SOMALIA
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

LIFEBOAT: in Somalia la barca di Intersos per portare i servizi medici di emergenza dell’Ospedale Regionale di Jowhar alle comunità in fuga dalla guerra

Jowhar, Somalia - 25 Aprile 2007

L’idea è nata durante la recente emergenza alluvioni che aveva reso inaccessibili molti dei villaggi lungo il fiume Scebeli, in Somalia: portare il soccorso medico dell’ospedale di Jowhar nelle aree più isolate e inaccessibili.
In un Paese tormentato da un conflitto che sembra non avere mai fine, anche la natura spesso si accanisce su comunità povere al limite della sopravvivenza. E così, dopo mesi di siccità che hanno distrutto il raccolto, la regione del Medio Scebeli è stata di recente interessata da pesanti straripamenti, che hanno distrutto ed isolato vaste zone, costringendo molti a fuggire verso la capitale Mogadiscio alla ricerca di qualche forma di sostentamento.


Chi è rimasto ha dovuto affrontare una situazione drammatica, aggravata da un’epidemia di diarrea, di morbillo e di malaria che ha colpito soprattutto i bambini e che poteva essere contrastata solo con un’azione decisa e rapida, condotta direttamente nelle zone colpite dalle sciagure.

Il mezzo per realizzare questo progetto è Lifeboat, una piccola imbarcazione gonfiabile utile soprattutto a trasportare i team e l’equipaggiamento medico mobile di Intersos lungo il fiume limaccioso, che rende la terra fertile ma che rappresenta anche un costante pericolo per le comunità. L’utilizzo di una barca rende i villaggi velocemente accessibili e riduce al minimo i costi di trasferimento.

I violentissimi scontri che, come è tristemente noto, da alcune settimane sono ripresi a Mogadiscio, hanno aggravato la situazione. Centinaia di migliaia di persone hanno abbandonato la città portando con sé i civili feriti. Anche in questo caso spesso le vittime sono i bambini: i loro corpicini vengono straziati dai mortai e dai proiettili, che strappano gli arti e devastano gli organi lasciandosi dietro un’infanzia lacerata e mutilata.
Tra i primi a fuggire dalla capitale ci sono gli ultimi arrivati, coloro che pochi mesi fa abbandonarono i villaggi lungo il fiume in cerca di un po’ di pace dalla natura avversa, e che ora vengono ricacciati indietro dalla violenza dell’uomo. Oggi sono loro, già poverissimi e sfollati, a tornare dove avevano perso tutto e dove è difficile riguadagnarsi qualche cosa.
Intersos, supportata dai suoi partner, ha consolidato il programma di assistenza medica d’emergenza nei numerosi e popolosi villaggi nelle zone di Mandhera, Xawadley, Boddale, Raqayle e Magay, fino a raggiungere una cinquantina di insediamenti sprovvisti di qualsiasi centro sanitario. I team medici hanno organizzato efficaci risposte di base portando assistenza sul posto e, nei casi più gravi, trasferendo i pazienti nell’Ospedale Regionale di Jowhar, importante centro a 100 chilometri dalla capitale.

Il progetto Lifeboat intensifica in questi giorni la sua azione di sostegno e di assistenza medica, estendendo al contempo le campagne di vaccinazione che continuano a favore degli sfollati che si fermano in città.
Ma rispondere all’emergenza in corso non basta: è fondamentale anche rilevare dati utili a migliorare gli interventi e mappare le zone a più alto rischio, o quelle che sono già focolaio di colera ed altre epidemie che, come accade ormai ogni anno, dilagheranno nella regione con il proseguire delle piogge.

Con Lifeboat Intersos ritiene di aver aggiunto un importante tassello al mosaico di attività che, con fatica e impegno, porta avanti dal 1992 in Somalia. Un’idea semplice, che contribuisce a raggiungere più persone nelle aree e tra le comunità più svantaggiate e dimenticate da tanti.

Marco Rotelli

 
 

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