|
Le truppe etiopiche entrano di nuovo in Somalia.
19 maggio 2009
Tre mesi dopo la ritirata dell'esercito etiopico dal territorio somalo, un primo contingente ha di nuovo attraversato il confine nei pressi della località Kalabeyr, dirigendosi verso la città di Belet Weyne. Molti in Somalia sono rimasti sorpresi da questa notizia, che arriva a così poco tempo dal ritiro. Nelle ultime settimane in Somalia si sono registrati scontri tra le milizie al Shabab ed il nuovo governo transitorio di unità nazionale. Al Shabab ed altri gruppi di opposizione non hanno riconosciuto le istituzioni transitorie uscite dagli accordi di Gibuti nel gennaio scorso, considerandole frutto di ‘interferenze internazionali (tra cui proprio l’Etiopia) che poco hanno a che vedere con gli interessi della Somalia’. Anche la presenza militare di pace dell’Unione Africana è da essi considerata ostile. Lo scontro militare, che vede alleate varie fazioni di Al Shabab con la fazione radicale delle Corti islamiche, ha lo scopo di indebolire la presenza governativa nel paese.
Gli scontri hanno superato i confini della capitale coinvolgendo città chiave per il controllo del territorio. La scorsa domenica infatti la città di Jowhar, a 90 Km da Mogadiscio, è caduta in mano delle milizie al Shabab che hanno immediatamente allargato la loro presenza nel vicino distretto di Mahaday ed ora si stanno dirigendo ancora più a nord nella direzione delle truppe etiopiche.
'Non sono ancora chiare le intenzioni ed i prossimi movimenti dell'esercito etiopico' racconta al telefono dalla Somalia un operatore della organizzazione non governativa Intersos, 'quel che è certo è che ogni aumento dell'instabilità ha gravi conseguenze sulla popolazione. Nella regione, in un raggio di cento km da Mogadiscio, vi sono già varie centinaia di migliaia di sfollati e si sta riducendo la capacità delle organizzazioni umanitarie di accedere a tali aree per portare aiuto; non dobbiamo dimenticare che ai circa 40.000 sfollati che in fuga in questi giorni dalle violenze di Mogadiscio, si aggiungono ad oltre un milione di persone che hanno lasciato le loro abitazioni tra il 2006 ed il 2008, il biennio di presenza etiopica nel paese'.
Circa il 40 % della popolazione somala, più di tre milioni di persone, ha bisogno di assistenza umanitaria, in particolare cibo. Il paese, da quasi un ventennio senza governo centrale stabile e presente sul territorio, è considerato una delle più gravi emergenze umanitarie del momento.
Secondo Nino Sergi, segretario generale di Intersos, la presenza dell’esercito etiopico potrà forse tamponare la situazione nell’immediato ma, come è già stato dimostrato, non potrà contribuire alla soluzione della crisi somala. “Da sempre sosteniamo che solo una soluzione politica, con la partecipazione di tutte le parti, che piacciano o meno ai paesi confinanti o alla ‘comunità internazionale’, può ridare pace e stabilità alla Somalia” spiega Sergi, “si è invece perso tempo, nell’incapacità di leggere la realtà, nella continua indecisione e nella ripetizione di errori che hanno portato alla situazione attuale. Forse è ormai troppo tardi, ma varrebbe la pena di far di tutto per dare questa possibilità ai Somali".
>>> 19 maggio 2009 - SOMALIA. UNA CONTROFFENSIVA DELLE TRUPPE GOVERNATIVE E' PREVISTA A JOWHAR PER RICONQUISTARE LA CITTA'. Nuovi scontri armati metterebbero a rischio la popolazione civile
>>> 17 Maggio 2007 - SOMALIA. LE MILIZIE SHABAB CONQUISTANO JOWHAR.Cambio di poteri a Jowhar, capoluogo del Medio Scebeli in Somalia. L’offensiva delle milizie Shabab continua |