOMALIA DIVENTA UN NUOVO AFGHANISTAN

L’aggiornamento della crisi da AGIRE e la testimonianza di INTERSOS

Ieri  a Mogadiscio nuovi scontri tra le truppe del fragile governo Somalo e i miliziani di Al-Shabaab hanno causato 12 morti e 17 feriti, che vanno ad aggiungersi alle oltre 18.000 vittime registrate dalla ripresa delle ostilità nel 2007.
I nuovi scontri, che seguono a breve distanza l’attentato suicida che ha causato la morte di numerosi peacekeepers dell’Unione Africana, hanno portato il Commissario Europeo agli Aiuti Umanitari Karel De Gucht a dichiarare che la ‘Somalia rischia di diventare un nuovo Afghanistan’, evidenziando anche un rafforzamento dei gruppi estremisti legati ad Al Qaeda. Un rafforzamento legato anche alla facilità per gli estremisti di reclutare all’interno di una popolazione senza prospettive economiche, dove la carriera di miliziano rappresenta l’unica alternativa possibile.
‘In Somalia come in Afghanistan’ – sostiene Marco Bertotto, Direttore di AGIRE (Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze  – ‘ci troviamo davanti ad un fallimento della Comunità Internazionale che rischia di trasformarsi in una minaccia per la sicurezza mondiale, oltre che in una vera e propria catastrofe umanitaria’.
Sono infatti oggi oltre due milioni i Somali costretti ad abbandonare le proprie case, mentre il numero di persone che hanno necessità di assistenza umanitaria immediata supera i tre milioni, pari a circa il 40% della popolazione del paese.
 ‘Sotto molti punti di vista la Somalia rappresenta oggi la peggiore emergenza umanitaria del pianeta’. –prosegue Bertotto – ‘Sono necessari generi cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria  per fare fronte alle esigenze dei milioni di profughi causati dal conflitto’.
‘Siamo ormai giunti ad un momento in cui è necessaria una svolta’ – sostiene Marco Rotelli di INTERSOS – ‘ci troviamo davanti ad una vera e propria catastrofe umanitaria che rende imprescindibile una azione volta a rispondere alle esigenze delle popolazioni in fuga dalla guerra’. ‘Tuttavia’ – conclude Rotelli – ‘seppure l’azione umanitaria è essenziale per assicurare la sopravvivenza delle popolazioni, è necessario che sia affiancata da una coerente azione politica finalizzata a risolvere il conflitto’.
24 settembre 2009

 

 

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