L’INTERVENTO UMANITARIO DI INTERSOS IN AFGHANISTAN |
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L'Afghanistan è spesso chiamato il "crocevia
dell'Asia centrale" trovandosi in un punto nevralgico tra l’Europa
e l’Asia e dove numerose civiltà eurasiatiche hanno
interagito e spesso combattuto. Dopo quasi nove anni dall’ultimo
intervento militare iniziato il 7 ottobre 2001, quando gli Stati
Uniti e i loro alleati hanno rovesciato il governo talebano, l’Afghanistan
è ancora un paese in guerra, dove la situazione di sicurezza
continua a peggiorare e l’accesso e umanitario e l’assistenza
alle comunità sofferenti è sempre più difficile.
Le elezioni presidenziali del 2009 hanno fallito
nel processo di stabilizzazione del paese: l’ Afghanistan
continua a vivere una situazione di profonda incertezza, con una
prolungata crisi economica e con un processo di pace che continua
a rimanere incompiuto, lasciando incompiuto anche il processo di
edificazione istituzionale; gli investimenti stranieri rimangono
molto limitati; nonostante la presenza sul territorio delle forze
militari internazionali e afgane, l’insicurezza rimane ancora
molto diffusa, con intere aree sotto il controllo talebano; la ricostruzione
del paese, pur essendo stata avviata con significativi risultati,
va a rilento sia a causa dell’insicurezza che degli insufficienti
aiuti internazionali. Attualmente vi sono circa 240,000 profughi
nel paese, per via del conflitto e dell’insicurezza; altri
89,000 sono profughi a causa dei disastri naturali. Per tutti loro,
così come per i 5,2 milioni di rifugiati rientrati dal 2002
in Afghanistan dal Pakistan e dall’Iran. Il futuro è
incerto.
INTERSOS, presente in Afghanistan dall’ottobre del 2001, continua il suo intervento in aiuto alla popolazione afgana, con particolare attenzione agli individui più vulnerabili, con interventi che negli anni, hanno interessato tutti i principali settori del bisogno umanitario: aiuto d’emergenza, sminamento, salute, educazione, sostegno alla ripresa economica, interventi per dare acqua e nel settore sanitario, ricostruzione e protezione.
IL CONTESTO
Dal 2002 ad oggi più di 5 milioni di rifugiati
afghani sono rientrati nel paese, per lo più dal Pakistan
e dall’Iran, dove tuttavia rimangono ancora circa 3 milioni
di rifugiati. Inoltre, circa mezzo milione di sfollati sono rientrati
nei loro villaggi di origine. Continui conflitti localizzati e disastri
naturali quali siccità, terremoti, alluvioni, uniti all’alto
tasso di disoccupazione del paese, obbligano centinaia di afghani
ad emigrare in cerca di lavoro.
Nel 2004 l’Afghanistan ha democraticamente
eletto un presidente, un parlamento e ha emanato una costituzione.
Tuttavia sono molte le sfide che la transizione politica ed economica
si trova ad affrontare. La continua situazione di insicurezza, soprattutto
nella regione meridionale ed orientale del paese, costituisce il
maggiore ostacolo alla ricostruzione e allo sviluppo. La violenza
legata alla produzione e commercializzazione dell’oppio, impedisce
allo stato di operare e governare con efficacia. E nonostante la
crescita economica abbia raggiunto buoni livelli nell’ultimo
decennio, il PIL del paese e gli indicatori sociali rimangono tra
i più bassi del mondo.
L’aumento improvviso della violenza nel 2009
ha reso il processo di rientro dei rifugiati e degli sfollati nei
loro villaggi di origine estremamente difficile: i rifugiati sono
molto preoccupati per le condizioni di sicurezza e di stabilità
politica. Basandosi sui recenti dati forniti dalla Task Force nazionale
per gli sfollati, ci sono attualmente circa 275,945 sfollati in
Afghanistan, che richiedono sostegno ed assistenza.
A questo si aggiungano i disastri naturali ai quali l’Afghanistan
è tristemente soggetto: il terremoto nella Provincia di Nangarhar
nel 2009 ha causato la morte di circa 22 persone e la distruzione
di 300 case. Le alluvioni che ricorrono annualmente durante la primavera
nella regione settentrionale e occidentale del paese hanno colpito
recentemente più di 22,000 famiglie. La siccità e
gli inverni molto rigidi intensificano l’insicurezza alimentare
del paese il cui tasso di malnutrizione si avvicina al 50%, con
picchi di malnutrizione acuta al 6%.
Il rimpatrio di immigrati afghani illegali dall’Iran ha continuato ad aumentare durante il 2009. Tra gennaio e maggio 2009 sono stati rimpatriati 173,968 individui, soprattutto uomini senza documenti che lavoravano illegalmente in Iran. La continuità dell’onda migratoria verso l’Iran e la decisione delle autorità iraniane di implementare in certe province delle ‘no go area’ per stranieri, aree cui non possono accedere, lasciano pensare che il rimpatrio di individui e famiglie continuerà a ritmi sostenuti.

Dal 2002 circa 5,6 milioni di afghani sono spontaneamente
rientrati nel paese, 4,3 milioni dei quali tramite il programme
di assistenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i Rifugiati. Quest’ultimo dato rappresenta un incremento
di circa il 20% del totale della popolazione dell’Afghanistan
e costituisce una sfida enorme alle capacità di assorbimento
in un paese con un alto tasso di povertà. La reintegrazione
della popolazione rientrante rappresenta una sfida: i giovani afghani
ritornati cercano un’occupazione, richiedono sviluppo urbano
e maggiori infrastrutture e maggiore terra coltivabile. La competizione
sulle risorse, quali terra, acqua e lavoro si fa sempre più
serrata. Per questo le previsioni sulla reintegrazione della popolazione
ritornata sono negative: la mancanza di sicurezza, terra, abitazioni
e occupazione inciderà negativamente sulle decisioni dei
rifugiati di rientrare nel paese.
A questo si aggiunga la mancanza di attori umanitari
in Afghanistan: molto spesso l’assistenza umanitaria agli
sfollati, in particolare nelle aree di conflitto, viene fornita
dai così detti Team Provinciali per la Ricostruzione. La
presenza predominante dei PRTs nel panorama umanitario è
aumentata notevolmente durante la attuale amministrazione USA. Tuttavia,
le forze militari dovrebbero chiaramente distinguersi dalla popolazione
civile e non interferire con lo spazio umanitario regolato dai principi
di solidarietà, neutralità, imparzialità ed
indipendenza: questa confusione tra militari e civili non solo è
molto pericolosa per gli attori civili ma contravviene alle leggi
umanitarie internazionali.
INTERSOS IN AFGHANISTAN
INTERSOS ha avviato le operazioni in Afghanistan
nell’ ottobre del 2001, aprendo l’ufficio di coordinamento
a Kabul e uffici operativi a Jalalabad, Maimana, Kandahar e Lashkar
Gah.
Durante gli anni INTERSOS ha focalizzato gli interventi
per rispondere innanzitutto all’emergenza alimentare ed alle
ricostruzioni più urgenti (nel 2001 e 2002) e per dare risposte
concrete ed efficaci ad alcuni tra i bisogni prioritari (tra il
2003 ed il 2009), quali acqua, impianti igienici, sminamento umanitario.
Inoltre INTERSOS ha attivamente partecipato alla riabilitazione
dei servizi di base necessari a sostenere il rientro dei rifugiati
e degli sfollati nei loro villaggi di origine. Fino alla fine del
2008 INTERSOS ha operato in 17 Province, assistendo circa 500,000
persone attraverso l’implementazione di 47 progetti.
I principali settori di intervento di INTERSOS
dal 2001 ad oggi comprendono:
Assistenza di emergenza alle vittime civili del conflitto, con particolare
enfasi per I gruppi più vulnerabili della popolazione (anziani,
bambini, donne) attraverso la distribuzione di cibo e generi di
prima necessità (nelle Province di Faryab e Balkh), interventi
d’acqua, strutture igieniche, riabilitazioni di abitazioni
tradizionali. Dal 2001 INTERSOS ha costruito 2000 abitazioni tradizionali
nella Regione Orientale del paese (Jalalabad) per 12,000 rifugiati
ritornati dal Pakistan.

Assistenza ai rifugiati e sfollati: INTERSOS ha supportato il rientro
e la reintegrazione dei rifugiati tramite la ricostruzione di abitazione
(Kandahar, Nangahar, Konar and Laghman) e la riabilitazione di servizi
di base quali scuole (in particolare due istituti femminili di educazione
primaria e secondaria che ospitano 25,000 studenti), ospedali, centri
di salute (Faryab, Kabul e Wardak). Questo settore include inoltre
una varietà di interventi in supporto delle fasce più
vulnerabili della popolazione, in particolar modo tra i ritornati
e gli sfollati a Kabul, con la realizzazione di centri di prima
accoglienza per i ritornati dal Pakistan a Kabul.
- Dal 2001 al 2005 INTERSOS ha assistito 100,000 rifugiati afghani
nei campi profughi del Pakistan;
- Dal 2002 al 2006 INTERSOS ha assistito 80,000 sfollati nei campi
di Kandahar e Helmand.
Riabilitazione di infrastrutture: questo settore comprende la perforazione
di pozzi e l’installazione di sistemi di distribuzione di
acqua potabilizzata (Faryab, Kandahar, Helmand). Dal 2001 INTERSOS
ha perforato/riabilitato 740 pozzi (600 pozzi in Helmand e 140 in
Faryab) distribuendo acqua potabile a 140,000 persone. INTERSOS
ha inoltre riabilitato infrastrutture quali strade, ponti e mercati
in 37 villaggi nella Provincia del Faryab, raggiungendo in questo
modo 28,000 tra sfollati e ritornati.
Supporto agli individui più vulnerabili: INTERSOS assiste
le fasce più vulnerabili della popolazione e nei centri di
prima accoglienza per ritornati (Herat). INTERSOS ha inoltre collaborato
al rafforzamento della Associazione Nazionale Non Vedenti tramite
corsi per bambini e adulti volti al loro reinserimento nella scuola
e nella società. Molteplici sono le attività realizzate
negli orfanotrofi maschile di Khaja Abdullah e femminile di Ansari
nella Provincia di Herat. INTERSOS ha sostenuto la Fondazione delle
Avvocatesse Afghane, dedite ad assistere legalmente donne e ragazze
in difficoltà. Dal 2002 al 2009 INTERSOS ha assistito 60,000
individui vulnerabili tra i rifugiati ritornati dal Pakistan e dall’Iran.
Protezione dei minori a rischio: INTERSOS si è impegnata
nella formazione di operatori e operatrici sociali (Dipartimento
della Giustizia, dell’Istruzione, delle Donne, del Lavoro
e Affari Sociali, Forze di polizia e Personale operante nel carcere
minorile) in materia di diritti umani ed in particolare di diritti
del fanciullo, nonché di tutela dei minori non accompagnati
e degli orfani. Attraverso attività dal duplice scopo formativo
e ricreativo in favore dei minori presenti nel carcere minorile
di Herat (sanità ed igiene, inglese, informatica, falegnameria
e giardinaggio). L’intervento prevede anche il ricongiungimento
familiare e de-istituzionalizzazione con il ritorno in famiglia
o da parenti di quegli orfani che, per motivi economici, sono stati
affidati all’orfanotrofio. Completa l’intervento l’attività
di monitoraggio e formazione sui comportamenti da adottare nei confronti
dei minori non accompagnati (al confine con l`Iran (Islam Qala)
ed al Centro di transito Ghazerga).
Condizioni di vita dignitose. INTERSOS contribuisce a costruire nuove opportunità e sicurezza per la popolazione in condizione di povertà estrema attraverso un processo di rafforzamento economico, essenziale per aumentare l’autonomia degli individui, specialmente quelli più vulnerabili e privi di istruzione.
Sminamento Umanitario: Sminamento umanitario e bonifica di aree
a rischio per la presenza diffusa di ordigni esplosivi con consulenze
fornite all’ UNMACA, United Nations Mine Action Centre for
Afghanistan (Kabul, Nangahar e Kandahar);
Tutti gli interventi descritti sono stati realizzati
in collaborazione e tramite la stretta partecipazione delle amministrazioni
locali e con l’assistenza finanziaria di: Fondazione BNC,
Associazione Marco Di Martino, ECHO, DFID, MAE-Cooperazione Italiana,
UNFPA and UNOPS, UNHCR, UNICEF, IOM, WFP, Governo Afghano, UNDP,
EuropeAid, UNMAS, USAID
PROGETTI IN CORSO NEL 2010
Attualmente INTERSOS sta realizzando i seguenti cinque programmi:
• Corsi di formazione professionale per i rifugiati in rientro dall'Iran nella provincia di Herat e reinserimento sociale degli individui estremamente vulnerabili.
L’obiettivo principale del progetto è quello di fronteggiare l’emergenza dei profughi in rientro nella provincia di Herat attraverso corsi di formazione professionale che permettono agli studenti di maturare competenze tecniche e conoscenze commerciali di base per inserirsi nel mercato locale. Terminati i corsi di formazione artigiano-tecnica, i giovani possono dare vita ad attività generatrici di reddito ed aumentare considerevolmente le possibilità di impiego.
Il progetto è diviso in tre componenti specifiche:
- Supporto alle istituzioni locali per il rafforzamento del sistema di educazione professionale del paese.
- Organizzazione di corsi di formazione professionale.
- Sostegno socio-economico ai partecipanti ai corsi di formazione professione che garantisca l’accesso al mercato del lavoro e ad una fonte di reddito.
I principali attori del progetto, finanziato dalla Cooperazione Italiana, includono il Dipartimento del Lavoro e degli Affari Sociali, Il Programma Nazionale per lo Sviluppo e la formazione, UNHCR, UNICEF, il Dipartimento per i Rifugiati e i Ritornati, il Dipartimento dell’Educazione, alcune organizzazioni della società civile e ONG locali.
Gli studenti parteciperanno ai seguenti corsi:
- Tessitura di tappeti
- Falegnameria
- Sartoria
- Manifattura di borse
- Riparazione di strumenti elettrici
Gli studenti inoltre saranno chiamati a partecipare ai seguenti corsi aggiuntivi:
- Marketing, con il supporto della Facoltà di Economia dell’Università di Herat
- Legge commerciale, con il supporto della Facoltà di Legge dell’Università di Herat
- Corsi di alfabetizzazione, con il supporto del Dipartimento dell’Educazione dell’Università di Herat.

• Reinserimento socio-economico dei rifugiati in rientro e degli sfollati nella Provincia di Herat.
I corsi professionali realizzati ad Herat vengono estesi alle aree rurali, creando un programma consistente di formazione professionale e supporto all’accesso al mondo del lavoro.
INTERSOS formerà 610 studenti nel Distretto di Karukh. Verranno organizzati i seguenti corsi:
- Trasformazione della lana
- Trasformazione di frutta
- Manifattura di borse
- Sartoria specializzata
- Riparazione di elettrodomestici.
Gli studenti analfabeti parteciperanno a corsi di alfabetizzazione; corsi di marketing verranno organizzati per chi ha già qualche competenza professionale ma non è in grado di trovare un impiego e di accedere al mercato del lavoro locale. Progetto finanziato da IOM/NSDP (National Skills Development Program).

• Costruzione di abitazioni tradizionali per i profughi rientrati e gli sfollati nella Provincia di Herat.
INTERSOS sta supportando la creazione di un ambiente protetto e idoneo all’inserimento dei rientrati e degli sfollati nei Distretti di Zinda Jan e Karukh, nella Provincia di Herat. Le case vengono ricostruite grazie alla distribuzione di materiale edile e all'assistenza alle famiglie stesse.
Il progetto è costituito da due componenti:
- La distribuzione di materiale da costruzione a 193 famiglie selezionate nei due distretti che provvederanno all’auto-costruzione dell’abitazione tradizionale. Le famiglie scaveranno le fondamenta e costruiranno i muri come contribuzione comunitaria al progetto, mentre INTERSOS fornirà i materiali e il supporto tecnico.
- Una campagna di salute e di igiene verrà condotta nei due distretti, coinvolgendo soprattutto maestri di scuola e leader religiosi per diffondere le più basilari norme di igiene tra la comunità. Progetto finanziato da IOM.
• Costruzione di reti idriche e pozzi nella città di Maimana e nel distretto di Pashtun Khot, Provincia di Faryab.
Il progetto si divide in diversi interventi:
- La costruzione/riabilitazione di 50 pozzi nel distretto di Maimana che permetterà di distribuire acqua potabilizzata a 7,500 persone;
- Costruzione di 3 km di acquedotto e costruzione di 28 latrine di cui beneficeranno 4,8’00 persone;
- Formazione di 9 Comitati per la gestione dei punti d’acqua;
- Campagne di salute ed igiene nelle scuole elementari nel Distretto di Maimana di cui beneficeranno 34,000 tra studenti e insegnanti. Progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana
• Ricostruzione di abitazioni tradizionali e fonti d’acqua per la popolazione colpita dall’alluvione nel distretto di Pashtun Khot, Provincia del Faryab.
Obiettivo principale è assistere le famiglie più vulnerabili nei villaggi colpiti dall’alluvione della scorsa primavera nel distretto di Pashtun Khot attraverso la ricostruzione di abitazioni tradizionali e la riabilitazione dei punti d’acqua distrutti dall’alluvione. INTERSOS supporterà 100 famiglie, tra le più vulnerabili a ricostruire le loro case e provvederà alla perforazione di 10 nuovi punti d’acqua e alla riabilitazione di 15 pozzi distrutti dall’alluvione. Una campagna di salute ed igiene verrà condotta negli stessi villaggi per massimizzare l’intervento di fornitura di pozzi.
Le autorità locali riceveranno inoltre dei corsi su come gestire e prevenire l’emergenza causata dai disastri naturali a cui l’Afghanistan è tristemente soggetto. Progetto finanziato da OCHA
Operando tramite le comunità locali e aderendo a protocolli di sicurezza molto rigorosi, INTERSOS è riuscita finora ha realizzare interventi di successo senza subire incidenti di sicurezza. INTERSOS considera accessibili quelle comunità dove, dopo diffuse ricognizioni e senza l’utilizzo di scorte armate, l’organizzazione sarà in grado di operare facendo fede ai principi di indipendenza e imparzialità e senza che lo staff presente sul territorio corra inutili rischi.
In linea con la strategia triennale per il paese e puntando sempre l’attenzione sulla necessità di distinguere nettamente tra la componente umanitaria e quella militare della presenza internazione, INTERSOS proseguirà i seguenti obiettivi:
- Rafforzamento dell’assistenza ai rifugiati ritornati e agli sfollati, con particolare attenzione alla protezione dei minori;
- Assistenza di emergenza alla popolazione civile colpita dal conflitto;
- Sostegno alle iniziative che spingono al dialogo come mezzo per promuovere la stabilità e aumentare l’accesso ai servizi di base;
- Formazione delle autorità locali per promuovere la pacifica convivenza di tutte le componenti della società civile.

5. Per saperne di più
- Afghanistan, la nebulosa di Parigi, Intervista a Lucio Melandri, 27 maggio 2008
- Afghanistan. L’urgenza di una diversa strategia politica e un efficace coordinamento dell’azione internazionale a cura di Nino Sergi, INTERSOS, Febbraio 2008
- La rete di Ong Afghana si sviluppa: http://www.afgana.org/
- Le Ong italiane in Afghanistan scrivono al ministro D’Alema, 19 Giugno 2007
-
Afghanistan. Maggiore peso alla missione civile e alla politica. Forum Solint, 12 febbraio 2007
- Trattare con i Talebani? 21 gennaio 2007
-
Lettera ad alcuni senatori sull’Afghanistan, 23 Luglio 2006
-
I PRT in Afghanistan. Chiarezza, non propaganda. 20 Giugno 2006
- Il quotidiano "Outlook Afghanistan" sull'acquedotto che porta acqua potabile in 10 villaggi, Giugno 2006
-
L’acqua arriva nell’Astana Valley, Faryab. 24 Gennaio 2006
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Mine Risk Education. KAP Analysis 2004-2005, Aprile 2006
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