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INTERSOS CON LE POPOLAZIONI DEL DARFUR

Nel Darfur, un’area grande quasi due volte l’Italia, situata nella parte occidentaledel Sudan, è in corso un conflitto interno che ha provocato distruzioni, saccheggi, violenze, settantamila morti, duecentomila rifugiati fuggiti nel vicino Ciad e più di un milione di profughi all’interno del paese.

1. DUECENTOMILA Immagine astrattaPROFUGHI SUDANESI RIFUGIATI IN CIAD

INTERSOS è presente in Ciad dal febbraio 2004 per fare fronte alla crisi umanitaria del Darfur che ha provocato morte, distruzione e fuga di più di un milione di persone. Duecentomila rifugiati sono fuggiti nel vicino Ciad. Nonostante la difficile situazione logistica e ambientale dell'area
INTERSOS ha costruito e sta gestendo in coordinamento con l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) due campi profughi di Djabar e Goz AmIr, nei pressi di Goz Beida e di Koukou Angarana, che ospitano 37.430 rifugiati sudanesi, in gran parte donne e bambini. Inoltre, fornisce assistenza a circa 2.000 rifugiati ospitati nei villaggi lungo il confine con il Sudan.

Le attività nei campi profughi in Ciad

Nei due campi profughi INTERSOS ha centrato gli interventi, dal febbraio 2004 ad oggi, principalmente su:

  1. l’accoglienza e l’assistenza dei profughi, con particolare attenzione alle persone e famiglie più bisognose;
  2. la gestione dei campi e la fornitura di beni di prima necessità e di servizi per la vita quotidiana della comunità e la tutela delle persone (in particolare le donne);
  3. l’istruzione ai bambini e bambine e l’assistenza psico-sociale ai bambini traumatizzati dalle violenze subite;
  4. la distribuzione di sementi e attrezzi per le attività agricole, sia ai profughi sudanesi che alle popolazioni locali delle aree circostanti;
  5. la costruzione di nuovi pozzi per l’acqua potabile e di latrine familiari, allo scopo di arginare il diffondersi di epidemie, in particolare dell’epatite E.

L’insieme delle attività è finanziato principalmente da UNHCR, ECHO, UNICEF per un ammontare complessivo di Euro 3.632.677.

Gli interventi non si sono limitati alle risposte immediate ai bisogni delle popolazioni colpite. INTERSOS considera infatti il ritorno dei profughi come l’obiettivo da perseguire qualora sussistano le condizioni per il rimpatrio volontario. A tale scopo ha sviluppato con l’UNHCR una strategia mirata a preparare il ritorno dei profughi nelle proprie aree di origine con dignità e sicurezza. Le operatrici e gli operatori di INTERSOS stanno realizzando un’indagine approfondita della condizione dei rifugiati in Ciad e degli sfollati in Sudan, rilevandone la composizione familiare, i villaggi di provenienza, il desiderio o la paura del ritorno, l’indicazione dei problemi ecc. Contemporaneamente, effettuano un’analisi dei villaggi di origine per valutarne le condizioni, il grado di distruzione, la sicurezza e la reale capacità ricettiva.

2. PIÙ DI UN MILIONE DI SFOLLATI ALL’INTERNO DEL SUDAN

In Sudan INTERSOS ha iniziato le attività a fine giugno 2004 e opera attraverso due basi di coordinamento a Khartum e El-Geneina (Darfur occidentale). Le attività a favore degli sfollati si concentrano nell’area a sud di El-Geneina ed in particolare nelle aree di Habilla, Forobaranga e Garsila. Una presenza operativa è garantita anche a Bindisi, Gobe, Um-Kher e Deleji ed altri piccoli villaggi. La definizione delle aree e lo sviluppo delle attività sono stati strategicamente studiati anche per coprire le zone di ritorno dei rifugiati dal Ciad, secondo i dati raccolti nei campi di Djabal e Goz-Amir. Si tratta inoltre di un’area che, fino all’arrivo di INTERSOS è rimasta pressoché dimenticata dagli aiuti umanitari.

Le popolazioni sfollate continuano a vivere in una situazione critica e di insicurezza. L’emergenza sanitaria causata dallo scoppio dell’epidemia di epatite-E nei campi non è ancora terminata, come non accennano a diminuire gli atti di violenza ai danni delle comunità di sfollati in tutto il territorio. Dai nostri contatti è emerso che le donne in Darfur continuano ad essere soggette a ripetuti e continui atti di violenza sessuale. Rapimenti, stupri, torture sono le minacce che le donne sono costrette ad affrontare ogniqualvolta si allontanano dai campi per prendere acqua o legna per cuocere. Perfino le adolescenti e le bambine sono vittime di violenze. Gli operatori e operatrici di INTERSOS hanno raccolto finora le testimonianze di circa 600 casi di stupro nelle sole aree in cui operano.

Le attività nel Darfur occidentale

Distribuzione di beni di prima necessità. Grazie ad un volo cargo messo a disposizione dalla Cooperazione Italiana del Ministero affari esteri, si sono potuti distribuire o installare materiali e strumenti necessari per la vita dei profughi: cisterne collettive e taniche familiari per l’acqua potabile, pompe per l’acqua, teli di plastica per la protezione delle abitazioni, coperte, biscotti proteici per i bambini, materiale scolastico (Euro 200.000, marzo 2004)

Latrine. Proprio per impedire il sorgere e la diffusione di mortali epidemie, INTERSOS ha garantito, con il finanziamento di ECHO, il massimo sforzo per la costruzione di latrine di emergenza in tutte le aree di intervento a sud di El-Geneina. Nei villaggi e nei campi gli operatori e le operatrici di INTERSOS hanno organizzato inoltre comitati di sensibilizzazione per l’uso delle latrine e campagne di educazione all’igiene personale, soprattutto a favore di donne e bambini (Euro 795.920, terminato nel gennaio 2005).



Analisi dei bisogni umanitari e realizzazione di infrastrutture e centri comunitari. Come nel limitrofo Ciad, INTERSOS sta portando avanti in collaborazione con UNHCR una analisi della situazione degli sfollati e dello stato dei loro villaggi di origine: raccolta di dati sull’intera popolazione presente attualmente nei distretti di Habilla, del Wadi Sahli e lungo tutta l’area di confine con il Ciad, per un totale di 240 mila persone. L’obiettivo è quello di costruire una mappatura attendibile e completa della situazione umanitaria dell’area sia dal punto di vista dei bisogni primari quali acqua, cibo, scuola, situazione sanitaria sia dal punto di vista del monitoraggio delle condizioni di sicurezza e vulnerabilità della popolazione sfollata. L’intervento provvede anche alla creazione di piccole infrastrutture sociali e all’organizzazione di servizi comunitari che coinvolgono 74 mila donne e 75 mila giovani sfollati. Si è cercato inoltre di rispondere subito ad una emergenza nell’emergenza con la creazione di centri comunitari per le donne sfollate, particolarmente vulnerabili nelle situazioni di crisi. Attraverso un approccio partecipativo si cerca: a) di coinvolgere le donne sfollate in attività concrete nei campi, quali distribuzioni di generi necessari, corsi di formazioni e di istruzione di base, attività produttive come ad es. i panifici; b) di creare degli spazi in cui possano liberamente incontrarsi e discutere del comune trauma subito. Attraverso i centri vengono anche fornite informazioni sull’assistenza sanitaria e sui servizi disponibili cui hanno diritto (Euro 1.547.520, gennaio-dicembre 2005).

Istruzione. L’attenzione di INTERSOS viene rivolta anche all’istruzione dei bambini sfollati. Con UNICEF si sta cercando di sopperire alle croniche mancanze del sistema di istruzione nazionale nel Darfur che registra un accesso all’istruzione primaria tra i più bassi del mondo con un tasso di iscrizione del 36%. Attraverso insegnanti volontari, fornitura di materiale scolastico, creazione di strutture adeguate nei campi sotto si intende assicurare la scolarizzazione di 10.500 bambini sfollati garantendo loro una istruzione primaria di base anche nel contesto di emergenza (Euro 415.800, marzo-settembre 2005).

Un villaggio di sfollati. Con il sostegno della Cooperazione Italiana INTERSOS interviene per assistere gli sfollati, gestire l’organizzazione e garantire l’approvvigionamento idrico del campo profughi di Garsila. La città di Garsila è situata nella zona est del Darfur occidentale, nella regione strategica del Wadi Salih. Al momento ospita una popolazione di 42,000 persone di cui 24,000 sfollate. Altre 10,000 persone hanno invece lasciato la città per trovare rifugio nei campi al di là della frontiera, in Ciad, e nella città di Nyala e El-Geneina. Le attività promosse da INTERSOS sono finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita degli sfollati nel campo e alla loro tutela (Euro 390.000 febbraio-luglio 2005).

Sicurezza alimentare e igiene ambientale. L’intervento, finanziato da ECHO e UNICEF si propone di sostenere 11.685 famiglie nella produzione agricola avviata con la stagione delle piogge, di bonificare fonti di acqua potabile, di costruire latrine familiari e diffondere misure di igiene personale per impedire lo scoppio e la diffusione di epidemie (Euro 435.000, maggio-ottobre 2005).

Lotta alla desertificazione. Con l’inizio delle piogge, l’intervento, sostenuto dalla FAO, intende provvedere al rimboschimento delle aree danneggiate dall’improvvisa presenza di decine di migliaia di profughi (Euro 13.500, maggio-ottobre 2005).

Produzione orticola e pozzi. Il progetto sarà realizzato con i fondi raccolti dal “Comitato Darfur” durante la campagna pubblicizzata tra marzo e giugno scorsi. Le attività sono volte a sostenere sia la popolazione sfollata che quella residente nella diffusione di orti familiari e nella costruzione di nuovi pozzi per l’acqua potabile e di punti d’abbeveramento per il bestiame. Le attività potranno iniziare solo dopo la stagione delle piogge (Euro 100.000, ottobre 2005-gennaio 2006).


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