YEMEN
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

SANA’A: UNA CASA PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Di Maria Ferrante, INTERSOS Yemen

Nel 2008 più di Immagine astratta50.000 tra rifugiati, richiedenti asilo politico e migranti sono sbarcati sulle coste dello Yemen in cerca di protezione dai conflitti, dalle persecuzioni, dall’instabilità politica e dalle deportazioni. Queste cifre sono destinate ad aumentare nel 2009, a dimostrazione del fatto che la situazione nel corno d’Africa non è migliorata ed anzi in Somalia si è addirittura deteriorata.

Nonostante il fatto che ai somali, la più grande comunità straniera presente nel paese, venga immediatamente garantito lo status di rifugiati, le loro condizioni di vita, sia nei campi che nelle aree urbane, sono precarie ed in alcuni casi drammatiche.

Conflitti, persecuzioni, deportazioni e la lotta per la sopravvivenza durante la traversata del Golfo di Aden sono fattori estremamente duri e destabilizzanti Immagine astrattaper l’equilibrio psicologico degli individui, così come per le famiglie e le comunità. I rifugiati sono costretti a separarsi dai propri cari, fuggendo dalla guerra, dalle torture e dalle persecuzioni, ritrovandosi lontani da “casa”. Quando si fugge non ci si separa solo dalla propria famiglia, ma anche dalla cultura, dalle credenze religiose e morali, dalla struttura sociale tradizionale, dalle tribù e dai clan, dai mezzi di sostentamento, in poche parole dal proprio mondo e modo di vivere.

INTERSOS assiste e protegge i rifugiati fornendo supporto psicologico e assistenza legale, promuovendo nei rifugiati la coscienza riguardo i loro diritti e gli strumenti a disposizione per ottenerne il rispetto. Dal 2008 INTERSOS è in Yemen con l’obiettivo di migliorare le attività di protezione dei rifugiati e assistendo i più vulnerabili nella comunità di Aden, nell’area urbana di Basateen, nel campo profughi di Kharaz e tra i nuovi arrivati nel Centro di accoglienza di May’fa.

Lo scorso luglio, rispondendo all’esigenza di aumentare le attività di protezione rivolte ai rifugiati nelle aree urbane di Sana’a, INTERSOS ha aperto un nuovo ufficio nella capitale del paese. In particolare, in accordo con i documenti dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) “Standard operative procedures for prevention of and response  to SGBV” e “ UNHCR’s guidelines on the protection of refugees women” (1991), INTERSOS ha aperto una nuova “Casa Sicura” per rafforzare  gli sforzi congiunti messi in atto per prevenire ed affrontare le violenze sessuali e di genere. Il progetto, realizzato in partenariato con l’UNHCR, si rivolge in particolar modo agli individui più a rischio nella comunità di rifugiati urbani di Sana’a: donne e ragazze vittime di violenza o altre formedi trattamenti disumani.

La violenza contro donne e ragazze Immagine astratta è endemica in ogni situazione di guerra. Questo non solo a causa del loro sesso, ma anche a causa del loro ruolo nella società. Esse infatti rappresentano in tutte le culture il motore di ogni comunità, la forza creatrice che dà vita e sostenibilità. Sono un target perfetto per coloro che vogliono destabilizzare una società e distruggere le radici di un sistema culturale. La violenza contro le donne non è una crudele realtà solamente nei paesi di origine dei rifugiati che arrivano sulle coste dello Yemen. E’ una minaccia concreta anche durante e dopo il pericoloso viaggio attraverso il Golfo di Aden oil Mar Rosso. Durante la fuga, infatti, trovandosi in paesi di passaggio o nei paesi ospitanti, le donne e ragazze sono costantemente a rischio di violenza e di abuso dei diritti umani. Specialmente se viaggiano sole, senza il sostegno di parenti o di organizzazioni umanitarie, le donne sono indifese e questa condizione accentua, se possibile, le loro già difficili condizioni fisiche e psicologiche.

Mancanza di una reale volontà da parte delle donne di denunciare i soprusi, assenza di strutture adeguate, pregiudizi e impossibilità di denunciare le violazioni usando i tradizionali meccanismi della giustizia, mettono le donne e le ragazze a maggiore rischio di discriminazione e stigmatizzazione sociale.

Il nuovo centro INTERSOS aperto a Sana’a costituisce un ambiente sicuro per le donne a rischio o vittime di violenza, torture e varie altre forme di persecuzione. Nella Casa Sicura le donne rifugiate non ottengono solo protezione, ma anche supporto psicoloImmagine astrattagico, attività di riabilitazione e capacity building, assistenza alimentare per loro e i propri figli, così come l’assistenza sanitaria attraverso la collaborazione con altre organizzazioni partner presenti nella capitale. INTERSOS organizza regolari incontri dedicati alla parità dei diritti uomo-donna ed al miglioramento della situazione delle donne, alla presa di coscienza dei propri diritti da parte dei rifugiati, alla promozione dell’igiene e ad altre attività ricreative attraverso focus group e discussioni. Queste metodologie mirano a creare un rapporto di fiducia tra i rifugiati, gli operatori e terapeuti ed a favorire l’apertura delle donne in modo da poter analizzare i traumi da loro subiti e poter parlare di temi percepiti, nella maggior parte dei casi, come tabù.

Il rapporto dell’UNHCR “Sexual and gender-based violence against refugees, returnees and internally displaced persons: guidelines for prevention and response” suggerisce un approccio diversificato nei confronti di donne e ragazze vittime di abusi. Bisogna responsabilizzare le donne in modo che possano riprendere il controllo delle proprie vite, migliorando ed aumentando le proprie capacità, la stima in se stesse e le opportunità attraverso attività di capacity building e auto-sostegno.

Nel centro sono inoltre organizzate attività di animazione e classi prescolari per bambini in modo da permettere alle madri di andare a lavorare e di avere un po’ di tempo da dedicare a se stesse, per riposare e cercare di superare, attraverso la terapia, i traumi subiti.

La violenza contro le donne coinvolte in conflitti armati è uno dei più grandi silenzi della storia e il silenzio è l’arma che contribuisce al persistere di abusi, violazioni dei diritti umani, discriminazioni culturali e stigmatizzazione delle vittime. Il silenzio deve essere denunciato e combattuto, altrimenti la resistenza storica e culturale a parlare di queste violazioni continuerà. Per questo bisogna prevenire e combattere gli abusi sui diritti delle donne e le violenze di genere. E’ un impegno a cui INTERSOS non si è mai sottratta.

“A volte faccio degli incubi così tremendi che mi metto a piangere in silenzio per non svegliare i miei figli, perché voglio che loro siano felici e non conoscano la violenza. Non voglio che sperimentino quello che io ho vissuto sulla mia pelle. Questa è la verità: la vita è per gli uomini, ed è una vita regolata da leggi fatte dagli uomini per gli uomini. Nella realtà siamo noi donne che mandiamo avanti il mondo pensando che ieri era una brutta giornata e che domani sarà un giorno migliore” (una donna rifugiata).

foto di: Paola Mermati

 

 

 

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